Month: luglio 2021

Nel 2020 il Retail non food perde il 3% a livello europeo

Anche agli occhi di chi non è un esperto del settore la situazione è davanti agli occhi: l’emergenza Covid-19 ha portato con sé anche grandi sfide e grandi cambiamenti a livello della vendita dei beni di grandi consumo. Da un lato le restrizioni alla mobilità hanno incentivato lo sviluppo dell’online, dall’altro forse i consumatori sono diventati più attenti ai propri acquisti. Resta il fatto che nel corso del 2020 i Europa sono avvenute grandi trasformazioni: in particolare, nel comparto Retail, i beni alimentari hanno registrato un boom del +5,5% all’interno dei 27 Paesi dell’Ue, mentre i beni non alimentari hanno subito una contrazione delle vendite pari al -3%. A tracciare questo andamento è un nuovo studio GfK dedicato all’andamento del settore Retail in Europa. Tra gli aspetti più interessanti dell’analisi, c’è la fotografia dei trend all’interno dei singoli Paesi. Ad esempio, si scopre che il calo maggiore nelle vendite di prodotti Non Food è stato registrato in Italia (-11,6%), Spagna (-11,0%) e Cipro (-10,8%). In particolare, le vendite abbigliamento e calzature sono scese in molti Paesi, con trend negativi anche superiori al -20%. Non mancano le eccezioni: nei Paesi Bassi il settore del commercio al dettaglio non alimentare nel suo complesso è cresciuto in maniera significativa (+6,2%). A differenza di altri paesi, infatti, qui i negozi sono rimasti sempre aperti durante la prima fase della pandemia e il commercio online ha visto una crescita significativa. Anche in Lituania (+7,7%) e Danimarca (+6,2%), le vendite di prodotti Non Food sono state decisamente più alte nel 2020 rispetto all’anno precedente.

Italia, Spagna e Cipro hanno sofferto di più

Tra i 27 paesi europei analizzati, Spagna, Italia e Cipro sono quelli che hanno registrato la maggiore contrazione del reddito medio, da una parte a causa dei lunghi periodi di lockdown legati alla pandemia, dall’altra per la crisi dell’economia dal turismo, particolarmente importante in questi Paesi. Anche l’Ungheria, che negli scorsi anni aveva registrato incrementi significativi del reddito medio, ha visto una brusca frenata nel 2020, anche a causa della debolezza del fiorino ungherese.

Aumenti di vendite retail al top in Germania, Irlanda, Austria

Andamento del settore Retail: Le vendite al dettaglio di beni di Largo Consumo in Europa sono cresciute del +5,5% nel corso del 2020. Questo incremento è dovuto al maggiore consumo di cibo e bevande in casa, a causa delle chiusure di ristoranti, mense e a fenomeni come il coprifuoco, che hanno ridotto la mobilità dei cittadini. Gli aumenti più forti sono stati registrati in Germania (+12,4%), Irlanda (+10,3%), Austria (+8,4%) e Lussemburgo (+8,0%). Al contrario, le vendite al dettaglio di beni Non Food sono scese del -3% a livello europeo.

Italiani, sempre più attenti alla sostenibilità

Gli italiani sono sempre più sensibili a tutte le tematiche legate all’ambiente, e anche i comportamenti dei nostri connazionali stanno cambiando in una direzione sempre più green. A dirlo è una recente ricerca condotta da Scenari, che ha esplorato quali sono le abitudini sostenibili adottate dagli italiani con maggiore frequenza. In generale, ed è un’ottima notizia, si evince una crescente sensibilità e una grande attenzione da parte dei cittadini verso scelte che possono garantire uno sviluppo sostenibile. Abitudini che hanno un influsso positivo sull’ambiente e sulla vita delle persone.

Primo comandamento, riciclare

Quali sono le mosse degli italiani per prendersi cura del Pianeta? In prima battuta, l’azione più diffusa sembra essere quella di “Riciclare il più possibile”: lo fa infatti il 69,2% degli italiani, con un aumento del 3% rispetto all’analoga rilevazione del 2020. Poi, “Fare la raccolta differenziata dei rifiuti”, una scelta compiuta dal 67,4% delle persone, che tuttavia non aumentano rispetto all’anno passato. Al terzo posto della classifica dei comportamenti green si piazza “Evitare di sprecare il cibo”, un comportamento seguito dal 64,3% della popolazione e soprattutto in forte aumento (+5%) sull’analisi dell’anno scorso. A seguire, troviamo Spegnere le luci quando non servono, Ridurre l’uso della plastica, Evitare sprechi alimentari, Ridurre il consumo di acqua, Usare riscaldamento e condizionatori solo quando necessario, Usare lampadine a risparmio energetico e Consumare prodotti di stagione. Ci sono anche altri comportamenti, fuori dalla top ten, che indicano però la crescente attenzione dei nostri connazionali verso tutto ciò che è sostenibile: ad esempio, sono aumentati moltissimo gli italiani che scelgono di bere l’acqua del rubinetto (+8%) o che privilegiano l’acquisto di prodotti Made in italy (+9%).

Piccoli gesti, grandi cambiamenti

Per gli italiani queste azioni, possono sembrare “elementari” eppure nel loro piccolo contribuiscono in qualche modo a salvaguardare l’ambiente. Un recente report, a cura della Bocconi di Milano, afferma che la “mentalità della sostenibilità” è oggi un modo di pensare e di essere che deriva da una più ampia comprensione delle dinamiche ambientali e dalla conseguente scelta che scaturisce in ognuno di noi, ma soprattutto nelle azioni che si compiono per il proprio bene e quello degli altri.
Queste azioni influenzano positivamente gli italiani, tanto è vero che dal 2020 a oggi diventa sempre più rilevante compiere azioni sostenibili. L’aumento di circa il 10% delle sane abitudini giornaliere ci mostrano uno scenario nel quale gli italiani sono sempre più inclini al cambiamento e alla cura della Terra.

L’Italia ha il suo primo Dottorato nazionale in AI

Arriva il primo Dottorato nazionale in Intelligenza artificiale. Gli Obiettivi? Promuovere l’alta formazione sull’AI, costruire una comunità di giovani ricercatori e creare una vera e propria rete italiana di centri di ricerca su un tema così strategico per il futuro.
Il progetto, promosso dal MUR e coordinato dal CNR e dall’Università di Pisa, si basa su una rete formata da 5 atenei capofila che coinvolge 61 università e centri di ricerca italiani. Sono 177 le borse di studio messe a disposizione per il primo ciclo di questa importante operazione formativa: una vasta rete di futuri ricercatori, innovatori e professionisti, che al termine dei tre anni di percorso saranno specializzati nelle tematiche di punta della ricerca sull’AI e nei settori applicativi.

Una visione integrata e articolata dell’ecosistema delle tecnologie

I futuri giovani ricercatori saranno quindi allenati ad avere una visione integrata e articolata dell’ecosistema delle tecnologie e delle soluzioni AI, e in grado di affrontare i problemi con un approccio sistemico e multi-disciplinare, sia nel mondo della ricerca sia in quello dell’impresa. Il modello organizzativo sfrutta una struttura coordinata orizzontale/verticale: tutti i dottorandi parteciperanno a esperienze e attività formative multidisciplinari comuni, per poi concentrarsi sull’area di specializzazione scelta.

Salute, Agricoltura, Sicurezza e Industria 4.0

Le cinque aree sono state individuate nei settori strategici di sviluppo e applicazione dell’AI. Innanzitutto, Salute e scienze della vita, con capofila l’Università Campus Bio-Medico di Roma: intelligenza artificiale, IoT e biorobotics per promuovere la medicina di precisione, una medicina sempre più predittiva, preventiva, personalizzata e partecipativa. Poi Agricoltura (agrifood) e ambiente, con capofila l’Università degli Studi di Napoli Federico II: l’intelligenza artificiale per fronteggiare le incertezze legate al cambiamento climatico e la variabilità dei fattori che determinano la produzione primaria. La terza è Sicurezza e cybersecurity, con capofila la Sapienza Università di Roma: applicazione delle tecniche di Intelligenza artificiale per la sicurezza dei sistemi informatici e la sicurezza delle infrastrutture, la cyber intelligence, e la protezione della privacy. La quarta, Industria 4.0, con capofila il Politecnico di Torino, si occuperà di robotica, manutenzione preventiva, automatizzazione dei processi, analisi dei dati per migliorare la produzione e aumentare la competitività.

Lo sviluppo di un’AI sostenibile

L’ultima area è Società, con capofila l’Università di Pisa: l’intelligenza artificiale e la data science per lo studio della società e della complessità dei fenomeni sociali ed economici, quali ad esempio, mobilità umana e dinamica delle città, migrazioni e determinanti economici, formazione e dinamica delle opinioni e delle conversazioni online, e impatto sociale dei sistemi AI.
Uno dei temi trasversali più importanti per l’intero dottorato, riporta Ansa,  è quello della Trustworthy AI, l’Intelligenza artificiale “degna di fiducia”, l’elemento che caratterizza la strategia dell’Unione Europea per l’AI. I dottorandi seguiranno quindi corsi dedicati a etica, equità, correttezza, sicurezza, giustizia, accettazione sociale dell’AI, oltre a concentrarsi sullo sviluppo di un’AI sostenibile e che possa aiutare a raggiungere i Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 dell’ONU.