Author: Fabrizio Gambetta

Il data scientist è maschio, donne solo 15%

La scienza dei dati è uno dei settori più in rapida crescita del mercato del lavoro, ma è ancora un campo dominato dagli uomini. Tanto che se le facoltà scientifiche nel mondo hanno raggiunto il 35% di ragazze iscritte, solo il 15% diventa una data scientist. Almeno, da quanto emerge dall’indagine di Boston Consulting Group, What’s Keeping Women Out of Data Science, condotta su più di 9.000 studenti e neo laureati di dieci Paesi (Australia, Canada, Cina, Francia, Germania, India, Giappone, Spagna, USA, Regno Unito).

Il data scientist insomma non è un mestiere per donne, ma dovrà esserlo, in quanto, “se i dati da trattare aumentano, il bacino di talenti per analizzarli si deve ampliare e per questo è fondamentale il contributo dei talenti femminili”, afferma Laura Alice Villani, Managing Director e Partner di Bcg.

Uno squilibrio che “rende monocolore un ambito come quello dell’AI”

Questo squilibrio, secondo Laura Alice Villani, “rende monocolore un ambito come quello dell’Intelligenza artificiale”, che per diventare “una risorsa preziosa per l’economia – aggiunge – è necessario sia diffusa tra la pluralità della popolazione: donne comprese”. Nel mondo ci sono però Paesi virtuosi come Australia, Francia e Spagna, dove molte donne sono impiegate nel mondo dei dati e “hanno fatto da apripista per le nuove generazioni di scienziate”, conferma la Managing Director di Bcg. Secondo l’indagine, alla base di questo fenomeno c’è una scarsa informazione, una conoscenza inesatta della materia, in quanto è un lavoro percepito troppo da nerd o troppo competitivo, riporta Ansa.

Una professione troppo competitiva

Lo dicono le donne stesse, 81 su 100 definiscono questa professione come troppo competitiva e il 48% la ritiene di scarso impatto sulla società. Secondo Bcg il 73% delle donne laureate in scienza dei dati afferma di preferire un lavoro più pratico e più utile alla società (contro il 50% degli uomini). Lo afferma anche il 67% di tutte le studenti di materie Stem (contro il 61% degli uomini), riferisce CorriereComunicazione. Le principali ragioni del gap sono quindi la percezione negativa di questa professione, la paura di una cultura basata sulla competizione più che sulla collaborazione e la scarsa informazione fornita da università e aziende sulle caratteristiche di questo lavoro.

Un trend negativo da invertire

Il trend negativo femminile, secondo Bcg, si interromperà se lo stereotipo lavorativo si adeguerà agli interessi e alle attitudini femminili. Le aziende dovranno modificare le tecniche di recruiting evitando gli hackaton e le gare di coding e abbassare in generale i toni sulla competizione favorendo invece il concetto di collaborazione. Dovrà migliorare anche la comunicazione del valore aggiunto e dell’utilità pratica del lavoro di data scientist, anche perché il 45% delle donne si dice poco informata sulle caratteristiche e finalità di questa professione.

 

Investire in tecnologia e sostenibilità. La ricetta dei manager per rilanciare la crescita

Negli ultimi cinque anni la crescita economica in Europa è scesa da un incremento del 2% all’1,4% per il 2020 e il 2021. Secondo i manager europei per invertire il rallentamento è necessario investire in tecnologia, sostenibilità, talenti e risk management. È quanto risulta da un sondaggio condotto su manager europei di realtà industriali, finanziarie e tecnologiche, e realizzato da Bdo, l’organizzazione di società indipendenti che offre servizi di consulenza professionale. In particolare, il Bdo European Survey: Ensuring a leadership position in 2025 ha raccolto le opinioni di 215 manager belgi, norvegesi, spagnoli, danesi, tedeschi, italiani, e inglesi, con l’obiettivo di evidenziare le strategie adottate dalle imprese per rispondere alle fibrillazioni del mercato.

Pianificare strategie per accrescere le quote di mercato

Dalla ricerca emergono alcune indicazioni di fondo. Sul fronte della crescita dimensionale più del 35% degli intervistati sta pianificando strategie che permettano di accrescere le rispettive quote di mercato. La crescita però è possibile se sostenuta da adeguati investimenti in tecnologie, innovazione e sviluppo, prodotto e talento, ritenuti imprescindibili per rilanciare le imprese. I ridotti tassi di crescita stimati per le economie domestiche, così come gli effetti della Brexit e il perdurare delle tensioni per la guerra commerciale Cina-Usa, spingono poi le imprese europee a cercare strategie di penetrazione nei mercati mondiali ancora più forti. Il 26% delle imprese afferma però di sentirsi poco preparato ad affrontare sfide critiche quali la sicurezza informatica, mentre stare al passo con le nuove tecnologie è una preoccupazione avvertita da un ulteriore 20%.

Come essere più competitivi?

I manager guardano poi con crescente attenzione alle politiche di sostenibilità. Le preoccupazioni ambientali sono sempre più attuali nelle agende dei cda, e la ricerca evidenzia come le aziende stiano intraprendendo azioni per accrescere la sostenibilità ambientale del proprio business. Fra le imprese italiane il 40% dichiara che la principale preoccupazione è mantenere e far crescere la profittabilità della propria impresa, mentre il 30% punta a strategie aggressive per accrescere le quote di mercato. Solo il 7% ammette di pensare a come gestire una probabile perdita di quote di mercato dovuta alla crescente competitività. Ma la ricetta per essere competitivi nei prossimi cinque anni è un mix tra la capacità di attrarre e mantenere i migliori talenti (97%), sviluppare prodotti e servizi migliori e adottare nuove soluzioni e applicazioni digitali (97%). Per il 93% la crescita per vie esterne l’M&A, presenta buone potenzialità di successo.

Le aziende italiane temono gli effetti di politiche nazionalistiche

Se il 40% degli interpellati non prevede ricadute sulla profittabilità della propria azienda per effetto di nuovi interventi normativi, il 47% degli imprenditori italiani teme gli effetti di politiche nazionalistiche all’interno dell’Ue, il 40% la concorrenza portata dai nuovi Paesi, il 30% gli effetti della Brexit, e il 53% una contrazione degli scambi con il Regno Unito, riporta Adnkronos.

In ogni caso, nei prossimi cinque anni il 43% dei manager prevede una crescita negli organici della propria azienda, contro un 53% che non vede significative variazioni.

Occupazione, i dati provvisori per il mese di novembre 2019

I dati provvisori dell’Istat relativi al mese di novembre 2019 parlano di una crescita degli occupati di 41mila unità rispetto al mese precedente, ovvero di un aumento dello 0,2%, e di un tasso di occupazione che sale al 59,4% (+0,1%). Secondo l’Istat l’andamento dell’occupazione è la sintesi di un aumento della componente femminile dello 0,3%, pari a +35 mila unità, e di una sostanziale stabilità di quella maschile. Gli occupati crescono soprattutto tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni, mentre calano nelle altre classi d’età. Al contempo, aumentano i dipendenti permanenti (+67 mila), a fronte di una diminuzione sia dei dipendenti a termine (-4 mila) sia degli indipendenti (-22 mila).

Aumenta la percentuale di chi è in cerca di un lavoro

In crescita risultano anche le persone in cerca di lavoro (+0,5%), che risultano pari a +12 mila unità nell’ultimo mese considerato. L’andamento della disoccupazione, in questo caso, è la sintesi di un aumento per gli uomini (+1,2%, pari a +15 mila unità) e di una lieve diminuzione tra la donne (-0,2%, pari a -3 mila unità). Crescono poi i disoccupati under 35, mentre diminuiscono lievemente i 35-49enni, e risultano stabili gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta comunque stabile al 9,7%. La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre è in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unità), e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Mentre il tasso di inattività scende al 34,0% (-0,2 punti percentuali).

Più occupazione anche a livello trimestrale

Anche nel confronto tra il trimestre settembre-novembre e quello precedente, l’occupazione risulta in crescita, seppure lieve (+0,1%, pari a +18 mila unità), con un aumento che si distribuisce tra entrambi i sessi. Nello stesso periodo aumentano sia i dipendenti a termine sia i permanenti (+62 mila nel complesso), mentre risultano in calo gli indipendenti (-0,8%, -43 mila). Inoltre, si registrano segnali positivi per i 25-34enni e per gli over 50, ma negativi nelle altre classi.

Gli andamenti mensili si confermano nel trimestre anche per le persone in cerca di occupazione, che aumentano dello 0,3% (+7 mila), e per gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, in diminuzione dello 0,4% (-59 mila).

La crescita nell’anno è trainata dai dipendenti, ma calano gli indipendenti

Su base annua l’occupazione risulta in crescita (+1,2%, pari a +285 mila unità), l’espansione riguarda sia le donne sia gli uomini di tutte le classi d’età, tranne i 35-49enni. Tuttavia, al netto della componente demografica la variazione è positiva per tutte le classi di età. La crescita nell’anno è trainata dai dipendenti (+325 mila unità nel complesso) e in particolare dai permanenti (+283 mila), mentre calano gli indipendenti (-41 mila).

Nell’arco dei dodici mesi, l’aumento degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-7,1%, pari a -194 mila unità) sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,5%, pari a -203 mila).

Cani e gatti in vacanza, nel 2020 al primo posto per chi viaggia

Il 71% di italiani considerano i propri amici a quattro zampe come veri e propri membri della famiglia, circa 7 su 10, una cifra in linea con quella a livello globale, dove sono mediamente il 72%. Circa la metà, poi, il 51%, ammette che le vacanze sarebbero migliori se fosse possibile trascorrerle con i propri animali domestici. Un dato, quest’ultimo, che raggiunge addirittura il 59% in Italia.

Considerando questa tendenza, nel 2020 chi possiede animali li renderà sempre più una priorità, e farà di tutto per portarli con sé in vacanza. Lo ha scoperto una ricerca globale di Booking.com relativa alle scelte in fatto di viaggi e vacanze di chi possiede un animale domestico.

Scegliere la meta di una vacanza in base alla possibilità di portare il proprio animale

Per andare incontro ai bisogni dei viaggiatori che cercano il perfetto alloggio pet friendly, sarà sempre più importante per le strutture che accettano animali creare un ambiente accogliente per gli ospiti e per i loro preziosi amici pelosetti. Secondo la ricerca di Booking.com poco meno della metà, il 42%, dei padroni di animali domestici in tutto il mondo afferma infatti che potrebbe scegliere la meta di una vacanza in base alla possibilità o meno di portare con sé il proprio amico a quattro zampe. Un dato che sale al 51% tra gli italiani, ancora più affezionati ai propri pet.

Più servizi pet friendly da parte delle strutture ricettive

La metà, il 50%, dei padroni di animali domestici di tutto il mondo, e il 56% di quelli italiani, lamenta però una mancanza di informazioni chiare e di qualità sull’argomento viaggi con cani e gatti.  L’anno che viene vedrà quindi le strutture ricettive offrire servizi pet friendly per andare incontro ai bisogni di chi viaggia con animali, e una maggiore informazione su come e dove viaggiare con gli animali la seguito.

Ma quali saranno i servizi principali ricercati da chi ha un animale domestico?

I 5 servizi irrinunciabili per un viaggio a misura di pet

Il primo sevizio richiesto a livello globale da chi vuole portare con sé il proprio animale da compagnia è lo spazio per far correre e giocare gli animali (39%), seguito dalla disponibilità di assistenza veterinaria (31%), e da un benvenuto caloroso e accogliente da parte della struttura (26%).

Al quarto posto, sono ricercate attività adatte agli animali (21%), e al quinto, la disponibilità di servizi di pet sitting o pet walking (19%).

In Italia, lo spazio per far correre e giocare gli animali è scelto dal 45% degli intevistati, mentre la disponibilità di assistenza veterinaria dal 39%, e un benvenuto caloroso e accogliente dal 18%. Le attività adatte agli animali sono indicate dal 19% degli italiani, e la disponibilità di servizi di pet sitting o pet walking dal 14%.

 

Italia regina di turismo: nel 2019 record nelle strutture ricettive del Belpaese

Buone notizie sul fronte della ricettività made in Italy: nel 2018 si è battuto il record di presenze di clienti negli esercizi ricettivi italiani. Si tratta della cifra “monstre” di 428,8 milioni di presenze, + 2% sul 2017, e di 128,1 milioni di arrivi. Per quanto riguarda le località più gettonate dai turisti, Roma risulta essere la principale destinazione con circa 29 milioni di presenze, seguita da Venezia e Milano (entrambe con 12,1 milioni). I dati riferiti all’Italia turistica sono stati recentemente diffusi dall’Istat, che indica che l’Italia, con una quota del 13,6% sul totale della Ue28, è il terzo Paese in Europa per numero di presenze negli esercizi ricettivi, dopo Spagna e Francia.

Da dove arrivano i clienti stranieri?

Quali sono i principali paesi di origine dei viaggiatori che scelgono l’Italia? Gli Stati Uniti, con una crescita del 14,9% rispetto al 2017, salgono al secondo posto, dopo la Germania. I tedeschi si confermano comunque i nostri primi “clienti” con quasi 59 milioni di notti trascorse nel complesso degli esercizi ricettivi. Seguono poi quelli di Francia, Regno Unito (tutte intorno ai 6,5 punti percentuali) e quelli provenienti da Paesi Bassi, Svizzera, Liechtenstein e Austria (circa 5%).

Bene anche il turismo interno

Continua la dinamica positiva della domanda interna di turismo, con un aumento sia degli arrivi (+3,6%) sia delle presenze (+1,1%) di clienti residenti in Italia. L’incremento della clientela residente ha interessato soprattutto le presenze nelle strutture extra-alberghiere (+1,7% rispetto al 2017). Nel 2018 si stima che le vacanze rappresentino circa l’85% dei viaggi effettuati dai residenti pernottando negli esercizi ricettivi italiani (91,0% delle notti), in aumento del 13,9% rispetto all’anno precedente (+8,3% in termini di notti), consolidando il trend positivo registrato a partire dal 2016. Nel 2018 i residenti che pernottano negli esercizi ricettivi in Italia spendono in media 365 euro per viaggio e 83 euro per notte, in diminuzione rispetto al 2017 (rispettivamente -9,7% e -4,6%) attestandosi ai livelli del 2016.

Un trend positivo soprattutto per l’extraalberghiero

Rispetto all’anno precedente, i flussi turistici aumentano del 4% in termini di arrivi (quasi 5 milioni in più) e del 2,0% in termini di presenze (8,2 milioni di notti in più). Le presenze risultano in crescita per gli esercizi alberghieri (+1,6%), ma soprattutto per quelli extra-alberghieri (+2,7%); questi ultimi hanno registrato un incremento degli arrivi del 6,5%, il doppio di quello, già significativo, degli esercizi alberghieri (+3,2%). Si consolida così un trend che ha visto crescere il peso degli esercizi extraalberghieri in termini sia di arrivi (dal 19,2% del 2008 al 24,5% del 2018) sia di presenze (dal 32,6% al 34,8%).

 

Dipendenti felici e fedeli? Sì, con training e flessibilità

Il mondo del lavoro cambia continuamente, complici anche le nuove tecnologie, e contestualmente cambiano le aspettative dei lavoratori. Quali sono, quindi, gli assetti strategici per un’azienda al fine di attrarre e mantenere i propri dipendenti? Gli esperti non hanno dubbi: il teorema del dipendente felice è dato dal giusto mix fra work life balance, smart working e formazione. Insomma, un buon equilibrio fra vita privata e lavoro. A fornire tutte questi indicazioni è il Job Confidence Index di PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che ha evidenziato quali siano le motivazioni che spingono una persona a cambiare ambiente di lavoro. I dati elaborati dalla società, in seguito alla somministrazione di 660 questionari in Italia ai candidati per opportunità professionali, evidenziano infatti che solo il 35% dei lavoratori è soddisfatto del proprio work life balance.

Flessibilità e smart working sempre più desiderati

Quando  l’equilibrio tra vita personale e professionale non c’è, spesso si cerca una nuova occupazione più affine alle proprie esigenze. Il 91% degli intervistati in cerca di lavoro vuole trovare una realtà in cui il work life balance venga rispettato e il 45% vorrebbe usufruire dello smart working. Inoltre, il 90% è alla ricerca di orari flessibili per gestire al meglio le attività extra-lavorative. Se da un lato l’interesse è rivolto all’equilibrio e al benessere sul luogo di lavoro, dall’altro ci si concentra molto sulla formazione. Infatti, dal Confidence Index è emerso l’interesse del 90% degli intervistati nei confronti di training e corsi di aggiornamento erogati dell’azienda, e del 46% verso l’accrescimento delle competenze. E proprio la formazione è uno degli aspetti su cui le aziende dovrebbero concentrarsi di più per tenersi stretti i dipendenti migliori.

Uno scambio reciproco

“È bene sottolineare che i benefici prodotti dal work life balance e dall’aggiornamento costante dei dipendenti rappresentano un do ut des” spiega Pamela Bonavita, Senior Executive Director di PageGroup. “Infatti, un lavoratore sereno e stimolato renderà sempre meglio sul posto di lavoro. Offrire ai lavoratori una maggior flessibilità e un miglior rapporto qualità vita-lavoro è quindi importante per l’azienda che vuole ottenere risultati positivi. Anche la formazione altamente professionalizzante rappresenta un beneficio non solo per i dipendenti ma anche per le aziende stesse. Per questo, tutte le nostre Academy sono tenute da docenti esperti affiancati dai nostri selezionatori, che seguono i tecnici ed i professionisti partecipanti in location selezionate ad hoc in funzione di temi ed argomenti che vengono affrontati”.

Negozio fisico o ecommerce? Un italiano su tre preferisce ancora il punto vendita reale

Anche se gli acquisti effettuati tramite il nostro smartphone e il nostro PC sono all’ordine del giorno per la maggioranza degli italiani, esiste ancora uno “zoccolo duro” che preferisce il negozio reale. E non si tratta di una percentuale così ridotta: circa il 33%, vale a dire che un nostro connazionale su tre continua a prediligere un punto vendita fisica all’e-commerce. Però, anche chi manifesta una forte affezione al negozio desidererebbe dei punti vendita differenti: li vorrebbe infatti ecologici, umani e piacevoli,  con strumenti digitali che permettano di personalizzare i prodotti e aiutino a risparmiare tempo, sfruttando alcuni dei vantaggi del canale online come punti di ritiro e servizi di consegna. L’identikit del negozio auspicato e futuribile è il frutto di uno studio Ipsos commissionato da Axis Communications, azienda specializzata nella videosorveglianza di rete.

Canali complementari, non nemici

Il canale di vendita digitale e quello reale nono sono poi così lontani nel cuore degli italiani. La ricerca mette in luce che per il 57% degli intervistati il negozio fisico e il sito internet sono complementari, mentre il 33% preferisce il negozio fisico e solo un 10% che predilige fare acquisti online. Il negozio fisico viene apprezzato per la possibilità di vedere e provare il prodotto (85%) e per la consulenza fornita dal personale di vendita (79%). Spiega il coesistere di questi due mondi Michela Zarino direttore Ricerca Market Strategy & Understanding di Ipsos: “Nonostante l’e-commerce sia assolutamente in crescita e lo sarà anche negli anni successivi, il punto vendita fisico continua ad avere un ruolo centrale, e gli shopper iniziano a considerare online e offline come complementari, quindi come due alternative che hanno a disposizione a seconda di quelli che sono i loro bisogni e le loro attese”.

Il ruolo della tecnologia e del rapporto umano

Tecnologia ed esperienza “reale” dovranno imparare a convivere in maniera sempre più stretta. Tra i fattori da non sottovalutare c’è lo showrooming, cioè l’allestimento del negozio: per un giovane su tre rappresenta un momento di piacere e divertimento, mentre l’82% degli intervistati ritiene l’atmosfera del punto vendita un elemento importante e in 3 casi su 4 apprezza se durante lo shopping c’è una musica adatta al proprio gusto.

“La tecnologia che nel prossimo futuro avrà più impatto è sicuramente la musica e poter personalizzare le playlist in funzione dell’area vendita in cui mi trovo, compresi i camerini” ha commentato Pietro Tonussi, Business Development Manager di Axis Communications. “Questo porta a una customer experience, a un tempo speso all’interno del negozio migliore e più tempo viene trascorso un negozio più alte sono le probabilità di vendita”. In sintesi, il negozio del futuro dovrà garantire non solo una shopping experience, ma anche e soprattutto  una human experience dove accoglienza e contatto umano giocano un ruolo fondamentale.

Corso unghie a Milano

Sebbene la cura e l’interesse per l’abbellimento delle unghie si sia moltiplicato negli ultimi anni, è ancora difficile trovare manicure esperti che sappiano come eseguire correttamente questo tipo di trattamenti. Ciò significa che c’è grande richiesta sul mercato per tutti quegli operatori di manicure professionale che sono in grado di gestire correttamente ogni tipo di unghia e distinguersi per la qualità del proprio lavoro oltre che del risultato estetico raggiunto.

Il completamento del corso unghie e di manicure professionale proposto da Academia BSI a Milano, ti consentirà di lavorare autonomamente nel settore della manicure acquisendo le nozioni più importanti circa la crescita ungueale nonché dell’utilizzo delle più efficaci tecniche di ricostruzione.

Il corso unghie di Academia BSI a Milano

Con il suo corso di manicure professionale, Academia BSI ti formerà in tutto ciò che riguarda il trattamento delle mani: verrà infatti affrontato assieme agli alunni ogni aspetto che concerne l’anatomia delle unghie, le patologie di cui possono queste possono essere interessate ed approfondimenti sugli strumenti indispensabili da usare per lavorare in questo bellissimo settore, tra le altre cose.

Se desideri diventare un operatore di manicure professionale, con il corso “Manicure e nail art” di Academia BSI diventerai la professionista perfetta di cui oggi hanno bisogno centri di bellezza, centri benessere e studi di manicure, oltre che poter lavorare in maniera autonoma e avviarti ad una carriera piena di soddisfazioni applicando le ultime tendenze nella ricostruzione delle unghie e della nail art.

Cosa imparerai

Grazie a questo corso imparerai tutte le tecniche di base per eseguire la manicure e la nail art, riceverai una formazione che ti metterà in grado di  curare le unghie delle mani sempre nel modo corretto e più efficace, imparando tutto quel che ti serve sapere per lavorare rispettando la salute delle clienti. Inoltre verranno trasmesse le competenze specifiche che sono indispensabili quando si desidera scegliere in maniera appropriata colori, decorazioni, fantasie sempre nuove ed in grado di stupire. Studiare, fare pratica e acquisire conoscenze sono infatti delle basi imprescindibili per chi desidera iniziare una carriera legata all’estetica e alla bellezza.

Requisiti

Gli studenti che desiderano iscriversi a questo corso non è necessario che abbiano conoscenze preliminari nell’ambito della ricostruzione unghie e nail art, e possono per questo seguire con profitto le lezioni sin dall’inizio.

La Wellness Suite dell’ Over Motel

La camera Wellness Suite dell’ Over Motel è la soluzione perfetta per chi ha voglia di rilassarsi e di usufruire dei servizi di una SPA senza dover condividere con altre persone questo momento così intimo, se non con il proprio partner. Questa magnifica stanza infatti, dispone di un hammam privato che è il modo perfetto per trovare il giusto benessere e farsi coccolare dal calore del vapore acqueo e dal benessere che questo ambiente è in grado di regalare. La camera dispone inoltre di una bellissima piscina idromassaggio a 4 posti ed un solarium.

Si tratta di servizi che sono interni alla camera e per questo da non condividere con gli altri ospiti dell’hotel. Parliamo dunque della camera perfetta per concedersi quella parentesi di benessere e relax che si desidera da tanto tempo, all’interno di un ambiente assolutamente moderno, elegante e nel quale la privacy dei clienti viene sempre rispettata, in ogni momento, perché ciò che è importante per i clienti lo è ancora di più per la direzione di questo importante motel Monza.

I clienti hanno a disposizione anche un ampio parcheggio con box privato con accesso adiacente alla propria camera. In questa maniera dunque, i signori clienti potranno accedere alla propria camera parcheggiando la propria automobile proprio nei pressi dell’ingresso della stessa e utilizzare l’apposita tenda motorizzata per chiudere alla vista e dunque ottenere una privacy assoluta. La camera dispone inoltre di connessione WiFi gratuita, ambiente insonorizzato, domotica, minibar gratuito, cassaforte, TV digitale e aria condizionata. C’è davvero tutto dunque per trascorrere una parentesi di piacevole benessere usufruendo di una struttura moderna in grado di offrire servizi d’alto profilo. Per prenotare una camera o per richiedere informazioni direttamente al personale dell’ Over Motel è possibile contattare il recapito telefonico 0395973862.

Tutti pazzi per FaceApp, ma la privacy è in pericolo

FaceApp, l’app che invecchia i nostri selfie in realtà è un incubo per la privacy. Lanciata già due anni fa, nel 2017, FaceApp ha raggiunto la ribalta nel mese di luglio, sfondando gli 80 milioni di download. Migliaia di foto di persone modificate in modo da far sembrare il soggetto più anziano o più giovane: il servizio fornisce infatti la possibilità di applicare filtri estremamente credibili ai selfie caricati grazie a potenti algoritmi. Il problema è che a differenza di molti software con scopi analoghi FaceApp lavora l’immagine sul server dell’azienda sviluppatrice, originaria di San Pietroburgo. E come molti hanno osservato l’app costituisce anche un problema per la privacy, dal momento che le condizioni d’utilizzo sono vaghe, e non conformi al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati.

L’accusa è partita da Twitter

La denuncia più severa è partita da Twitter, dove un analista informatico ha ipotizzato che l’applicazione caricasse sui propri server tutte le fotografie contenute nel rullino. Successivamente smentita da un altro esperto informatico, questa accusa ha contribuito ad accendere il dibattito, imponendo a tutti gli utenti una riflessione più approfondita sui dati che condividiamo, riferisce Agi.

Prime a schierarsi sono state però le organizzazioni di categoria, come Privacy International, che ha pubblicato sul proprio sito un’analisi della licenza d’uso di FaceApp  evidenziando che l’utente garantirebbe “una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, royalty-free, globale, interamente pagata, trasferibile e sub-licenziabile” delle immagini caricate sull’app.

Diritti illimitati sulle informazioni caricate dagli utenti

In parole povere, la Wireless Lab OOO, che sviluppa il sistema, avrebbe diritti pressoché illimitati sulle informazioni caricate dagli utenti. Tuttavia, alle polemiche ha risposto lo stesso AD dell’azienda, Yaroslav Goncharov, dichiarando al Washington Post che l’unico materiale raccolto da FaceApp è quello che l’utente sceglie di caricare, e che gran parte delle immagini vengono cancellate dal server entro 48 ore. Non è chiaro comunque cosa si intenda per “gran parte”, né in base a quale meccanismo alcune dovrebbero rimanere nei sistemi di Wireless Lab OOO. Un’altra polemica riguarda il luogo fisico in cui risiedono le macchine che fanno funzionare FaceApp. Wireless Lab OOO infatti è stata fondata a San Pietroburgo, ma risulta registrata nel Delaware. E i server utilizzati in realtà sarebbero quelli di Amazon, situati tra il Canada e gli USA.

I timori dei candidati democratici statunitensi

Dopo che i responsabili per la sicurezza hanno invitato i futuri candidati alle presidenziali del 2020 a non utilizzare il servizio sulla vicenda FaceApp si sono espressi anche alcuni esponenti del Partito Democratico americano. Il senatore dem Chuck Schumer ha annunciato su Twitter di aver fatto formale richiesta all’Fbi e alla Federal Trade Commission, l’ente governativo per la tutela dei consumatori, di compiere un’approfondita indagine sul funzionamento dell’app.

Nel frattempo, il consiglio che danno tutti è sempre lo stesso: se ancora non si ha utilizzato l’app che invecchia il volt meglio mostrare un po’ di saggezza ed evitare di fornire dati al primo servizio che diventa virale.