Author: Fabrizio Gambetta

Italia regina di turismo: nel 2019 record nelle strutture ricettive del Belpaese

Buone notizie sul fronte della ricettività made in Italy: nel 2018 si è battuto il record di presenze di clienti negli esercizi ricettivi italiani. Si tratta della cifra “monstre” di 428,8 milioni di presenze, + 2% sul 2017, e di 128,1 milioni di arrivi. Per quanto riguarda le località più gettonate dai turisti, Roma risulta essere la principale destinazione con circa 29 milioni di presenze, seguita da Venezia e Milano (entrambe con 12,1 milioni). I dati riferiti all’Italia turistica sono stati recentemente diffusi dall’Istat, che indica che l’Italia, con una quota del 13,6% sul totale della Ue28, è il terzo Paese in Europa per numero di presenze negli esercizi ricettivi, dopo Spagna e Francia.

Da dove arrivano i clienti stranieri?

Quali sono i principali paesi di origine dei viaggiatori che scelgono l’Italia? Gli Stati Uniti, con una crescita del 14,9% rispetto al 2017, salgono al secondo posto, dopo la Germania. I tedeschi si confermano comunque i nostri primi “clienti” con quasi 59 milioni di notti trascorse nel complesso degli esercizi ricettivi. Seguono poi quelli di Francia, Regno Unito (tutte intorno ai 6,5 punti percentuali) e quelli provenienti da Paesi Bassi, Svizzera, Liechtenstein e Austria (circa 5%).

Bene anche il turismo interno

Continua la dinamica positiva della domanda interna di turismo, con un aumento sia degli arrivi (+3,6%) sia delle presenze (+1,1%) di clienti residenti in Italia. L’incremento della clientela residente ha interessato soprattutto le presenze nelle strutture extra-alberghiere (+1,7% rispetto al 2017). Nel 2018 si stima che le vacanze rappresentino circa l’85% dei viaggi effettuati dai residenti pernottando negli esercizi ricettivi italiani (91,0% delle notti), in aumento del 13,9% rispetto all’anno precedente (+8,3% in termini di notti), consolidando il trend positivo registrato a partire dal 2016. Nel 2018 i residenti che pernottano negli esercizi ricettivi in Italia spendono in media 365 euro per viaggio e 83 euro per notte, in diminuzione rispetto al 2017 (rispettivamente -9,7% e -4,6%) attestandosi ai livelli del 2016.

Un trend positivo soprattutto per l’extraalberghiero

Rispetto all’anno precedente, i flussi turistici aumentano del 4% in termini di arrivi (quasi 5 milioni in più) e del 2,0% in termini di presenze (8,2 milioni di notti in più). Le presenze risultano in crescita per gli esercizi alberghieri (+1,6%), ma soprattutto per quelli extra-alberghieri (+2,7%); questi ultimi hanno registrato un incremento degli arrivi del 6,5%, il doppio di quello, già significativo, degli esercizi alberghieri (+3,2%). Si consolida così un trend che ha visto crescere il peso degli esercizi extraalberghieri in termini sia di arrivi (dal 19,2% del 2008 al 24,5% del 2018) sia di presenze (dal 32,6% al 34,8%).

 

Dipendenti felici e fedeli? Sì, con training e flessibilità

Il mondo del lavoro cambia continuamente, complici anche le nuove tecnologie, e contestualmente cambiano le aspettative dei lavoratori. Quali sono, quindi, gli assetti strategici per un’azienda al fine di attrarre e mantenere i propri dipendenti? Gli esperti non hanno dubbi: il teorema del dipendente felice è dato dal giusto mix fra work life balance, smart working e formazione. Insomma, un buon equilibrio fra vita privata e lavoro. A fornire tutte questi indicazioni è il Job Confidence Index di PageGroup, società leader mondiale nel recruitment con i brand Page Executive, Michael Page e Page Personnel, che ha evidenziato quali siano le motivazioni che spingono una persona a cambiare ambiente di lavoro. I dati elaborati dalla società, in seguito alla somministrazione di 660 questionari in Italia ai candidati per opportunità professionali, evidenziano infatti che solo il 35% dei lavoratori è soddisfatto del proprio work life balance.

Flessibilità e smart working sempre più desiderati

Quando  l’equilibrio tra vita personale e professionale non c’è, spesso si cerca una nuova occupazione più affine alle proprie esigenze. Il 91% degli intervistati in cerca di lavoro vuole trovare una realtà in cui il work life balance venga rispettato e il 45% vorrebbe usufruire dello smart working. Inoltre, il 90% è alla ricerca di orari flessibili per gestire al meglio le attività extra-lavorative. Se da un lato l’interesse è rivolto all’equilibrio e al benessere sul luogo di lavoro, dall’altro ci si concentra molto sulla formazione. Infatti, dal Confidence Index è emerso l’interesse del 90% degli intervistati nei confronti di training e corsi di aggiornamento erogati dell’azienda, e del 46% verso l’accrescimento delle competenze. E proprio la formazione è uno degli aspetti su cui le aziende dovrebbero concentrarsi di più per tenersi stretti i dipendenti migliori.

Uno scambio reciproco

“È bene sottolineare che i benefici prodotti dal work life balance e dall’aggiornamento costante dei dipendenti rappresentano un do ut des” spiega Pamela Bonavita, Senior Executive Director di PageGroup. “Infatti, un lavoratore sereno e stimolato renderà sempre meglio sul posto di lavoro. Offrire ai lavoratori una maggior flessibilità e un miglior rapporto qualità vita-lavoro è quindi importante per l’azienda che vuole ottenere risultati positivi. Anche la formazione altamente professionalizzante rappresenta un beneficio non solo per i dipendenti ma anche per le aziende stesse. Per questo, tutte le nostre Academy sono tenute da docenti esperti affiancati dai nostri selezionatori, che seguono i tecnici ed i professionisti partecipanti in location selezionate ad hoc in funzione di temi ed argomenti che vengono affrontati”.

Negozio fisico o ecommerce? Un italiano su tre preferisce ancora il punto vendita reale

Anche se gli acquisti effettuati tramite il nostro smartphone e il nostro PC sono all’ordine del giorno per la maggioranza degli italiani, esiste ancora uno “zoccolo duro” che preferisce il negozio reale. E non si tratta di una percentuale così ridotta: circa il 33%, vale a dire che un nostro connazionale su tre continua a prediligere un punto vendita fisica all’e-commerce. Però, anche chi manifesta una forte affezione al negozio desidererebbe dei punti vendita differenti: li vorrebbe infatti ecologici, umani e piacevoli,  con strumenti digitali che permettano di personalizzare i prodotti e aiutino a risparmiare tempo, sfruttando alcuni dei vantaggi del canale online come punti di ritiro e servizi di consegna. L’identikit del negozio auspicato e futuribile è il frutto di uno studio Ipsos commissionato da Axis Communications, azienda specializzata nella videosorveglianza di rete.

Canali complementari, non nemici

Il canale di vendita digitale e quello reale nono sono poi così lontani nel cuore degli italiani. La ricerca mette in luce che per il 57% degli intervistati il negozio fisico e il sito internet sono complementari, mentre il 33% preferisce il negozio fisico e solo un 10% che predilige fare acquisti online. Il negozio fisico viene apprezzato per la possibilità di vedere e provare il prodotto (85%) e per la consulenza fornita dal personale di vendita (79%). Spiega il coesistere di questi due mondi Michela Zarino direttore Ricerca Market Strategy & Understanding di Ipsos: “Nonostante l’e-commerce sia assolutamente in crescita e lo sarà anche negli anni successivi, il punto vendita fisico continua ad avere un ruolo centrale, e gli shopper iniziano a considerare online e offline come complementari, quindi come due alternative che hanno a disposizione a seconda di quelli che sono i loro bisogni e le loro attese”.

Il ruolo della tecnologia e del rapporto umano

Tecnologia ed esperienza “reale” dovranno imparare a convivere in maniera sempre più stretta. Tra i fattori da non sottovalutare c’è lo showrooming, cioè l’allestimento del negozio: per un giovane su tre rappresenta un momento di piacere e divertimento, mentre l’82% degli intervistati ritiene l’atmosfera del punto vendita un elemento importante e in 3 casi su 4 apprezza se durante lo shopping c’è una musica adatta al proprio gusto.

“La tecnologia che nel prossimo futuro avrà più impatto è sicuramente la musica e poter personalizzare le playlist in funzione dell’area vendita in cui mi trovo, compresi i camerini” ha commentato Pietro Tonussi, Business Development Manager di Axis Communications. “Questo porta a una customer experience, a un tempo speso all’interno del negozio migliore e più tempo viene trascorso un negozio più alte sono le probabilità di vendita”. In sintesi, il negozio del futuro dovrà garantire non solo una shopping experience, ma anche e soprattutto  una human experience dove accoglienza e contatto umano giocano un ruolo fondamentale.

Corso unghie a Milano

Sebbene la cura e l’interesse per l’abbellimento delle unghie si sia moltiplicato negli ultimi anni, è ancora difficile trovare manicure esperti che sappiano come eseguire correttamente questo tipo di trattamenti. Ciò significa che c’è grande richiesta sul mercato per tutti quegli operatori di manicure professionale che sono in grado di gestire correttamente ogni tipo di unghia e distinguersi per la qualità del proprio lavoro oltre che del risultato estetico raggiunto.

Il completamento del corso unghie e di manicure professionale proposto da Academia BSI a Milano, ti consentirà di lavorare autonomamente nel settore della manicure acquisendo le nozioni più importanti circa la crescita ungueale nonché dell’utilizzo delle più efficaci tecniche di ricostruzione.

Il corso unghie di Academia BSI a Milano

Con il suo corso di manicure professionale, Academia BSI ti formerà in tutto ciò che riguarda il trattamento delle mani: verrà infatti affrontato assieme agli alunni ogni aspetto che concerne l’anatomia delle unghie, le patologie di cui possono queste possono essere interessate ed approfondimenti sugli strumenti indispensabili da usare per lavorare in questo bellissimo settore, tra le altre cose.

Se desideri diventare un operatore di manicure professionale, con il corso “Manicure e nail art” di Academia BSI diventerai la professionista perfetta di cui oggi hanno bisogno centri di bellezza, centri benessere e studi di manicure, oltre che poter lavorare in maniera autonoma e avviarti ad una carriera piena di soddisfazioni applicando le ultime tendenze nella ricostruzione delle unghie e della nail art.

Cosa imparerai

Grazie a questo corso imparerai tutte le tecniche di base per eseguire la manicure e la nail art, riceverai una formazione che ti metterà in grado di  curare le unghie delle mani sempre nel modo corretto e più efficace, imparando tutto quel che ti serve sapere per lavorare rispettando la salute delle clienti. Inoltre verranno trasmesse le competenze specifiche che sono indispensabili quando si desidera scegliere in maniera appropriata colori, decorazioni, fantasie sempre nuove ed in grado di stupire. Studiare, fare pratica e acquisire conoscenze sono infatti delle basi imprescindibili per chi desidera iniziare una carriera legata all’estetica e alla bellezza.

Requisiti

Gli studenti che desiderano iscriversi a questo corso non è necessario che abbiano conoscenze preliminari nell’ambito della ricostruzione unghie e nail art, e possono per questo seguire con profitto le lezioni sin dall’inizio.

La Wellness Suite dell’ Over Motel

La camera Wellness Suite dell’ Over Motel è la soluzione perfetta per chi ha voglia di rilassarsi e di usufruire dei servizi di una SPA senza dover condividere con altre persone questo momento così intimo, se non con il proprio partner. Questa magnifica stanza infatti, dispone di un hammam privato che è il modo perfetto per trovare il giusto benessere e farsi coccolare dal calore del vapore acqueo e dal benessere che questo ambiente è in grado di regalare. La camera dispone inoltre di una bellissima piscina idromassaggio a 4 posti ed un solarium.

Si tratta di servizi che sono interni alla camera e per questo da non condividere con gli altri ospiti dell’hotel. Parliamo dunque della camera perfetta per concedersi quella parentesi di benessere e relax che si desidera da tanto tempo, all’interno di un ambiente assolutamente moderno, elegante e nel quale la privacy dei clienti viene sempre rispettata, in ogni momento, perché ciò che è importante per i clienti lo è ancora di più per la direzione di questo importante motel Monza.

I clienti hanno a disposizione anche un ampio parcheggio con box privato con accesso adiacente alla propria camera. In questa maniera dunque, i signori clienti potranno accedere alla propria camera parcheggiando la propria automobile proprio nei pressi dell’ingresso della stessa e utilizzare l’apposita tenda motorizzata per chiudere alla vista e dunque ottenere una privacy assoluta. La camera dispone inoltre di connessione WiFi gratuita, ambiente insonorizzato, domotica, minibar gratuito, cassaforte, TV digitale e aria condizionata. C’è davvero tutto dunque per trascorrere una parentesi di piacevole benessere usufruendo di una struttura moderna in grado di offrire servizi d’alto profilo. Per prenotare una camera o per richiedere informazioni direttamente al personale dell’ Over Motel è possibile contattare il recapito telefonico 0395973862.

Tutti pazzi per FaceApp, ma la privacy è in pericolo

FaceApp, l’app che invecchia i nostri selfie in realtà è un incubo per la privacy. Lanciata già due anni fa, nel 2017, FaceApp ha raggiunto la ribalta nel mese di luglio, sfondando gli 80 milioni di download. Migliaia di foto di persone modificate in modo da far sembrare il soggetto più anziano o più giovane: il servizio fornisce infatti la possibilità di applicare filtri estremamente credibili ai selfie caricati grazie a potenti algoritmi. Il problema è che a differenza di molti software con scopi analoghi FaceApp lavora l’immagine sul server dell’azienda sviluppatrice, originaria di San Pietroburgo. E come molti hanno osservato l’app costituisce anche un problema per la privacy, dal momento che le condizioni d’utilizzo sono vaghe, e non conformi al Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati.

L’accusa è partita da Twitter

La denuncia più severa è partita da Twitter, dove un analista informatico ha ipotizzato che l’applicazione caricasse sui propri server tutte le fotografie contenute nel rullino. Successivamente smentita da un altro esperto informatico, questa accusa ha contribuito ad accendere il dibattito, imponendo a tutti gli utenti una riflessione più approfondita sui dati che condividiamo, riferisce Agi.

Prime a schierarsi sono state però le organizzazioni di categoria, come Privacy International, che ha pubblicato sul proprio sito un’analisi della licenza d’uso di FaceApp  evidenziando che l’utente garantirebbe “una licenza perpetua, irrevocabile, non esclusiva, royalty-free, globale, interamente pagata, trasferibile e sub-licenziabile” delle immagini caricate sull’app.

Diritti illimitati sulle informazioni caricate dagli utenti

In parole povere, la Wireless Lab OOO, che sviluppa il sistema, avrebbe diritti pressoché illimitati sulle informazioni caricate dagli utenti. Tuttavia, alle polemiche ha risposto lo stesso AD dell’azienda, Yaroslav Goncharov, dichiarando al Washington Post che l’unico materiale raccolto da FaceApp è quello che l’utente sceglie di caricare, e che gran parte delle immagini vengono cancellate dal server entro 48 ore. Non è chiaro comunque cosa si intenda per “gran parte”, né in base a quale meccanismo alcune dovrebbero rimanere nei sistemi di Wireless Lab OOO. Un’altra polemica riguarda il luogo fisico in cui risiedono le macchine che fanno funzionare FaceApp. Wireless Lab OOO infatti è stata fondata a San Pietroburgo, ma risulta registrata nel Delaware. E i server utilizzati in realtà sarebbero quelli di Amazon, situati tra il Canada e gli USA.

I timori dei candidati democratici statunitensi

Dopo che i responsabili per la sicurezza hanno invitato i futuri candidati alle presidenziali del 2020 a non utilizzare il servizio sulla vicenda FaceApp si sono espressi anche alcuni esponenti del Partito Democratico americano. Il senatore dem Chuck Schumer ha annunciato su Twitter di aver fatto formale richiesta all’Fbi e alla Federal Trade Commission, l’ente governativo per la tutela dei consumatori, di compiere un’approfondita indagine sul funzionamento dell’app.

Nel frattempo, il consiglio che danno tutti è sempre lo stesso: se ancora non si ha utilizzato l’app che invecchia il volt meglio mostrare un po’ di saggezza ed evitare di fornire dati al primo servizio che diventa virale.

Case europee sempre più smart. Google sfida Amazon per il controllo vocale

Il mercato europeo della casa smart è aumentato del 23% nel corso del 2018, e nel primo trimestre di quest’anno si conferma in salute, con una crescita del 23,9% e una quota di 21,3 milioni di dispositivi commercializzati.

La tecnologia è entrata in tutte le case, anzi, in tutte le stanze, rendendo hi-tech ciò che fino a ieri non lo era, come il lampadario o le tapparelle. Gli altoparlanti rispondono alle domande, le luci si regolano con un comando vocale, i citofoni mostrano chi sta suonando alla porta direttamente sullo schermo dello smartphone. Una tendenza partita dagli Usa e dalla Cina che ora decolla anche nel Vecchio Continente.

Il settore chiuderà il 2019 con 107 milioni di dispositivi consegnati

A fornire le cifre della svolta digitale tra le mura domestiche sono gli analisti di Idc, secondo i quali l’incremento riguarda tutte le categorie di prodotto, dai televisori ai termostati, dalle lampadine agli altoparlanti. E sempre secondo Idc il trend è destinato a consolidarsi. Il settore della smart home chiuderà infatti il 2019 con 107 milioni di dispositivi consegnati, che saliranno a 183 milioni nel 2023. Nel corso di quell’anno gli europei faranno entrare in casa 43 milioni di smart speaker, 76 milioni di tv connesse e 28 milioni di luci da accendere e spegnere senza sfiorare l’interruttore.

Il segmento degli smart speaker è quello in cui si gioca la sfida tra piattaforme rivali

Il segmento degli smart speaker è il più esiguo in termini di volumi, ma è quello in cui si gioca la sfida tra piattaforme rivali, perché è dagli altoparlanti che si controllano, attraverso la voce, gli altri elementi connessi della casa, come il condizionatore o il robot aspirapolvere. Stando ai dati Idc, in Europa da gennaio a marzo sono stati consegnati 3,35 milioni di smart speaker, con un incremento annuo del 58%.

Google sorpassa Amazon 

Quanto agli smart speaker i dispositivi Google Home hanno rappresentato il 45,1% del totale, contro il 41,8% degli Echo di Amazon. L’assistente virtuale di Google è quindi balzato in testa, anche se per gli esperti sarà la voce di Alexa, l’assistente di Amazon, a guidare il mercato nel corso del 2019. Speaker a parte, a dominare nella casa connessa è l’intrattenimento che orbita intorno al piccolo schermo. I televisori smart, riporta Ansa, insieme agli adattatori che portano internet sulle vecchie tv, registrano consegne in aumento dell’11%, a quota 12,7 milioni di unità. C’è poi la categoria che comprende luci, termostati, e i dispositivi per controllare e rendere più sicura l’abitazione, che nel complesso cresce del 20,8%.

Quanto costa il salario minimo? Le stime dell’Inapp sui costi per le imprese

Alle imprese italiane il salario minimo costerebbe 6,7 miliardi di euro. In tutto, il salario minimo legale a 9 euro lordi all’ora coinvolgerebbe infatti il 21,2% dei lavoratori dipendenti, di cui quelli del settore privato non agricolo, esclusi i lavoratori domestici, sarebbero circa 2,6 milioni. Di questi, circa 1,9 milioni, sarebbero lavoratori a tempo pieno, il 18,4% del totale dei dipendenti a tempo pieno, per un costo di 5,2 miliardi, e circa 680.000 lavoratori a tempo parziale (il 29% del totale dei dipendenti part-time), per un costo di 1,5 miliardi. Che sommati raggiungono la cifra di 6,7 miliardi di euro.

Coinvolte soprattutto le micro imprese e le piccole imprese

Si tratta delle stime sul salario minimo fornite da Paola Nicastro, direttore generale dell’Inapp, l’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche Pubbliche, nel corso dell’audizione alla Camera dei deputati, alla quale ha partecipato anche Roberto Quaranta (Inapp e Fondazione Collegio Carlo Alberto). Secondo le stime il provvedimento riguarderebbe in modo particolare le imprese molto piccole (fino a 10 dipendenti), e piccole (fino a 50 dipendenti), in particolare nel Mezzogiorno. Limitandosi ai lavoratori a tempo pieno beneficerebbero del salario minimo il 34,1% dei dipendenti delle imprese molto piccole e il 20,3% di quelli delle imprese piccole, così come il 27% dei dipendenti nel Mezzogiorno e isole.

Simulazioni con valori inferiori a 9 euro l’ora lordi

L’incidenza del salario minimo tra i lavoratori stranieri a tempo pieno sarebbe del 32,4%, contro un 16,1% dei lavoratori italiani. Tra le dipendenti donna a tempo pieno, l’introduzione del salario minimo riguarderebbe il 23,3%, a fronte del 16,5% dei dipendenti uomini.

Nella sua audizione, l’Inapp ha fornito anche i risultati di alcune simulazioni con valori inferiori del salario minimo. Ad esempio, l’introduzione di un salario minimo legale a 8,5 euro all’ora riguarderebbe 1,9 milioni di lavoratori, cioè il 15,8% dei dipendenti del settore privato non agricolo (esclusi i lavoratori domestici), con un costo per il sistema delle imprese di 4,4 miliardi.

I costi potrebbero essere attutiti con l’introduzione di un credito di imposta

Si tratta di numeri che si ridurrebbero a 1,2 milioni di lavoratori, pari al 10,4%, con un costo di 2,7 miliardi di euro se il salario minimo legale fosse fissato a 8 euro lordi all’ora. Durante una fase transitoria i costi per le imprese, potrebbero però essere attutiti con l’introduzione di un credito di imposta, riferisce Adnkronos, calibrato sui soli dipendenti beneficiari di questa forma minima di retribuzione.

Osservatorio sulle fake news: per Agcom la criminalità è il tema clou

Criminalità, politica e medicina: sono questi gli argomenti più trattati dalle fake news, le notizie false – spesso costruite ad hoc – che viaggiano sulla rete e sui social. E il fenomeno ha raggiunto proporzioni davvero impressionati, anche se (e si spera che possa essere una buona vera notizia) la disinformazione online complessivamente prodotta in Italia nel secondo bimestre 2019 mostra un andamento pressoché costante rispetto al periodo gennaio-febbraio. A rilevarlo è il terzo numero dell’Osservatorio sulla disinformazione online pubblicato recentemente dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, l’Agcom.

Per le elezioni europee meno “falsi” che per le politiche del 2018

Tra i fatti più degni di nota, precisa una nota del Garante diffusa da Askanews, spicca come nel periodo subito precedente le ultime elezioni europee, l’ammontare medio di disinformazione online abbia assunto valori decisamente inferiori rispetto a quelli registrati nel periodo antecedente alle politiche del 2018. A marzo e aprile 2019, i contenuti di disinformazione si concentrano principalmente su fatti di cronaca (38,2%) che, congiuntamente a quelli di politica (11,8%) costituiscono la metà del totale. Da notare, prosegue Agcom, che sui siti di disinformazione l’incidenza degli articoli che trattano direttamente il tema delle elezioni europee ad aprile è stato di poco superiore all’1%.

Diminuiscono le “bufale” sull’immigrazione

Ancora, l’Osservatorio segnala che dall’analisi del testo di tutti gli articoli prodotti dai siti di disinformazione si evidenzia l’emergere di 4 principali tematiche, quali politica e affari di governo; cronaca nera e giudiziaria; medicina e salute; meteo. Tra i temi di rilevanza europea individuati da Eurobarometro, la disinformazione online riguarda soprattutto criminalità e disoccupazione, mentre sul totale diminuisce l’incidenza dell’immigrazione.

Criminalità il tema preferito dalla disinformazione

E’ la criminalità, però, il tema più gettonato per la costruzione delle fake news. La criminalità, che costituisce l’oggetto del 10% dei contenuti “falsi”, conclude la nota di Agcom, si conferma la tematica più trattata non solo dai siti ma anche dalle pagine/account social di disinformazione.

Gli italiani ne hanno paura

Un’ulteriore indagine, “Odio e falsità in rete”, svolta da Swg su un campione di 1.200 persone, indica invece quanto gli italiani abbiano paura di abboccare alle fake news sui social e in rete e di subire episodi di violenza verbale sul web. L’analisi afferma che il 39% degli italiani considera le fake news uno dei principali rischi dell’uso della rete (era il 26% nel 2017; +13%); seguono l’incitazione a odio e violenza (15%; +4% rispetto al 2017) e il decadimento del linguaggio (13%; +4%).

Riscaldamento terrestre e vita degli Oceani, impatto devastante dopo il 2010

Le variazioni della temperatura hanno effetti importanti sulla vita marina. Nel corso dell’ultimo decennio il riscaldamento terrestre ha causato mutamenti biologici su scala oceanica senza precedenti. Uno studio internazionale pubblicato su Nature Climate Change, guidato dal Cnrs (Francia) e al quale partecipa il Cnr-Ismar, prevede che l’aumento del calore oceanico porterà a ulteriori e sostanziali cambiamenti biologici nel mare. In particolare la ricerca identifica alterazioni inusuali nella vita marina dopo il 2010 nel Pacifico, nell’Oceano Atlantico e nell’oceano Artico.

“Cambiamenti biologici in regioni sempre più diffuse”

Secondo Alessandra Conversi, dell’Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), “questi risultati suggeriscono l’inizio di una nuova era climatica caratterizzata da forti cambiamenti biologici in regioni sempre più diffuse”. Può infatti accadere che in un periodo di tempo dell’ordine di un anno si modifichi l’intera rete trofica di un ecosistema, con impatti anche devastanti sui servizi ecosistemici e sulle collettività che ne usufruiscono.

Questi fenomeni, detti phase, regime o abrupt shifts (cambi/salti di sistema), sono stati identificati in molti bacini marini, per esempio nel Mare del Nord e in Adriatico già alla fine degli anni ’80.

Un modello numerico globale basato sulla teoria Metal

Per capire e predire i cambiamenti nella biodiversità marina il team scientifico ha progettato un modello numerico globale basato sulla teoria Metal (Macro-Ecological Theory on the Arrangement of Life) sviluppata da Gregory Beaugrand. Per verificare l’efficacia delle predizioni, riporta Adnkronos, il modello è stato inizialmente testato su quattordici regioni oceaniche per le quali esistevano osservazioni dagli anni ’60 dovute a programmi di monitoraggio.

Il modello è stato poi applicato su scala globale nel periodo 1960-2015. “Applicando il modello siamo riusciti a quantificare la forza e l’estensione spaziale dei regime shifts a scala globale: Metal ha infatti identificato tra il 2010 e il 2015 un cambiamento senza precedenti e massiccio nelle popolazioni oceaniche, che può essere attribuito a El Nino, alle anomalie di temperatura in Atlantico e nel Pacifico e al riscaldamento dell’Artico”, prosegue la ricercatrice.

Fornire segnali di allarme precoce sui cambi di regime negli ecosistemi marini

I programmi di monitoraggio delle popolazioni marine coprono solo una piccola area dell’oceano, solitamente vicino alla costa. Questo nuovo modello offre invece una copertura globale, e può essere usato in congiunzione con i sistemi di monitoraggio esistenti, consentendo quindi la predizione dei principali cambiamenti biologici su scale più ampie in termini di spazio tempo di quanto sia possibile fare con i soli dati osservati. “Può inoltre fornire segnali di allarme precoce (early warnings) sui cambi di regime negli ecosistemi marini – aggiunge Conversi – e allertare sulle possibili conseguenze sui servizi ecosistemici associati, come la pesca, l’acquacoltura, il turismo”.