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Mobilità Second Hand: le auto usate sorpassano quelle nuove

Oggi l’usato è la prima scelta quando si parla di mobilità.
In un contesto segnato da inflazione, aumento dei costi energetici e incertezze economiche, l’auto usata per molti rappresenta una soluzione non solo conveniente, ma anche più consapevole e sostenibile.
Permette infatti di evitare i lunghi tempi di attesa del ‘nuovo’, contenere i costi e accedere a marchi premium con un budget ridotto. O, semplicemente, consente di trovare un’auto storica e particolare.

Di fatto, nel mercato Second Hand il segmento delle auto domina per valore, rappresentando circa il 70% del totale, seguito da Moto/Scooter e Veicoli Commerciali.
Ma considerando il numero di compravendite, sono gli Accessori Auto a registrare il maggior volume. Lo rivela l’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa e Subito.it.

Volumi maggiori registrati dagli accessori

Dai dati raccolti su oltre 2.000 interviste emerge che il 15% degli italiani ha comprato un’auto usata negli ultimi tre anni, mentre un ulteriore 7% sta valutando di farlo.

I risultati confermano infatti la crescita costante del mercato delle auto usate, che nel 2024 ha generato un valore record di 10,8 miliardi di euro, rappresentando oltre il 40% del mercato Second Hand in Italia. Di questo, il 57%, pari a 5,9 miliardi di euro, è stato generato online, dimostrando come le piattaforme digitali siano diventate il punto di partenza, e spesso anche di arrivo, nel processo di acquisto. È lì che gli utenti cercano, confrontano e scelgono l’auto, prima di concludere l’acquisto in concessionaria o da privati.

Carburanti, la transizione ecologica procede a rilento

Questo quadro riflette un cambiamento più ampio nei comportamenti di consumo. Gli italiani sono sempre più pragmatici, attenti alla gestione del bilancio familiare e orientati verso scelte responsabili, anche quando si tratta di mobilità.

Nonostante la crescente attenzione alla transizione ecologica e lo sviluppo di nuove tecnologie, i dati dell’Osservatorio mostrano come le alimentazioni preferite rimangano diesel (33%) e benzina (29%), con il GPL (19%) che mantiene un buon livello di preferenza.
Le ibride si attestano al 15%, mentre le full electric restano ancora marginali (4%), segnale di una transizione più lenta, e forse meno prioritaria di quanto previsto.

Un percorso d’acquisto ibrido

Il percorso che porta all’acquisto di un’auto usata oggi si costruisce attraverso una combinazione di canali, dove l’online rappresenta il primo passo fondamentale
Il 38% degli italiani utilizza siti e app specializzate per l’esplorazione iniziale, la selezione dei modelli preferiti e il contatto con il venditore che precede l’indispensabile incontro.

Nella ricerca, le concessionarie restano centrali (35%), soprattutto nella fase finale, per ‘toccare con mano’ il veicolo e completare l’acquisto.
Non manca il passaparola, considerato utile dal 15% degli acquirenti. Non solo per trovare opportunità interessanti, ma anche per raccogliere esperienze, consigli e rassicurazioni da chi ha già affrontato lo stesso percorso.
I diversi canali non sono alternativi, ma spesso vengono utilizzati in parallelo. Un approccio ibrido che unisce razionalità, fiducia e concretezza.

Multe stradali: nel 2024 i cittadini italiani hanno pagato oltre 1,7 miliardi di euro

Nel 2024, le città italiane hanno registrato entrate record dalle multe stradali. Secondo un’analisi di Facile.it basata sui dati Siope, Milano, Roma, Firenze e Torino sono i comuni con i maggiori introiti derivanti da sanzioni per violazioni del Codice della Strada.

Complessivamente, i comuni italiani hanno incassato oltre 1,7 miliardi di euro, con un aumento del 10% rispetto al 2023.

Le città con più incassi 

Milano guida la classifica con 204 milioni di euro di entrate, seguita da Roma con 145,8 milioni. Firenze si colloca al terzo posto con 61,6 milioni di euro, mentre Torino segue a breve distanza con 61,2 milioni.

Napoli si posiziona quinta con 42,9 milioni di euro, davanti a Genova (36,7 milioni di euro) e Bologna (27,7 milioni di euro). Completano la top 10 Verona, Padova e Palermo. Complessivamente, i primi dieci comuni italiani per incassi da multe hanno raccolto quasi 650 milioni di euro, rappresentando più di un terzo del totale nazionale.

Siena è la città con l’importo più alto pro capite 

Oltre al valore assoluto delle multe, è interessante valutare l’importo pro capite. Siena si colloca in testa con una media di 171,5 euro per abitante, superando Firenze (170 euro), che perde la leadership rispetto al 2023.

Milano si attesta al terzo posto con 149,10 euro pro capite, segnando un forte incremento rispetto ai 107 euro dell’anno precedente. Padova e Verona seguono rispettivamente con 111,30 euro e 92,40 euro per abitante.

Piccoli comuni, grandi contravvenzioni  

Anche nei comuni con meno di 1.000 abitanti si registrano entrate di tutto rispetto derivanti dalle multe. Carrodano (La Spezia) è in testa con 807.000 euro di sanzioni a fronte di soli 465 residenti. Al secondo posto troviamo Colle Santa Lucia (Belluno) con 671.000 euro, mentre Poggio San Lorenzo (Rieti) occupa la terza posizione con 397.000 euro.

Rocca Pia (L’Aquila) e Calto (Rovigo) completano la classifica con incassi rispettivamente di 281.000 e 278.000 euro.

Cala il costo dell’assicurazione auto

Sul fronte delle assicurazioni auto, però, arriva qualche buona notizia: secondo l’osservatorio RC Auto di Facile.it, il premio medio a febbraio 2025 è sceso a 633,45 euro, con un calo del 3,09% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

Seconda casa: per italiani ed europei è un desiderio concreto

Lo evidenzia il RE/MAX European Housing Trend Report 2024: in Italia e in Europa, pur nell’evoluzione del mercato immobiliare, la seconda casa resta un elemento chiave per chi cerca un equilibrio tra investimento, benessere e pianificazione a lungo termine. E nonostante le sfide economiche e le nuove tendenze abitative, l’Italia è tra i Paesi europei con il più alto tasso di proprietà di seconde case, a conferma del forte legame degli italiani con il mattone.

Il legame degli italiani con la casa rimane infatti saldo, non solo con la prima abitazione. Possedere una seconda casa, per molti, è un obiettivo concreto.

In Italia il 72% possiede l’abitazione in cui vive


L’Italia si classifica tra i Paesi con il più alto tasso di proprietà immobiliare in Europa, con il 72% degli italiani già proprietario della casa in cui vive. Di questi, il 26% possiede anche una seconda abitazione.
Si tratta di percentuali superiori alle medie europee, che si attestano rispettivamente al 69% per la prima casa e al 25% per la seconda.

Inoltre, se in Italia la seconda casa è percepita principalmente come un investimento nel benessere e nella famiglia, in altri Paesi europei l’acquisto di un immobile secondario è spesso legato alla possibilità di ottenere una fonte di reddito. Ne è un esempio emblematico la Grecia, dove il 21% dei proprietari affitta la propria seconda abitazione, sfruttandola per generare entrate.
 
Investimento, vacanze, pensione o eredità per i figli

Tra le principali ragioni che spingono gli italiani a investire in una seconda casa, il tempo libero è al primo posto. Il 44% di chi ne possiede una la utilizza come casa vacanze, privilegiando località balneari, montane o rurali.

Un altro aspetto rilevante riguarda la pianificazione della pensione, con il 23% dei proprietari che vede nella seconda abitazione una scelta strategica per il futuro oppure un luogo dove trascorrere gli anni a venire con maggiore tranquillità. 
Inoltre, per molte famiglie italiane, la seconda casa rappresenta un’eredità per i figli, un bene da trasmettere alle nuove generazioni per garantire loro stabilità e sicurezza economica.

Bulgaria in testa per proprietari di seconde case


In generale, la seconda casa rimane un desiderio concreto anche per molti europei. In media, un proprietario su quattro possiede già una seconda abitazione, con percentuali che cambiano da Paese a Paese.
Nella classifica del RE/MAX European Housing Trend Report 2024, la Bulgaria è al primo posto per proprietari in possesso di una seconda casa (46%), seguita dalla Croazia (37%).

Al contrario, in nazioni come Regno Unito e Francia il numero di seconde case è nettamente inferiore. Nel primo caso, solo il 15% dei proprietari possiede una seconda abitazione, mentre in Francia la percentuale scende all’11%. In Germania, dove l’affitto è una formula abitativa più diffusa rispetto all’acquisto, il tasso di proprietà di seconde case si ferma al 14%.

Estate 2024: gli italiani hanno ancora voglia di viaggiare?

La risposta è sì. Nonostante inflazione, aumenti tariffari e conflitti, la voglia di viaggiare degli italiani non si è fermata. Tra giugno e agosto, circa 4 milioni di italiani si metteranno in viaggio grazie ai servizi delle agenzie di viaggi, con un aumento delle prenotazioni del 3,5% rispetto all’estate 2023. Questo risultato, anche se inferiore rispetto ai primi quattro mesi dell’anno (+9,5% rispetto al 2023), rappresenta un segnale positivo per il turismo organizzato.

Volumi di affari in crescita soprattutto al Nord Est

Secondo l’indagine di Assoviaggi Confesercenti, realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze su un campione di 671 agenzie di viaggio, il volume di affari della prima parte dell’anno ha registrato una crescita del 9,5%, con il Nord Est e il Centro in testa. Tuttavia, dopo una forte domanda iniziale, c’è stata una decelerazione nei mesi di maggio e giugno. I viaggi leisure costituiscono circa il 60% del totale del volume di affari, seguiti dai servizi di trasporto (18%), il business travel (14%) e le polizze assicurative (8%).

Per l’estate, si prevede un aumento moderato delle richieste, ma non ai livelli sperati dalle imprese del settore. Molte prenotazioni estive sono state fatte con l’advanced booking nei primi quattro mesi dell’anno, mentre nei mesi di maggio e giugno si è visto un calo di interesse, soprattutto verso il prodotto “Mare Italia”. Le richieste si sono orientate maggiormente verso destinazioni a breve raggio per contenere i costi del trasporto e verso mete con un’offerta competitiva.

Le tipologie di viaggio 

Circa il 70% delle prenotazioni estive riguardano destinazioni estere, con un aumento del 6,7% rispetto all’estate 2023. Al contrario, le richieste per destinazioni italiane sono calate del 3,1%. Questo trend è influenzato dalla concorrenza di destinazioni estere, dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e dall’aumento dei prezzi in Italia. In totale, 2,8 milioni di italiani viaggeranno all’estero, mentre 1,2 milioni resteranno nel Belpaese.

Le crociere mantengono il loro fascino tra i viaggiatori anche nel 2024. Crescono le richieste per i viaggi tailor made, creati su misura, e per i viaggi intercontinentali e verso località di mare nei Paesi Mediterranei. Aumenta l’interesse per i viaggi di gruppo, che permettono a chi viaggia da solo, in particolare donne, di unirsi a piccoli gruppi accompagnati da esperti. Le Capitali europee, le Città d’arte italiane e la formula Fly & Drive sono altre opzioni amate dai viaggiatori.

Le destinazioni preferite 

Per i viaggi a corto raggio, Grecia e Spagna sono in cima alle preferenze, seguite da Portogallo, Francia, Marocco, Tunisia e Albania. Per i viaggi a medio raggio, guida la lista delle preferenze l’Egitto, compensando il calo di domanda con prezzi accessibili. Per il lungo raggio, gli USA, Giappone, Caraibi, Thailandia e Madagascar sono tra le destinazioni preferite. Altre mete includono Tanzania, Malesia, Polinesia, Vietnam, India, Australia, Perù e Namibia.

In Italia, nonostante il calo del “Mare Italia”, Sardegna, Puglia, Sicilia, Calabria, Toscana, Campania, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna rimangono le destinazioni più richieste.

Conclusioni

“Siamo fiduciosi che il 2024 possa rappresentare un punto di svolta decisivo per le imprese del turismo organizzato”, commenta Gianni Rebecchi, Presidente di Assoviaggi Confesercenti. Dopo anni di sfide, l’obiettivo è il ritorno ai livelli pre-pandemia, migliorando l’offerta e l’esperienza del viaggiatore e rafforzando le collaborazioni con i fornitori. Tuttavia, il rallentamento delle prenotazioni degli ultimi mesi è un segnale preoccupante che va monitorato attentamente.

Il decision tree e le scelte dei consumatori al momento dell’acquisto

Quali sono gli elementi considerati dai consumatori quando devono acquistare un prodotto? Soprattutto convenienza e qualità, che si contendono i primi due posti nella classifica delle considerazioni da parte dei consumatori. È quanto emerge dal focus sullo shopper decision tree dell’ultimo European Opinion Tracker, condotto da BVA Doxa su un campione rappresentativo della popolazione italiana, francese e inglese. Secondo il focus emergono alcune differenze nel confronto con Francia e Regno Unito. Se, ad esempio, per l’acquisto di prodotti alimentari gli italiani pongono molta attenzione alla qualità del prodotto (54%) e alla sua origine (35%), in Francia si pone meno attenzione alla qualità del prodotto (-9% rispetto all’Italia), e in UK alla sua origine (-14%). Quello che però viene più considerato in UK rispetto all’Italia è il packaging della confezione, considerato dal 14% degli inglesi, ma dal 9% degli italiani.

Convenienza vs qualità e social responsibility

Le piattaforme di intrattenimento come Netflix, Amazon Prime, Sky, Disney+ hanno conosciuto un aumento degli abbonati e della frequenza di utilizzo. Ma a quali elementi dare importanza quando si tratta di scegliere il servizio a cui abbonarsi? In questo caso le offerte convenienti sono importanti per il 39% degli italiani, ma solo per il 26% degli inglesi. I consumatori italiani, però, danno grande importanza anche alla qualità del servizio (35%). Emerge poi un dato nuovo rispetto ad altre categorie di prodotto: il 10% è attento alla social responsibility, ovvero l’attenzione dell’azienda alle tematiche importanti per la società.

Sconti e promozioni, ma anche brand e origine del prodotto

La qualità del prodotto viene presa in considerazione dagli italiani anche quando si tratta di acquistare abbigliamento o accessori: il 44%, infatti, lo considera un criterio importante, contro il 32% dei francesi, che risultano più interessati a sconti o promozioni (40%), e ancor meno degli inglesi (23%). Il brand è invece considerato importante senza distinzioni significative tra i tre Paesi. La qualità del prodotto viene di nuovo menzionata anche nel caso di acquisto di prodotti per la cosmesi e la cura della persona (45%), ma qui il brand acquista una maggiore importanza, salendo al 30%. Il motivo potrebbe essere legato a un altro criterio che emerge per questa categoria, l’origine del prodotto, che viene considerato dal 24% degli italiani (+10% rispetto agli inglesi).

Design e qualità del servizio

Quanto all’acquisto di mobili e accessori per gli ambienti domestici, la qualità del prodotto viene presa in considerazione dal 36% degli italiani (27% francesi), le offerte convenienti dal 31% (21% inglesi), ed emerge anche l’aspetto del prodotto, il design, considerato più che in altre categorie, dal 21% degli italiani. Sempre nell’ambito domestico, interessanti sono i criteri menzionati per l’acquisto di elettrodomestici, dove le offerte convenienti risultano importanti per il 33% degli italiani e il 37% dei francesi. La novità rispetto alle altre categorie è l’importanza data alla qualità del servizio di assistenza, che per il 19% degli italiani fa la differenza.

Imprese del commercio online, +15,5% in sei mesi

Con l’accelerazione dell’e-commerce sulla spinta dall’emergenza sanitaria, molte imprese del commercio che prima della pandemia non utilizzavano il canale online hanno iniziato a vendere su internet. Tra aprile e ottobre 2020 sono state infatti più di 3.600 le aziende di questo settore ad avere aperto un canale online di vendita. Poter continuare a operare anche in questo momento di difficoltà ha fatto registrare in sette mesi una crescita del +15,5% di aziende presenti sul web: se complessivamente a marzo 2020 erano 23.386 a ottobre sono arrivate a quota 27.007. Si tratta della fotografia scattata da Unioncamere attraverso l’osservatorio dei Punti Impresa Digitale (PID) delle Camere di commercio, sulla base dei test sulla maturità digitale effettuati dalle imprese italiane e i dati del Registro delle imprese.

Le Pmi dotate di strumenti per l’e-commerce sono aumentate di 4 punti percentuali

Secondo Unioncamere tra maggio e settembre 2020 nel complesso quasi un’impresa italiana su tre si è equipaggiata tecnologicamente per le vendite e i pagamenti sul web. Più in particolare, dopo la prima fase di lockdown le Pmi che si sono dotate di strumenti per l’e-commerce sono aumentate di 4 punti percentuali, arrivando al 27% contro il 23% dello stesso periodo del 2019. Sono invece aumentate di 5 punti percentuali le Pmi che si sono equipaggiate per l’e-payment, passando dal 31% al 36%.

La adozione di tecnologie abilitanti è più rapida in Friuli Venezia Giulia

A livello regionale, la rincorsa verso l’adozione di queste tecnologie abilitanti per la vendita online appare più veloce in Friuli Venezia Giulia (+ 27 punti percentuali), seguita dalla Puglia (+19 punti percentuali) e dalla Basilicata (+ 22 punti percentuali). Ed è ancora il Friuli Venezia Giulia a smarcarsi nettamente rispetto alla media per l’adozione di sistemi di e-payment, registrando nel periodo tra maggio e settembre 2020 una crescita di +30 punti percentuali.

I livelli di digitalizzazione più evoluti li raggiunge il Trentino Alto Adige

Per facilitare il ricorso allo smartworking da marzo ad aprile 2020 anche l’adozione di strumenti di cloud da parte delle imprese ha registrato un boom, salendo di +11 punti percentuali, così come quella di sistemi per la cybersecurity (+ 3 punti percentuali). Questa accelerazione verso l’economia 4.0 si inserisce all’interno di un cammino di crescita intrapreso dalle imprese italiane negli ultimi tre anni. In questo caso, a guidare la classifica nazionale per i livelli di digitalizzazione più evoluti delle Pmi è il Trentino Alto Adige, riporta Italpress.

Come si viaggerà in futuro? I 7 trend per il 2021

Come saranno i viaggi nel 2021? Nonostante il coronavirus, i viaggi in famiglia sono in cima alla lista dei desiderata per gli italiani, così come le vacanze on the road, preferite a quelle tradizionali. Ma il perdurare della pandemia sta rendendo i periodi di vacanza più flessibili, anche grazie a una diversa organizzazione del lavoro, agevolata dallo smartworking. Inoltre, le famiglie prevedono di prendere maggiori precauzioni rispetto al passato, soprattutto facendo più caso alle politiche di cancellazione e rimborso (42%), prestando maggiore attenzione alla pulizia di un alloggio (39%), e prenotando più last minute (28%).  La prima edizione del Travel Trend Report 2021,Vrbo, esperto di case vacanza per famiglie, rivela quali saranno le 7 tendenze di viaggio per il 2021, che in generale sarà all’insegna di una maggiore attenzione alla sicurezza.

Sicurezza e Flexcation

A causa delle tante incertezze causate dalla pandemia le famiglie italiane vogliono avere maggiore controllo su tutti gli aspetti che riguardano il viaggio, dalla pianificazione fino al modo in cui arrivare nella destinazione (trend 1). La pandemia ha però generato nei viaggiatori la cosiddetta Flexcation (trend 2), ovvero, la vacanza unita allo smartworking. Dopo un anno difficile di permanenza forzata in casa e vacanze annullate la voglia di viaggio è più forte che mai. E quando sarà di nuovo possibile viaggiare, le famiglie sono disposte a farlo più frequentemente, e a intraprendere finalmente il viaggio della vita, quello per troppe volte rimandato (trend 3).

Voglia di evasione, budget più alto, e spazi più ampi

Per molti, quando sarà possibile tornare a viaggiare, il must è chiudere il cerchio e andare finalmente nella stessa destinazione scelta “prima” della pandemia (trend 4). Un po’ tutti però hanno più che mai voglia di evasione, e sognano un’avventura a contatto con la natura (trend 5), a costo di spendere una cifra più elevata per le proprie vacanze. Il budget per il viaggio del futuro stanziato dalle famiglie nel 2021 sarà infatti più alto del solito (trend 6).  Ma anche se le famiglie sono pronte a viaggiare di nuovo sono attente alle misure di distanziamento sociale. Avere a disposizione uno spazio più ampio è quindi un’esigenza per chi viaggia nell’era Covid, anche se con la famiglia ristretta (trend 7).

Le mete più ricercate per l’anno prossimo

Le mete italiane più ricercate dai viaggiatori italiani di Vrbo tra gennaio-agosto 2020 per soggiorni prenotati nel 2021 sono state la provincia di Trento e il Sud Tirolo, la provincia di Sassari e il sud della Sardegna, la provincia di Lecce, la Puglia e la Valle D’Aosta, la provincia di Belluno e il Veneto. Le mete estere più ricercate sono state invece le Isole Baleari, la Spagna, le Isole dell’Egeo Meridionale, la Grecia, le Isole Canarie e la Spagna. Insomma, per chi sogna di viaggiare all’estero il mare resta la meta preferita, mentre per i viaggi in Italia la destinazione più gettonata è la montagna.

 

 

Le Stories debuttano anche su Linkedin

Anche LinkedIn, il social destinato al mondo professionale, si dà alle Storie. Esattamente come Instagram, pure il social “serio” fa debuttare il nuovo format, destinato agli oltre 200 milioni di iscritti nel mondo (di cui 14 in Italia). Disponibile anche in Italia, questa opportunità funziona come per gli altri social media: si possono perciò condividere storie con foto e video della durata massima di 20 secondi, che resteranno visibili per 24 ore sul proprio profilo. L’opzione è disponibile per l’app mobile. Le storie possono essere personalizzate con testo, tag e adesivi a tema, e sarà possibile avviare una conversazione tramite la funzione “Domanda del giorno” (“Question of the Day”).

Obiettivo? Aumentare l’engagement

Ma perché LinkedIn ha ceduto alle Stories? Probabilmente a seguito del lockdown, che ha costretto un po’ tutti a sovrapporre vita personale e professionale, senza nette distinzioni. “Rimanere connessi, a livello personale e professionale, non è mai stato così importante come ora” ha dichiarato all’Agi Michele Pierri, News Editor di LinkedIn Italia, “Durante il lockdown i nostri membri hanno utilizzato LinkedIn per tenersi in contatto con colleghi e altre persone sia per cercare consigli, che per trovare nuove opportunità, o semplicemente per tenersi aggiornati. Vediamo le storie come una naturale continuazione di questa connettività più personale tra colleghi, e abbiamo già visto centinaia di migliaia di nuove conversazioni che si sono innescate tramite le storie”. Inoltre negli ultimi mesi il social professionale ha registrato una crescita del 55% su base annua delle conversazioni tra gli utenti, e un aumento del 60% relativo alla creazione di contenuti sulla piattaforma. Da qui la necessità di attivare le Stories, così da condividere il più possibile contenuti con altri format. Ma forse la piattaforma ha voluto sperimentare le Stories anche per incrementare il tempo medio di permanenza nonché per attirare un target più giovane e già abituato a utilizzare una modalità di comunicazione verticale.

In Italia la funzione è già attiva

La nuova opzione è disponibile dal mese di ottobre anche in Italia, dopo aver debuttato prima in Brasile, Australia, Emirati Arabi, Francia e Paesi Bassi. “Il formato Stories è ottimo per condividere momenti chiave di eventi di lavoro e lo stile narrativo full-screen semplifica la condivisione di consigli e trucchi per lavorare in modo più efficiente…” ha scritto sul blog ufficiale Pete Davis, head of content products di LinkedIn. “Non vedo l’ora di scoprire come le storie renderanno più creativo e autentico il modo in cui gli utenti condividono la loro vita lavorativa, in modo che possano costruire e coltivare le relazioni necessarie in un’ottica di produttività e di successo professionale”.

Smartphone in vacanza: dove e come gli italiani hanno rotto il telefono

Dove hanno rotto lo smartphone gli italiani durante le vacanze estive 2020? Uno studio elaborato dal WeFix Lab in base ai dati delle riparazioni elaborate dal Dipartimento Statistico di iFix-iPhone.com, il booking che seleziona i centri assistenza smartphone, al primo posto tra le regioni in cui si sono rotti più smartphone c’è la Liguria, mentre spiaggia e laghi si riconfermano come i luoghi più pericolosi per i telefonini. La ricerca la dice lunga però anche su quanto la pandemia abbia inciso sulle vacanze degli italiani, e sulla dose di imprudenza utilizzata sull’utilizzo dello smartphone. Soprattutto fra le fasce più giovani.

Forte calo di richiesta di assistenza da parte dei turisti stranieri

La Liguria, al primo posto, quindi, fa un balzo in avanti di 8 posizioni rispetto all’anno precedente, ed è seguita da Sardegna, Calabria e Sicilia. I numeri di richiesta assistenza in queste regioni sono stati elevati, con una leggera frenata da metà agosto a causa dell’espandersi dei contagi da Covid- 19 in alcune località, si legge su ItaliachiamaItalia.it. Un dato interessante è il forte calo di richiesta di assistenza da parte dei turisti stranieri e quello di connazionali rientrati invece da altre Nazioni. Pare infatti che il 50% dei vacanzieri sia rimasto nella propria zona optando perlopiù le zone di mare (70%) e solo il 10% la montagna. I pochi che hanno scelto le mete estere che hanno richiesto assistenza non sono andati troppo lontano, al primo posto infatti troviamo la Svizzera, seguita da Francia, Malta, Grecia, Croazia e Spagna.

Il marketing ingannevole è complice dei “tuffi” del telefonino

La spiaggia e i laghi si riconfermano in testa alla classifica come luoghi più pericolosi per gli smartphone, con il classico “tuffo in acqua”, che sorprendentemente, quest’anno non è stato del tutto accidentale. Molti utenti infatti hanno volontariamente immerso il proprio smartphone in acqua per fare le foto, complice probabilmente il marketing ingannevole che fa apparire i dispositivi impermeabili piuttosto che semplicemente resistenti agli schizzi.

Al secondo posto invece si collocano le discoteche e i locali notturni, presi d’assalto dai più giovani, che in questa estate 2020 si sono rivelati anche i più disattenti, specie nella fascia di età 25-34 anni, con il 32.97% di smartphone danneggiati, e quella dai 18-24, con il 31.06%.

Molti danni causati da frequenti lavaggi con disinfettanti

Non vi sono invece variazioni in classifica per quanto riguarda i danni più frequenti, come la caduta accidentale (44.16%) e l’utilizzo imprudente del dispositivo (19.27%), al secondo posto della classifica. Alcune sorprese riguardano la causa di rottura. Molti dei danni da acqua pervenuti sono stati causati da frequenti lavaggi sotto l’acqua corrente o effettuati con liquidi quali alcol o solventi allo scopo di disinfettare lo smartphone. Alto anche il numero delle cadute accidentali da selfie, dato che gli utenti hanno preferito avventurarsi in autoscatti “estremi” piuttosto che dare a sconosciuti lo smartphone per farsi scattare una foto.

La nuova normalità è “agile”

Lo smart working è destinato a riscrivere il mondo del lavoro, e quello della vita privata. Questa modalità ha cambiato la destinazione d’uso delle stanze di casa o ha adattato gli ambienti domestici a postazioni di lavoro. Ma come in ogni ambiente professionale, anche nelle nuove case-ufficio nascono abitudini, tradizioni, e tormentoni. InfoJobs, la piattaforma per la ricerca di lavoro online, ha indagato come si svolge la vita degli italiani ai tempi del lavoro agile, con particolare attenzione ai meeting online, che hanno sostituito le riunioni in presenza. E se le call e le videocall sono ormai un’abitudine quotidiana del lavoratore agile la metà degli intervistati (52%) trascorre al telefono meno di un’ora, mentre l’altra metà tra una e tre ore al giorno (34,8%), e il 13,2% quattro ore e più

Gli imprevisti della videocall

I lavoratori riservano grande importanza alla preparazione per affrontare una videocall, riferisce Adnkronos. In casa si cerca un luogo dove l’audio sia perfetto e dove nessuno disturbi (48,5%), ma anche uno sfondo neutro per non far vedere troppo la casa (26,7%). Importante poi avere un aspetto curato (19,4%), ma è meglio essere preparati per l’agenda del giorno (22,4%).

Spesso poi ci si imbatte in piccoli intoppi tecnici o “invasioni domestiche” che creano tormentoni, come “Sei in muto!” (55,4%), “Scusate, il citofono!”, “Chiudo la finestra, oggi i vicini hanno deciso di tenere un concerto/tagliare l’erba/fare i lavori” (30,6%), o “Non si capisce nulla, parliamo uno alla volta!” (29,4%).

Quando la vita vera irrompe nello schermo

InfoJobs ha poi individuato gli imprevisti da videocall che strappano un sorriso ai partecipanti, dai figli che urlano o litigano, giocando o facendo videolezioni (46%) ai famigliari con mise improbabili che irrompono nello schermo (41,1%), fino al gatto che passa davanti al monitor (20,8%). I lavoratori sono consapevoli che accendere la telecamera o attivare l’audio può portare non solo a uno scambio di informazioni di lavoro, ma anche a ripetizioni delle tabelline, un lampadario kitch che verrà per sempre associato al collega, o semplicemente ai rumori della vita vera che deve andare avanti.

Le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare

In ogni caso, che siano al telefono, via mail o chat le richieste dei capi trovano sempre il modo di arrivare, e in cima alla classifica della domanda più ricorrente i lavoratori sono d’accordo. Il 53,6% dichiara che i superiori chiedono soprattutto di fissare una video-chiamata di aggiornamento periodica del team, magari per monitorare i progressi di un’attività e valutare insieme opportunità e criticità. Anche fra colleghi la richiesta più frequente è un allineamento del team (59,6%), segue il bisogno di supporto (47,5%) o una proposta di divisioni delle attività per rispettare le deadline stabilite, magari dal capo o dai clienti.

E proprio prima di affrontare il capo, secondo il 14,1% fra colleghi è frequente la proposta di un pre-meeting sulla versione da raccontare