Mese: Maggio 2023

Pari opportunità di genere: un’opportunità anche di business

Le pari opportunità di genere potrebbero fornire un contributo significativo al PIL europeo, con una stima che arriva a 3,15 trilioni di euro entro il 2050. Questo dato, elaborato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), evidenzia l’importanza della parità di genere in termini di fattori ESG. Pertanto, l’obiettivo di raggiungere la parità di opportunità si presenta come una delle priorità da affrontare nel breve termine.

Non solo per le posizioni manageriali

Le pari opportunità non riguardano solo le posizioni manageriali, in cui le donne sono ancora sottorappresentate, ma devono iniziare garantendo l’accesso alla formazione e alla qualificazione professionale. Queste urgenze sono state evidenziate anche dalle imprenditrici europee provenienti da 24 nazioni, intervistate nell’ambito della Eurochambers Women Network Survey 2023. L’indagine ha analizzato lo stato attuale dell’imprenditoria femminile in Europa, con particolare attenzione alle aziende guidate da donne, al fine di sviluppare iniziative mirate a sostegno delle imprenditrici in tutto il continente. L’indagine ha raccolto oltre 800 risposte che hanno evidenziato la resilienza delle imprenditrici nel fronteggiare le difficoltà, la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti e di affrontare sfide in modo tempestivo e lungimirante. I dati raccolti riguardanti la transizione digitale e sostenibile delle imprese guidate da donne ne sono una dimostrazione.

Burocrazia e accesso ai finanziamenti i principali ostacoli 

Dalle risposte delle donne intervistate emerge che i principali ostacoli che devono affrontare riguardano la burocrazia e l’accesso ai finanziamenti, in cui ancora troppo spesso non godono delle stesse opportunità dei loro colleghi. Altri ostacoli riguardano la possibilità di carriera e la parità di retribuzione, per i quali sono necessari modelli di ruolo nei settori a predominanza maschile, maggiore attenzione all’istruzione e concrete opportunità di accesso alle posizioni manageriali.

La direttiva UE

Il tema della parità di genere in relazione ai fattori ESG è stato affrontato anche in una tavola rotonda organizzata da Eurochambers Women Network in collaborazione con Unioncamere presso la sede di Si.Camera, Agenzia delle Camere di Commercio d’Italia. Durante l’incontro sono emersi spunti importanti, in particolare riguardo alle implicazioni della direttiva sulla parità di genere nei consigli di amministrazione delle imprese, approvata dal Parlamento europeo alla fine del 2022. Tale direttiva prevede che entro luglio 2026 le grandi società dell’UE quotate in borsa debbano adottare misure adeguate per garantire una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione. Questa direttiva rappresenta un passo importante verso la parità di genere, considerando che nel 2021 solo poco più del 30% dei membri dei consigli di amministrazione delle grandi aziende quotate era costituito da donne,

La presenza femminile ha un impatto positivo sui risultati finanziari

I numeri dimostrano che una maggiore presenza femminile nei vertici aziendali ha un impatto positivo: quando la quota di donne nei consigli di amministrazione si colloca tra il 30% e il 40%, le imprese hanno maggiori possibilità di ottenere risultati finanziari migliori, rendimenti più elevati e performance ESG superiori. La parità di genere, infatti, è un elemento essenziale nella dimensione sociale di una società e rappresenta un fattore fondamentale per valutare la responsabilità sociale di un’azienda e raggiungere livelli di business sostenibili.

La Sanità digitale vale 1,8 miliardi nel 2022, +7% rispetto al 2021

Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano: in Italia nel 2022 la spesa per la Sanità digitale vale 1,8 miliardi di euro, +7% rispetto al 2021. Inoltre, aumenta la richiesta di nuovi prodotti e servizi basati sul digitale in ambito sanitario. Alcune tecnologie a supporto del paziente a domicilio sono già diffuse, come le app per la salute o i dispositivi indossabili per monitorare i parametri clinici, mentre tecnologie più innovative destano la curiosità dei pazienti. Tra i medici però emerge preoccupazione sul possibile utilizzo inappropriato da parte dei pazienti/cittadini dell’Intelligenza artificiale.
E se rallenta la diffusione del Fascicolo Sanitario Elettronico, la maggior parte delle aziende sanitarie ha intenzione di investire in Cybersecurity, Cartella Clinica Elettronica e nell’integrazione con sistemi regionali o nazionali.

Fascicolo Sanitario Elettronico usato soprattutto in ambito Covid

Dalla rilevazione svolta in collaborazione con Doxa Pharma, emerge che nel 2023 il 35% dei cittadini ha fatto almeno un accesso al FSE (33% nel 2022) e la maggior parte (53%) afferma di averlo usato solo per le funzionalità legate all’emergenza Covid (consultazione del Green Pass, dei certificati vaccinali, ecc.). Anche nell’uso del Fascicolo si riscontra una situazione di stabilità, con il 57% che afferma di averlo utilizzato (54% del 2022), soprattutto per l’accesso a referti e ricette elettroniche.
Tra i servizi più interessanti per il futuro, la possibilità di visualizzare l’andamento dei propri parametri clinici (67%) e consultare informazioni specifiche sulla propria patologia (65%).

Telemedicina: in ripresa Televisite e Telemonitoraggio

La maggior parte dei medici utilizza e-mail e WhatsApp per comunicare con i pazienti. Tuttavia, app o piattaforme di comunicazione dedicate all’uso sanitario sono sempre più considerate un’alternativa valida dai professionisti sanitari (33% medici specialisti, 38% medici di Medicina Generale, 40% infermieri), come emerge dalle rilevazioni svolte in collaborazione con AMD, AME, PKE e SIMFER, FIMMG, e FNOPI. Quanto alla Telemedicina, dopo la flessione riscontrata nel periodo successivo alla pandemia, sta vivendo una nuova ripresa. Il 39% dei medici specialisti e il 41% dei medici di Medicina Generale afferma di aver utilizzato servizi di Televisita, e rispettivamente il 30% e il 39%, ha fatto ricorso al Telemonitoraggio. 

Cartella Clinica Elettronica per anamnesi, Ai per la diagnostica

Lo sviluppo della Cartella Clinica Elettronica si conferma poi una priorità per le strutture sanitarie (75%): il 42% afferma di averne una attiva in tutti i reparti, mentre nel 23% dei casi solo parzialmente, e solo la metà dei medici specialisti la utilizza.
Le funzionalità più diffuse sono anamnesi e inquadramento clinico, e gestione e visualizzazione delle informazioni di riepilogo sul paziente, mentre ancora poco diffuse quelle più avanzate, legate al supporto decisionale. Tra le applicazioni di AI più diffuse, e più utilizzate dai medici specialisti, emergono invece le soluzioni per analizzare immagini e segnali a fini diagnostici o di trattamento.
Considerate come le più promettenti per il futuro (60%), il 29% delle strutture sanitarie ha già avviato le prime sperimentazioni in questa direzione.

Mangiare meglio è mangiare italiano

Cosa significa mangiare bene? Per gli italiani significa scegliere di mangiare ‘tricolore’. Lontani dal conoscere la ricetta’ giusta, anche perché gli italiani sono convinti che esistano soluzioni e idee diverse, adeguate a diverse convinzioni, fasi della vita, ma anche portafogli, uno degli aspetti su cui sembra esserci maggiore convergenza tra i nostri connazionali è quello del scegliere di ‘mangiare locale’, ovvero, italiano. Gli italiani, quindi, come confermano i dati della ricerca Eumetra dal titolo ‘Benessere e Sostenibilità’, sanno che uno degli ingredienti fondamentali dello stare bene risiede nel mangiare meglio, con prodotti di buona qualità. E se il Made in Italy è un valore importante in tanti settori della nostra attività produttiva, dalla moda al design, fino a tante realtà grandi e piccole del settore manifatturiero, questa evidenza incorona gli italiani anche come ‘campioni del buon gusto’.

Più cibo locale meno prodotti etnici o stranieri

Tra i tanti ambiti, uno in cui sicuramente eccelliamo è il settore agroalimentare, e questo gli italiani lo sanno bene. Quando si tratta di sottolineare, arricchire, valorizzare l’italianità di un prodotto o di una filiera, sono tutti d’accordo.Gli ultimi difficili anni sembrano averci resi ancora più consapevoli di questa nostra ricchezza. Tre dati in particolare, provenienti dall’ultima edizione di Benessere e Sostenibilità, permettono di fotografare questo fenomeno. Il primo è la prossimità. Il 56% del campione dichiara di comprare prevalentemente prodotti del proprio territorio, e solo l’11% non lo fa.
Inoltre, il 66% oggi consuma di più prodotti 100% italiani, mentre il 25% a volte sceglie italiano e a volte no, e solo il 9% dichiara di non essere d’accordo. Infine, il 73% sostiene di avere in qualche modo ridotto il consumo di cibi nuovi, stranieri o etnici.

Gli stili alimentari più evoluti scelgono il 100% Made in Italy 

In particolare, l’adesione ai prodotti 100% italiani diventa una sorta di plebiscito negli stili alimentari che lo studio individua come i più interessanti ed evolutivi. È infatti d’accordo il 70% del cosiddetto Stile Armonico e l’83% dello Stile Pioniere, che di tutti gli stili alimentari è il più interessante, perché più progettuale, intelligente, attento, anticipatore delle mode e proteso verso il futuro. A questi, si aggiunge anche il 77% delle Elite Socioculturali, uno degli Stili di Comunicazione rilevati dalla ricerca.

Viva la provenienza sicura, certa e certificata

Sembra decisamente una bella notizia. Mangiare meglio, tra le varie sfumature, significa scegliere alimenti di provenienza sicura, certa, certificata. In una parola, del nostro Paese. E più siamo persone consapevoli, più pensiamo che l’italianità alimentare sia un valore. Le nostre aziende hanno di che rallegrarsi, e indirizzare ai consumatori politiche di marketing adeguate.