Il report ‘Non staremo al nostro posto’, realizzato da WeWorld in collaborazione con Ipsos in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), offre un quadro dettagliato delle diverse forme di violenza presenti nei luoghi di lavoro.
Intanto, il 60% di lavoratori/lavoratrici è a conoscenza di episodi di violenza avvenuti nel proprio ambiente di lavoro e il 71% di micro-aggressioni. Le forme più diffuse di abuso riguardano violenza verbale (56%), mobbing (53%), abuso di potere (37%), oltre a violenza fisica (10%), stalking (6%) e violenza online (2%).
Le conseguenze: dallo stress al licenziamento
Per quanto riguarda la percezione della gravità, le molestie sessuali sono considerate la forma più seria di violenza (52%). Al contempo, il 62% delle donne non segnala gli abusi per paura di perdere il posto.
In merito all’esperienza della violenza sul luogo di lavoro, il 22% l’ha subita almeno una volta nella vita (donne 28%). Principali responsabili, soprattutto capi (42%) o colleghi uomini (35%), seguiti da colleghe (22%) e cape donne (13%).
Stress e ansia burnout sono le conseguenze più comuni della violenza sul lavoro, segnalate dal 56% delle persone intervistate, seguite da burnout (33%, 37% donne), diminuzione dell’autostima (30%), dimissioni (25%) e depressione (21%).
In particolare, il 25% degli uomini ha avvertito un calo della produttività, e il 14% in seguito è stata licenziata/o.
La mancata denuncia degli abusi
Tra le ragioni per cui chi subisce violenza non denuncia l’accaduto è la paura di perdere il lavoro (59%). Per il 26% delle donne, il motivo principale per non denunciare è il timore di non essere creduta, e per quasi due operaie su tre (65%) è di perdere il posto.
Inoltre, il 67% di chi ha assistito o subito violenza sul lavoro non si è sentito tutelato dall’azienda (donne 80%).
Il report mette in luce anche il fenomeno delle micro-aggressioni. Il 71% delle persone intervistate ha assistito/subito almeno una micro-aggressione sul posto di lavoro. Di queste, il 58% ha dichiarato di esserne stata vittima diretta.
Il fenomeno delle micro-aggressioni
Più in particolare, il 37% delle donne ha subito episodi di mansplaining sul luogo di lavoro e il 27% ha subito sguardi o avances inappropriate. I principali responsabili delle micro-aggressioni sono colleghi (38%) e capi uomini (37%), estranei (17%), clienti uomini (14%) e colleghe donne (12%).
Tra il 21% che ha subito micro-aggressioni da parte della clientela, sono soprattutto giovani lavoratori e lavoratrici a riportare una maggiore esposizione a micro-aggressioni da parte di clienti (34%) ed estranei (33%).
Cosa si può fare per migliorare la situazione? Lavoratori e lavoratrici suggeriscono, ad esempio, istituire sanzioni per comportamenti violenti (37%), gestione più efficace delle segnalazioni (37%) e possibilità di denunciare in modo anonimo (32%).


