Mese: Novembre 2024

Violenza sulle donne: nel 2024 in Italia è sul lavoro 

Il report ‘Non staremo al nostro posto’, realizzato da WeWorld in collaborazione con Ipsos in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), offre un quadro dettagliato delle diverse forme di violenza presenti nei luoghi di lavoro. 

Intanto, il 60% di lavoratori/lavoratrici è a conoscenza di episodi di violenza avvenuti nel proprio ambiente di lavoro e il 71% di micro-aggressioni. Le forme più diffuse di abuso riguardano violenza verbale (56%), mobbing (53%), abuso di potere (37%), oltre a violenza fisica (10%), stalking (6%) e violenza online (2%).

Le conseguenze: dallo stress al licenziamento

Per quanto riguarda la percezione della gravità, le molestie sessuali sono considerate la forma più seria di violenza (52%). Al contempo, il 62% delle donne non segnala gli abusi per paura di perdere il posto.
In merito all’esperienza della violenza sul luogo di lavoro, il 22% l’ha subita almeno una volta nella vita (donne 28%). Principali responsabili, soprattutto capi (42%) o colleghi uomini (35%), seguiti da colleghe (22%) e cape donne (13%).

Stress e ansia burnout sono le conseguenze più comuni della violenza sul lavoro, segnalate dal 56% delle persone intervistate, seguite da burnout (33%, 37% donne), diminuzione dell’autostima (30%), dimissioni (25%) e depressione (21%).
In particolare, il 25% degli uomini ha avvertito un calo della produttività, e il 14% in seguito è stata licenziata/o.

La mancata denuncia degli abusi

Tra le ragioni per cui chi subisce violenza non denuncia l’accaduto è la paura di perdere il lavoro (59%). Per il 26% delle donne, il motivo principale per non denunciare è il timore di non essere creduta, e per quasi due operaie su tre (65%) è di perdere il posto.

Inoltre, il 67% di chi ha assistito o subito violenza sul lavoro non si è sentito tutelato dall’azienda (donne 80%).
Il report mette in luce anche il fenomeno delle micro-aggressioni. Il 71% delle persone intervistate ha assistito/subito almeno una micro-aggressione sul posto di lavoro. Di queste, il 58% ha dichiarato di esserne stata vittima diretta.

Il fenomeno delle micro-aggressioni

Più in particolare, il 37% delle donne ha subito episodi di mansplaining sul luogo di lavoro e il 27% ha subito sguardi o avances inappropriate. I principali responsabili delle micro-aggressioni sono colleghi (38%) e capi uomini (37%), estranei (17%), clienti uomini (14%) e colleghe donne (12%).

Tra il 21% che ha subito micro-aggressioni da parte della clientela, sono soprattutto giovani lavoratori e lavoratrici a riportare una maggiore esposizione a micro-aggressioni da parte di clienti (34%) ed estranei (33%).
Cosa si può fare per migliorare la situazione? Lavoratori e lavoratrici suggeriscono, ad esempio, istituire sanzioni per comportamenti violenti (37%), gestione più efficace delle segnalazioni (37%) e possibilità di denunciare in modo anonimo (32%).

Crisi d’impresa e composizione negoziata: +926 istanze nel 2024

A tre anni dall’avvio della composizione negoziata, la procedura stragiudiziale introdotta per consentire il risanamento delle aziende in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, il totale delle istanze ammonta a 1.963, +926 rispetto a quelle censite a novembre 2023, +60% nei primi 9 mesi del 2024.
Sul totale delle istanze presentate, 1.097 risultano concluse, di cui il 19% con esito favorevole, mentre 104 sono state rifiutate.

Il numero dei casi archiviati con esito favorevole è aumentato, da 83 nel 2023 a 210, con una crescita anche del tasso di successo medio trimestrale, che a partire dal 1° gennaio 2023 è pari al 20,5%.
Cresce anche il numero dei lavoratori salvati dal possibile licenziamento, che salgono a oltre 10mila. Emerge dai dati elaborati dell’Osservatorio di Unioncamere sulla crisi di impresa.

L’85,7% sono Società di capitali

Quanto alla dimensione delle imprese che ricorrono a questo strumento, nell’85,7% dei casi sono società di capitali, hanno mediamente 64 addetti e registrano 13 milioni di euro di valore della produzione.

Le istanze attualmente in gestione presso gli esperti incaricati sul territorio nazionale sono 762.
La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di istanze (436) seguita da Lazio (208) Emilia-Romagna (193) e Veneto (168).

Tempistiche più rapide e contenute

Uno dei principali elementi di forza della composizione negoziata è rappresentato dalle tempistiche di svolgimento della procedura, che per espressa previsione normativa, sono più rapide e contenute rispetto a quelle giudiziali delle procedure concorsuali.
La durata delle composizioni negoziate concluse è in media di 224 giorni e il 64% delle imprese si avvale della proroga di ulteriori 180 giorni prevista dalle norme.

Le tempistiche necessarie per giungere a una chiusura favorevole della composizione negoziata sono mediamente di 325 giorni. Quasi la totalità delle imprese, infatti, necessita di più di 6 mesi per concludere il procedimento (90%).
Quanto agli esiti sfavorevoli, la durata media è 200 giorni, con il 59% di imprese che nonostante le trattative non vadano a buon fine, ricorre alla proroga.

“In più di un caso su 5 si riesce a risanare l’azienda”

Tra i settori interessati, prevalgono le attività manifatturiere (21,5%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (19%) e le costruzioni (15%).
Si tratta in prevalenza di società di capitali (85,4%), mentre il restante 15% è costituito da società di persone, imprese individuali e altre forme giuridiche.

“Solo negli ultimi 15 giorni sono giunte altre 100 istanze, anche grazie alla recente possibilità di accordi con l’Agenzia delle entrate e riscossione, e si sono chiusi altri 5 casi di risanamento che interessano circa mille lavoratori -sottolinea Andrea Prete, presidente Unioncamere -. La convenienza di questa procedura è dimostrata anche dal fatto che quando è possibile utilizzare lo strumento della composizione negoziata, si risparmia tempo e in più di un caso su 5 si riesce a risanare l’impresa”.

Marketplace, le opportunità per le aziende italiane

Secondo il Netcomm NetRetail 2024 durante l’anno in corso, il 76,6% dei prodotti acquistati online passa attraverso un eRetailer o un Marketplace. Nel caso dei servizi digitali, la percentuale si attesta al 21,5%.  
In oltre 7 casi su 10 gli acquisti presso gli eRetailer e Marketplace sono riacquisti, un dato superiore rispetto ad altre tipologie di merchant, come produttori, retailer tradizionali, comparatori.

In Italia, eRetailer e Marketplace presentano una quota di acquisti maggiore nella categoria merceologica Accessori e Gadget, seguita da Elettronica, Gioielli e Orologi, prodotti per la Salute e il Benessere. Il Netcomm NetRetail 2024 rileva, invece, una quota minore snelle categorie Servizi, Food & Grocery e Attrezzature Sportive.

Customer journey: i trend di acquisto

I touchpoint che guidano all’acquisto sui Marketplace sono ricerca sul web (55,7%), recensioni dei prodotti (52%), visita su siti e applicazioni che vendono il prodotto selezionato (45,2%) e ricerca dei prezzi su un comparatore (38,3%).
I touchpoint che caratterizzano il customer journey sui Marketplace non si discostano da quelli che accompagnano l’acquisto su altri tipi di canali. La differenza, però, risiede nel fatto che l’acquirente presso un eRetailer necessita maggiormente di essere guidato nella scelta di acquisto.

Per questo, guadagnano rilevanza consulenze online e chatbot (32,5%), informazioni push su prodotti (32,3%), e contenuti promozionali su social network e riviste.
Il metodo di consegna più utilizzato nell’acquisto tramite Marketplace è la spedizione a casa o nel luogo di lavoro (81,7%), seguito dal ritiro in ufficio postale, edicola o bar (9,1%) e locker (5,5%).

Un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza

Per i consumatori i Marketplace rappresentano un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza. Secondo la ricerca Netcomm NetRetail Focus Marketplace 2024, i driver di acquisto sono principalmente i prezzi dei prodotti (37,9%), ridotte spese di consegna (31,8%), assortimento e ampia scelta (29,9%). Sono però cruciali anche la consuetudine (26,6%), l’esperienza di acquisto efficiente e veloce (22,2%) e il reso facilitato e gratuito (19,8%).

eRetailer e Marketplace sono inoltre i touchpoint digitali più consultati prima degli acquisti in negozio, con l’online che orienta 4 decisioni di acquisto tradizionale su 10, in particolare nelle categorie Smartphone, Elettronica e Attrezzatura Sportiva.

La soluzione per soddisfare la crescente domanda di consumo veloce ed efficace

“I Marketplace hanno ormai guadagnato un peso determinante all’interno dell’economia digitale del nostro Paese – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. L’Italia, dove 3 acquisti su 4 sono condotti tramite Marketplace ed eRetailer, è uno dei Paesi con la più alta quota di mercato detenuta da questi canali. Nel 2023, il valore della quota di mercato dei Marketplace si attesta al 57%, contro la media europea del 36%. In un contesto di commercio frammentato come quello italiano, dove le Piccole e medie imprese faticano a convertirsi al digitale a causa dei costi elevati e delle normative complesse, queste piattaforme si presentano come la soluzione per avvicinarsi al commercio online, incontrando di conseguenza la domanda sempre crescente di un consumo veloce ed efficace da parte degli utenti”.