Mese: Maggio 2025

Cresce l’occupazione, ma l’Italia rischia di restare senza lavoratori

Il 2024 si chiude con numeri occupazionali da record: sono oltre 800 mila le persone in più al lavoro rispetto al 2019. Un risultato ottenuto grazie a una serie di riforme che hanno trasformato l’approccio alle politiche del lavoro. Da misure passive si è passati a strumenti dinamici, mirati a migliorare l’incontro tra chi cerca lavoro e chi assume.

È quanto emerge da una recente analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, come riporta Adnkronos, che sottolinea come questi meccanismi abbiano contribuito a rafforzare la struttura del mercato del lavoro italiano. Ma il quadro non è del tutto rassicurante.

Demografia in caduta libera: cala la fascia d’età lavorativa

A minacciare la sostenibilità del sistema occupazionale è l’evoluzione demografica. Secondo le proiezioni basate su dati Istat, entro il 2030 l’Italia perderà oltre 1,1 milioni di persone in età compresa tra i 15 e i 64 anni. Il calo sarà ancora più marcato nel decennio successivo: più di 5 milioni di lavoratori potenziali in meno al 2040.

Questa tendenza rischia di generare un divario crescente tra il numero di persone disponibili a lavorare e la domanda occupazionale, destinata a restare alta anche nei prossimi anni, soprattutto per effetto dei pensionamenti.

Le regioni del Sud in maggiore difficoltà

Se a livello nazionale la flessione è significativa, nelle regioni del Mezzogiorno l’impatto sarà ancora più pesante. La Basilicata perderà l’8,1% della sua popolazione attiva entro il 2030, seguita da Sardegna (-7,8%), Calabria (-6,6%), Puglia (-6,4%), Campania e Sicilia (entrambe con -6%).

A livello provinciale, si segnalano riduzioni preoccupanti in territori come Nuoro, Potenza, Enna, Caltanissetta e Oristano, con flessioni vicine o superiori al 9,5% entro il 2040.

Il paradosso dell’Italia che vuole assumere, ma non trova

La vera sfida sarà conciliare la necessità delle imprese di reperire personale con un’offerta sempre più scarsa. Se non verranno attuate politiche di lungo periodo su natalità, formazione e immigrazione, il rischio concreto è che l’Italia possa avere posti di lavoro da offrire… ma nessuno da assumere.

Made in Italy alimentare: un export da quasi 23 miliardi, +11% in un anno

Da gennaio a dicembre 2024 il settore alimentare italiano nel suo complesso ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro.
In occasione della seconda Giornata Nazionale del Made in Italy del 15 aprile, Unione Italiana Food ha reso noti i dati dell’export 2024 dei comparti alimentari italiani rappresentati dall’associazione. Nel 2024 i settori rappresentati da Unione Italiana Food hanno sfiorato 23 miliardi di euro di esportazioni, per una crescita superiore all’11% in valore.

Insomma, nel Made in Italy che piace al mondo volano le eccellenze dell’alimentare italiano.
I principali mercati di destinazione, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia. 

Brillano pasta, caffè, prodotti da forno, cioccolato

Più in dettaglio, il 2024 ha visto crescere soprattutto l’export di pasta, cresciuto del +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro, il caffè (+ 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro), i prodotti da forno (+ 13,3%, 4,3 miliardi), oltre a cacao e cioccolato (+17,2%, 2,88 miliardi).

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti, come brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%). Prodotti che raccontano quel mix di tradizione, innovazione, sicurezza alimentare, qualità e alto contenuto di servizio che rappresenta la cifra stilistica del Made in Italy.

Non è solo una questione di qualità

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera.
Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia, e un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Sul futuro pesa l’incertezza dei dazi USA

Sul futuro del Made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana.

“Si confida quindi non solo nell’azione diplomatica della UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse – spiega Unione Italiana Food -. La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali, che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.