Mese: Gennaio 2026

Crypto-asset, punto di accesso agli investimenti per 2,8 milioni di italiani

Il settore finanziario sta entrando in una fase di maturità favorita dall’evoluzione normativa internazionale nonché dalle prospettive di crescita delle tecnologie blockchain e Web3.
In Italia 2,8 milioni di consumatori possiede crypto-asset. Oltre metà non investe in altri strumenti finanziari, segnalando come nel nostro Paese queste tecnologie possano essere per molti un primo punto di accesso al mondo degli investimenti.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, i nuovi progetti blockchain censiti a livello globale nel 2025 sono 378. Il dato evidenzia una crescita del 27% rispetto al 2024, trainata soprattutto dallo sviluppo delle stablecoin, che a fine 2025 hanno raggiunto una capitalizzazione complessiva di 310 miliardi di dollari (+50%), ma anche dalle tante iniziative di tokenizzazione di asset finanziari, ancora prevalentemente in fase sperimentale.
Non a caso, il 73% dei progetti riguarda il settore finanziario, che si conferma motore di sviluppo. 

Sono 194 le aziende Fortune Global 500 che adottano soluzioni blockchain

Nel dettaglio, tra le diverse categorie aumentano i progetti di Internet of Value, arriva ti a 125 nel 2025, +44% rispetto al 2024, grazie a tante iniziative di emissione o adozione di stablecoin.

Aumentano anche i progetti di Blockchain for Business, con 202 progetti, tra cui la tokenizzazione di asset in vari settori, +36%. Diminuiscono invece i progetti Decentralized Web (51, -18%), per un ulteriore calo di interesse per gli NFT e assenza di nuovi progetti aziendali in ambiti come la DeFi. Complessivamente, sono 194 le aziende Fortune Global 500 che hanno adottato soluzioni blockchain, per un totale di 540 progetti negli ultimi anni, di cui 90 avviati nel solo 2025.

In Italia cala il fatturato di servizi e progetti blockchain B2B, -5%

In Italia però, il mercato delle soluzioni blockchain mostra una leggera decrescita. Nel 2025, il fatturato generato dalla vendita di servizi e dalla realizzazione di progetti blockchain B2B nel nostro Paese è di 38 milioni di euro, in calo del 5% rispetto al 2024.
In linea con la tendenza internazionale, il settore finanziario è il principale ambito di investimento, in cui si concentra circa il 62% della spesa, mentre altri comparti faticano a sviluppare progetti di scala significativa.

Il 7% dei consumatori italiani possiede crypto-asset (2,8 milioni di persone), dato inferiore rispetto ad altri Paesi europei come Francia (9%), Germania (11%) e Spagna (14%).
L’11% dei consumatori italiani dichiara di essere interessato ad acquistare crypto-asset in futuro.

Web3, un ecosistema più maturo e affidabile

“Nel 2025 il Web3 ha continuato a crescere in modo graduale ma solido, mostrando segnali concreti di consolidamento sul piano delle infrastrutture, degli strumenti di pagamento e del quadro normativo – spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Gli sviluppi oggi si concentrano nel settore finanziario, ma non bisogna considerare l’innovazione blockchain rilevante solo in questo settore: sono le fondamenta per futuri casi d’uso oggi solo in parte immaginabili, che contribuiscono a creare un ecosistema più maturo e affidabile, di qui potranno beneficiare anche altri comparti”.

Libri scolastici, perché costano così tanto?

Puntuale ogni anno, milioni di famiglie italiane si trovano ad affrontare un momento clou: la lista dei libri da acquistare prima dell’inizio della scuola. Un rito che coinvolge quasi 8 milioni di studenti e oltre un milione di insegnanti e che, puntualmente, riaccende il dibattito sui costi dell’editoria scolastica.

Secondo i dati più recenti, la spesa media per famiglia arriva a circa 580 euro per l’intero ciclo della scuola secondaria di primo grado e supera i 1.250 euro per quello di secondo grado. Numeri che, soprattutto in un periodo di inflazione alle stelle e costo della vita sempre più alto, pesano parecchio sui budget familiari.

L’indagine dell’Antitrust

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta sulla situazione per fare il punto. Il Garante ha concluso un’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica.

Il lavoro, condotto con il contributo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, degli editori e dell’Associazione Italiana Editori, si è chiuso con una segnalazione formale alle istituzioni competenti. L’Autorità ha indicato una serie di possibili interventi e ha annunciato che continuerà a monitorare il settore.

Il mercato dei libri nuovi vale 800 milioni l’anno

Il mercato dei libri scolastici nuovi vale circa 800 milioni di euro l’anno, mentre quello dell’usato si aggira intorno ai 150 milioni. I prezzi dei testi nuovi crescono in linea con l’inflazione. Il vero problema, e lo sappiamo tutti, è che i redditi non seguono lo stesso andamento. Inoltre, gli strumenti di sostegno alle famiglie sono disomogenei e cambiano da regione a regione. A pesare è anche la forte concentrazione del mercato: quattro grandi gruppi editoriali detengono complessivamente oltre l’80% delle vendite.

Un altro nodo riguarda gli sconti. La legge fissa un tetto massimo del 15% sul prezzo di copertina, un limite che, secondo l’Autorità, riduce la concorrenza e penalizza i consumatori. Allo stesso tempo, l’Antitrust non esclude che accordi collettivi tra editori e rivenditori possano, se ben regolati, favorire condizioni più vantaggiose per le famiglie.

Digitale e open source: perché sono occasioni mancate

Purtroppo, sui banchi di scuola il digitale non decolla, nonostante le riforme avviate oltre dieci anni fa. Oltre il 95% delle classi adotta libri misti, cartacei e digitali, ma solo una piccola parte delle licenze digitali viene effettivamente attivata. Tra gli ostacoli ci sono condizioni di licenza rigide e piattaforme poco interoperabili, che penalizzano anche il mercato dell’usato e il comodato d’uso.

L’Antitrust guarda con interesse anche alle risorse educative open source e alle autoproduzioni scolastiche, che potrebbero ridurre i costi e stimolare l’innovazione, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Senza incentivi e senza una revisione delle regole, però, queste soluzioni restano marginali.

Buoni propositi per il futuro

Negli ultimi mesi, editori e istituzioni hanno aperto a possibili correttivi: licenze più flessibili, maggiore trasparenza tra edizioni, sistemi di accesso unificati e soluzioni modulari per alleggerire zaini e spesa. Resta da capire se dalle buone intenzioni si passerà ai fatti.