Mese: Maggio 2024

In Italia il mercato della mobilità connessa vale 2,9 miliardi: quali sono gli scenari futuri?

Lo attestano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano: nel 2023 il mercato italiano delle auto connesse e della mobilità smart ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro, +17% rispetto al 2022.
Un risultato di tutto rispetto, se messo in relazione a quello dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +10% e il +20%.

A fine 2023 in Italia si contavano 16,9 milioni di auto connesse, poco meno della metà del parco circolante (42%), una ogni 4 abitanti. 
Inoltre, le soluzioni per l’auto connessa valgono 1,56 miliardi di euro (+11%), e i sistemi di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) integrati nei nuovi modelli, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, raggiungono 950 milioni (+28%). 

Smart Road e Smart Mobility 

A crescere è anche la sperimentazione della Smart Road, con 258 progetti avviati a livello mondiale dal 2015 e 141 nel biennio 2022-23. In Italia, negli ultimi tre anni, sono state avviate 19 iniziative.
Nel nostro Paese le soluzioni Smart Mobility nelle città, soprattutto per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, nel 2023 valgono 400 milioni (+18%).

Sette italiani su 10 sono interessati a utilizzare nuovi servizi di Smart Mobility in futuro. Le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%). Solo il 15%, invece, utilizzerebbe un’auto a guida autonoma nei prossimi anni, il 19% è contrario a un possibile utilizzo, e 2 consumatori su 3 (66%) hanno ancora forti dubbi.

Una fase di profonda trasformazione per l’Automotive

“Il settore Automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dalle pressioni legate alla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, dai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e dalle innovazioni tecnologiche. Tra queste spicca l’Intelligenza Artificiale – spiega Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. In sostanza, l’AI potrà generare scenari simulati per testare le proprie capacità, e i dati ricavati potranno essere successivamente utilizzati per ottimizzare continuamente questi ambienti di prova, in un processo ciclico che contribuirà a migliorare sicurezza e diffusione dei veicoli a guida autonoma”.

Il ruolo della connettività sul fronte normativo

“Il settore della mobilità connessa continua a crescere, spinto da innovazioni tecnologiche e novità normative – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio -. Sempre più aziende sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati da veicoli e infrastrutture connesse, utilizzabili per offrire nuovi servizi di valore. E i risultati si vedono: nel 2023 il fatturato della vendita di servizi è cresciuto del 29%, toccando 620 milioni di euro. Sul fronte normativo, incide sia l’obbligo a partire dal 2024 di integrare specifici ADAS all’interno di tutte le vetture di nuova immatricolazione, che quello dal 2035 di immatricolare solo veicoli a zero emissioni. La connettività avrà un ruolo molto importante nella gestione dei nuovi modelli elettrici e ibridi, e nel garantire scambi di informazioni tra veicolo e infrastruttura”.

Medici di base: per gli italiani non sono solo prescrittori di farmaci

In un momento storico in cui il Sistema Sanitario Nazionale si trova ad affrontare numerose sfide, il medico di base si conferma un punto di riferimento fondamentale per la salute degli italiani.

Il 19 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale del Medico di Famiglia, con molteplici iniziative di informazione organizzate dalla FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale), tra cui la presentazione di un sondaggio Ipsos, curato dal team di Public Affairs, dedicato alle opinioni degli italiani sulla medicina di base.

E secondo i dati Ipsos, il 70% degli italiani è soddisfatto del proprio medico di base, con il 38% che esprime addirittura un giudizio ottimo. 

Il valore della sanità pubblica non si discute

Una fiducia, quella per il medico di famiglia, diffusa su tutto il territorio nazionale, e trasversale alle diverse fasce di età e i livelli di reddito. Quanto al Servizio Sanitario Nazionale, non viene altrettanto promosso a pieni voti dai cittadini: soltanto il 45% giudica positivamente le prestazioni offerte dal SSN, e solo il 19% ne dà una valutazione buona o ottima. 

Nonostante ciò, due persone su tre, il 64%, crede ancora in un modello di assistenza sanitaria completamente pubblico. Infatti, il valore della sanità pubblica è riconosciuto e difeso dagli italiani, molti dei quali accetterebbero anche un aumento delle tasse se finalizzato a sostenere il SSN. 

Medico di famiglia: punto di riferimento per la gestione della salute

In questo contesto emerge un aspetto positivo. Il ruolo fondamentale dei medici di base, valutato positivamente nel 70% dei casi. 
Oggi, circa metà degli italiani (48%) sceglie di affidarsi al proprio medico e di considerarlo il punto di riferimento essenziale per la gestione della propria salute.

Quote minori, invece, percepiscono il medico di base come una figura amministrativa che svolge prevalentemente una funzione burocratica (26%). Oppure, un consulente utile soprattutto a individuare esami di approfondimento e specialisti (25%).

Un ruolo che andrebbe ulteriormente rafforzato

I dati Ipsos mostrano, comunque, una chiara visione dei cittadini, che si rafforza ulteriormente quando si passa dalle valutazioni sulla realtà attuale alla situazione considerata ottimale.
Infatti, in un’ipotetica situazione ideale sono oltre tre su quattro (77%) le persone che vorrebbero instaurare un rapporto di fiducia con il proprio medico. Una tendenza espressa soprattutto dagli over 60, e meno dai Millennials. 

Ed emerge il desiderio diffuso che questo ruolo si rafforzi ulteriormente, permettendo a queste figure professionali di operare nelle migliori condizioni possibili.

Made in Italy, un ambasciatore dell’italianità nel mondo

A quanto emerge dalla ricerca realizzata da Federalimentare-Censis, dal titolo ‘L’industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali’, per il 93% degli italiani l’industria alimentare è sinonimo di sviluppo sociale ed economico. E per il 94% il Made in Italy è uno dei principali ambasciatori dell’italianità nel mondo.

Ma per l’89% un aiuto al comparto potrà arrivare dalle scelte future della Ue. In particolare, da azioni più incisive a supporto della competitività delle imprese europee nei confronti di quelle extra europee. Questo perché, grazie a un export pari a 53 miliardi di valore nel 2023, l’industria italiana alimentare è un traino dell’economia. E per i consumatori del Bel Paese è sinonimo di sviluppo sociale ed economico.

I numeri dell’industria alimentare italiana

In Italia la spesa delle famiglie per prodotti alimentari e bevande vale 195 miliardi di euro, il 15,2% del totale spesa delle famiglie per consumi. Una quota più alta di Paesi omologhi come Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi. L’industria alimentare è oggi al primo posto dei settori manifatturieri per valore del fatturato, e al secondo per numero di imprese e addetti, con un valore pari a 193 miliardi di euro, il 15,6% del totale del fatturato dei settori industriali.

Nel periodo 2013-2023 il fatturato del settore alimentari/bevande è aumentato del 31,3%. Il settore conta 60,4 mila imprese, +1,5% nel decennio, per un totale di quasi 464 mila addetti (+12%).

Export: in dieci anni +148,5%

Nel 2023 il valore delle esportazioni dell’industria alimentare e delle bevande è pari a 53,4 miliardi di euro, +57,3% nel decennio e del 148,5% nel periodo 2003-2013. Una crescita impetuosa, che connota l’industria alimentare come uno dei best performer della nostra economia.

Nel 2023 il valore totale dell’export di prodotti alimentari/bevande è distribuito per il 56,2% nei mercati dei 27 Paesi Ue e il 14,9% nei Paesi europei non Ue. Anche nell’export si manifesta la possenza del Made in Italy: nel 2023 il valore è stato pari a oltre 380 miliardi di euro, più di due terzi del totale del valore dell’export italiano.

I marchi nostrani vanno tutelati

Quasi il 91% dei cittadini definisce i prodotti Made in Italy espressione dell’orgoglio italiano. L’87% esprime apprezzamento per le iniziative di tutela di marchi e imprese per evitare che finiscano sotto il controllo straniero.
Gli italiani si aspettano molto anche dall’UE. Per l’84,9% occorre innalzare barriere alle merci che arrivano da Paesi con regole sanitarie, sociali e di sicurezza inadeguate rispetto a quelle imposte alle imprese UE.

Per una consistente maggioranza di italiani l’Europa è un valore, anche se molto deve cambiare, a cominciare dalla sua azione in rapporto con le industrie, che troppo spesso sono costrette a percorsi accidentati.