Mese: Dicembre 2024

Italia prima in Europa per imprenditoria femminile 

Sembra un dato sorprendente, eppure è proprio così: l’Italia vince la sfida europea dell’imprenditoria femminile. Pur registrando il tasso di occupazione femminile più basso dell’Ue, il nostro Paese detiene un primato particolare: il numero più alto di donne imprenditrici. Nel 2023, infatti, le lavoratrici indipendenti italiane – incluse artigiane, commercianti e libere professioniste – sono state 1.610.000.

La cifra italiana supera di gran lunga quella della Francia (1.433.100) e della Germania (1.294.100), sottolineando la predisposizione degli italiani, a prescindere dal genere, verso l’autonomia professionale.

Quali sono i settori chiave dell’imprenditoria femminile?

Oltre la metà delle imprenditrici italiane – circa il 56% – opera nei servizi alla persona e alle imprese. Questi includono attività come parrucchieria, estetica, tatuaggi, massaggi, agenzie di viaggio, noleggio veicoli, pubblicità, e consulenze professionali.

Il commercio rappresenta invece il 20% delle loro attività, mentre il 10% si dedica al settore Horeca (hotel, ristoranti e catering). Minori, ma comunque significative, le percentuali nell’industria e nell’agricoltura, ciascuna al 6%.

Il divario occupazionale va colmato 

Le ragioni del perchè in Italia ancora poche donne abbiano un’occupazione professionale vanno ricercate nel passato, anche in sovrastrutture culturali. Le donne si trovano ancora a gestire la maggior parte del lavoro domestico, una responsabilità che ostacola l’accesso al mondo del lavoro.

Inoltre, la carenza di investimenti nei servizi per l’infanzia e nel welfare sociale ha aggravato la situazione, privando molte donne delle condizioni necessarie per conciliare lavoro e famiglia. Un simile contesto ha anche ridotto la creazione di posti di lavoro in “rosa”, limitando ulteriormente le opportunità.

Le imprenditrici preferiscono assumere altre donne  

Uno degli aspetti più positivi dell’imprenditoria femminile è la sua capacità di generare occupazione per altre donne. Le imprenditrici tendono, più degli uomini, ad assumere personale femminile.

Questo comportamento virtuoso evidenzia come incentivare le donne a intraprendere attività imprenditoriali possa contribuire a ridurre il divario occupazionale e migliorare le prospettive di lavoro per molte.

Servono politiche adeguate per sostenere le lavoratrici

La crescita dell’imprenditoria femminile rappresenta una risorsa preziosa per l’Italia. Tuttavia, per sfruttarne appieno il potenziale, è essenziale investire in politiche che sostengano sia le imprenditrici sia le lavoratrici. Garantire un accesso migliore ai servizi sociali e promuovere pari opportunità nel lavoro potrebbe dare una svolta significativa, trasformando questo primato in un motore di crescita e innovazione per il Paese.

Sostegno allo sviluppo: arriva il decreto per l’innovazione industriale

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha varato un decreto che segna un passo importante nel sostegno alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale. L’iniziativa, che si inserisce nel Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-27, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di tecnologie critiche ed emergenti, contribuendo a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione Europea e a preservare l’equilibrio del mercato interno.

400 milioni per il Sud Italia

L’intervento prevede un fondo di 400 milioni di euro, destinato a sostenere programmi di ricerca e sviluppo da realizzare nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Le iniziative finanziate dovranno rispettare le linee guida definite dal regolamento UE n. 2024/795, che ha istituito la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform).

Questa misura mira a incentivare la crescita tecnologica nelle regioni del Mezzogiorno, rafforzando le competenze in settori strategici e contribuendo alla competitività delle imprese locali.

Focus sulle piccole e medie imprese

Particolare attenzione è riservata alle piccole e medie imprese (PMI), alle quali è destinato il 60% delle risorse totali. L’intento è promuovere una partecipazione più inclusiva, favorendo collaborazioni tra PMI e reti di imprese. Gli organismi di ricerca, invece, potranno partecipare ai progetti esclusivamente come collaboratori, senza accesso diretto ai fondi.

Le agevolazioni sono aperte a tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, purché abbiano almeno due bilanci approvati al momento della richiesta. I contributi saranno erogati sotto forma di finanziamenti agevolati, coprendo fino al 50% delle spese ammissibili. L’entità del sostegno diretto varierà in base alla dimensione dell’impresa, con percentuali che vanno dal 35% per le piccole imprese al 25% per quelle di grandi dimensioni.

Modalità di accesso e gestione dei fondi

I dettagli relativi alle modalità di accesso alle agevolazioni saranno definiti attraverso successivi provvedimenti direttoriali. Saranno forniti specifici schemi per la presentazione delle domande e chiarite le scadenze per accedere al fondo.
La gestione operativa dell’investimento sarà affidata a Mediocredito Centrale S.p.A., consolidando il ruolo strategico di questo ente nella promozione dell’innovazione e nella crescita sostenibile.

Questo decreto rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento delle capacità produttive del Sud Italia, sottolineando l’impegno del Ministero nel supportare la ricerca e l’innovazione come leve fondamentali per lo sviluppo economico del Paese.

Startup: nel 2024 i finanziamenti sfiorano 1,5 miliardi

Sebbene ancora inferiori rispetto al consuntivo record del 2022 (2.160 milioni di euro), nel 2024 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a circa 1.493 milioni di euro, +32% rispetto al valore totale in consuntivo del 2023.

Gli investimenti da parte di attori formali presentano un’ottima dinamica (+42%) rispetto a dodici mesi fa, mentre i finanziamenti da attori informali mostrano una ripresa più contenuta (+10%), strettamente collegata alla situazione contestuale. L’aumento dei tassi di interesse ha infatti penalizzato il profilo rischio-rendimento delle startup come asset class.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Un dato in controtendenza con lo scenario internazionale

Nonostante la fase di transizione del mercato europeo, con un calo generalizzato dei round late-stage e delle exit, anche i finanziamenti internazionali mostrano una ripresa (+30%) dopo il crollo dello scorso anno.
Il dato italiano sugli investimenti risulta in controtendenza con lo scenario internazionale, che vede, ad esempio, il valore del mercato del Venture Capital europeo diminuire del 9,7% nei primi 9 mesi del 2024.

Tuttavia, l’ecosistema italiano necessita ancora di un vero e proprio balzo per raggiungere una scala paragonabile a quello dei principali Paesi europei. Gli ecosistemi startup di tutto il mondo, compresi quelli più maturi, come USA e UK, negli ultimi due anni sono stati influenzati negativamente dalla forte instabilità geopolitica e macroeconomica.

Il mercato del Venture Capital è in ripresa

“Il 2024 si sta rivelando un buon anno per l’Italia: nonostante il rallentamento generalizzato che ha caratterizzato il mercato europeo, in Italia il mercato del Venture Capital è in ripresa, e la distanza con altri Paesi europei si è assottigliata. Questo significa che più investitori stanno puntando sulle startup italiane, in particolare, su quelle che si trovano nella fase di ‘scaleup’, cioè di crescita e consolidamento – afferma Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp -. Le startup italiane sono più solide grazie agli investimenti degli anni scorsi e sono quindi più preparate ad affrontare il mercato. Si osserva anche la nascita di ‘second time founders’: imprenditori di successo che avviano nuove aziende, portando esperienza e competenze, e un maggior dinamismo delle Corporate, con le grandi aziende che investono e collaborano con imprese innovative”.

“Una linea politica chiara è essenziale per garantire credibilità di fronte agli investitori”

“In un contesto in cui l’ecosistema italiano delle startup dovrebbe puntare a incentivare l’ingresso di capitali esteri, una linea politica chiara e lungimirante è essenziale per garantire credibilità e appeal di fronte agli investitori tradizionali. Quanto discusso attorno al DDL concorrenza, di recente approvazione, con proposte che sembravano introdurre dazi e vincoli, anziché incentivi, rischiava invece di mostrare un certo grado di ‘schizofrenia istituzionale’ sul tema startup e scaleup – commenta Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -. Affinché le startup italiane possano crescere è essenziale un impegno coordinato, che non può prescindere dalla creazione di condizioni di contorno favorevoli per spingere l’innovazione”.