Mese: Dicembre 2025

Taxi e oggetti dimenticati: lo smartphone resta sul sedile 

A volte basta guardare cosa dimentichiamo per capire come viviamo. Il report Lost & Found di Freenow by Lyft, che raccoglie le segnalazioni degli oggetti lasciati nei taxi, è una piccola radiografia delle nostre giornate: frenetiche, affollate, spesso distratte.
Un anno intero raccontato dal sedile posteriore, tra una corsa e l’altra.

Italia tra fretta e distrazione

Nel confronto europeo, l’Italia si colloca al quinto posto per numero di oggetti dimenticati, con 1.040 segnalazioni in dodici mesi. Meglio (o peggio) di noi fanno Grecia, Spagna, Germania e Irlanda.

Non è solo una classifica: è il segno di città che corrono, di appuntamenti che si accavallano, di telefoni che squillano proprio mentre si scende dal taxi.

Lo smartphone rappresenta il 20% delle “dimenticanze” 

In cima alla lista c’è lo smartphone, che da solo supera il 20% delle dimenticanze. Lo usiamo per tutto, lo teniamo sempre in mano, eppure è il primo a essere appoggiato e poi scordato.

Subito dopo arrivano le borse, con oltre l’11% delle segnalazioni, seguite da occhiali da sole e documenti. Cuffie e portafogli restano lì a poca distanza, mentre più indietro compaiono occhiali da vista, cappelli e, in chiusura, le chiavi. Piccoli oggetti, ma capaci di rovinare una giornata.

Quando i numeri fanno sorridere

Non tutto, però, è prevedibile. Tra gli oggetti più curiosi dimenticati in taxi spuntano un ventilatore elettrico nero, un frullatore e persino un pezzo di mobile fai-da-te. Scene che fanno immaginare traslochi improvvisati, spese last minute, vite che si muovono con più cose del previsto e meno attenzione del dovuto.

Recuperare non è una missione impossibile

Per chi si accorge di aver lasciato qualcosa a bordo, Freenow mette a disposizione un sistema semplice: dall’app è possibile contattare il tassista fino a sette giorni dopo la corsa, tramite una linea protetta con numero criptato.
Come spiega Paolo Ceccarelli, Country Lead di Freenow Italia, la sicurezza è garantita e il recupero può avvenire in pochi passaggi, grazie anche alla cronologia delle corse.

Un promemoria utile

C’è poi un dettaglio che può fare la differenza: una notifica push, attivabile dall’utente, che invita a controllare di non aver dimenticato nulla prima di scendere.
Un gesto semplice, quasi banale, ma prezioso nei momenti in cui la testa è già al prossimo impegno.

Transizione energetica: un mondo a tre velocità 

La transizione energetica è sempre più segnata da un assetto tripolare. L’UE continua a ridurre le emissioni, USA e Cina privilegiano sicurezza energetica e sviluppo industriale.

Come emerge dal Rapporto annuale CER, il 2025 segna un punto critico per l’Italia. Le emissioni italiane tornerebbero a salire fino a 371,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (+0,2%), con un calo della quota rinnovabile al 21,7% e un aumento dell’uso di gas (+2,1%).
Nel 2026 le emissioni potrebbero però tornare a ridursi, e nel 2027 il calo (-1,6%) raggiungerebbe 363,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. A condizione però che si sblocchino gli iter autorizzativi.

USA, UE, Asia

Negli USA, nel 2025 il cambio di amministrazione ha chiuso la stagione “verde” aperta con l’Inflation Reduction Act, riorientando le politiche verso il mantenimento delle quote di mercato dei combustibili fossili, revisione degli incentivi e introduzione di dazi sulle tecnologie pulite. Un “whiplash climatico” che evidenzia il rischio di una frenata degli investimenti green.

L’UE, pur mantenendo una traiettoria coerente con il Green Deal, si confronta con costi energetici più elevati rispetto a USA e Asia e una crescente pressione competitiva sulle filiere industriali. Nel fotovoltaico produrre moduli costa oggi dal 35% al 65% in più rispetto alla Cina.
La Cina continua a guidare la crescita delle rinnovabili (oltre 260 GW di nuova capacità), ma non rinuncia ancora al carbone, approvando 25 GW di nuove centrali nei primo semestre dell’anno. Le emissioni cinesi, sospinte dalla rapidità della crescita economica, continuano così a crescere raggiungendo il massimo storico.

La situazione in Italia

In Italia il biennio 2023-2024 ha segnato un’accelerazione senza precedenti: le emissioni sono diminuite in media di oltre il 5%, l’efficienza energetica è migliorata del 3,4%, e sono stati installati 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il totale nazionale oltre 74,5 GW. La dipendenza dal gas russo è crollata dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, con nuovi contratti con l’Azerbaigian (+43%) e il forte aumento dell’import di GNL (+49,8%), oltre all’attivazione del rigassificatore di Piombino. La diversificazione ha ridotto anche la concentrazione geografica delle forniture di combustibili fossili.

La domanda energetica complessiva cala dell’1%. Il rallentamento si concentra soprattutto nei settori ETS, dove le emissioni della generazione elettrica tornano a salire a 62,2 MtCO₂eq (+3,9%).

Per le Pmi l’opzione green non è più solo reputazionale

Nei settori ESR, la riduzione prosegue ma a ritmi troppo lenti. I trasporti scendono dell’1,3%, mentre il settore civile torna a crescere (+2,2%) per un maggior utilizzo del gas per il riscaldamento.
Secondo le previsioni, il ritorno su una traiettoria più solida sarebbe favorito dall’aumento della produzione da rinnovabili elettriche, che nel 2027 potrebbe raggiungere 149 TWh, con un fotovoltaico in espansione fino a 63,5 TWh.

L’accesso ai finanziamenti tende a favorire imprese con progetti di riduzione dei consumi, efficientamento o riconversione energetica. Per molte Pmi significa che la transizione non è più un’opzione reputazionale, ma una condizione necessaria per mantenere competitività sui mercati.