Autore: Fabrizio Gambetta

Alle Pmi i rincari di luce e gas nel 2022 costano quasi 106 miliardi

Una stangata che rischia di provocare una vera debacle al nostro sistema produttivo: sfiora i 106 miliardi di euro il costo aggiuntivo che le Pmi italiane subiranno quest’anno a causa dei rincari di energia elettrica e gas. La stima è stata calcolata dall’Ufficio studi CGIA, giunto a questo risultato ipotizzando, per l’anno in corso, gli stessi consumi registrati nell’anno pre-pandemia, ma applicando per l’intero 2022 le tariffe medie di luce e gas sostenute in questi ultimi sei mesi. I 106 miliardi di extra costo, tuttavia, potrebbero essere addirittura sottostimati. Se dal prossimo autunno la Russia dovesse chiudere ulteriormente le forniture di gas verso l’Europa, è probabile che il prezzo di questa materia prima subirà un’impennata, che spingerà il costo medio dell’ultima parte dell’anno a un livello molto superiore a quello registrato nei primi sei mesi del 2022.

Nei primi sei mesi del 2022 costo medio dell’energia elettrica +378%

In ogni caso, se nel 2019 il costo medio dell’energia elettrica ammontava a 52 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 si è attestato a 250 euro (+378%). Pertanto, a fronte di un consumo di 217.334 GWh, il costo totale in capo alle imprese nel 2019 ha toccato i 35,9 miliardi di euro, mentre quest’anno la bolletta toccherà 108,5 miliardi di euro (+72,6 miliardi).

Il confronto sul 2019 per il gas

Per il gas, viceversa, se tre anni fa il costo medio era di quasi 16 euro per MWh, nei primi sei mesi del 2022 il prezzo ha sfiorato i 100 euro (+538%). Perciò, a fronte di un consumo medio annuo di 282.814 GWh, nel 2019 le imprese hanno sostenuto un costo medio complessivo pari a 9,5 miliardi di euro, contro i 42,8 miliardi del 2022 (+33,3 miliardi di euro). Sommando quindi i 72,6 miliardi di extra costi per la luce e i 33,3 per il gas otteniamo 105,9 miliardi di costi aggiuntivi che le aziende dovranno farsi carico quest’anno rispetto al 2019.

Le misure di mitigazione

Ancorché insufficienti, riporta Askanews, va comunque segnalato che il Governo ha in parte smorzato l’impennata dei costi energetici. I soldi messi a disposizione per mitigare i rincari nel biennio 2021-22, infatti, ammontano, includendo anche il Decreto Aiuti, a 22,2 miliardi di euro, di cui 16,6 nel 2022. Di questi, 3,2 miliardi hanno ‘ristorato’ le famiglie, 7,5 le imprese e 11,5 sosterranno sia le prime sia le seconde.

Condizionatore, quanto mi costi?

Amico indispensabile delle giornate bollenti di questa estate 2022, il condizionatore è un “mai più senza” per moltissimi italiani. Ma a quale prezzo? Caro, purtroppo. A fronte dell’innegabile beneficio, quest’anno il condizionatore ci costerà per la stagione fino a 216 euro, vale a dire l’81% in più rispetto allo scorso anno. Lo rivela l’analisi l’analisi di Facile.it, anticipata a Sportello Italia di Radio Rai. La “stangata” in bolletta riguarda una vasta platea di nostri connazionali, secondo l’indagine commissionata agli istituti mUp Research e Norstat, ad aprile erano già oltre 29 milioni gli italiani che possedevano un climatizzatore. Platea che potrebbe ulteriormente ampliarsi considerando le temperature raggiunte nelle ultime settimane e la conferma da parte del Governo del Bonus Condizionatore.

Come contenere i costi

Il costo in bolletta di questi apparecchi, però, potrebbe diventare ancora più alto se ai rincari del prezzo dell’energia aggiungiamo un uso scorretto dell’apparecchio. Proprio per questo Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 6 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sul conto finale. La prima regola è occhio all’etichetta.  La scelta della classe energetica del condizionatore è fondamentale per cercare di contenere il più possibile i consumi; chi è alle prese con l’acquisto di questo apparecchio, farebbe bene ad optare per un modello di classe A o superiore. Attenzione però alle etichette energetiche; se è vero che a partire dal 2022 è entrata in vigore la nuova classificazione, è altrettanto vero che sul mercato sono ancora disponibili prodotti con la vecchia classificazione. Per fare una scelta consapevole è bene verificare quale etichettatura riporta il condizionatore che stiamo acquistando. In ogni caso, scegliere un dispositivo a basso consumo consente di ridurre notevolmente la bolletta; ad esempio, guardando alla vecchia etichettatura, passare da un condizionatore di classe B ad uno di classe A++ significa ridurre il costo in bolletta di circa il 30-40% annuo.  La seconda regola è scegliere la tecnologa inverter al posto di quella tradizionale. Questa tipologia di climatizzatore, una volta che ha raggiunto la temperatura impostata, anziché spegnersi, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questo tipo di apparecchio permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.

I trucchi per usarlo bene

Oltre alla scelta iniziale, è importante anche gestire in modo corretto l’impianto di condizionamento. La terza regola è perciò No alle temperature polari: meglio impostare la temperatura a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno e, se l’apparecchio ne è dotato, possiamo usare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; questo renderà l’aria più salubre e alleggerirà la bolletta fino al 13%. Quarta regola, attenzione alla pulizia dell’impianto, che se non ben tenuto può arrivare a consumare fino all’8% in più, mentre la quinta regola è usare il buon senso. Significa ad esempio tenere chiuse le finestre quando l’apparecchio è in funzione, così da non disperdere preziosa energia. Infine, l’ultima regola dice di attivare la funzione sleep per la notte: in questo modo la riduzione dei consumi arriva al 10%.

Dai voli agli alberghi tutti i rialzi delle vacanze

L’Unione Nazionale Consumatori ha elaborato i dati Istat per stilare quattro classifiche: quella dei servizi che a giugno hanno registrato i maggiori rialzi per le voci legate alle vacanze, quella dei prodotti alimentari, e le classifiche assolute dei rincari mensili e annuali. In testa alla Top Ten delle vacanze, i prezzi dei voli internazionali, che su giugno 2021 decollano del 124,1%, e che hanno anche il primato rispetto a tutte le voci del paniere, collocandosi al 2° posto assoluto degli incrementi mensili (+21,3%). Medaglia d’argento ai voli nazionali, che su base annua volano del +33,3%, e segnano il record degli incrementi mensili (+31,4% su maggio 2022). Al 3° posto il noleggio di mezzi di trasporto e l’affitto di garage e posti auto (+24,3% e +7,4% sul mese precedente), poi alberghi, motel e pensioni (+21,4% e +5,7%), trasporto marittimo (+18,7%), gelati (+13,4%) e pacchetti vacanza internazionali (+6,2%). Ma non ci si salva neanche andando al ristorante (+4,6%) o in un museo (+3,2%).

La Top Ten mensile

Chiudono la Top Ten i servizi ricreativi e sportivi (piscine, palestre, discoteche e stabilimenti balneari), che segnano per ora un più contenuto +2,4% in un anno, ma che in un mese rincarano del 2,8%. Per quanto riguarda gli aumenti mensili, al terzo posto villaggi vacanze e campeggi (+11,3%), al quarto benzina (+9,8% e +25,3% su giugno 2021), seguita dal noleggio di mezzi di trasporto (+7,4%), gasolio per mezzi di trasporto (+6,7% e +32,3%), e-book download (+6,2%), e poi alberghi (+5,7%), pasta sfoglia (+5,1%) e gasolio per riscaldamento (+4,9%). L’energia elettrica è appena fuori dalla Top Ten mensile (+4,6%), ma al 2° posto dei rincari annui, con un +81,4%.

La Top 20 annuale relativa a tutto il paniere

Per la Top 20 annuale relativa a tutto il paniere Istat, vincono i voli internazionali (+124,1% su giugno 2021), al 2° posto l’energia elettrica (+81,4%), e al 3° l’olio diverso da quello di oliva (68,6%).
Poi gas naturale e di città (+67,3%), gasolio per riscaldamento (+52,7%), Gpl e metano (+38,2%), voli nazionali (+33,3%), e gasolio per mezzi di trasporto (+32,3%). Chiude la Top 20 il burro (+27,7%), ma in classifica ci sono anche la benzina (+25,3%), gli alberghi (14° con +21,4%), la farina (+20,5%), la pasta (17° con +18,3%), e ultimo il pollame (+15,1%), la carne più rincarata.

La Top 20 dei prodotti alimentari

Per quanto riguarda la Top 20 dei prodotti alimentari, riferisce Adnkronos, il record dei rincari annui spetta all’olio diverso da quello di oliva (+68,6%), che risente dell’effetto Ucraina e del blocco dell’import dell’olio di girasole. Al secondo posto, il burro (+27,7%), e sul gradino più basso del podio, la farina (+20,5%). Al quarto posto il cibo simbolo dell’Italia, la pasta, che lievita del 18,3%, seguita da margarina (+16,8%), pollame (+15,1%), riso (+13,7%), uova (+13,6%), patatine fritte (13,5%), e gelati (+13,4%). Si segnalano poi latte conservato (+12,1%), vegetali freschi (+11,8%), pane (+11,3%), e frutta fresca (+10,9%).

Stampanti: le inkjet fanno risparmiare 1,3 milioni di tonnellate di CO2

Per un futuro a emissioni zero è necessario che il consumo energetico mondiale associato all’uso dei vari dispositivi diminuisca drasticamente: servirebbe infatti una riduzione media del 25% entro il 2030 e del 40% entro il 2050.
Le stampanti con tecnologia a getto d’inchiostro potrebbero ridurre le emissioni di energia di oltre il 50% rispetto ai livelli attuali, risparmiando 1,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) all’anno. La tecnologia inkjet può infatti consumare fino al 90% in meno rispetto alle soluzioni laser. In pratica, se tutti passassero alle stampanti inkjet le emissioni di energia diminuirebbero del 52,6% rispetto ai livelli attuali. Un po’ come se sulle nostre strade circolassero 280.000 auto in meno all’anno. È quanto emerge da una ricerca commissionata da Epson e svolta dal professor Tim Forman dell’Università di Cambridge. 

Verso la neutralità climatica

“Questa ricerca dimostra che per la stampa è possibile un futuro net-zero, a condizione che vengano adottate soluzioni più efficienti in termini di consumo energetico, a casa come in ufficio, e che si riducano le emissioni di anidride carbonica associate alla produzione di questi dispositivi – dichiara Tim Forman -. Per evitare che il cambiamento climatico abbia conseguenze sempre più drammatiche, è importante continuare a migliorare l’efficienza energetica delle apparecchiature e ridurre i consumi necessari per la loro produzione. L’analisi dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) dimostra che la mancata realizzazione di uno scenario di decarbonizzazione net-zero nel settore degli elettrodomestici potrebbe comportare un aumento del 100% nella frequenza di ondate di calore estremo e un aumento del 40% della siccità”.

Un invito all’azione

Secondo Forman, sono tre i modi per attuare un cambiamento collettivo. Innanzitutto, puntare sull’innovazione tecnologica. Con la crescente diffusione di apparecchiature la riduzione delle emissioni di anidride carbonica dipenderà dal miglioramento degli standard di efficienza e dalla riduzione dell’intensità energetica legata alla produzione.
È inoltre necessaria una maggiore collaborazione a livello internazionale per promuovere l’utilizzo di apparecchiature più efficienti e migliorare il quadro per l’etichettatura dell’efficienza energetica. L’obiettivo è accelerare i tempi di eventuali piani d’azione, e ridurre i costi per i dispositivi più efficienti.

Adottare nuovi comportamenti

Se ognuno di noi farà la propria parte, l’impatto positivo sul pianeta può essere significativo. Scegliendo la tecnologia a freddo, è possibile ridurre consumi energetici ed emissioni di gas serra. “Stiamo senza dubbio affrontando una crisi climatica mondiale e il futuro è nelle nostre mani – commenta Henning Ohlsson, Director of Sustainability di Epson Europe -. Possiamo controllare il modo in cui consumiamo l’energia e rendere il mondo un luogo migliore, dispositivo dopo dispositivo. La tecnologia inkjet è al momento la scelta più eco-sostenibile e anche i cambiamenti più piccoli possono fare una grande differenza nella protezione del permafrost”.

Artigiani superpagati e supercontesi: le imprese non li trovano

La denuncia arriva dall’Unione artigiani: molti artigiani del legno e del mobile e relativi mestieri, nonostante siano superpagati, sono introvabili, e le imprese se li contendono a suon di aumenti di stipendio. Soprattutto i falegnami ebanisti. Si tratta di quelli ‘bravi’, che sanno partire dalle misure, dalla scelta delle tavole di legno per arrivare alla realizzazione del prodotto finito e personalizzato. E che devono sapersi relazionare non solo con i clienti finali, ma anche con architetti e designer, ingegneri, ed esperti di materiali ecosostenibili, prototipazione e domotica, verniciatori e cucitrici, muratori, idraulici, imbianchini ed elettricisti. E poi devono avere competenze di Cad e Cnc.
Ma le imprese non riescono a trovarli.

Tappezzieri e cucitrici hanno già il posto fisso fin da quando si iscrivono al corso

Certo, esistono i corsi, ma ogni impresa forma sul campo queste figure affiancandole ai maestri. Molto spesso sono i familiari dei titolari, inseriti in un percorso di passaggio generazionale che però non sempre riesce. Esistono molte opportunità di lavoro anche per coloro che si mettono in proprio. I tappezzieri e le cucitrici sono, ad esempio, rispettivamente gli esperti degli imbottiti e delle cuciture di divani, cuscini, tende e altro, e hanno già il posto fisso dal momento in cui si iscrivono al corso.
Eppure a oggi, al Cfp Terragni di Meda, cuore del distretto del mobile brianteo, al corso da tappezziere si sono iscritti direttamente dalla terza media solo tre ragazzi.

Il mercato di massa è in gran parte in mano a dopo-lavoristi o pensionati

E in un clima di imprese sempre più green molto gettonati sono anche gli esperti di produzione sostenibile, presenti e molto richiesti dalle grandi imprese del mobile. A loro la responsabilità di scegliere i materiali, innovare i processi produttivi, selezionare e formare gli artigiani conto terzisti con un impatto molto incisivo su tutta la filiera. Ma c’è carenza anche di restauratori di mobili. I tecnici esperti hanno lavori spesso affidati da facoltosi proprietari e committenze pubbliche, ma il mercato di massa è in gran parte in mano a dopo-lavoristi o pensionati.

In pochissimi lavorano ancora manualmente

Un professionista poco noto poi è il carteggiatore, un esperto in grado di rendere la superficie del legno nuda, uniforme, liscia e pronta per trattamenti e rifiniture. In pochissimi lavorano ancora manualmente, solo per pezzi unici ed esclusivi. Mancano poi i montatori. Le imprese artigiane consegnano e montano direttamente i mobili nelle case dei clienti, ma la media-grande distribuzione oggi esternalizza il servizio a costi sicuramente competitivi e condizioni economiche spesso insostenibili per gli operatori, costretti a lavorare di corsa e a cottimo.
“Nel mondo del legno-arredo l’artigianato offre possibilità straordinarie – spiega il segretario generale di Unione Artigiani Marco Accornero -. Dobbiamo ripartire dalle scuole dell’obbligo e lanciare una grande campagna per incentivare i ragazzi a scegliere i mestieri artigiani”.

Imballaggi in acciaio, dal 2000 recuperate 7,5 milioni di tonnellate

Grazie al riciclo degli imballaggi in acciaio, quali ad esempio barattoli, scatole, scatolette, lattine, fusti, secchielli, bombolette, tappi e chiusure, dal 2000 a oggi in Italia si è risparmiato un quantitativo di acciaio pari al peso di 800 Tour Eiffel, per un valore economico di 1 miliardo di euro di materia recuperata. Un risultato possibile grazie all’impegno di tutta la filiera, a partire dai cittadini: nel 2021 la raccolta pro capite di imballaggi in acciaio è cresciuta ulteriormente, raggiungendo quota 4,4 kg per abitante, con un aumento del +9,7% rispetto all’anno precedente. I dati sono stati presentati a Roma in occasione dell’assemblea annuale di Ricrea, il Consorzio Nazionale per il Recupero e il Riciclo degli Imballaggi in Acciaio (parte del Sistema Conai), e sono contenuti nel Green Economy Report ‘Dall’acciaio all’acciaio: il contributo nella lotta al cambiamento climatico’, elaborato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile.

Un materiale che si ricicla al 100% all’infinito 

“Già nel 2002 abbiamo superato l’obiettivo del 50% dell’immesso al consumo fissato dalla direttiva europea per il 2008, e il tasso di riciclo è cresciuto fino ad attestarsi negli ultimi anni su valori superiori al 70%, l’obiettivo da raggiungere nel 2025 – commenta Domenico Rinaldini, presidente di Ricrea -.  Questi dati dimostrano che il nostro sistema ha reagito bene all’impatto della pandemia, assicurando anche in questi anni difficili il corretto avvio al riciclo degli imballaggi in acciaio provenienti dalla raccolta differenziata e creando valore: l’acciaio infatti è un materiale permanente, che si ricicla al 100% all’infinito”.

Un risparmio di 8 milioni di tonnellate di materiale primario

Nell’ultimo anno è ulteriormente aumentata la quota pro-capite di imballaggi in acciaio raccolti, in media 4,4 Kg (+9,7% rispetto al 2020). Nel 2021 in Italia sono state avviate al riciclo 390.000 tonnellate di imballaggi in acciaio, sufficienti per realizzare circa 3.900 km di binari ferroviari.
I 7,5 milioni di tonnellate di imballaggi in acciaio avviati al riciclo in Italia dal 2000 a oggi hanno consentito di ottenere un risparmio di 8 milioni di tonnellate di materiale primario, generando benefici economici per 1 miliardo di euro di materia recuperata e 386 milioni di euro di CO2 evitata.

Circa 12 milioni di tonnellate di CO2eq in meno nell’atmosfera

L’avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio in acciaio e la rigenerazione di fusti e cisternette a livello nazionale ha consentito, tra il 2000 e il 2021, di evitare l’emissione in atmosfera di circa 12 milioni di tonnellate di CO2eq, pari alle emissioni generate da 7 milioni di autovetture con percorrenza media di 10.000 km. Inoltre, riporta Adnkronos, ha permesso al nostro Paese di evitare il consumo di circa 50mila GWh di energia primaria, pari al consumo medio di energia di circa 13 milioni di famiglie italiane.

Nel 2021 boom di fatturato per partite Iva e aziende

Nel 2021 il fatturato di aziende e partite Iva è cresciuto di 624 miliardi di euro (+25%) rispetto al 2020, con oltre 120 miliardi aggiuntivi ‘incassati’ solo nel mese di dicembre. È quanto emerge dall’analisi del centro studi di Unimpresa, che ha elaborato i dati del dipartimento delle Finanze relativi alla fatturazione elettronica, e che evidenzia il boom delle costruzioni (+37%) e delle attività immobiliari (+18%).
L’aumento però è trainato anche dalla corsa delle attività manifatturiere (+35%).  A livello territoriale, l’analisi di Unimpresa scopre che le variazioni più importanti si sono registrate in Emilia-Romagna, in Friuli-Venezia Giulia e in Sicilia. Nel Lazio, unica regione che non ha raggiunto la crescita in doppia cifra, aziende e partite Iva hanno incassato solo il 9% in più.

Nei dati fiscali di imprese e professionisti la fotografia della ripresa economica

Nei dati fiscali di imprese e professionisti, osserva l’associazione, “’c’è dunque la fotografia esatta della robusta ripresa economica del nostro Paese, cresciuta progressivamente negli scorsi mesi, ma seriamente minacciata, adesso, dal protrarsi della guerra tra Russia e Ucraina”.
Se nei mesi di gennaio e febbraio 2021, quando ancora non era esplosa la pandemia da Covid, l’imponibile risultava ancora in calo, rispettivamente con 16,5 miliardi in meno e 2,6 miliardi in meno rispetto al 2020, nei 10 mesi successivi il segno è stato sempre positivo.

Il risultato migliore è in Emilia-Romagna

A livello territoriale, la regione che evidenzia il risultato migliore è l’Emilia-Romagna, con un incremento del 38,9%, seguita dalla provincia di Trento, con il 33,4%, la Valle d’Aosta (30,6%), il Friuli Venezia Giulia (28,2%), la Sicilia (27,1%), la Liguria (27,9%), e poi, Marche (26,9%), Molise (26,8%), Calabria (25,3%), Veneto (24,5%), Puglia (24,4%), Campania (23,1%), Toscana (23,0%), Lombardia (22,7%), Umbria (22,6%), Basilicata (22,5%), Abruzzo (21,3%), Sardegna (20,5%), Piemonte (19,4%), provincia di Bolzano (18,0%). Fanalino di coda, unica regione che non ha raggiunto la doppia cifra per la crescita, è il Lazio (+9,5%).

Il comparto più vivace è senza dubbio quello del ‘mattone’

Le costruzioni hanno registrato l’incremento di fatturato più importante (+37,5%), riporta Adnkronos, grazie ai diversi bonus per l’edilizia e alle attività immobiliari connesse alle costruzioni, che hanno fatto segnare un +17,9%. È andata bene anche per le attività manifatturiere (+35,7%), e per le imprese che si occupano di estrazione di minerali da cave e miniere (+32,9%). Le attività professionali, scientifiche e tecniche hanno segnato una variazione positiva del 25,9%, e l’istruzione del 10%. Sotto quota 20% si attestano il commercio all’ingrosso e al dettaglio (+15,4%), e la fornitura di acqua e reti fognarie (+16,8%), mentre in zona rossa figurano le attività di famiglie e le convivenze (colf, badanti) con un -50,1%, l’area dell’amministrazione pubblica e della difesa (-16,5%), oltre le attività artistiche e sportive (-3,6%).

Felicità: salute e benessere ai primi posti per i cittadini globali 

Il mondo oggi è più felice. Lo attesta l’ultima edizione del Global Happiness di Ipsos: il 67% dei cittadini a livello mondiale dichiara di essere felice, una percentuale in aumento sia rispetto a metà 2020 sia rispetto a metà 2019, ma comunque in numero più basso rispetto a 10 anni fa. Tra le principali fonti di felicità, gli intervistati di indicano quelle relative alla sfera personale e relazionale, come salute fisica e mentale, relazioni e famiglia, e il purpose. I paesi più felici? I Paesi Bassi (86%) e l’Australia (85%), seguiti da Cina e Gran Bretagna (83%), India (82%), Francia e Arabia Saudita (81%), e Canada (80%), mentre i meno felici sono Turchia (42%) e Argentina (48%).
L’Italia si posiziona nel mezzo, con il 66% dei cittadini che si dichiarano felici.

Ma rispetto a 10 anni si è meno felici

Se la quota di chi si dichiara felice è aumentata di 4 punti percentuali rispetto a luglio-agosto 2020 e di 3 rispetto a maggio-giugno 2019, continua a rimanere una percentuale più bassa rispetto a quella registrata a novembre-dicembre 2011 e ad aprile-maggio 2013 (77%).  Rispetto a 10 anni prima, è in calo nella maggior parte dei Paesi esaminati, in particolare in Turchia (-47), e nonostante un notevole aumento negli ultimi due anni, in Argentina (-20). In Italia, il livello di felicità è aumentato di 4 punti rispetto ad agosto 2020 e di 9 rispetto a giugno 2019, ma è in calo di 7 punti rispetto al livello massimo rilevato a dicembre 2011 (73%).

Ai primi posti salute fisica, mentale e relazione con il partner

A livello internazionale, le prime 5 fonti di felicità citate sono salute fisica e benessere (54%), salute mentale e benessere (53%), relazione con il partner/coniuge (49%), sentire che la propria vita abbia senso e significato (49%), figli (48%), condizioni di vita (47%), sicurezza e protezione personale (46%), sentire di avere controllo della propria vita (44%), stare nella natura (43%), avere un lavoro/impiego importante e avere più soldi (42%). In Italia le principali fonti di felicità risiedono in salute fisica/mentale e benessere, relazione con il partner/coniuge, lavoro/impiego importante, e a pari merito, figli, condizioni di vita e stare nella natura. Le meno importanti, situazione finanziaria personale, avere più soldi, beni materiali posseduti, essere riconosciuta come una persona di successo e il tempo speso sui social media.

Più importanza alla sfera personale e spirituale  

Rispetto all’ultimo sondaggio condotto prima della pandemia, le fonti di felicità che hanno acquisito maggiore importanza a livello internazionale riguardano perlopiù la sfera personale e spirituale. Ad esempio, essere perdonato per qualcosa che ho fatto, trovare qualcuno con cui stare, e benessere religioso o spirituale. Negli ultimi 10 anni, poi, anche altre fonti di felicità hanno acquisito sempre più importanza, quali ad esempio: trasferimento in un altro Paese, accesso all’intrattenimento o allo sport, libertà di esprimere le proprie convinzioni, e tempo libero.

TikTok è l’app più scaricata del primo trimestre 2022

TikTok è una delle piattaforme di social media in più rapida crescita al mondo. Lo rivela Sensor Tower, che ha recentemente pubblicato il suo rapporto “Q1 2022: Store Intelligence Data Digest” in cui TikTok risulta l’app più scaricata al mondo nel primo trimestre del 2022. L’applicazione aveva precedentemente superato i 3,5 miliardi di download da quando è stata lanciata nel primo trimestre del 2021, diventando solo la quinta app (e l’unica non di proprietà di Meta) a raggiungere questo incredibile traguardo. Le prime cinque posizioni insieme a TikTok, infatti, sono occupate da Instagram, Facebook, WhatsApp e Telegram.

Inizio 2022 col “botto”

Dall’inizio del 2022, TikTok è stato scaricato più di 175 milioni di volte, riferisce il sito Techcrunch .TikTok ha superato i 10 milioni di download negli ultimi nove trimestri, mentre YouTube ha superato la stessa soglia per otto trimestri consecutivi. Nessuna app ha avuto più download di TikTok dall’inizio del 2018, quando WhatsApp ha registrato 250 milioni di download a livello globale, segala ancora il rapporto. Come spiegano gli esperti, c’è molto da dire sul successo di TikTok e su quello che l’aspetta in futuro. In particolare, vanta un algoritmo unico nel suo genere e una serie di community diversificate in base agli argomenti, compresi quelli di nicchia.

I download su iPad e iPhone

Esaminando i download globali su iPhone e iPad, l’ordine delle prime cinque app è rimasto invariato negli ultimi tre trimestri. TikTok ha superato i 70 milioni di download dall’App Store solo per la terza volta nel primo trimestre del 2022, trainato dalla crescita dell’11% trimestre su trimestre in Asia, nonostante sia stata bandita in India. Considerando i download complessivi degli Stati Uniti, TikTok è stata l’app migliore ogni trimestre dall’inizio del 2021. L’ultima app a battere TikTok è stata Zoom nel quarto trimestre del 2020. Inoltre, dal primo trimestre del 2021, TikTok e YouTube sono risultate le due app più scaricate sull’App Store statunitense ogni trimestre. TikTok è stata anche l’app numero uno su Google Play per il terzo trimestre consecutivo, con installazioni in aumento del 19% anno su anno.

Anche in Europa

Le stesse cinque app hanno conquistato i primi posti in Europa per ciascuno degli ultimi quattro trimestri. TikTok e WhatsApp erano nelle prime due posizioni, mentre Instagram è sceso di un gradino in classifica al quarto posto. Anche se WhatsApp è stata la migliore app dell’App Store in Europa per ciascuno degli ultimi sette trimestri, TikTok ha mantenuto il primato su Google Play nello stesso periodo.

La pandemia ci ha reso più soli?

La pandemia ha reso le persone più sole? Secondo i dati delle ricerche relative alle condizioni psicologiche durante gli ultimi due anni, sembra che le persone siano alle prese con un sostanziale incremento della solitudine. I dati, pubblicati su American Psychologist, sono stati rilevati intervistando oltre 200 mila persone di età differenti, provenienti da ogni angolo del globo. Alcuni soggetti hanno modificato i parametri in misura sensibile, poiché la loro sensazione di solitudine era molto evidente. In tali casi, infatti, il vuoto è cresciuto in maniera esponenziale, con un calo sostanziale della felicità. Altre persone, invece, non hanno segnalato alcun cambiamento nella loro quotidianità.

Esiste una correlazione tra l’aumento della solitudine e le restrizioni?

Nonostante le risposte variegate provenienti da diversi gruppi di persone, i ricercatori hanno riscontrato la presenza di un aumento della solitudine. I dati raccolti sono però ancora insufficienti per accertare la correlazione tra l’aumento della solitudine e le restrizioni dovute alla pandemia.
Alcune ricerche effettuate già prima della pandemia avevano riscontrato come la capacità umana nelle relazioni sociali sia stata ampiamente compromessa da fattori che non hanno nulla a che fare con ciò che è accaduto negli ultimi due anni. Ma cosa si può fare per evitare che la situazione possa peggiorare? Per migliorare la connessione tra le persone e sentirsi meno soli è sufficiente seguire alcune raccomandazioni fatte dagli esperti del portale psicologionline.net.

Tornare ad avere la capacità di acquisire rapporti nella vita quotidiana

“Ognuno di noi ha la possibilità di costruire comunità più sensibili ed empatiche in maniera reciproca – spiegano gli esperti di psicologionline.net -. Per riuscirci, bisogna assumere una cultura all’insegna dell’interconnessione, in grado di creare momenti significativi e tutti da ricordare. Ritornare ad avere la capacità di acquisire rapporti nella vita quotidiana che siano attenti a ogni esigenza personale – aggiungono gli esperti -. Anche nelle scuole chi vuole può ottenere notevoli risultati, cercando di far stringere rapporti più sereni e consapevoli tra i singoli studenti. Ogni insegnante dovrebbe rendere i rapporti tra i ragazzi come una vera priorità – sottolineano gli esperti -. Un discorso analogo è valido per quanto concerne i singoli cittadini. In questo caso, si può pensare ad appositi spazi condivisi, nei quali le persone possono ritrovarsi e coinvolgere la comunità”.

Lavoro: pensare al benessere psicologico dei dipendenti

“Parlando del posto di lavoro, i datori e i dirigenti dovrebbero iniziare a pensare in maniera intensiva al benessere psicologico dei loro dipendenti – continuano gli esperti -. Ad esempio, possono premiare i dipendenti capaci di soccorrere i colleghi in difficoltà, o comunque importanti per il rafforzamento di un team aziendale. I manager possono favorire le giuste condizioni per dar vita a un posto di lavoro dalla maggiore connessione fisica, semplificando i rapporti tra dipendenti e collaboratori”.
Insomma, sta a noi compiere alcuni piccoli passi, giorno dopo giorno, nella direzione giusta. Porsi più dolcemente verso il prossimo può fare la differenza. In questo modo, riusciremo a invertire questo trend negativo.