Imprese e abitazioni, un vademecum per l’efficienza energetica

Quali accorgimenti si possono adottare per intervenire sui consumi energetici di case e imprese e ottener benefici in bolletta e per l’ambiente? Lo spiega all’Adnkronos Dario Di Santo, direttore di Fire – Federazione italiana per l’uso razionale dell’energia.
“Se parliamo di famiglie – commenta Di Santo – il primo consiglio è di guidare l’auto in modo dolce: si possono ridurre i consumi del 15-20%, il tempo richiesto per lo spostamento cresce molto meno del risparmio, e si arriva a destinazione più rilassati”.
In casa si possono installare luci a led, e per stare attenti agli sprechi seguire i consigli riportati nelle istruzioni dei propri elettrodomestici per un uso ecologico degli stessi. “I risparmi conseguibili – continua Di Santo – dipendono dal livello di efficienza energetica di partenza”.

Investire negli interventi di riqualificazione

A lungo termine, “è possibile investire in interventi di riqualificazione energetica per tutte le esigenze – aggiunge Di santo -. Da quelli che riguardano l’involucro edilizio a quelli in centrale termica, senza dimenticare i sistemi di gestione ottimale del sistema edificio-impianto e la generazione in loco. Discorsi simili si possono fare per gli edifici del terziario. Sono tra l’altro disponibili incentivi piuttosto interessanti, dai vari bonus edilizi al conto termico. In questo caso i risparmi conseguibili possono essere davvero rilevanti e si ottengono grandi benefici in termini di comfort, sicurezza e valorizzazione dell’immobile”.

Le imprese ‘energivore’

Per le imprese cosiddette ‘energivore’, “non sempre è facile conseguire benefici immediati – puntualizza Di santo -. In genere i grandi consumatori di energia sono stati più attenti negli anni e dunque fanno più fatica a individuare interventi semplici. Si tratta dunque di imprese che necessitano di un supporto sia per investire sia per fare fronte a costi energetici non compatibili con i propri bilanci. Questi soggetti rappresentano però una percentuale molto piccola delle imprese italiane: negli elenchi della Csea gli energivori sono nell’ordine delle 3.500 aziende”. Negli altri casi, spiega Di Santo, “facendosi aiutare da un energy manager o da un Ege, esperto in gestione dell’energia, è possibile individuare le aree di spreco energetico, ossia i risparmi immediati, e le opportunità di intervento più interessanti e cantierabili in tempi brevi”.

Mettere a punto una strategia di intervento

Guardando a tempi più lunghi, secondo Di Santo “per le imprese si tratta di mettere a punto una strategia di intervento su efficienza energetica e fonti rinnovabili di medio periodo, accorpando gli interventi con pay-back time breve e lungo, in modo da ottenere il recupero dei capitali in tempi accettabili. Attraverso un energy management adeguato, meglio ancora un sistema di gestione dell’energia certificato ISO 50001, è possibile conseguire risparmi energetici crescenti negli anni, insieme a benefici rilevanti nell’ottica della sostenibilità, ma anche della produttività, della riduzione dei rischi e dei costi, e della competitività”.

Cosa fare quando si verifica una perdita d’acqua in casa

Una delle cose più spiacevoli che possa capitare in casa è quella di constatare un allagamento in cucina.

Il verificarsi di una perdita d’acqua infatti è certamente fastidioso e necessità di grande impegno da parte nostra per sistemare nuovamente tutto, considerando che anche mobili ed eventuali tappeti potrebbero essersi bagnati.

Ma il problema più grande non è questo, ma quello relativo ad eventuali danni che possiamo involontariamente andare ad arrecare ai piani inferiori.

Dunque quando si verifica una perdita d’acqua in casa, ci sono delle cose da fare immediatamente per cercare di risolvere il problema.

Chiudere l’erogazione dell’acqua

La prima cosa da fare non è quella di individuare la perdita, ma al contrario è quella di andare a chiudere l’acqua così da porre fine alla perdita. In questa maniera avremmo infatti risolto il primo problema, cioè quello di evitare di peggiorare ulteriormente le cose.

Mettendo fine al flusso dell’acqua, potremmo da subito dedicarci alle fasi di rimozione dell’acqua stessa, così da preservare gli arredi ed i suppellettili.

Terminata questa procedura, possiamo concentrarci su quello che è l’aspetto cruciale, ovvero identificare la perdita.

Identificare la perdita

Questa fase non è semplice e soprattutto è delicata, e dunque individuare con esattezza l’eventuale provenienza di una perdita può richiedere un occhio piuttosto allenato.

A perdere potrebbero semplicemente essere delle tubature a vista come quelle che si trovano sotto i rubinetti, ma l’acqua potrebbe arrivare anche dall’appartamento dei vicini o ad esempio da un tetto.

Dedica a questa fase tutto il tempo necessario e, se ritieni di non avere esperienza a sufficienza per poter intervenire in maniera risolutoria, fai bene a rivolgerti ad un servizio di pronto intervento 24 che possa mettere a tua disposizione un bravo idraulico rapidamente.

Elimina L’acqua stagnante

Se invece sei riuscito ad individuare in maniera inequivocabile l’origine della perdita d’acqua, fai bene ad eliminare quella stagnante. Questa infatti, con il trascorrere del tempo è in grado di infiltrarsi fino a raggiungere gli appartamenti sottostanti.

Fai bene allora rimuovere tutta l’acqua utilizzando ad esempio degli stracci o eventualmente un piccolo aspiratore d’acqua nel caso in cui la quantità sia più di quel che pensavi.

Elimina muffa e umidità

Dopo aver rimosso tutta l’acqua che si era accumulata nei pressi della perdita, fai bene anche a concentrarti su quelle eventuali macchie di umidità o muffa che inevitabilmente si saranno già formate.

Per far ciò, cerca di far circolare liberamente l’aria all’interno della zona interessata dalla perdita, così che possa esserci un adeguato ricambio e l’umidità possa uscire.

Nel caso in cui l’umidità presente sul posto sia eccessiva e la normale circolazione dell’aria non sia ritenuta sufficiente a risolvere il problema, è possibile utilizzare un apposito deumidificatore il cui compito è quello di andare ad estrarre tutta l’umidità presente nell’ambiente.

Ripristina la situazione originale

Quando avrai rimosso tutta l’acqua, inclusa quella stagnante, identificata la perdita ed eliminato il problema, nonché eliminate eventuali tracce di muffa e umidità, sarà il momento di ripristinare la situazione originale andando ad effettuare eventuali piccole opere murarie per chiudere nuovamente eventuali spiragli che eri stato costretto ad aprire per arrivare fino ai tubi.

In breve

In questa maniera potrai ritenerti soddisfatto perché sarai riuscito ad individuare la perdita, eliminare il problema e ripristinare la normale situazione.

Come vedi, anche se non hai grande dimestichezza con questo tipo di pratiche, puoi ugualmente tentare di effettuare una riparazione autonoma.

Come accennato, nel caso in cui questa operazione dovesse essere troppo complicata per quelle che sono le tue conoscenze, fai bene ad affidarti ad un professionista.

Gli attacchi alle email aziendali sono in aumento

Gli attacchi alle email aziendali (Business E-mail Compromise, BEC) sono schemi di frode che consistono nell’impersonare il membro affidabile di un’azienda.
Nel quarto trimestre del 2021 i sistemi di Kaspersky hanno sventato più di 8.000 attacchi BEC, che hanno raggiunto il picco in ottobre con un totale di 5.037 attacchi. Secondo Verizon, questo tipo di frode è stato il secondo attacco di social engineering più comune del 2021. Nel corso del 2021, i ricercatori di Kaspersky hanno analizzato il modo in cui i truffatori creano e diffondono le email false, scoprendo che gli attacchi tendono a rientrare in due categorie: su larga scala (BEC-as-a-Service) ed estremamente mirati (BEC mirati).

BEC-as-a-Service e BEC mirati

Gli attacchi BEC-as-a-Service si basano su un meccanismo molto semplice in modo da poter raggiungere un numero più alto di vittime. Per riuscirci, gli attaccanti inviano in massa messaggi non particolarmente sofisticati da account di posta gratuiti. Altri criminali propendono per strategie più avanzate, gli attacchi BEC mirati, che colpiscono una casella di posta intermedia ottenendo l’accesso alla mail di quel dato account.
Successivamente, una volta trovata una corrispondenza adatta nella casella di posta elettronica compromessa della società intermediaria (questioni finanziarie o problematiche tecniche relative al lavoro), continuano la corrispondenza con la società presa di mira impersonando l’azienda intermediaria. Spesso l’obiettivo è quello di persuadere la vittima affinché invii denaro o installi un malware.

“I truffatori usano questi schemi perché funzionano”

Questa tipologia di attacco si è rivelata particolarmente efficace, ragion per cui non è una tecnica sfruttata solamente da ‘piccoli’ criminali alla ricerca di facili guadagni.
“Al momento gli attacchi BEC sono tra le tecniche di ingegneria social più diffuse – spiega Roman Dedenok, security expert di Kaspersky -. La ragione è semplice: i truffatori usano questi schemi perché funzionano. Dal momento che sempre meno persone cascano nella trappola delle finte email di massa, i truffatori hanno incominciato a raccogliere attentamente i dati sulle loro vittime per poi servirsene per guadagnarsi la loro fiducia. Alcuni di questi attacchi vanno in porto proprio perché i cybercriminali riescono a trovare con facilità i nomi e i ruoli lavorativi dei dipendenti, così come le liste dei contatti in open access”.

Lo smart working alimenta una scarsa ‘igiene digitale’

“Le email restano il principale canale di comunicazione usato dalla maggior parte delle aziende – aggiunge Oleg Gorobets, Senior Product Marketing Manager di Kaspersky -. Tuttavia, man mano che lo smart working e l’archiviazione nel cloud diventano la nuova quotidianità, insieme all’aumento di una scarsa ‘igiene digitale’ prevediamo l’emergere di nuovi metodi di truffa, che sfrutteranno queste lacune nella sicurezza aziendale – puntualizza Gorobets -. Servirsi di una soluzione di sicurezza specifica e di una tecnologia ben collaudata e supportata da dati efficaci sulle minacce e algoritmi di machine learning può aiutare a fare la differenza”.

Sanità digitale, la spesa cresce ma la digitalizzazione è ancora frammentata

In Italia la spesa per la sanità digitale cresce del 5%, ma mancano le competenze digitali e le infrastrutture per la gestione dei dati. Se la pandemia ha spinto la diffusione di strumenti digitali nel settore della sanità, con cittadini, medici e strutture sanitarie che ora li utilizzano di più, soprattutto per la telemedicina, il processo di digitalizzazione del sistema sanitario italiano è ancora frammentato. Per questo è necessario attuare partnership tra pubblico e privato, soprattutto per cercare di creare progetti che vadano a rendere operativi quelli che sono gli stanziamenti del PNRR, pari a circa 10 miliardi per la medicina territoriale e altri10 per gli ospedali. Di questo si è parlato nella seconda giornata della Winter School 2022 di Pollenzo, durante l’incontro dal titolo ‘Oltre la logica dei silos per un’offerta integrata di salute’, organizzata da Motore Sanità, con il contributo di Siemens.

Ripensare processi e cambiare i modelli

Digitalizzare non significa trasferire un dato da una cartella cartacea a una computerizzata, ma ripensare processi e cambiare i modelli della sanità stessa puntando soprattutto sulla prossimità al paziente – spiega Alessandra Poggiani, Director of Administration della Fondazione Human Technopole -. Digitalizzare la sanità significa infatti soprattutto supportare il paziente per prevenirne le patologie, “anche attraverso un monitoraggio che oggi la tecnologia rende semplice e immediato”, aggiunge Poggiani.
Un altro potenziale della digitalizzazione sanitaria è la possibilità di avere un accesso semplice, immediato e standardizzato ai dati,” utile a fornire ai decisori politici un quadro informativo migliore per definire politiche di sanità pubblica potenzialmente più efficaci”, aggiunge Poggiani.

Puntare su lavoro a distanza e robot

Quanto alle soluzioni di remotizzazione, possono colmare lunghe distanze, e nell’attuale contesto sanitario il lavoro a distanza è di particolare rilevanza. Può infatti “aiutare a mantenere una distanza di sicurezza da potenziali pazienti infetti e ottimizzare le procedure”, afferma Patrizia Palazzi, Strategic Sales Expert Siemens Healthineers.  Le soluzioni di robotica in interventistica sono in grado di ridurre la dose di radiazioni all’operatore fino al 95% e ridurre fino al 53% il tempo di esecuzione dei trattamenti.
“Il lavoro a distanza nel settore sanitario – sottolinea Palazzi – è emerso come uno dei più efficaci modi per mitigare i tassi di infezione da coronavirus, accedere alle competenze mediche necessarie, massimizzare le risorse, semplificare il trattamento dei pazienti e consentire ai dipendenti di continuare a lavorare anche in quarantena e da casa”.

AI e big data supportano la governance del SSN

“Nell’attuale variegato panorama di flussi informativi e di enti risulta fondamentale avvalersi di sistemi tecnologici avanzati capaci di armonizzare e integrare dati di diversa tipologia e provenienza, superando la classica gestione ‘a silos’ – commenta di David Vannozzi, Direttore Generale CINECA -. In questo contesto, reso ancora più urgente dalla pandemia, ha preso il via un accordo tra CINECA e Ministero della Salute. Il progetto prevede lo sviluppo di soluzioni basate su tecniche di AI e analisi di big data che consentano l’integrazione dei dati, a supporto della governance nel Sistema sanitario nazionale”.

Il futuro dello smart working secondo le imprese del milanese

Lo smart working, il lavoro a distanza, è diventato una quasi normalità dall’inizio della pandemia, anche nel nostro Paese dove era una modalità poco praticata. Una modalità di lavoro, quella da remoto, che è stata adottata moltissimo nella prima ondata dell’emergenza, ovvero quella dei lockdown più restrittivi, ma che sta ritornando in auge anche ora con la variante Omicron. Al momento, infatti, molte imprese del settore privato sono ritornate ad aumentare nuovamente il numero di dipendenti in smart-working. A metà gennaio, secondo il sondaggio Ipsos condotto per Confesercenti, il 48% dei dipendenti del settore privato era già in smart-working o prevedeva di tornarci a breve. Una quota talmente elevata da avere un forte impatto sui pubblici esercizi nei centri città e nei quartieri di uffici, che Confesercenti stima in da noi 850 milioni di euro al mese di minori consumi.

Che fine farà il remote work per le aziende?

Per scoprire quali siano le prospettive del lavoro da remoto da parte delle imprese dopo due anni di pandemia, il sondaggio Ipsos “Le imprese milanesi ai tempi del Covid” – condotto per Laboratorio Futuro dell’Istituto Toniolo – ha indagato le opinioni di aziende e lavoratori milanesi in merito allo smart-working ai tempi del Covid-19. Le principali evidenze sono che Il 43% delle aziende di Milano e provincia non ritiene possibile lo smart-working. Si tratta in questo caso di aziende di piccole dimensioni, localizzate nella provincia di Milano e operanti nel settore del commercio. Inoltre, il 47% delle aziende ritiene che lo smart-working sia applicabile solo per alcune funzioni e livelli aziendali.

Smart working promosso, reclutamento a distanza no  

Ma come hanno giudicato l’esperienza dello smart working le aziende intervistate? Su una scala da 1 (pessimo) a 10 (eccellente), la valutazione media complessiva dell’esperienza dello smart-working, espressa dalle aziende coinvolte nell’indagine, è pari a 6,64. Le aziende più soddisfatte sono quelle dei comuni della prima fascia, di grandi dimensioni, nel settore del commercio.
Il reclutamento a distanza ha riguardato il 71,1% delle aziende e la valutazione media di questa esperienza è negativa, infatti il 78,6% dichiara che non farà ricorso al reclutamento a distanza in futuro. Invece, per quanto riguarda lo stage a distanza, l’8% del campione intervistato ha fatto questa esperienza e solo il 2,7% intende proseguirla. Su una scala da 1 (pessimo) a 10 (eccellente), la valutazione media complessiva dell’esperienza dello smart-working, espressa dalle aziende intervistate, è pari a 6,64. Le aziende più soddisfatte sono quelle dei comuni della prima fascia, di grandi dimensioni, nel settore del commercio.

Lavoro autonomo, difficile la ripresa post Covid

E’ il lavoro autonomo la tipologia di impiego che fa più fatica a riprendere terreno dopo i mesi duri della pandemia. A dirlo è un’analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, che ha condotto un’elaborazione su dati Istat relativi al terzo trimestre del 2021. Dal report si evince che a farmi le spese sono stati soprattutto le donne e i giovani, mentre la categoria più colpita è quella del commercio. Resta il fatto che, nonostante un lieve incremento dell’1,3% tra novembre e ottobre 2021, il lavoro autonomo fatica a riprendere le posizioni pre Covid.

Recupera l’occupazione dipendente, non quella autonoma

Il dossier mette in evidenza come, a fronte di un sostanziale recupero dell’occupazione di tipo dipendente, tornata ai livelli del 2019, il lavoro autonomo non riesca a invertire la tendenza. Negli ultimi tre mesi del 2021 si è registrato un calo di 350 mila occupati rispetto allo stesso periodo del 2019, scendendo a quota 4 milioni e 940 mila. La perdita maggiore tra le donne: -131 mila occupate, ma anche tra gli uomini i valori registrati sono elevati, considerato un decremento complessivo di 219 mila indipendenti. La pandemia ha senza dubbio accentuato le criticità di un modello di lavoro, quello autonomo, che ha perso appeal tra i lavoratori, soprattutto i più giovani. A pagarne le spese sono soprattutto gli autonomi nella fascia di età 40-49 anni, che hanno visto un calo di 223 mila unità. Più contenuto il calo nella fascia di età 50-59 anni con 60 mila lavoratori in meno.

I settori più colpiti e quelli più in salute

Per quanto riguarda i vari settori, riferisce Askanews, quello in cui si sono fatte sentire le maggiori difficoltà è quello del commercio: rispetto al 2019, infatti, si sono persi più di 190 mila autonomi; a seguire l’industria (43 mila unità in meno) e l’area dei servizi tecnici e professionali (34 mila autonomi in meno). Il settore dell’edilizia, invece, registra un buono stato di salute, con un incremento del lavoro autonomo negli ultimi due anni del 2,8%. Anche sotto il profilo professionale si registrano tendenze diverse. Le professioni tecniche sono quelle più impoverite con quasi 100 mila occupati in meno nell’ultimo biennio. I dati non sono più confortanti per le professioni intellettuali e ad elevata specializzazione: rispetto al 2019, infatti, si sono persi 73 mila lavoratori. A penalizzare ancor di più questo mondo è la diversità di tutela rispetto al lavoro a tempo indeterminato. Secondo l’indagine condotta ad aprile 2021 da Fondazione Studi e SWG, due autonomi su tre hanno dichiarato che la pandemia ha avuto un impatto negativo (51,8%) o molto negativo (14,9%) sul loro lavoro e il 53,5% ha affermato di aver registrato una riduzione del reddito.

Nel 2021 le auto elettriche raggiungono il 9,35% del mercato totale

Nel corso dell’anno le auto elettriche raggiungono una penetrazione del 9,35% sul mercato automobilistico totale, contro il 4,33% dell’anno precedente. In particolare, nel 2021 le auto Pev, ovvero le Plug-in Electric Vehicle, somma di Bev (elettriche a batteria) e Phev, hanno registrato una crescita del 128,34%, con 136.754 mezzi immatricolati. Di fatto, sono state immatricolate 67.255 auto Bev, cresciute del +107% rispetto al 2020, e 69.499 Phev (+153,75%).Sono alcuni dati rilasciati da Motus-E, l’associazione che raggruppa tutti gli stakeholders della mobilità elettrica, che fa il punto sulle immatricolazioni delle auto elettriche in Italia nel 2021.

Nonostante il calo di dicembre raggiunta la quota record del 13,55%

Nel solo mese di dicembre, invece, le auto Pev immatricolate “registrano un calo del 13,21% rispetto a dicembre 2020, con 11.833 unità vendute – spiega Motus-E -. Le auto Bev calano invece del 15,24%, a 6.158 unità immatricolate, mentre le Phev diminuiscono del 10,90%, con 5.675 unità immatricolate.
Nonostante questi cali, “complice un total market che a dicembre fa registrare minimi storici con solo 87.338 auto vendute, le auto elettriche raggiungono una quota record di mercato del 13,55%”, sottolinea Motus-E.

Le preoccupazioni del mercato

Sono diversi i fattori che hanno contribuito al calo delle immatricolazioni nel mese di dicembre, “dai ritardi di consegna dovuti alla crisi delle materie prime, dei semiconduttori e dei microchip, alla possibilità di immatricolare entro giugno 2022 le auto acquistate tramite prenotazione dell’Ecobonus e all’effetto, visibile, della fine degli incentivi per auto elettriche, avvenuta nel mese di ottobre 2021- continua l’associazione -. Proprio la fine degli incentivi e una mancata programmazione degli stessi per il triennio a venire preoccupano il mercato e l’intera filiera”.

Ipotesi al ribasso per le Bev nel 2022

“In assenza di ulteriori supporti, è plausibile ipotizzare che i valori delle Bev immatricolate nei primi mesi del 2022 saranno inferiori a quelli dei primi mesi del 2021 – sostiene Motus-E, come scrive Adnkronos -. La mancanza di bonus all’acquisto farà dirottare i pochi mezzi elettrici prodotti in Italia verso mercati più appetibili. È davvero incomprensibile che il governo abbia deciso di ignorare completamente il settore, in un rimbalzo di responsabilità tra governo e Parlamento che sfiora il grottesco, e che vedrà riflettersi nella drammatica riduzione di immatricolazioni di vetture elettriche e ibride plug-in nel 2022”, afferma ancora l’associazione di settore. Augurandosi “un intervento di Mise e Mef all’inizio di quest’anno”.

Industria, a ottobre 2021 fatturato stimato +16,9

Secondo le stime dell’Istat per il mese di ottobre del 2021 il fatturato totale del macrosettore cresce in termini tendenziali del 16,9%. Precisamente, +19,4% sul mercato interno e +12,1% su quello estero. Stime positive, quindi, corrette per gli effetti di calendario: i giorni lavorativi di ottobre 2021 sono stati 21 contro i 22 di ottobre 2020.  A livello congiunturale, la stima di crescita dell’Istat al netto dei fattori stagionali è invece del 2,8%. Un balzo risultante da una crescita su entrambi i mercati, +3,4% quello interno e +1,4% quello estero.

Aumento per tutti i settori: energia, beni strumentali, intermedi e di consumo 

Nella media del trimestre agosto-ottobre l’indice complessivo evidenzia un incremento del 2,8% rispetto ai tre mesi precedenti. In particolare, +4,0% sul mercato interno e +0,7% su quello estero. Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, a ottobre gli indici destagionalizzati del fatturato segnano un aumento congiunturale per tutti i principali settori, dall’energia (+5,4%) ai beni strumentali (+3,9%), dai beni intermedi (+2,3%) ai beni di consumo (+1,8%).

Trend positivo per il quinto mese consecutivo

Per quanto riguarda gli indici corretti per gli effetti di calendario riferiti ai raggruppamenti principali di industrie, l’Istat registra incrementi tendenziali molto marcati per l’energia (+49,0%) e i beni intermedi (+28,0%), più contenuti invece per i beni di consumo (+10,9%) e i beni strumentali (+4,2%). Con riferimento al comparto manufatturiero, gli aumenti tendenziali riguardano tutti i settori di attività economica, a eccezione del comparto dei mezzi di trasporto, riporta Askanews.
“Prosegue a ottobre, per il quinto mese consecutivo, la crescita congiunturale del fatturato dell’industria – commenta l’Istituto per gli studi statistici -. Anche nella media degli ultimi tre mesi la dinamica congiunturale segna un risultato positivo. Nel confronto tendenziale su dati corretti per i giorni lavorativi, l’incremento è diffuso a tutti i principali raggruppamenti di industrie, con aumenti più marcati per l’energia e i beni strumentali”.

Terzo trimestre: Pil +6,2%

Gli indicatori positivi del fatturato industriale, inoltre, trainano numerosi altri settori, che spingono verso l’alto il prodotto interno lordo nella sua totalità.
Nella media del trimestre agosto-ottobre l’indice complessivo del Pil ha infatti evidenziato un incremento del 6,2%, superando di 2 punti percentuali le stime degli economisti e del Governo. Numeri positivi supportati anche dagli studi di Bankitalia, secondo i quali lo scenario macroeconomico prefigurerebbe, oltre all’aumento del Pil nel terzo trimestre 2021, aumenti del 4,0% nel 2022, del 2,5% nel 2023, e dell’1,7% nel 2024, si legge su affaritecnici.it.

Il 2021 in Italia “cercato” su Google: Green Pass e la Carrà sul podio

Cosa hanno cercato su Google gli italiani nel 2021, un anno segnato ancora dalla pandemia, ma anche dai tanti successi sportivi? Il motore di ricerca pubblica come di consueto il report Un Anno di Ricerche 2021, che allarga lo sguardo su personaggi, domande, argomenti più in risalto rispetto allo scorso anno, offrendo così un punto di vista sui tempi in cui viviamo. Nella lista delle parole più digitate dagli italiani negli ultimi 12 mesi nelle prime posizioni spiccano il Green Pass e Raffaella Carrà, la cui scomparsa il 5 luglio scorso ha commosso tutta l’Italia. In un anno così importante per lo sport italiano, tra le parole top non mancano però gli Europei e Christian Eriksen, il calciatore danese che ha avuto un arresto cardiaco in campo, oltre a Champions League e Serie A. E tra gli eventi più cercati dell’anno, non manca il tennis, con Roland Garros, Wimbledon e Matteo Berrettini.

Da Donnarumma ai Maneskin a Mario Draghi

Tra i personaggi del 2021 che hanno segnato il picco di traffico sul motore di ricerca ci sono ancora tanti sportivi, come Donnarumma, Janik Sinner, Federica Pellegrini, Marcell Jacobs, mentre nello spettacolo i Maneskin e Orietta Berti. E nella politica Mario Draghi e Giuseppe Conte, attuale ed ex primo ministro, riporta Ansa. Googlare è ormai una parola inserita nel vocabolario Treccani, e se tra i clic più di moda in cima alla classifica Google Trend spiccano “come fare il Green Pass” e Raffaella Carrà, tra gli addii più popolari, un po’ a sorpresa, al secondo posto c’è Michele Merlo, seguito da Franco Battiato e Gino Strada. Insomma, tra i Google Trend 2021 non c’è solo la pandemia nelle ricerche online italiane.

Da ‘Classroom’ a ‘Come fare la pizza’ in casa a ‘resilienza’

Segno dei tempi, nella lista di Google c’è anche Classroom, il programma per la didattica a distanza, incubo di milioni di famiglie durante questa pandemia, e quindi cliccatissimo. E la cucina, scrive Leggo, un tema che dal lockdown del 2020 in poi ha conquistato gli italiani? ‘Come fare la pizza in casa’ batte ‘come fare il pesto’ e ‘come fare la besciamella’, evidentemente sempre amata dagli italiani. Tra i ‘perché’ vince invece ‘Conte si dimette’, seguito da ‘non funziona WhatsApp’, e tra il ‘cosa significa’ svetta il Ddl Zan. Ma sul podio anche ‘zona rossa rafforzata’ e ‘resilienza’. Insomma, una fotografia dell’Italia 2.0 mai così veritiera.

Boom delle vacanze vicino a casa

Le restrizioni agli spostamenti hanno rilanciato il turismo di prossimità, e l’Italia grazie al suo patrimonio artistico e naturale, che non finisce mai di stupire, rappresenta la meta ideale. Insomma, il ritorno al turismo di prossimità è un trend in crescita, ed è una risorsa preziosa per tutti gli operatori che negli ultimi due anni hanno subito gravi danni economici. Ma quali sono le mete preferite dagli italiani per i viaggi vicino a casa? Innanzitutto, i borghi storici, paesini rimasti sospesi nel tempo che hanno mantenuto e valorizzato la loro bellezza originale, spesso impreziosita da antichi palazzi e castelli.

Dai borghi alle città d‘arte ai laghi
Dai borghi medievali alle città del Rinascimento, ogni regione italiana offre diverse opportunità per gite e weekend all’insegna della tranquillità e della scoperta della gastronomia locale. Magari noleggiando le biciclette per scoprire il territorio circostante. Il periodo invernale poi è propizio anche per visitare le città d’arte, approfittando del numero esiguo di turisti stranieri. Quindi, Roma, Firenze e Venezia, ma anche Torino, Trento, soprattutto nel periodo dei mercatini di Natale, o Perugia, Genova, Verona, e Ferrara. Anche i laghi, soprattutto nel nord Italia, sono da sempre un must per passare qualche giorno di vacanza in tranquillità. La parte del leone la fanno il Lago Maggiore, il Lago di Como e il Lago di Garda, mete del turismo mondiale. Ma in forte crescita è il Lago d’Iseo, grazie alle attrazioni del territorio, dalla riserva della biosfera Unesco della Val Camonica alle colline della Franciacorta. Un discorso a parte lo meritano i laghetti di montagna, mete imperdibili per rilassanti e salutari passeggiate. Tra i più spettacolari, il lago di Braies e il lago di Tovel, incastonato nel Parco Naturale dell’Adamello Brenta.

Montagna, parchi e riserve naturali
Non c’è niente di meglio di una gita in montagna per ricaricarsi all’aria aperta. L’incremento delle piste ciclabili permette di visitare il territorio in tranquillità, scoprendo antichi borghi arroccati e paesaggi mozzafiato. Il distanziamento sociale ha dato impulso però anche alle visite a parchi e riserve naturali, aree protette e presidi di tutela delle biodiversità. Un’occasione imperdibile per indimenticabili passeggiate immersi nella natura incontaminata magari avvistando gli animali in libertà. Tra le mete più suggestive e gettonate, il Parco Nazionale del Gran Paradiso, in Valle d’Aosta, il Parco Nazionale delle Dolomiti, in Veneto, e il Parco Nazionale delle Cinque Terre, in Liguria.

Tutti alle terme
Una vacanza di benessere e relax alle terme è un’ottima soluzione per approfittare del bonus inserito nel decreto del Ministro dello sviluppo economico. L’Italia può contare su una vasta scelta di parchi termali presenti su tutto il territorio. Tra i più attrezzati? Le terme di Ischia, Sirmione, Saturnia e Abano. Ma che si scelga di vistare un antico borgo o passare un fine settimana nell’acqua termale l’ecosostenibilità è una caratteristica importante del turismo di prossimità. La sfida dei tour operator è quindi valorizzare questo tipo di turismo, magari abbinando il soggiorno a un mezzo di trasporto green, come il treno o il pullman.