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Transizione energetica: un mondo a tre velocità 

La transizione energetica è sempre più segnata da un assetto tripolare. L’UE continua a ridurre le emissioni, USA e Cina privilegiano sicurezza energetica e sviluppo industriale.

Come emerge dal Rapporto annuale CER, il 2025 segna un punto critico per l’Italia. Le emissioni italiane tornerebbero a salire fino a 371,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (+0,2%), con un calo della quota rinnovabile al 21,7% e un aumento dell’uso di gas (+2,1%).
Nel 2026 le emissioni potrebbero però tornare a ridursi, e nel 2027 il calo (-1,6%) raggiungerebbe 363,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. A condizione però che si sblocchino gli iter autorizzativi.

USA, UE, Asia

Negli USA, nel 2025 il cambio di amministrazione ha chiuso la stagione “verde” aperta con l’Inflation Reduction Act, riorientando le politiche verso il mantenimento delle quote di mercato dei combustibili fossili, revisione degli incentivi e introduzione di dazi sulle tecnologie pulite. Un “whiplash climatico” che evidenzia il rischio di una frenata degli investimenti green.

L’UE, pur mantenendo una traiettoria coerente con il Green Deal, si confronta con costi energetici più elevati rispetto a USA e Asia e una crescente pressione competitiva sulle filiere industriali. Nel fotovoltaico produrre moduli costa oggi dal 35% al 65% in più rispetto alla Cina.
La Cina continua a guidare la crescita delle rinnovabili (oltre 260 GW di nuova capacità), ma non rinuncia ancora al carbone, approvando 25 GW di nuove centrali nei primo semestre dell’anno. Le emissioni cinesi, sospinte dalla rapidità della crescita economica, continuano così a crescere raggiungendo il massimo storico.

La situazione in Italia

In Italia il biennio 2023-2024 ha segnato un’accelerazione senza precedenti: le emissioni sono diminuite in media di oltre il 5%, l’efficienza energetica è migliorata del 3,4%, e sono stati installati 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il totale nazionale oltre 74,5 GW. La dipendenza dal gas russo è crollata dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, con nuovi contratti con l’Azerbaigian (+43%) e il forte aumento dell’import di GNL (+49,8%), oltre all’attivazione del rigassificatore di Piombino. La diversificazione ha ridotto anche la concentrazione geografica delle forniture di combustibili fossili.

La domanda energetica complessiva cala dell’1%. Il rallentamento si concentra soprattutto nei settori ETS, dove le emissioni della generazione elettrica tornano a salire a 62,2 MtCO₂eq (+3,9%).

Per le Pmi l’opzione green non è più solo reputazionale

Nei settori ESR, la riduzione prosegue ma a ritmi troppo lenti. I trasporti scendono dell’1,3%, mentre il settore civile torna a crescere (+2,2%) per un maggior utilizzo del gas per il riscaldamento.
Secondo le previsioni, il ritorno su una traiettoria più solida sarebbe favorito dall’aumento della produzione da rinnovabili elettriche, che nel 2027 potrebbe raggiungere 149 TWh, con un fotovoltaico in espansione fino a 63,5 TWh.

L’accesso ai finanziamenti tende a favorire imprese con progetti di riduzione dei consumi, efficientamento o riconversione energetica. Per molte Pmi significa che la transizione non è più un’opzione reputazionale, ma una condizione necessaria per mantenere competitività sui mercati.

Giovani e impresa: così sta cambiando il volto dell’Italia

Il mondo dell’imprenditoria italiana sta vivendo una nuova stagione. A guidarla sono i giovani, che con idee fresche e un approccio diverso stanno ridisegnando il modo di fare impresa.
Gli under 36 alla guida di piccole e medie aziende puntano su tecnologia, apertura ai mercati esteri e un rapporto più diretto e pragmatico con le banche.

È quanto emerge dal Next Gen SMB Italy Report, una ricerca di Visa presentata al Salone dei Pagamenti, che fotografa abitudini e priorità della nuova generazione di imprenditori italiani.

Meno legati alle banche tradizionali, più fiducia nel digitale

I giovani imprenditori non si sentono più vincolati alle banche tradizionali. La maggior parte continua ad avere almeno un conto in una banca classica, ma pochi la considerano la loro “banca principale”.

Cresce invece l’interesse per il mondo FinTech, con soluzioni digitali più flessibili e personalizzate. E la fiducia nei canali online è in aumento: oggi molti li considerano affidabili quanto le banche di sempre.

La tecnologia al centro dell’impresa

Per chi ha meno di 36 anni, la tecnologia è ormai parte integrante della gestione aziendale. I giovani imprenditori usano app, software e piattaforme digitali per ogni aspetto aziendale: contabilità, pagamenti, controllo delle spese, analisi dei dati.

Un simile approccio consente decisioni più rapide e precise, con una visione chiara e in tempo reale dell’andamento dell’attività.
Non è solo questione di strumenti: è una mentalità più dinamica, aperta al cambiamento e orientata ai risultati.

Giovani PMI, il mercato è il mondo 

Le imprese guidate da giovani non si accontentano del mercato interno. Sempre più spesso guardano all’estero per crescere: una parte significativa del loro fatturato arriva da vendite oltre confine, e una quota importante del budget marketing è dedicata proprio alla promozione internazionale.
È un segnale chiaro di una generazione che non teme di misurarsi con la concorrenza globale.

Social network e nuovi pagamenti: l’impresa si fa anche online

I social non sono più solo vetrine: sono strumenti di lavoro.
Quasi tutti i giovani imprenditori li usano per farsi conoscere, dialogare con i clienti e restare aggiornati su novità e tendenze del mercato.

Anche il modo di pagare sta cambiando: accanto ai bonifici tradizionali, crescono i pagamenti via smartphone, le carte virtuali e i sistemi peer-to-peer.
Eppure, nonostante la spinta digitale, molti continuano a fare un salto in filiale: il contatto umano conta ancora.

Cosa chiedono i giovani alle banche

Per i nuovi imprenditori, la banca ideale è semplice, digitale e trasparente.
Contano la qualità dei servizi online, la possibilità di integrare strumenti gestionali, ma anche costi chiari e la presenza di una filiale fisica a cui rivolgersi quando serve.

Come sottolinea Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia: “I giovani imprenditori sono il motore di un cambiamento che unisce innovazione e crescita. Capire le loro esigenze è essenziale per costruire servizi bancari davvero in sintonia con il loro modo di fare impresa”.

Franchising: nel futuro il piacere sarà il driver principale degli acquisti

Nell’immediato futuro i consumatori italiani continueranno a essere guidati da un approccio all’acquisto sempre più pragmatico e consapevole, caratterizzato dalla ricerca di risparmio, benessere e sostenibilità.
In uno scenario caratterizzato da molteplici fattori di incertezza, i consumi degli italiani, pur in lieve crescita, restano orientati a un ‘low profile’ e dettati dalle spese obbligate, che assorbono il 51% del totale delle spese delle famiglie.

Al contempo, gli italiani lasceranno spazio anche alla ricerca di gratificazione. Già oggi 25 milioni di italiani fanno acquisti spinti da piacere e gratificazione, mentre 5,2 milioni considerano il piacere come il driver principale dei propri acquisti.
In questo contesto, il franchising si conferma un settore in grado di creare valore e generare occupazione. Emerge dallo studio condotto da Nomisma in occasione del Salone del franchising di Milano.

GDO al primo posto per giro d’affari

Lo studio di Nomisma offre una fotografia aggiornata del settore del franchising nonché una riflessione sui principali trend in atto e sulle opportunità di ulteriore sviluppo.
A oggi, le insegne in franchising operative in Italia sono 931, con 67.275 punti vendita in franchising (+2,2%), che occupano 293.791 addetti nelle reti (+2,1%) e generano un giro d’affari pari a 35,8 miliardi di euro (+5,4%).

Relativamente al giro d’affari, nel 2024 al primo posto si conferma la GDO , con una incidenza del 35% sul totale, seguita dall’abbigliamento, con il 21%, dai servizi (19%) e dalla ristorazione (+12%).
La crescita più consistente è stata registrata dai servizi (+13,5%) che precede il beauty (+11%), e la ristorazione (+10%).

Il phygital ridisegna i punti vendita

Relativamente alle previsioni per il prossimo futuro, l’indagine di Nomisma rileva una generalizzata aspettativa di crescita.
Tra i fattori di sviluppo del settore, la relazione presentata da Nomisma segnala la crescente diffusione dell’esperienza phygital, destinata a ridisegnare il retail e trasformando i punti vendita in touchpoint ibridi come estensioni di un ecosistema.

Del resto, il franchising non è un modello rigido, per cui chi saprà equilibrare standard e personalizzazione, digitale e umano, globale e locale, avrà maggiori e migliori opportunità di crescere.

Il retail come palcoscenico valoriale

Al contempo, il retail sta diventando un palcoscenico valoriale, legato anche alla responsabilità sociale. Il 79% degli italiani considera la sostenibilità del packaging un fattore di spinta all’acquisto e oltre il 50% chiede materiali completamente riciclabili.

Inoltre, più del 20% dei consumatori italiani preferisce prodotti provvisti di green pack, nonostante non siano più economici.
Tra gli altri valori segnalati dal campione di intervistati da Nomisma, i consumatori italiani affermano di essere sempre più attenti a trasparenza, inclusività e tracciabilità.

Produzione industriale: incremento congiunturale del +0,4% a luglio 2025

Lo rivelano gli ultimi dati rilasciati dall’Istat: nel mese di luglio 2025 la produzione industriale italiana cresce del +0,4%. L’indice destagionalizzato registra un incremento congiunturale e si osserva una crescita anche su base trimestrale.

L’incremento congiunturale mensile si estende a tutti i principali raggruppamenti di industrie, a esclusione dell’energia, unico aggregato in diminuzione, anche in termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, l’indice generale a luglio è in aumento. 
Anche in questo caso, l’incremento su base annua riguarda tutti i principali raggruppamenti di industrie salvo l’energia.

La produzione aumenta anche a livello trimestrale: +0,2%

Più in particolare, nella media del periodo da maggio a luglio, rispetto ai tre mesi precedenti del 2025, si registra un aumento del livello della produzione dello 0,2%.

L’indice destagionalizzato mostra un calo congiunturale solo per l’energia, pari al -7,8%. Viceversa, si osserva un aumento del +2,1% per i beni di consumo, del +1,6% per i beni strumentali e del +0,7% per i beni intermedi.

In un anno crescono beni di consumo, strumentali e intermedi. Calo tendenziale per l’energia: -5,2%

In termini tendenziali a luglio 2025 l’indice generale corretto per gli effetti di calendario aumenta dello 0,9%. I giorni lavorativi di calendario sono stati 23, come a luglio dell’anno precedente. 

Anche a livello tendenziale si registrano incrementi per i beni di consumo, che segno il 3,0% in più rispetto all’anno precedente, per i beni strumentali, in aumento del +2,8% e per i beni intermedi, in crescita del +0,3%.
A diminuire è ancora una volta l’energia, che registra un -5,2% anche rispetto a luglio 2024.

Segno più per prodotti petroliferi, elettronica, alimentari. In diminuzione ancora energia, oltre a chimica, plastica e gomma

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di coke e i prodotti petroliferi raffinati, che registra un aumento del +10,8%, la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica, che segna un +6,4%, e le industrie alimentari, bevande e tabacco, in crescita de3 +5,7%.

Al contrario, le flessioni più rilevanti si riscontrano nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria, in calo del -9,4%, nella produzione di prodotti chimici, in calo del -2,7%, e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, che rispetto allo stesso periodo del 2024 registrano l’1,6% in meno.

Quando va aggiornato il DVR?

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è uno strumento essenziale per la sicurezza nei luoghi di lavoro, previsto dal Decreto Legislativo 81/08. Si tratta di un documento obbligatorio per tutte le aziende che hanno almeno un dipendente.

Il suo scopo principale è identificare, analizzare e valutare tutti i rischi presenti in un’attività lavorativa, per poi definire le misure preventive e protettive da adottare.

Molti si chiedono quando sia necessario aggiornare questo documento, e per rispondere diciamo che un DVR non è un documento statico, ma dinamico, e deve essere periodicamente rivisto per riflettere i cambiamenti che avvengono in azienda e mantenere un alto livello di protezione per i lavoratori.

Modifiche nei processi produttivi

Ogni volta che si introducono nuovi macchinari, attrezzature o metodologie di lavoro, è doveroso aggiornare il DVR. Questi cambiamenti possono infatti portare a nuovi rischi non precedentemente considerati.

Ad esempio, l’introduzione di una nuova linea di produzione automatizzata potrebbe creare rischi legati all’interazione tra uomo e macchina o alla movimentazione di carichi in maniera diversa.

L’aggiornamento deve valutare questi nuovi pericoli e stabilire le necessarie misure di prevenzione. Questo aggiornamento garantisce che il documento rifletta l’attuale situazione aziendale e che la sicurezza sia sempre al passo con le evoluzioni del lavoro.

Cambiamenti nell’organizzazione del lavoro

Anche le modifiche strutturali nell’organizzazione del lavoro richiedono un’attenta revisione del DVR. Se si cambia l’orario di lavoro, si introducono turni notturni o si adottano nuove modalità come il lavoro agile (smart working) per diverse mansioni, è necessario valutare gli impatti sulla salute e sicurezza dei lavoratori.

Per esempio, il lavoro notturno può portare a rischi legati alla fatica e a un aumento della probabilità di infortuni. Tali cambiamenti richiedono una nuova analisi per assicurare che le protezioni esistenti siano ancora adeguate o che se ne debbano aggiungere di nuove.

Nuove nomine nell’organigramma della sicurezza

Se l’organigramma della sicurezza subisce delle variazioni, come la nomina di un nuovo Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), di un nuovo Medico Competente o di altri figure chiave, il DVR deve essere aggiornato.

Questo aggiornamento non si limita alla semplice variazione del nome, ma serve a registrare il nuovo assetto organizzativo e a garantire che le responsabilità e i compiti assegnati siano chiari e definiti. Mantenere il documento allineato con la reale struttura aziendale è un presupposto per una gestione efficace della sicurezza sul lavoro.

Aggiornamenti normativi

Il quadro normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro è in continua evoluzione. Nuove leggi, decreti o circolari possono introdurre obblighi diversi o specifici per determinati settori. Quando una nuova disposizione normativa viene emanata, è imperativo adeguare il DVR.

Questo è un aspetto essenziale per garantire la conformità dell’azienda e per proteggere i lavoratori secondo le direttive più recenti. Gli aggiornamenti normativi possono riguardare, ad esempio, i limiti di esposizione a sostanze chimiche o le attrezzature di protezione individuale.

Trasferimento della sede di lavoro

Il trasferimento dell’azienda in una nuova sede comporta la necessità di aggiornare il DVR. I rischi presenti in un nuovo edificio possono essere diversi da quelli della sede precedente. Si deve valutare la nuova conformazione degli spazi, la presenza di attrezzature diverse, le vie di fuga e le uscite di emergenza.

La valutazione dei rischi deve considerare l’ambiente fisico e strutturale del nuovo luogo di lavoro per individuare eventuali pericoli e predisporre le adeguate misure di sicurezza.

Quando e come effettuare l’aggiornamento

L’aggiornamento DVR è un’azione che va effettuata entro 30 giorni dal verificarsi di una delle situazioni sopra descritte. Per effettuare l’aggiornamento si deve seguire una procedura simile alla stesura originale.

Il datore di lavoro, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Medico Competente e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, deve analizzare le modifiche avvenute e valutare come queste influenzino i rischi esistenti o ne creino di nuovi.

Questo processo fa in modo che il documento sia sempre uno strumento vivo ed efficace per la tutela della salute e sicurezza in azienda.

Dunque il DVR è un documento dinamico che deve essere aggiornato ogni volta che ci sono dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, nel processo produttivo o nell’organigramma della sicurezza. Mantenerlo sempre aggiornato è fondamentale per proteggere la salute dei lavoratori.

Parchi divertimento: politiche di pricing più inclusive spingono la crescita

Nel 2024 il settore dei parchi divertimento ha segnato una crescita significativa in termini di offerta e di visitatori.
Sul lato offerta, rispetto al 2023, l’incremento dei giorni di apertura è stato del 4,9%. Complice l’estensione della stagionalità, i parchi a tema hanno saputo creare nuovi concept per valorizzare diversi periodi dell’anno, come Carnevale, Halloween e Natale.

Quanto ai visitatori, con 21.104.651 ingressi, in crescita di circa il 7,4%, il fatturato della biglietteria sfonda la barriera dei 300 milioni, attestandosi a 306.640.128 euro (+1% sul 2023).
Proprio il differenziale di incremento tra visitatori e fatturato, accompagnato da un calo del 6% del valore medio unitario per visitatore, indica come le politiche di pricing più inclusive adottate negli ultimi anni hanno favorito l’ampliamento del bacino di utenza. Lo confermano i dati ufficiali presentati dal Rapporto Annuale SIAE.

Un’esperienza sempre più coinvolgente

A trainare l’andamento sono gli investimenti in nuove attrazioni, aree tematiche, tecnologie immersive e soluzioni green, che hanno reso l’esperienza sempre più coinvolgente. Solo per la stagione estiva 2025 sono già stati stanziati 220 milioni di euro, con una previsione di 500 milioni nel triennio 25/27.
Il trimestre estivo si conferma centrale: nel 2024 il 64% dei visitatori si è concentrato nei mesi di giugno, luglio e agosto, periodo che ha generato anche il 66% della spesa totale.

Il dato è influenzato dall’apertura dei parchi acquatici, la cui attività è fortemente stagionale.
Ma è da segnalare la performance di dicembre: a fronte di un’offerta più contenuta ha registrato il tasso medio di affluenza giornaliera più alta dell’anno. Con 1.514 visitatori al giorno supera perfino agosto (1.164).

Il Veneto si conferma la locomotiva del settore

Il Piemonte, ricco di parchi faunistici come Zoom Torino e di parchi avventura, è la regione a maggiore concentrazione di strutture censite e con più giorni di apertura.
La locomotiva del settore si conferma tuttavia ancora una volta il Veneto, che raccoglie il 34% della spesa complessiva italiana per parchi e attrazioni e il 23% degli ingressi totali nazionali (4,8 milioni di visitatori).

Sul fronte ingressi seguono Lombardia (19%), Emilia-Romagna (19%) e Lazio (15%).
Migliorano in generale le performance di Centro e Sud Italia, mentre nel Nord-Ovest si osserva una crescita del numero di visitatori nonostante una riduzione delle giornate di apertura.

“Una strategia coordinata di sviluppo e investimento”

“I dati SIAE 2024 rafforzano la centralità dell’industria dei parchi divertimento nel panorama turistico nazionale – commenta Luciano Pareschi, presidente AssoParchi –. La crescita non è un dato estemporaneo, ma dipende da una strategia coordinata di sviluppo e investimento che punta su innovazione, destagionalizzazione e qualità dell’esperienza. Abbiamo creduto e continuiamo a credere nel valore culturale, sociale ed economico dei parchi come luoghi capaci di generare indotto, occupazione e attrattività internazionale”.

Made in Italy alimentare: un export da quasi 23 miliardi, +11% in un anno

Da gennaio a dicembre 2024 il settore alimentare italiano nel suo complesso ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro.
In occasione della seconda Giornata Nazionale del Made in Italy del 15 aprile, Unione Italiana Food ha reso noti i dati dell’export 2024 dei comparti alimentari italiani rappresentati dall’associazione. Nel 2024 i settori rappresentati da Unione Italiana Food hanno sfiorato 23 miliardi di euro di esportazioni, per una crescita superiore all’11% in valore.

Insomma, nel Made in Italy che piace al mondo volano le eccellenze dell’alimentare italiano.
I principali mercati di destinazione, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia. 

Brillano pasta, caffè, prodotti da forno, cioccolato

Più in dettaglio, il 2024 ha visto crescere soprattutto l’export di pasta, cresciuto del +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro, il caffè (+ 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro), i prodotti da forno (+ 13,3%, 4,3 miliardi), oltre a cacao e cioccolato (+17,2%, 2,88 miliardi).

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti, come brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%). Prodotti che raccontano quel mix di tradizione, innovazione, sicurezza alimentare, qualità e alto contenuto di servizio che rappresenta la cifra stilistica del Made in Italy.

Non è solo una questione di qualità

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera.
Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia, e un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Sul futuro pesa l’incertezza dei dazi USA

Sul futuro del Made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana.

“Si confida quindi non solo nell’azione diplomatica della UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse – spiega Unione Italiana Food -. La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali, che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.

Milano Cortina 2026: che impatto si aspettano le PMI del Nord Italia?

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano una grande opportunità per le piccole e medie imprese (PMI) delle regioni settentrionali italiane.
Una ricerca condotta da Ipsos per Visa rivela che il 95% delle PMI locali prevede un effetto economico positivo derivante dall’evento. Ben il 64% degli intervistati si aspetta vantaggi concreti per la propria attività. 

Cosa cambia da zona a zona 

Le aspettative variano in base alla posizione geografica delle imprese. A Milano, il 71% delle aziende prevede un incremento di visitatori locali e nazionali, mentre nelle zone montane l’83% delle PMI si aspetta un aumento di turisti internazionali.
Sono dati che evidenziano come le imprese intendano capitalizzare sulle diverse tipologie di flussi turistici attesi per l’evento. 

Sviluppo delle infrastrutture e migliore mobilità

Oltre ai benefici economici immediati, l’84% degli imprenditori ritiene che l’evento porterà a nuove infrastrutture, riqualificazione di aree urbane e periferiche, e miglioramenti nella mobilità locale.

Un esempio concreto è l’iniziativa di Visa di implementare pagamenti contactless nei principali servizi di trasporto pubblico delle città coinvolte, tra cui Milano, Venezia e Verona, facilitando gli spostamenti dei visitatori e lasciando un’eredità duratura dopo i Giochi. 

PMI e digitalizzazione, focus sui sistemi di pagamento

Circa il 50% delle PMI nelle aree montane ha già investito o pianifica di investire in ristrutturazioni, marketing, personale e digitalizzazione, con particolare attenzione ai settori dell’ospitalità e della ristorazione. Tra queste, il 53% si concentrerà sul potenziamento delle infrastrutture di pagamento, riconoscendo l’importanza di offrire soluzioni moderne ai clienti internazionali.
Oltre il 90% delle imprese prevede che i pagamenti digitali saranno il metodo preferito dai visitatori, soprattutto nei settori della ristorazione (98%), dei trasporti locali (97%) e dello shopping (99%).

Attualmente, quasi un’azienda su tre offre almeno un servizio digitale, come prenotazioni e pagamenti online, sistemi di fatturazione centralizzati o programmi di cashback e sconti legati all’uso dei pagamenti elettronici.
Ciò indica un significativo potenziale di crescita nel settore della digitalizzazione, con il 52% delle PMI interessate a implementare nuovi servizi digitali o a ricevere orientamento sugli investimenti più efficaci in questo ambito. 

Ottimismo per il dopo-Giochi

Le PMI non vedono Milano Cortina 2026 solo come un evento temporaneo, ma come un’opportunità per benefici a lungo termine. Il 49% delle aziende nelle aree direttamente coinvolte prevede un’eredità positiva che si estenderà oltre la conclusione dei Giochi.

In particolare, il 47% delle imprese si aspetta un incremento del fatturato o della marginalità, mentre il 39% anticipa miglioramenti legati al territorio, come un aumento del turismo e condizioni favorevoli per lo sviluppo economico locale. 

Un’occasione da sfruttare fino in fondo

Come evidenziato da Stefano Stoppani, Country Manager di Visa Italia, eventi di portata globale come i Giochi Olimpici possono fungere da catalizzatori per la crescita delle PMI. Visa si impegna a supportare la transizione digitale delle imprese italiane, avendo già contribuito alla digitalizzazione di oltre un milione di aziende nel paese. 

Nevio Devidé, Chief Revenue Officer della Fondazione Milano Cortina 2026, sottolinea che lo studio fornisce dati preziosi per comprendere l’impatto dell’evento sul tessuto imprenditoriale locale, rappresentando un passo significativo nella costruzione dell’eredità dei Giochi e rafforzando la collaborazione tra Visa e Milano Cortina 2026. 

Imprese italiane, come e quanto cresce la Digital Attitude?  

Le aziende italiane stanno accelerando il loro percorso di digitalizzazione, investendo in infrastrutture tecnologiche e strategie innovative per migliorare la propria presenza online. Secondo l’ultimo Osservatorio Siti E-commerce Italiani, condotto da Netcomm in collaborazione con Cribis, il 67,2% delle imprese ha raggiunto un alto livello di Digital Attitude, segnando un notevole incremento rispetto al 49,2% del 2024. Questo indicatore misura la propensione delle aziende a investire in trasformazione digitale, marketing online e ottimizzazione delle piattaforme web.

Un elemento chiave della crescita è l’adozione di siti internet sempre più performanti e aggiornati, fondamentali per lo sviluppo del commercio elettronico. La diffusione della banda larga e l’uso strategico del canale digitale per le vendite hanno contribuito a rendere le imprese italiane più competitive nel mercato online.

Innovazione e capacità di adattamento

Oltre alla digitalizzazione, le aziende stanno dimostrando una netta propensione all’innovazione. L’analisi di Netcomm e Cribis rivela che il 30,1% delle imprese presenta un livello elevato di innovazione, mentre il 54,7% rientra nella fascia medio-alta. Questo parametro tiene conto di diversi fattori, tra cui l’adozione di tecnologie avanzate, la produttività aziendale, la capacità di sviluppare brevetti e un approccio manageriale orientato alla ricerca e sviluppo.

L’innovazione si riflette anche nella crescente attenzione all’integrazione tra i canali di vendita online e offline, con modelli di business sempre più flessibili e personalizzati. Tuttavia, per molte imprese, la sfida principale rimane quella di rafforzare la propria presenza sui mercati esteri.

La sfida dell’internazionalizzazione

Nonostante i progressi nella digitalizzazione e nell’innovazione, il livello di internazionalizzazione delle aziende italiane rimane relativamente basso. Secondo il report, oltre il 54% delle imprese e-commerce ha ancora una presenza limitata sui mercati esteri. Solo il 16,8% delle società di capitale registra un elevato grado di internazionalizzazione, evidenziando la necessità di strategie più efficaci per promuovere il Made in Italy a livello globale.

Per affrontare questa sfida, le imprese italiane dovranno investire ulteriormente in strumenti digitali avanzati, collaborazioni internazionali e strategie di marketing mirate. La capacità di espandersi oltre i confini nazionali rappresenterà un fattore determinante per la competitività e la crescita del settore e-commerce nei prossimi anni.

Cybercrime: kit di malware e GenAI per attacchi tecnologicamente avanzati

Strumenti che riducono il tempo e le competenze necessarie per creare componenti d’attacco, e permettono agli aggressori di concentrarsi su tecniche per eludere i sistemi di rilevamento e ingannare le vittime.
Si tratta dell’uso di kit di malware e Intelligenza artificiale generativa (GenAI) per potenziare l’efficienza degli attacchi informatici. Un trend preoccupante rilevato dall’ultimo Threat Insights Report di HP, che evidenzia diverse campagne di diffusione malware.

In queste campagne, i codici dannosi vengono occultati all’interno di immagini sui siti di file hosting eludendo i sistemi di sicurezza basati sulla reputazione dei siti web
In particolare, campagne come VIP Keylogger e 0bj3ctivityStealer utilizzano tecniche e loader comuni indicando l’uso di kit di malware per distribuire diversi payload.

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“I criminali informatici stanno intensificando gli attacchi con una velocità e una varietà sempre maggiori – dichiara Ian Pratt, Global Head of Security Personal Systems di HP -. Se un documento Excel malevolo viene bloccato, il prossimo attacco potrebbe arrivare sotto forma di un file di archivio, aggirando le difese. Invece di inseguire costantemente nuovi metodi di infezione, le organizzazioni dovrebbero concentrarsi sulla riduzione della propria vulnerabilità. Ciò significa limitare le attività rischiose, come l’apertura di allegati e-mail, i clic sui link e il download da browser, per ridurre drasticamente le possibilità di un attacco”. 

La minaccia si annida anche nei videogiochi

L’uso della GenAI per creare documenti HTML malevoli è stato identificato in una campagna di diffusione del trojan di accesso remoto XWorm. Questa tecnologia aiuta a redigere i codici che poi verranno utilizzati per scaricare e avviare il malware.

La minaccia si annida anche nei Tools per videogiochi, proprio a causa della enorme diffusione di alcuni titoli. Gli hacker compromettono gli strumenti di cheat e i repository di modifica dei videogiochi ospitati su GitHub, aggiungendo file eseguibili che contengono malware Lumma Stealer, capace di rubare password, informazioni dei portafogli cripto e dati di navigazione.
Gli utenti spesso disattivano gli strumenti di sicurezza per scaricare e utilizzare questi cheat, aumentando il rischio di infezioni.

“Serve un cambio di approccio nella cybersecurity”

“Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi rapidamente, con tecniche sempre più sofisticate che mettono a rischio la sicurezza di aziende e utenti – commenta Giampiero Savorelli, AD HP Italy -. L’uso di kit malware e GenAI rende gli attacchi più efficaci e difficili da individuare, richiedendo un cambio di approccio nella cybersecurity. In questo contesto, normative come NIS2 e DORA impongono standard di sicurezza e resilienza più stringenti, spingendo le aziende a rafforzare la protezione dei propri sistemi e dati. Perciò è fondamentale adottare soluzioni avanzate che vadano oltre il semplice rilevamento, capaci di prevenire e isolare le minacce in tempo reale”.