La transizione energetica è sempre più segnata da un assetto tripolare. L’UE continua a ridurre le emissioni, USA e Cina privilegiano sicurezza energetica e sviluppo industriale.
Come emerge dal Rapporto annuale CER, il 2025 segna un punto critico per l’Italia. Le emissioni italiane tornerebbero a salire fino a 371,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (+0,2%), con un calo della quota rinnovabile al 21,7% e un aumento dell’uso di gas (+2,1%).
Nel 2026 le emissioni potrebbero però tornare a ridursi, e nel 2027 il calo (-1,6%) raggiungerebbe 363,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. A condizione però che si sblocchino gli iter autorizzativi.
USA, UE, Asia
Negli USA, nel 2025 il cambio di amministrazione ha chiuso la stagione “verde” aperta con l’Inflation Reduction Act, riorientando le politiche verso il mantenimento delle quote di mercato dei combustibili fossili, revisione degli incentivi e introduzione di dazi sulle tecnologie pulite. Un “whiplash climatico” che evidenzia il rischio di una frenata degli investimenti green.
L’UE, pur mantenendo una traiettoria coerente con il Green Deal, si confronta con costi energetici più elevati rispetto a USA e Asia e una crescente pressione competitiva sulle filiere industriali. Nel fotovoltaico produrre moduli costa oggi dal 35% al 65% in più rispetto alla Cina.
La Cina continua a guidare la crescita delle rinnovabili (oltre 260 GW di nuova capacità), ma non rinuncia ancora al carbone, approvando 25 GW di nuove centrali nei primo semestre dell’anno. Le emissioni cinesi, sospinte dalla rapidità della crescita economica, continuano così a crescere raggiungendo il massimo storico.
La situazione in Italia
In Italia il biennio 2023-2024 ha segnato un’accelerazione senza precedenti: le emissioni sono diminuite in media di oltre il 5%, l’efficienza energetica è migliorata del 3,4%, e sono stati installati 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il totale nazionale oltre 74,5 GW. La dipendenza dal gas russo è crollata dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, con nuovi contratti con l’Azerbaigian (+43%) e il forte aumento dell’import di GNL (+49,8%), oltre all’attivazione del rigassificatore di Piombino. La diversificazione ha ridotto anche la concentrazione geografica delle forniture di combustibili fossili.
La domanda energetica complessiva cala dell’1%. Il rallentamento si concentra soprattutto nei settori ETS, dove le emissioni della generazione elettrica tornano a salire a 62,2 MtCO₂eq (+3,9%).
Per le Pmi l’opzione green non è più solo reputazionale
Nei settori ESR, la riduzione prosegue ma a ritmi troppo lenti. I trasporti scendono dell’1,3%, mentre il settore civile torna a crescere (+2,2%) per un maggior utilizzo del gas per il riscaldamento.
Secondo le previsioni, il ritorno su una traiettoria più solida sarebbe favorito dall’aumento della produzione da rinnovabili elettriche, che nel 2027 potrebbe raggiungere 149 TWh, con un fotovoltaico in espansione fino a 63,5 TWh.
L’accesso ai finanziamenti tende a favorire imprese con progetti di riduzione dei consumi, efficientamento o riconversione energetica. Per molte Pmi significa che la transizione non è più un’opzione reputazionale, ma una condizione necessaria per mantenere competitività sui mercati.








