Aziende

Made in Italy alimentare: un export da quasi 23 miliardi, +11% in un anno

Da gennaio a dicembre 2024 il settore alimentare italiano nel suo complesso ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro.
In occasione della seconda Giornata Nazionale del Made in Italy del 15 aprile, Unione Italiana Food ha reso noti i dati dell’export 2024 dei comparti alimentari italiani rappresentati dall’associazione. Nel 2024 i settori rappresentati da Unione Italiana Food hanno sfiorato 23 miliardi di euro di esportazioni, per una crescita superiore all’11% in valore.

Insomma, nel Made in Italy che piace al mondo volano le eccellenze dell’alimentare italiano.
I principali mercati di destinazione, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia. 

Brillano pasta, caffè, prodotti da forno, cioccolato

Più in dettaglio, il 2024 ha visto crescere soprattutto l’export di pasta, cresciuto del +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro, il caffè (+ 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro), i prodotti da forno (+ 13,3%, 4,3 miliardi), oltre a cacao e cioccolato (+17,2%, 2,88 miliardi).

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti, come brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%). Prodotti che raccontano quel mix di tradizione, innovazione, sicurezza alimentare, qualità e alto contenuto di servizio che rappresenta la cifra stilistica del Made in Italy.

Non è solo una questione di qualità

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera.
Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia, e un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Sul futuro pesa l’incertezza dei dazi USA

Sul futuro del Made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana.

“Si confida quindi non solo nell’azione diplomatica della UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse – spiega Unione Italiana Food -. La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali, che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.

Milano Cortina 2026: che impatto si aspettano le PMI del Nord Italia?

I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026 rappresentano una grande opportunità per le piccole e medie imprese (PMI) delle regioni settentrionali italiane.
Una ricerca condotta da Ipsos per Visa rivela che il 95% delle PMI locali prevede un effetto economico positivo derivante dall’evento. Ben il 64% degli intervistati si aspetta vantaggi concreti per la propria attività. 

Cosa cambia da zona a zona 

Le aspettative variano in base alla posizione geografica delle imprese. A Milano, il 71% delle aziende prevede un incremento di visitatori locali e nazionali, mentre nelle zone montane l’83% delle PMI si aspetta un aumento di turisti internazionali.
Sono dati che evidenziano come le imprese intendano capitalizzare sulle diverse tipologie di flussi turistici attesi per l’evento. 

Sviluppo delle infrastrutture e migliore mobilità

Oltre ai benefici economici immediati, l’84% degli imprenditori ritiene che l’evento porterà a nuove infrastrutture, riqualificazione di aree urbane e periferiche, e miglioramenti nella mobilità locale.

Un esempio concreto è l’iniziativa di Visa di implementare pagamenti contactless nei principali servizi di trasporto pubblico delle città coinvolte, tra cui Milano, Venezia e Verona, facilitando gli spostamenti dei visitatori e lasciando un’eredità duratura dopo i Giochi. 

PMI e digitalizzazione, focus sui sistemi di pagamento

Circa il 50% delle PMI nelle aree montane ha già investito o pianifica di investire in ristrutturazioni, marketing, personale e digitalizzazione, con particolare attenzione ai settori dell’ospitalità e della ristorazione. Tra queste, il 53% si concentrerà sul potenziamento delle infrastrutture di pagamento, riconoscendo l’importanza di offrire soluzioni moderne ai clienti internazionali.
Oltre il 90% delle imprese prevede che i pagamenti digitali saranno il metodo preferito dai visitatori, soprattutto nei settori della ristorazione (98%), dei trasporti locali (97%) e dello shopping (99%).

Attualmente, quasi un’azienda su tre offre almeno un servizio digitale, come prenotazioni e pagamenti online, sistemi di fatturazione centralizzati o programmi di cashback e sconti legati all’uso dei pagamenti elettronici.
Ciò indica un significativo potenziale di crescita nel settore della digitalizzazione, con il 52% delle PMI interessate a implementare nuovi servizi digitali o a ricevere orientamento sugli investimenti più efficaci in questo ambito. 

Ottimismo per il dopo-Giochi

Le PMI non vedono Milano Cortina 2026 solo come un evento temporaneo, ma come un’opportunità per benefici a lungo termine. Il 49% delle aziende nelle aree direttamente coinvolte prevede un’eredità positiva che si estenderà oltre la conclusione dei Giochi.

In particolare, il 47% delle imprese si aspetta un incremento del fatturato o della marginalità, mentre il 39% anticipa miglioramenti legati al territorio, come un aumento del turismo e condizioni favorevoli per lo sviluppo economico locale. 

Un’occasione da sfruttare fino in fondo

Come evidenziato da Stefano Stoppani, Country Manager di Visa Italia, eventi di portata globale come i Giochi Olimpici possono fungere da catalizzatori per la crescita delle PMI. Visa si impegna a supportare la transizione digitale delle imprese italiane, avendo già contribuito alla digitalizzazione di oltre un milione di aziende nel paese. 

Nevio Devidé, Chief Revenue Officer della Fondazione Milano Cortina 2026, sottolinea che lo studio fornisce dati preziosi per comprendere l’impatto dell’evento sul tessuto imprenditoriale locale, rappresentando un passo significativo nella costruzione dell’eredità dei Giochi e rafforzando la collaborazione tra Visa e Milano Cortina 2026. 

Imprese italiane, come e quanto cresce la Digital Attitude?  

Le aziende italiane stanno accelerando il loro percorso di digitalizzazione, investendo in infrastrutture tecnologiche e strategie innovative per migliorare la propria presenza online. Secondo l’ultimo Osservatorio Siti E-commerce Italiani, condotto da Netcomm in collaborazione con Cribis, il 67,2% delle imprese ha raggiunto un alto livello di Digital Attitude, segnando un notevole incremento rispetto al 49,2% del 2024. Questo indicatore misura la propensione delle aziende a investire in trasformazione digitale, marketing online e ottimizzazione delle piattaforme web.

Un elemento chiave della crescita è l’adozione di siti internet sempre più performanti e aggiornati, fondamentali per lo sviluppo del commercio elettronico. La diffusione della banda larga e l’uso strategico del canale digitale per le vendite hanno contribuito a rendere le imprese italiane più competitive nel mercato online.

Innovazione e capacità di adattamento

Oltre alla digitalizzazione, le aziende stanno dimostrando una netta propensione all’innovazione. L’analisi di Netcomm e Cribis rivela che il 30,1% delle imprese presenta un livello elevato di innovazione, mentre il 54,7% rientra nella fascia medio-alta. Questo parametro tiene conto di diversi fattori, tra cui l’adozione di tecnologie avanzate, la produttività aziendale, la capacità di sviluppare brevetti e un approccio manageriale orientato alla ricerca e sviluppo.

L’innovazione si riflette anche nella crescente attenzione all’integrazione tra i canali di vendita online e offline, con modelli di business sempre più flessibili e personalizzati. Tuttavia, per molte imprese, la sfida principale rimane quella di rafforzare la propria presenza sui mercati esteri.

La sfida dell’internazionalizzazione

Nonostante i progressi nella digitalizzazione e nell’innovazione, il livello di internazionalizzazione delle aziende italiane rimane relativamente basso. Secondo il report, oltre il 54% delle imprese e-commerce ha ancora una presenza limitata sui mercati esteri. Solo il 16,8% delle società di capitale registra un elevato grado di internazionalizzazione, evidenziando la necessità di strategie più efficaci per promuovere il Made in Italy a livello globale.

Per affrontare questa sfida, le imprese italiane dovranno investire ulteriormente in strumenti digitali avanzati, collaborazioni internazionali e strategie di marketing mirate. La capacità di espandersi oltre i confini nazionali rappresenterà un fattore determinante per la competitività e la crescita del settore e-commerce nei prossimi anni.

Cybercrime: kit di malware e GenAI per attacchi tecnologicamente avanzati

Strumenti che riducono il tempo e le competenze necessarie per creare componenti d’attacco, e permettono agli aggressori di concentrarsi su tecniche per eludere i sistemi di rilevamento e ingannare le vittime.
Si tratta dell’uso di kit di malware e Intelligenza artificiale generativa (GenAI) per potenziare l’efficienza degli attacchi informatici. Un trend preoccupante rilevato dall’ultimo Threat Insights Report di HP, che evidenzia diverse campagne di diffusione malware.

In queste campagne, i codici dannosi vengono occultati all’interno di immagini sui siti di file hosting eludendo i sistemi di sicurezza basati sulla reputazione dei siti web
In particolare, campagne come VIP Keylogger e 0bj3ctivityStealer utilizzano tecniche e loader comuni indicando l’uso di kit di malware per distribuire diversi payload.

Non aprire gli allegati, non cliccare sui link, non downloadare da browser

“I criminali informatici stanno intensificando gli attacchi con una velocità e una varietà sempre maggiori – dichiara Ian Pratt, Global Head of Security Personal Systems di HP -. Se un documento Excel malevolo viene bloccato, il prossimo attacco potrebbe arrivare sotto forma di un file di archivio, aggirando le difese. Invece di inseguire costantemente nuovi metodi di infezione, le organizzazioni dovrebbero concentrarsi sulla riduzione della propria vulnerabilità. Ciò significa limitare le attività rischiose, come l’apertura di allegati e-mail, i clic sui link e il download da browser, per ridurre drasticamente le possibilità di un attacco”. 

La minaccia si annida anche nei videogiochi

L’uso della GenAI per creare documenti HTML malevoli è stato identificato in una campagna di diffusione del trojan di accesso remoto XWorm. Questa tecnologia aiuta a redigere i codici che poi verranno utilizzati per scaricare e avviare il malware.

La minaccia si annida anche nei Tools per videogiochi, proprio a causa della enorme diffusione di alcuni titoli. Gli hacker compromettono gli strumenti di cheat e i repository di modifica dei videogiochi ospitati su GitHub, aggiungendo file eseguibili che contengono malware Lumma Stealer, capace di rubare password, informazioni dei portafogli cripto e dati di navigazione.
Gli utenti spesso disattivano gli strumenti di sicurezza per scaricare e utilizzare questi cheat, aumentando il rischio di infezioni.

“Serve un cambio di approccio nella cybersecurity”

“Il panorama delle minacce informatiche continua a evolversi rapidamente, con tecniche sempre più sofisticate che mettono a rischio la sicurezza di aziende e utenti – commenta Giampiero Savorelli, AD HP Italy -. L’uso di kit malware e GenAI rende gli attacchi più efficaci e difficili da individuare, richiedendo un cambio di approccio nella cybersecurity. In questo contesto, normative come NIS2 e DORA impongono standard di sicurezza e resilienza più stringenti, spingendo le aziende a rafforzare la protezione dei propri sistemi e dati. Perciò è fondamentale adottare soluzioni avanzate che vadano oltre il semplice rilevamento, capaci di prevenire e isolare le minacce in tempo reale”.

Sostegno allo sviluppo: arriva il decreto per l’innovazione industriale

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha varato un decreto che segna un passo importante nel sostegno alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale. L’iniziativa, che si inserisce nel Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-27, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di tecnologie critiche ed emergenti, contribuendo a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione Europea e a preservare l’equilibrio del mercato interno.

400 milioni per il Sud Italia

L’intervento prevede un fondo di 400 milioni di euro, destinato a sostenere programmi di ricerca e sviluppo da realizzare nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Le iniziative finanziate dovranno rispettare le linee guida definite dal regolamento UE n. 2024/795, che ha istituito la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform).

Questa misura mira a incentivare la crescita tecnologica nelle regioni del Mezzogiorno, rafforzando le competenze in settori strategici e contribuendo alla competitività delle imprese locali.

Focus sulle piccole e medie imprese

Particolare attenzione è riservata alle piccole e medie imprese (PMI), alle quali è destinato il 60% delle risorse totali. L’intento è promuovere una partecipazione più inclusiva, favorendo collaborazioni tra PMI e reti di imprese. Gli organismi di ricerca, invece, potranno partecipare ai progetti esclusivamente come collaboratori, senza accesso diretto ai fondi.

Le agevolazioni sono aperte a tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, purché abbiano almeno due bilanci approvati al momento della richiesta. I contributi saranno erogati sotto forma di finanziamenti agevolati, coprendo fino al 50% delle spese ammissibili. L’entità del sostegno diretto varierà in base alla dimensione dell’impresa, con percentuali che vanno dal 35% per le piccole imprese al 25% per quelle di grandi dimensioni.

Modalità di accesso e gestione dei fondi

I dettagli relativi alle modalità di accesso alle agevolazioni saranno definiti attraverso successivi provvedimenti direttoriali. Saranno forniti specifici schemi per la presentazione delle domande e chiarite le scadenze per accedere al fondo.
La gestione operativa dell’investimento sarà affidata a Mediocredito Centrale S.p.A., consolidando il ruolo strategico di questo ente nella promozione dell’innovazione e nella crescita sostenibile.

Questo decreto rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento delle capacità produttive del Sud Italia, sottolineando l’impegno del Ministero nel supportare la ricerca e l’innovazione come leve fondamentali per lo sviluppo economico del Paese.

Startup: nel 2024 i finanziamenti sfiorano 1,5 miliardi

Sebbene ancora inferiori rispetto al consuntivo record del 2022 (2.160 milioni di euro), nel 2024 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a circa 1.493 milioni di euro, +32% rispetto al valore totale in consuntivo del 2023.

Gli investimenti da parte di attori formali presentano un’ottima dinamica (+42%) rispetto a dodici mesi fa, mentre i finanziamenti da attori informali mostrano una ripresa più contenuta (+10%), strettamente collegata alla situazione contestuale. L’aumento dei tassi di interesse ha infatti penalizzato il profilo rischio-rendimento delle startup come asset class.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Un dato in controtendenza con lo scenario internazionale

Nonostante la fase di transizione del mercato europeo, con un calo generalizzato dei round late-stage e delle exit, anche i finanziamenti internazionali mostrano una ripresa (+30%) dopo il crollo dello scorso anno.
Il dato italiano sugli investimenti risulta in controtendenza con lo scenario internazionale, che vede, ad esempio, il valore del mercato del Venture Capital europeo diminuire del 9,7% nei primi 9 mesi del 2024.

Tuttavia, l’ecosistema italiano necessita ancora di un vero e proprio balzo per raggiungere una scala paragonabile a quello dei principali Paesi europei. Gli ecosistemi startup di tutto il mondo, compresi quelli più maturi, come USA e UK, negli ultimi due anni sono stati influenzati negativamente dalla forte instabilità geopolitica e macroeconomica.

Il mercato del Venture Capital è in ripresa

“Il 2024 si sta rivelando un buon anno per l’Italia: nonostante il rallentamento generalizzato che ha caratterizzato il mercato europeo, in Italia il mercato del Venture Capital è in ripresa, e la distanza con altri Paesi europei si è assottigliata. Questo significa che più investitori stanno puntando sulle startup italiane, in particolare, su quelle che si trovano nella fase di ‘scaleup’, cioè di crescita e consolidamento – afferma Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp -. Le startup italiane sono più solide grazie agli investimenti degli anni scorsi e sono quindi più preparate ad affrontare il mercato. Si osserva anche la nascita di ‘second time founders’: imprenditori di successo che avviano nuove aziende, portando esperienza e competenze, e un maggior dinamismo delle Corporate, con le grandi aziende che investono e collaborano con imprese innovative”.

“Una linea politica chiara è essenziale per garantire credibilità di fronte agli investitori”

“In un contesto in cui l’ecosistema italiano delle startup dovrebbe puntare a incentivare l’ingresso di capitali esteri, una linea politica chiara e lungimirante è essenziale per garantire credibilità e appeal di fronte agli investitori tradizionali. Quanto discusso attorno al DDL concorrenza, di recente approvazione, con proposte che sembravano introdurre dazi e vincoli, anziché incentivi, rischiava invece di mostrare un certo grado di ‘schizofrenia istituzionale’ sul tema startup e scaleup – commenta Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -. Affinché le startup italiane possano crescere è essenziale un impegno coordinato, che non può prescindere dalla creazione di condizioni di contorno favorevoli per spingere l’innovazione”.

Marketplace, le opportunità per le aziende italiane

Secondo il Netcomm NetRetail 2024 durante l’anno in corso, il 76,6% dei prodotti acquistati online passa attraverso un eRetailer o un Marketplace. Nel caso dei servizi digitali, la percentuale si attesta al 21,5%.  
In oltre 7 casi su 10 gli acquisti presso gli eRetailer e Marketplace sono riacquisti, un dato superiore rispetto ad altre tipologie di merchant, come produttori, retailer tradizionali, comparatori.

In Italia, eRetailer e Marketplace presentano una quota di acquisti maggiore nella categoria merceologica Accessori e Gadget, seguita da Elettronica, Gioielli e Orologi, prodotti per la Salute e il Benessere. Il Netcomm NetRetail 2024 rileva, invece, una quota minore snelle categorie Servizi, Food & Grocery e Attrezzature Sportive.

Customer journey: i trend di acquisto

I touchpoint che guidano all’acquisto sui Marketplace sono ricerca sul web (55,7%), recensioni dei prodotti (52%), visita su siti e applicazioni che vendono il prodotto selezionato (45,2%) e ricerca dei prezzi su un comparatore (38,3%).
I touchpoint che caratterizzano il customer journey sui Marketplace non si discostano da quelli che accompagnano l’acquisto su altri tipi di canali. La differenza, però, risiede nel fatto che l’acquirente presso un eRetailer necessita maggiormente di essere guidato nella scelta di acquisto.

Per questo, guadagnano rilevanza consulenze online e chatbot (32,5%), informazioni push su prodotti (32,3%), e contenuti promozionali su social network e riviste.
Il metodo di consegna più utilizzato nell’acquisto tramite Marketplace è la spedizione a casa o nel luogo di lavoro (81,7%), seguito dal ritiro in ufficio postale, edicola o bar (9,1%) e locker (5,5%).

Un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza

Per i consumatori i Marketplace rappresentano un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza. Secondo la ricerca Netcomm NetRetail Focus Marketplace 2024, i driver di acquisto sono principalmente i prezzi dei prodotti (37,9%), ridotte spese di consegna (31,8%), assortimento e ampia scelta (29,9%). Sono però cruciali anche la consuetudine (26,6%), l’esperienza di acquisto efficiente e veloce (22,2%) e il reso facilitato e gratuito (19,8%).

eRetailer e Marketplace sono inoltre i touchpoint digitali più consultati prima degli acquisti in negozio, con l’online che orienta 4 decisioni di acquisto tradizionale su 10, in particolare nelle categorie Smartphone, Elettronica e Attrezzatura Sportiva.

La soluzione per soddisfare la crescente domanda di consumo veloce ed efficace

“I Marketplace hanno ormai guadagnato un peso determinante all’interno dell’economia digitale del nostro Paese – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. L’Italia, dove 3 acquisti su 4 sono condotti tramite Marketplace ed eRetailer, è uno dei Paesi con la più alta quota di mercato detenuta da questi canali. Nel 2023, il valore della quota di mercato dei Marketplace si attesta al 57%, contro la media europea del 36%. In un contesto di commercio frammentato come quello italiano, dove le Piccole e medie imprese faticano a convertirsi al digitale a causa dei costi elevati e delle normative complesse, queste piattaforme si presentano come la soluzione per avvicinarsi al commercio online, incontrando di conseguenza la domanda sempre crescente di un consumo veloce ed efficace da parte degli utenti”.

Turismo: 70% mercato trasporti e 56% ospitalità nel 2024 è online

Nel 2024 l’e-commerce rappresenta il 56% del valore totale del mercato dell’ospitalità, pari a 21 miliardi di euro su 37,5 complessivi, e il 70% in quello dei trasporti (18,4 miliardi su 26,3 totali).
Secondo i risultati dell’undicesima edizione della ricerca condotta dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, il mercato del Travel (e-commerce e altri canali) cresce a ritmi diversi. Il transato del settore ricettivo segna +4%, quello dei trasporti, +10%. Tour operating (crociere escluse) e agenzie di viaggio, +8%.

Il mercato dell’ospitalità è trainato dalla componente extra-alberghiera, ma soprattutto dal generale incremento dei prezzi. Per i trasporti (incoming, domestica, outgoing), la componente e-commerce cresce del +12% a fronte del +10% totale, e la sua incidenza raggiunge livelli superiori rispetto al pre-pandemia, passando dal 55% del 2019 al 70%.

L’e-commerce non spinge più l’accoglienza

Nel 2024 il turismo in Italia continua a crescere, ma a tassi più contenuti rispetto a quelli post pandemici. 
“Contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni, non è l’e-commerce a spingere il mercato dell’ospitalità: la crescita della componente ‘online’, infatti, si assesta sul 4%, pari a quella del mercato nel suo complesso –  dichiara Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio -. Nei trasporti, invece, si registra ancora una crescita a due cifre, trainata in particolare dal comparto aereo, che ha beneficiato di un aumento dei passeggeri (+12%)”.

Italiani e stranieri scelgono in base alle “esperienze”

Una delle evidenze emerse dalla ricerca è che la motivazione principale nella scelta della destinazione varia fortemente in base alla provenienza del turista. Ma sia italiani sia stranieri scelgono la meta soprattutto in base alle attività esperienziali che possono svolgere in loco.
Quasi un italiano su due (49%) e circa due stranieri su tre scelgono in base alle attività culturali, enogastronomiche, outdoor, sportive e non.

Ma, in particolare, è lo shopping la prima attività svolta da tutti i viaggiatori, mentre le attività outdoor attraggono soprattutto i turisti stranieri.
Il vero primato, tuttavia, se lo aggiudicano le attività enogastronomiche. Oltre i due terzi di tedeschi e svizzeri, e quasi tre turisti italiani e statunitensi su quattro, ne scelgono almeno una.

Negli ultimi 2 anni aumenta il ricorso alla tariffa flessibile

Gli italiani che prenotano un alloggio con possibilità di modifica/cancellazione fino all’ultimo passano dal 34% del 2022 al 51% nel 2024.
Inoltre, il pagamento rateizzato e il Buy Now Pay Later (BNPL) in molti casi rappresentano una leva decisionale. Il 18% degli italiani e addirittura il 36% degli statunitensi acquistano soluzioni di viaggio solo da operatori che offrono questa modalità di pagamento flessibile.

Elevata anche l’attenzione alla sostenibilità. Il 37% degli americani cerca informazioni sulla sostenibilità ambientale dei servizi prima della prenotazione (14% italiani, 15% tedeschi).
L’holiday working, invece, è una pratica consolidata soprattutto tra statunitensi e svizzeri. In tutti i Paesi considerati è alta la propensione a condividere i dati biometrici per velocizzare il check-in all’aeroporto.

Immobiliare logistico, da barriera a cerniera per il territorio

In linea con i primi sei mesi del 2023, nel primo semestre 2024 il comparto logistico registra investimenti pari a 500 milioni di euro, il 15,2% del volume totale del Commercial Real Estate, 
Secondo la trentasettesima edizione del Borsino Immobiliare della Logistica – H1 2024, realizzato dal Dipartimento di Ricerca di WCG-World Capital Group, in collaborazione con Nomisma, i canoni di locazione aumentano del 10% per gli immobili nuovi, mentre per l’usato i valori sono in crescita soltanto nelle principali piazze con percentuali più contenute.

“L’immobiliare logistico continua il suo processo di affermazione di asset strutturale – dichiara Marco Clerici, Head Of Advisory & Research di WCG -. L’immobile logistico si proietta a diventare cerniera tra ambiti lavorativi e contesti urbani e non più barriera. Questo sta generando una spinta a livello legislativo per ridefinire una normativa urbanistica uniforme per la costruzione degli immobili logistici”.

Prime net yield e rendimenti

A Milano l’aumento dei canoni di locazione (73 euro/mq/anno) ha determinato una lieve riduzione dei prime net yield (5,3%).
Per quanto riguarda i prime rent, oltre a Milano, i valori sono aumentati in tutto il Nord Italia e nell’area partenopea. Roma si conferma a 68 euro/mq/anno e viene raggiunta da Bologna e Napoli. Firenze rimane stabile a 86 euro/mq/anno, mentre Verona sale a 64 euro/mq/anno. 

Sul versante rendimenti, si registra una sostanziale stabilità con lievi incrementi in alcune location: Milano e Roma (5,3%), Verona, Bologna, Firenze e Napoli (5,5%).

In pipeline oltre 4,4 milioni di metri quadrati

Nell’H12024 il take up è stato di poco superiore al milione di metri quadrati. Si conferma la necessità di spazi efficienti e sostenibili da parte degli operatori logistici.
Per quanto riguarda i nuovi sviluppi immobiliari logistici, si prospettano oltre 4,4 milioni di metri quadrati in pipeline, di cui 1,3 milioni in Lombardia, in particolare, a Milano (30%).

Dal punto di vista della durata delle trattative, nel 55% dei casi si collocano nel range di 0-8 mesi, in diminuzione rispetto al semestre precedente, mentre per il tasso di sconto i valori si stabilizzano tra il 10% e il 20%.
Più del 50% dei casi afferma che i tagli più richiesti si confermano quelli tra 5.000 mq e 15.000 mq. 

Primary e Secondary location

Gli sviluppatori e gli operatori logistici hanno descritto il primo semestre dell’anno come periodo instabile per la logistica.

Per quanto riguarda il sentiment dei prossimi mesi, l’83% degli sviluppatori e il 67% degli operatori prevede un periodo di stabilità. Il 25% degli operatori, tuttavia, è fiducioso che il mercato logistico crescerà nella seconda metà dell’anno.

Milano si conferma la provincia con il maggior numero di unità locali nel settore logistico tra le Prime Location, con 11.304 imprese. 
Tra le Secondary Location, invece, Verona e Bologna si confermano le province con una logistica più sviluppata, con rispettivamente 3.529 e 3.241 unità locali.

Richiedere le ferie: perchè per i lavoratori non è sempre facile?

Per molti lavoratori italiani, agosto è sinonimo di vacanza, un periodo ideale per staccare dalla routine lavorativa e godersi il meritato riposo estivo. Tuttavia, per una parte di questi lavoratori, la richiesta di ferie può rivelarsi una sfida non indifferente. Secondo un sondaggio condotto da The Adecco Group, il 58% degli intervistati ha sperimentato almeno una volta il fenomeno del “Vacation Shaming”.

Questo termine descrive la condizione di chi si sente colpevolizzato o scoraggiato nel richiedere giorni di vacanza, una situazione che colpisce in particolare le generazioni più giovani, come Millennials e GenZ, spesso preoccupate dalle possibili ripercussioni sul lavoro e dalle reazioni di colleghi e superiori.

Vacation Shaming: cos’è e come si manifesta

Il Vacation Shaming può avere diverse cause, riferisce Adnkronos. Tra le principali, il 28% degli intervistati individua il “carico di lavoro”, che spesso rende difficile staccare dal lavoro. Un altro 17% teme di essere giudicato negativamente dal proprio capo, il che scoraggia molti dal chiedere ferie. Inoltre, il 13% dei lavoratori rinuncia alle vacanze a causa del senso di colpa nei confronti dei colleghi. Questi dati mettono in luce un problema diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni, che faticano a trovare un equilibrio tra vita personale e impegni lavorativi.

Monica Magri, direttore delle risorse umane di The Adecco Group Italia, sottolinea l’importanza di creare un ambiente di lavoro aperto al dialogo e orientato al benessere psicofisico dei dipendenti. “È essenziale promuovere una cultura aziendale che sostenga la collaborazione e una gestione organizzata del lavoro, in modo da superare dinamiche tossiche e favorire un sano equilibrio tra vita lavorativa e personale,” afferma Magri.

Stress lavorativo: un problema sempre più diffuso 

Il fenomeno del Vacation Shaming si inserisce in un contesto più ampio di stress lavorativo. Il Global Workforce of the Future, uno studio condotto da The Adecco Group nel 2023, ha rilevato che oltre un terzo dei lavoratori italiani ha sperimentato livelli estremi di stress sul lavoro. Le cause principali sono legate a un eccessivo carico di lavoro e a responsabilità non adeguate al ruolo ricoperto.

Il ruolo dei manager e delle aziende

Per affrontare queste problematiche e proteggere la propria salute mentale, i lavoratori ritengono fondamentali il rispetto dei periodi di ferie (18%), il riconoscimento degli obiettivi personali e di team (34%) e una gestione realistica delle aspettative lavorative (20%).

Il 48% degli intervistati attribuisce ai manager e ai leader aziendali la responsabilità principale del benessere dei dipendenti, seguiti da chi ritiene che ognuno debba prendersi cura di sé stesso (27%), il Governo (14%) e i sindacati (9%).