Aziende

Sostegno allo sviluppo: arriva il decreto per l’innovazione industriale

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha varato un decreto che segna un passo importante nel sostegno alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale. L’iniziativa, che si inserisce nel Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-27, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di tecnologie critiche ed emergenti, contribuendo a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione Europea e a preservare l’equilibrio del mercato interno.

400 milioni per il Sud Italia

L’intervento prevede un fondo di 400 milioni di euro, destinato a sostenere programmi di ricerca e sviluppo da realizzare nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Le iniziative finanziate dovranno rispettare le linee guida definite dal regolamento UE n. 2024/795, che ha istituito la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform).

Questa misura mira a incentivare la crescita tecnologica nelle regioni del Mezzogiorno, rafforzando le competenze in settori strategici e contribuendo alla competitività delle imprese locali.

Focus sulle piccole e medie imprese

Particolare attenzione è riservata alle piccole e medie imprese (PMI), alle quali è destinato il 60% delle risorse totali. L’intento è promuovere una partecipazione più inclusiva, favorendo collaborazioni tra PMI e reti di imprese. Gli organismi di ricerca, invece, potranno partecipare ai progetti esclusivamente come collaboratori, senza accesso diretto ai fondi.

Le agevolazioni sono aperte a tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, purché abbiano almeno due bilanci approvati al momento della richiesta. I contributi saranno erogati sotto forma di finanziamenti agevolati, coprendo fino al 50% delle spese ammissibili. L’entità del sostegno diretto varierà in base alla dimensione dell’impresa, con percentuali che vanno dal 35% per le piccole imprese al 25% per quelle di grandi dimensioni.

Modalità di accesso e gestione dei fondi

I dettagli relativi alle modalità di accesso alle agevolazioni saranno definiti attraverso successivi provvedimenti direttoriali. Saranno forniti specifici schemi per la presentazione delle domande e chiarite le scadenze per accedere al fondo.
La gestione operativa dell’investimento sarà affidata a Mediocredito Centrale S.p.A., consolidando il ruolo strategico di questo ente nella promozione dell’innovazione e nella crescita sostenibile.

Questo decreto rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento delle capacità produttive del Sud Italia, sottolineando l’impegno del Ministero nel supportare la ricerca e l’innovazione come leve fondamentali per lo sviluppo economico del Paese.

Startup: nel 2024 i finanziamenti sfiorano 1,5 miliardi

Sebbene ancora inferiori rispetto al consuntivo record del 2022 (2.160 milioni di euro), nel 2024 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a circa 1.493 milioni di euro, +32% rispetto al valore totale in consuntivo del 2023.

Gli investimenti da parte di attori formali presentano un’ottima dinamica (+42%) rispetto a dodici mesi fa, mentre i finanziamenti da attori informali mostrano una ripresa più contenuta (+10%), strettamente collegata alla situazione contestuale. L’aumento dei tassi di interesse ha infatti penalizzato il profilo rischio-rendimento delle startup come asset class.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Un dato in controtendenza con lo scenario internazionale

Nonostante la fase di transizione del mercato europeo, con un calo generalizzato dei round late-stage e delle exit, anche i finanziamenti internazionali mostrano una ripresa (+30%) dopo il crollo dello scorso anno.
Il dato italiano sugli investimenti risulta in controtendenza con lo scenario internazionale, che vede, ad esempio, il valore del mercato del Venture Capital europeo diminuire del 9,7% nei primi 9 mesi del 2024.

Tuttavia, l’ecosistema italiano necessita ancora di un vero e proprio balzo per raggiungere una scala paragonabile a quello dei principali Paesi europei. Gli ecosistemi startup di tutto il mondo, compresi quelli più maturi, come USA e UK, negli ultimi due anni sono stati influenzati negativamente dalla forte instabilità geopolitica e macroeconomica.

Il mercato del Venture Capital è in ripresa

“Il 2024 si sta rivelando un buon anno per l’Italia: nonostante il rallentamento generalizzato che ha caratterizzato il mercato europeo, in Italia il mercato del Venture Capital è in ripresa, e la distanza con altri Paesi europei si è assottigliata. Questo significa che più investitori stanno puntando sulle startup italiane, in particolare, su quelle che si trovano nella fase di ‘scaleup’, cioè di crescita e consolidamento – afferma Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp -. Le startup italiane sono più solide grazie agli investimenti degli anni scorsi e sono quindi più preparate ad affrontare il mercato. Si osserva anche la nascita di ‘second time founders’: imprenditori di successo che avviano nuove aziende, portando esperienza e competenze, e un maggior dinamismo delle Corporate, con le grandi aziende che investono e collaborano con imprese innovative”.

“Una linea politica chiara è essenziale per garantire credibilità di fronte agli investitori”

“In un contesto in cui l’ecosistema italiano delle startup dovrebbe puntare a incentivare l’ingresso di capitali esteri, una linea politica chiara e lungimirante è essenziale per garantire credibilità e appeal di fronte agli investitori tradizionali. Quanto discusso attorno al DDL concorrenza, di recente approvazione, con proposte che sembravano introdurre dazi e vincoli, anziché incentivi, rischiava invece di mostrare un certo grado di ‘schizofrenia istituzionale’ sul tema startup e scaleup – commenta Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -. Affinché le startup italiane possano crescere è essenziale un impegno coordinato, che non può prescindere dalla creazione di condizioni di contorno favorevoli per spingere l’innovazione”.

Marketplace, le opportunità per le aziende italiane

Secondo il Netcomm NetRetail 2024 durante l’anno in corso, il 76,6% dei prodotti acquistati online passa attraverso un eRetailer o un Marketplace. Nel caso dei servizi digitali, la percentuale si attesta al 21,5%.  
In oltre 7 casi su 10 gli acquisti presso gli eRetailer e Marketplace sono riacquisti, un dato superiore rispetto ad altre tipologie di merchant, come produttori, retailer tradizionali, comparatori.

In Italia, eRetailer e Marketplace presentano una quota di acquisti maggiore nella categoria merceologica Accessori e Gadget, seguita da Elettronica, Gioielli e Orologi, prodotti per la Salute e il Benessere. Il Netcomm NetRetail 2024 rileva, invece, una quota minore snelle categorie Servizi, Food & Grocery e Attrezzature Sportive.

Customer journey: i trend di acquisto

I touchpoint che guidano all’acquisto sui Marketplace sono ricerca sul web (55,7%), recensioni dei prodotti (52%), visita su siti e applicazioni che vendono il prodotto selezionato (45,2%) e ricerca dei prezzi su un comparatore (38,3%).
I touchpoint che caratterizzano il customer journey sui Marketplace non si discostano da quelli che accompagnano l’acquisto su altri tipi di canali. La differenza, però, risiede nel fatto che l’acquirente presso un eRetailer necessita maggiormente di essere guidato nella scelta di acquisto.

Per questo, guadagnano rilevanza consulenze online e chatbot (32,5%), informazioni push su prodotti (32,3%), e contenuti promozionali su social network e riviste.
Il metodo di consegna più utilizzato nell’acquisto tramite Marketplace è la spedizione a casa o nel luogo di lavoro (81,7%), seguito dal ritiro in ufficio postale, edicola o bar (9,1%) e locker (5,5%).

Un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza

Per i consumatori i Marketplace rappresentano un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza. Secondo la ricerca Netcomm NetRetail Focus Marketplace 2024, i driver di acquisto sono principalmente i prezzi dei prodotti (37,9%), ridotte spese di consegna (31,8%), assortimento e ampia scelta (29,9%). Sono però cruciali anche la consuetudine (26,6%), l’esperienza di acquisto efficiente e veloce (22,2%) e il reso facilitato e gratuito (19,8%).

eRetailer e Marketplace sono inoltre i touchpoint digitali più consultati prima degli acquisti in negozio, con l’online che orienta 4 decisioni di acquisto tradizionale su 10, in particolare nelle categorie Smartphone, Elettronica e Attrezzatura Sportiva.

La soluzione per soddisfare la crescente domanda di consumo veloce ed efficace

“I Marketplace hanno ormai guadagnato un peso determinante all’interno dell’economia digitale del nostro Paese – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. L’Italia, dove 3 acquisti su 4 sono condotti tramite Marketplace ed eRetailer, è uno dei Paesi con la più alta quota di mercato detenuta da questi canali. Nel 2023, il valore della quota di mercato dei Marketplace si attesta al 57%, contro la media europea del 36%. In un contesto di commercio frammentato come quello italiano, dove le Piccole e medie imprese faticano a convertirsi al digitale a causa dei costi elevati e delle normative complesse, queste piattaforme si presentano come la soluzione per avvicinarsi al commercio online, incontrando di conseguenza la domanda sempre crescente di un consumo veloce ed efficace da parte degli utenti”.

Turismo: 70% mercato trasporti e 56% ospitalità nel 2024 è online

Nel 2024 l’e-commerce rappresenta il 56% del valore totale del mercato dell’ospitalità, pari a 21 miliardi di euro su 37,5 complessivi, e il 70% in quello dei trasporti (18,4 miliardi su 26,3 totali).
Secondo i risultati dell’undicesima edizione della ricerca condotta dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, il mercato del Travel (e-commerce e altri canali) cresce a ritmi diversi. Il transato del settore ricettivo segna +4%, quello dei trasporti, +10%. Tour operating (crociere escluse) e agenzie di viaggio, +8%.

Il mercato dell’ospitalità è trainato dalla componente extra-alberghiera, ma soprattutto dal generale incremento dei prezzi. Per i trasporti (incoming, domestica, outgoing), la componente e-commerce cresce del +12% a fronte del +10% totale, e la sua incidenza raggiunge livelli superiori rispetto al pre-pandemia, passando dal 55% del 2019 al 70%.

L’e-commerce non spinge più l’accoglienza

Nel 2024 il turismo in Italia continua a crescere, ma a tassi più contenuti rispetto a quelli post pandemici. 
“Contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni, non è l’e-commerce a spingere il mercato dell’ospitalità: la crescita della componente ‘online’, infatti, si assesta sul 4%, pari a quella del mercato nel suo complesso –  dichiara Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio -. Nei trasporti, invece, si registra ancora una crescita a due cifre, trainata in particolare dal comparto aereo, che ha beneficiato di un aumento dei passeggeri (+12%)”.

Italiani e stranieri scelgono in base alle “esperienze”

Una delle evidenze emerse dalla ricerca è che la motivazione principale nella scelta della destinazione varia fortemente in base alla provenienza del turista. Ma sia italiani sia stranieri scelgono la meta soprattutto in base alle attività esperienziali che possono svolgere in loco.
Quasi un italiano su due (49%) e circa due stranieri su tre scelgono in base alle attività culturali, enogastronomiche, outdoor, sportive e non.

Ma, in particolare, è lo shopping la prima attività svolta da tutti i viaggiatori, mentre le attività outdoor attraggono soprattutto i turisti stranieri.
Il vero primato, tuttavia, se lo aggiudicano le attività enogastronomiche. Oltre i due terzi di tedeschi e svizzeri, e quasi tre turisti italiani e statunitensi su quattro, ne scelgono almeno una.

Negli ultimi 2 anni aumenta il ricorso alla tariffa flessibile

Gli italiani che prenotano un alloggio con possibilità di modifica/cancellazione fino all’ultimo passano dal 34% del 2022 al 51% nel 2024.
Inoltre, il pagamento rateizzato e il Buy Now Pay Later (BNPL) in molti casi rappresentano una leva decisionale. Il 18% degli italiani e addirittura il 36% degli statunitensi acquistano soluzioni di viaggio solo da operatori che offrono questa modalità di pagamento flessibile.

Elevata anche l’attenzione alla sostenibilità. Il 37% degli americani cerca informazioni sulla sostenibilità ambientale dei servizi prima della prenotazione (14% italiani, 15% tedeschi).
L’holiday working, invece, è una pratica consolidata soprattutto tra statunitensi e svizzeri. In tutti i Paesi considerati è alta la propensione a condividere i dati biometrici per velocizzare il check-in all’aeroporto.

Immobiliare logistico, da barriera a cerniera per il territorio

In linea con i primi sei mesi del 2023, nel primo semestre 2024 il comparto logistico registra investimenti pari a 500 milioni di euro, il 15,2% del volume totale del Commercial Real Estate, 
Secondo la trentasettesima edizione del Borsino Immobiliare della Logistica – H1 2024, realizzato dal Dipartimento di Ricerca di WCG-World Capital Group, in collaborazione con Nomisma, i canoni di locazione aumentano del 10% per gli immobili nuovi, mentre per l’usato i valori sono in crescita soltanto nelle principali piazze con percentuali più contenute.

“L’immobiliare logistico continua il suo processo di affermazione di asset strutturale – dichiara Marco Clerici, Head Of Advisory & Research di WCG -. L’immobile logistico si proietta a diventare cerniera tra ambiti lavorativi e contesti urbani e non più barriera. Questo sta generando una spinta a livello legislativo per ridefinire una normativa urbanistica uniforme per la costruzione degli immobili logistici”.

Prime net yield e rendimenti

A Milano l’aumento dei canoni di locazione (73 euro/mq/anno) ha determinato una lieve riduzione dei prime net yield (5,3%).
Per quanto riguarda i prime rent, oltre a Milano, i valori sono aumentati in tutto il Nord Italia e nell’area partenopea. Roma si conferma a 68 euro/mq/anno e viene raggiunta da Bologna e Napoli. Firenze rimane stabile a 86 euro/mq/anno, mentre Verona sale a 64 euro/mq/anno. 

Sul versante rendimenti, si registra una sostanziale stabilità con lievi incrementi in alcune location: Milano e Roma (5,3%), Verona, Bologna, Firenze e Napoli (5,5%).

In pipeline oltre 4,4 milioni di metri quadrati

Nell’H12024 il take up è stato di poco superiore al milione di metri quadrati. Si conferma la necessità di spazi efficienti e sostenibili da parte degli operatori logistici.
Per quanto riguarda i nuovi sviluppi immobiliari logistici, si prospettano oltre 4,4 milioni di metri quadrati in pipeline, di cui 1,3 milioni in Lombardia, in particolare, a Milano (30%).

Dal punto di vista della durata delle trattative, nel 55% dei casi si collocano nel range di 0-8 mesi, in diminuzione rispetto al semestre precedente, mentre per il tasso di sconto i valori si stabilizzano tra il 10% e il 20%.
Più del 50% dei casi afferma che i tagli più richiesti si confermano quelli tra 5.000 mq e 15.000 mq. 

Primary e Secondary location

Gli sviluppatori e gli operatori logistici hanno descritto il primo semestre dell’anno come periodo instabile per la logistica.

Per quanto riguarda il sentiment dei prossimi mesi, l’83% degli sviluppatori e il 67% degli operatori prevede un periodo di stabilità. Il 25% degli operatori, tuttavia, è fiducioso che il mercato logistico crescerà nella seconda metà dell’anno.

Milano si conferma la provincia con il maggior numero di unità locali nel settore logistico tra le Prime Location, con 11.304 imprese. 
Tra le Secondary Location, invece, Verona e Bologna si confermano le province con una logistica più sviluppata, con rispettivamente 3.529 e 3.241 unità locali.

Richiedere le ferie: perchè per i lavoratori non è sempre facile?

Per molti lavoratori italiani, agosto è sinonimo di vacanza, un periodo ideale per staccare dalla routine lavorativa e godersi il meritato riposo estivo. Tuttavia, per una parte di questi lavoratori, la richiesta di ferie può rivelarsi una sfida non indifferente. Secondo un sondaggio condotto da The Adecco Group, il 58% degli intervistati ha sperimentato almeno una volta il fenomeno del “Vacation Shaming”.

Questo termine descrive la condizione di chi si sente colpevolizzato o scoraggiato nel richiedere giorni di vacanza, una situazione che colpisce in particolare le generazioni più giovani, come Millennials e GenZ, spesso preoccupate dalle possibili ripercussioni sul lavoro e dalle reazioni di colleghi e superiori.

Vacation Shaming: cos’è e come si manifesta

Il Vacation Shaming può avere diverse cause, riferisce Adnkronos. Tra le principali, il 28% degli intervistati individua il “carico di lavoro”, che spesso rende difficile staccare dal lavoro. Un altro 17% teme di essere giudicato negativamente dal proprio capo, il che scoraggia molti dal chiedere ferie. Inoltre, il 13% dei lavoratori rinuncia alle vacanze a causa del senso di colpa nei confronti dei colleghi. Questi dati mettono in luce un problema diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni, che faticano a trovare un equilibrio tra vita personale e impegni lavorativi.

Monica Magri, direttore delle risorse umane di The Adecco Group Italia, sottolinea l’importanza di creare un ambiente di lavoro aperto al dialogo e orientato al benessere psicofisico dei dipendenti. “È essenziale promuovere una cultura aziendale che sostenga la collaborazione e una gestione organizzata del lavoro, in modo da superare dinamiche tossiche e favorire un sano equilibrio tra vita lavorativa e personale,” afferma Magri.

Stress lavorativo: un problema sempre più diffuso 

Il fenomeno del Vacation Shaming si inserisce in un contesto più ampio di stress lavorativo. Il Global Workforce of the Future, uno studio condotto da The Adecco Group nel 2023, ha rilevato che oltre un terzo dei lavoratori italiani ha sperimentato livelli estremi di stress sul lavoro. Le cause principali sono legate a un eccessivo carico di lavoro e a responsabilità non adeguate al ruolo ricoperto.

Il ruolo dei manager e delle aziende

Per affrontare queste problematiche e proteggere la propria salute mentale, i lavoratori ritengono fondamentali il rispetto dei periodi di ferie (18%), il riconoscimento degli obiettivi personali e di team (34%) e una gestione realistica delle aspettative lavorative (20%).

Il 48% degli intervistati attribuisce ai manager e ai leader aziendali la responsabilità principale del benessere dei dipendenti, seguiti da chi ritiene che ognuno debba prendersi cura di sé stesso (27%), il Governo (14%) e i sindacati (9%).

Prezzi dell’energia in calo per le PMI

Secondo l’ultima rilevazione di Unioncamere e la Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) e REF Ricerche, nel secondo trimestre del 2024 si sono registrate riduzioni nei prezzi variabili dei contratti a 12 mesi dell’energia elettrica per le PMI. Al contrario, i prezzi del gas naturale hanno visto un lieve aumento. I contratti a prezzo fisso e a 24 mesi continuano a essere assenti a causa delle incertezze riguardanti i possibili andamenti futuri del mercato.

Diminuiscono i costi dei contratti multiorari

L’analisi mostra una riduzione dei prezzi della materia prima energia nei contratti a prezzo variabile, mentre non sono disponibili contratti a prezzo fisso e a 24 mesi. Questo riflette le forti incertezze che caratterizzano le previsioni sui mercati elettrici e del gas. In dettaglio, i contratti multiorari, che prevedono prezzi differenti a seconda delle tre fasce orarie, per imprese con consumi fino a 50 MWh/anno e durata annuale a prezzo variabile con avvio ad aprile 2024, presentano i seguenti livelli dei corrispettivi: Fascia oraria diurna (F1): 115,11 euro/MWh, con una variazione del -18% rispetto al trimestre precedente; Fascia serale (F2): 130,83 euro/MWh, con una variazione del -3%; Fascia oraria notturna (F3): 108,41 euro/MWh.

Lieve aumento dei prezzi del gas naturale

Per il gas naturale, nel secondo trimestre del 2024, il prezzo dei contratti annuali a corrispettivo variabile è aumentato del 4,5% rispetto al trimestre precedente, arrivando a 49,25 eurocent/smc per un profilo di consumo fino a 50.000 mc all’anno. Questo indica una lieve ripresa dei prezzi dopo un periodo di forte oscillazione.

Rientro dei prezzi dell’energia

I prezzi dell’energia e del gas stanno vivendo una fase di rientro dopo le importanti oscillazioni al rialzo del 2022, causate dalle tensioni sui mercati all’ingrosso seguite al crollo della domanda durante il periodo pandemico. La riduzione delle tensioni nelle catene di fornitura ha contribuito a questo rientro, nonostante l’aumento del costo del lavoro abbia influenzato i prezzi dei servizi.

Soft landing del 2024

Il primo semestre del 2024 ha visto un rallentamento economico globale, ma con alcuni sviluppi positivi. In particolare, l’inflazione è rientrata grazie alla riduzione delle tensioni nelle catene di fornitura. In Italia, il 2024 segna il primo anno di crescita dei salari reali dopo tre anni di contrazione, e l’occupazione si è mantenuta resiliente. Questo ha sostenuto i redditi familiari, creando le condizioni per una ripresa graduale dei consumi, prevista per la seconda metà dell’anno e il 2025.

e-commerce B2B: in Europa arriverà a 1,67 miliardi nel 2024, +11%

È quanto emerge dal Netcomm Focus B2B Digital Commerce, dal titolo ‘La trasformazione omnicanale delle filiere e delle relazioni tra imprese’: con un ritmo di crescita del +12% all’anno, a oggi l’e-commerce B2B vale 23,4 miliardi di dollari a livello mondiale. E a livello europeo, si stima un valore di circa 1,67 miliardi di dollari entro la fine dell’anno (+11% vs 2023) e oltre 1,8 miliardi entro il 2025.

Il commercio digitale B2B è un canale sempre più determinante per lo sviluppo delle imprese internazionali e italiane. Nel 2024 l’Europa detiene il 6% del valore globale del commercio digitale B2B, di cui il 79% in mano ai paesi APAC.
Ma la digitalizzazione del comparto B2B coinvolge anche il nostro Paese, dove nel 2022 incideva del 21% sul totale del transato B2B 

La sfida per le aziende italiane: incontrare le esigenze di seller e buyer

La trasformazione digitale del commercio B2B risponde alla necessità di soddisfare le esigenze dei buyer di nuova generazione, sempre più interessati alla proposta di progetti tailored, sia in ottica di personalizzazione del processo di acquisto, sia nell’offerta di servizi di pagamento e di customer care orientati al B2B.

La sfida per le aziende italiane del settore consiste oggi nell’incontrare le esigenze di seller e buyer includendo i processi di digitalizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno di un’ampia strategia, con l’obiettivo di integrare i sistemi aziendali già esistenti e di rispondere prontamente alle nuove esigenze del mercato.

Dall’Headless Commerce al Composable Commerce

“La flessibilità garantita dalla digitalizzazione gioca un ruolo determinante per lo sviluppo del settore, consentendo agli attori della filiera di gestire le vendite in modo efficiente e di raccogliere dati e informazioni utili all’analisi operativa e alla pianificazione di future strategie finalizzate alla creazione di relazioni a lungo termine con i clienti”, commenta Roberto Liscia, Presidente Netcomm.

Il settore del B2B in Italia si affaccia oggi all’introduzione e al dominio di tecnologie quali il Machine Learning e l’AI, lo sviluppo di sistemi come l’Headless Commerce, che consiste nella separazione tra front-end e back-end di applicazioni e siti di e-commerce, e il Composable Commerce, un’architettura basata sulla selezione delle migliori soluzioni commerciali per creare una ‘composizione’ di servizi ad hoc.

Ripensare la struttura organizzativa in ottica omnicanale e ibrida

Queste soluzioni consentono di gestire in modo più efficiente e disintermediato i processi di vendita, dove autonomia e agilità si presentano come elementi imprescindibili.
Le aziende del nostro Paese dovranno quindi andare incontro a un ripensamento della struttura organizzativa, sempre più orientata alla costruzione di un e-commerce omnicanale e ibrido.

Anche la figura del venditore subirà una trasformazione. Grazie all’acquisizione di nuove competenze finalizzate alle vendite ibride, il venditore passerà dal ruolo di Order Manager a quello di Brand Ambassador.

In Italia il mercato della mobilità connessa vale 2,9 miliardi: quali sono gli scenari futuri?

Lo attestano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano: nel 2023 il mercato italiano delle auto connesse e della mobilità smart ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro, +17% rispetto al 2022.
Un risultato di tutto rispetto, se messo in relazione a quello dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +10% e il +20%.

A fine 2023 in Italia si contavano 16,9 milioni di auto connesse, poco meno della metà del parco circolante (42%), una ogni 4 abitanti. 
Inoltre, le soluzioni per l’auto connessa valgono 1,56 miliardi di euro (+11%), e i sistemi di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) integrati nei nuovi modelli, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, raggiungono 950 milioni (+28%). 

Smart Road e Smart Mobility 

A crescere è anche la sperimentazione della Smart Road, con 258 progetti avviati a livello mondiale dal 2015 e 141 nel biennio 2022-23. In Italia, negli ultimi tre anni, sono state avviate 19 iniziative.
Nel nostro Paese le soluzioni Smart Mobility nelle città, soprattutto per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, nel 2023 valgono 400 milioni (+18%).

Sette italiani su 10 sono interessati a utilizzare nuovi servizi di Smart Mobility in futuro. Le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%). Solo il 15%, invece, utilizzerebbe un’auto a guida autonoma nei prossimi anni, il 19% è contrario a un possibile utilizzo, e 2 consumatori su 3 (66%) hanno ancora forti dubbi.

Una fase di profonda trasformazione per l’Automotive

“Il settore Automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dalle pressioni legate alla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, dai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e dalle innovazioni tecnologiche. Tra queste spicca l’Intelligenza Artificiale – spiega Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. In sostanza, l’AI potrà generare scenari simulati per testare le proprie capacità, e i dati ricavati potranno essere successivamente utilizzati per ottimizzare continuamente questi ambienti di prova, in un processo ciclico che contribuirà a migliorare sicurezza e diffusione dei veicoli a guida autonoma”.

Il ruolo della connettività sul fronte normativo

“Il settore della mobilità connessa continua a crescere, spinto da innovazioni tecnologiche e novità normative – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio -. Sempre più aziende sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati da veicoli e infrastrutture connesse, utilizzabili per offrire nuovi servizi di valore. E i risultati si vedono: nel 2023 il fatturato della vendita di servizi è cresciuto del 29%, toccando 620 milioni di euro. Sul fronte normativo, incide sia l’obbligo a partire dal 2024 di integrare specifici ADAS all’interno di tutte le vetture di nuova immatricolazione, che quello dal 2035 di immatricolare solo veicoli a zero emissioni. La connettività avrà un ruolo molto importante nella gestione dei nuovi modelli elettrici e ibridi, e nel garantire scambi di informazioni tra veicolo e infrastruttura”.

Made in Italy, un ambasciatore dell’italianità nel mondo

A quanto emerge dalla ricerca realizzata da Federalimentare-Censis, dal titolo ‘L’industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali’, per il 93% degli italiani l’industria alimentare è sinonimo di sviluppo sociale ed economico. E per il 94% il Made in Italy è uno dei principali ambasciatori dell’italianità nel mondo.

Ma per l’89% un aiuto al comparto potrà arrivare dalle scelte future della Ue. In particolare, da azioni più incisive a supporto della competitività delle imprese europee nei confronti di quelle extra europee. Questo perché, grazie a un export pari a 53 miliardi di valore nel 2023, l’industria italiana alimentare è un traino dell’economia. E per i consumatori del Bel Paese è sinonimo di sviluppo sociale ed economico.

I numeri dell’industria alimentare italiana

In Italia la spesa delle famiglie per prodotti alimentari e bevande vale 195 miliardi di euro, il 15,2% del totale spesa delle famiglie per consumi. Una quota più alta di Paesi omologhi come Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi. L’industria alimentare è oggi al primo posto dei settori manifatturieri per valore del fatturato, e al secondo per numero di imprese e addetti, con un valore pari a 193 miliardi di euro, il 15,6% del totale del fatturato dei settori industriali.

Nel periodo 2013-2023 il fatturato del settore alimentari/bevande è aumentato del 31,3%. Il settore conta 60,4 mila imprese, +1,5% nel decennio, per un totale di quasi 464 mila addetti (+12%).

Export: in dieci anni +148,5%

Nel 2023 il valore delle esportazioni dell’industria alimentare e delle bevande è pari a 53,4 miliardi di euro, +57,3% nel decennio e del 148,5% nel periodo 2003-2013. Una crescita impetuosa, che connota l’industria alimentare come uno dei best performer della nostra economia.

Nel 2023 il valore totale dell’export di prodotti alimentari/bevande è distribuito per il 56,2% nei mercati dei 27 Paesi Ue e il 14,9% nei Paesi europei non Ue. Anche nell’export si manifesta la possenza del Made in Italy: nel 2023 il valore è stato pari a oltre 380 miliardi di euro, più di due terzi del totale del valore dell’export italiano.

I marchi nostrani vanno tutelati

Quasi il 91% dei cittadini definisce i prodotti Made in Italy espressione dell’orgoglio italiano. L’87% esprime apprezzamento per le iniziative di tutela di marchi e imprese per evitare che finiscano sotto il controllo straniero.
Gli italiani si aspettano molto anche dall’UE. Per l’84,9% occorre innalzare barriere alle merci che arrivano da Paesi con regole sanitarie, sociali e di sicurezza inadeguate rispetto a quelle imposte alle imprese UE.

Per una consistente maggioranza di italiani l’Europa è un valore, anche se molto deve cambiare, a cominciare dalla sua azione in rapporto con le industrie, che troppo spesso sono costrette a percorsi accidentati.