Consigli

Lavoro, estate 2025: le 10 professioni più ricercate in Italia

Pronti a impegnarsi per l’estate, ameno sotto il profilo professionale? Le occasioni non mancano: sono tante le opportunità di impiego per coloro che cercano un’occupazione, sia a termine sia continuativa. A confermarlo è l’ultimo report di Openjobmetis – una delle principali agenzie per il lavoro in Italia, con oltre 160 filiali – che conta più di 2.500 posizioni attive dal Nord al Sud della Penisola.

Commercio, ristorazione, agricoltura, logistica e turismo sono i settori che concentrano la maggior parte delle offerte di impiego per questa stagione.

Addetti alle vendite al top delle richieste 

 Al vertice delle offerte troviamo gli addetti alle vendite, con oltre 500 posizioni a bando, specialmente in Veneto, Lombardia, Campania, Puglia, Calabria, Liguria, Lazio e Sicilia. La situazione è particolarmente vivace all’interno dei centri commerciali del Sud, come a Marcianise, Salerno e Cosenza.
A Verona, Mantova e in Trentino si contano oltre 50 posizioni, 30 nel Veneto Orientale, altre 30 a Roma e Latina, 20 a Genova e 15 a Ragusa e Siracusa.

Seguono camerieri e cuochi

Al secondo e terzo posto si posizionano camerieri e cuochi, con più di 200 ricerche, soprattutto in Trentino-Alto Adige per hotel, ristoranti e bar. Le offerte si estendono anche ad altre località turistiche come Ostuni, Lecce, Catania, Siracusa, Palermo, Roma, La Spezia, Jesolo, Lignano, Trieste e Versilia.
Al quarto posto, con 150 posizioni, troviamo gli addetti alla cernita e lavorazione di frutta e verdura a Faenza, Ferrara, Castel Bolognese e Bagnacavallo, oltre che in Puglia (50) per la raccolta d’uva da tavola a Barletta e Bisceglie, e in Sicilia (50) per le attività a Mazzarrone e Carlentini.

Completano la classifica i baristi (5º), receptionist (6º) e bagnini (7º), che insieme totalizzano oltre 200 posizioni; le badanti (8º) e gli infermieri (9º), quasi 200; e, infine, i magazzinieri (10º) – un centinaio – concentrati principalmente in Lombardia e in Emilia-Romagna, in particolare a Mantova e Verona.

“L’estate è un’opportunità per entrare nel mondo del lavoro”

“L’estate – afferma Rosario Rasizza, AD di Openjobmetis e Presidente di Assosomm – rappresenta da sempre un momento cruciale per l’occupazione. La stagionalità, come quella invernale, può aprire nuove strade, sia per coloro che cercano un’occupazione a termine sia per quanti vogliono inserirsi stabilmente in contesti lavorativi vivaci e formativi. Spesso, infatti, un’esperienza estiva può transformarsi in un rapporto continuativo a partire dai mesi autunnali”.

Violenza sulle donne: nel 2024 in Italia è sul lavoro 

Il report ‘Non staremo al nostro posto’, realizzato da WeWorld in collaborazione con Ipsos in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), offre un quadro dettagliato delle diverse forme di violenza presenti nei luoghi di lavoro. 

Intanto, il 60% di lavoratori/lavoratrici è a conoscenza di episodi di violenza avvenuti nel proprio ambiente di lavoro e il 71% di micro-aggressioni. Le forme più diffuse di abuso riguardano violenza verbale (56%), mobbing (53%), abuso di potere (37%), oltre a violenza fisica (10%), stalking (6%) e violenza online (2%).

Le conseguenze: dallo stress al licenziamento

Per quanto riguarda la percezione della gravità, le molestie sessuali sono considerate la forma più seria di violenza (52%). Al contempo, il 62% delle donne non segnala gli abusi per paura di perdere il posto.
In merito all’esperienza della violenza sul luogo di lavoro, il 22% l’ha subita almeno una volta nella vita (donne 28%). Principali responsabili, soprattutto capi (42%) o colleghi uomini (35%), seguiti da colleghe (22%) e cape donne (13%).

Stress e ansia burnout sono le conseguenze più comuni della violenza sul lavoro, segnalate dal 56% delle persone intervistate, seguite da burnout (33%, 37% donne), diminuzione dell’autostima (30%), dimissioni (25%) e depressione (21%).
In particolare, il 25% degli uomini ha avvertito un calo della produttività, e il 14% in seguito è stata licenziata/o.

La mancata denuncia degli abusi

Tra le ragioni per cui chi subisce violenza non denuncia l’accaduto è la paura di perdere il lavoro (59%). Per il 26% delle donne, il motivo principale per non denunciare è il timore di non essere creduta, e per quasi due operaie su tre (65%) è di perdere il posto.

Inoltre, il 67% di chi ha assistito o subito violenza sul lavoro non si è sentito tutelato dall’azienda (donne 80%).
Il report mette in luce anche il fenomeno delle micro-aggressioni. Il 71% delle persone intervistate ha assistito/subito almeno una micro-aggressione sul posto di lavoro. Di queste, il 58% ha dichiarato di esserne stata vittima diretta.

Il fenomeno delle micro-aggressioni

Più in particolare, il 37% delle donne ha subito episodi di mansplaining sul luogo di lavoro e il 27% ha subito sguardi o avances inappropriate. I principali responsabili delle micro-aggressioni sono colleghi (38%) e capi uomini (37%), estranei (17%), clienti uomini (14%) e colleghe donne (12%).

Tra il 21% che ha subito micro-aggressioni da parte della clientela, sono soprattutto giovani lavoratori e lavoratrici a riportare una maggiore esposizione a micro-aggressioni da parte di clienti (34%) ed estranei (33%).
Cosa si può fare per migliorare la situazione? Lavoratori e lavoratrici suggeriscono, ad esempio, istituire sanzioni per comportamenti violenti (37%), gestione più efficace delle segnalazioni (37%) e possibilità di denunciare in modo anonimo (32%).

GenZ: tutto quello che i marketer dovrebbero sapere

Quali sono i trend che i marketer europei devono tenere in considerazione per intercettare i desideri di chi ha tra 14 e 27 anni?
In Europa i GenZ sono 48,5 milioni, di cui 7,6 milioni in Italia. Pur trattandosi di un segmento meno ampio rispetto alle generazioni precedenti (i Boomer sono quasi 70 milioni), i GenZ continuano a essere al centro delle attenzioni delle aziende.

L’Osservatorio Eumetra sfata diversi miti. Ad esempio, nonostante gli stereotipi sulla loro pigrizia, emerge l’ambizione e il desiderio di guadagnare, unita a nuove esigenze, come poter lavorare da casa e gestire l’equilibrio con la vita privata.

Tra risparmi e nuovi media

Un aspetto che i player del settore finanziario devono considerare riguarda il loro rapporto con il denaro. Che provenga dal lavoro o dalla ‘paghetta’, la grande maggioranza dei GenZ qualcosa vuole risparmiare. 
Inoltre, se i social per i GenZ sono anche un modo per esplorare brand o prodotti e fare acquisti, si affermano nuove pratiche di pagamento, come il Buy now, pay later’.

Quanto al rapporto con i media, e in particolare, con la TV, se quella lineare non è molto seguita dai GenZ, anche la TV in streaming deve competere con la visione di video o altro sulle diverse piattaforme online.
I marketer devono quindi chiedersi qual è la frequenza di esposizione a questi media, e che tipologie di contenuti sono preferiti.

Ansia ed eco-ansia

Anche l’ansia in parte è condizionata dai social e dalla proposta di corpi irrealistici, minacce sui cambiamenti climatici e video di guerra. Cosa possono fare i brand per supportare i giovani?
Prima di tutto devono chiedersi come è cambiata la relazione con il corpo rispetto al passato, e se persiste tra i giovani l’inseguimento di modelli irrealistici o c’è una maggiore accettazione di sé e delle diverse caratteristiche individuali.

È inoltre nota la sensibilità e l’attenzione delle nuove generazioni verso i temi della sostenibilità nella declinazione ambientale e sociale. Otto GenZ su 10 ritengono importante prendere misure urgenti per combattere il cambiamento climatico. Ma, oltre all’eco-ansia, qual è il peso di questi temi sulla loro visione del futuro?

La GenZ non è un monolite

Le prime edizioni dell’Osservatorio Eumetra hanno evidenziato un atteggiamento decisamente diverso nei confronti delle marche rispetto alle altre generazioni. Meno legati a notorietà e storicità della marche, i GenZ si attendono un ritorno dalle aziende e prestano attenzione alle testimonianza di consumatori reali.

Insomma, come possono i brand coinvolgere i GenZ, e quali sono gli stili e i linguaggi di comunicazione più adatti a parlare con loro?
Intanto non si deve guardare alla Gen Z come un monolite: i giovani non sono tutti uguali solo perché sono nella stessa fascia di età. I brand devono quindi capire che tipo di adolescenti sono i più giovani (15-19enni), che tipo di adulti stanno diventando coloro che entrano nella vita “attiva” (25-27enni), senza tralasciare chi ha tra 20 e 24 anni.

Lavoro: come rendere meno traumatico il rientro e iniziare l’anno con il piede giusto

Per lavoratori e aziende il mese di gennaio è il momento della ripresa delle attività. Una ripresa che però talvolta può essere davvero difficile.

“Gestire l’ansia e lo stress che molto spesso caratterizzano questi momenti diventa fondamentale per non avere conseguenze importanti sul proprio benessere”, spiega Massimo Mariani di Ab Lavoro, società di ricerca e selezione di personale qualificato.
Ripartire con il piede giusto dopo un periodo più o meno lungo di pausa, soprattutto all’inizio di un nuovo anno, è quindi importante per non rendere troppo traumatico il rientro in ufficio e la ripresa della routine quotidiana.

L’attenzione al benessere è fondamentale

Molto spesso accade purtroppo che il ritorno al lavoro sia accompagnato da una situazione di disagio, se non addirittura un vero e proprio malessere da rientro. Per fortuna, un occhio di riguardo alla salute fisica e mentale delle persone costituisce un elemento sempre più vincente nelle strategie di talent attraction delle aziende.

“L’attenzione al proprio benessere è ormai fondamentale per tutti i lavoratori, che da qualche tempo non sono più disposti a scendere a compromessi – aggiunge Giacomo Grilli, di Ab lavoro -. Le aziende, se non vogliono perdere le risorse migliori, dovranno necessariamente iniziare a tenere in grande considerazione queste nuove necessità e cercare, per quanto possibile, di curare il benessere dei propri dipendenti”.

Pianificare il rientro, organizzare il lavoro, mantenere i buoni propositi professionali

Ecco allora qualche consiglio per combattere lo stress da rientro. Anzitutto, se possibile, cercare di non rientrare il lunedì, ma i giorni successivi. In questo modo, la settimana si accorcia e si ha la sensazione di avere più tempo a disposizione e riprendere le attività con gradualità.
Prima di staccare preparare una lista delle attività in ordine di priorità da svolgere una volta rientrati. Un quadro preciso di ciò che ci aspetta sarà utilissimo per evitare ansie e stress inutili.

Inoltre, evitare di fissare appuntamenti importanti durante i primi giorni di lavoro, e se per molti gennaio è un ottimo momento per riflettere sulla propria carriera, rivedere il cv, aggiornare il proprio profilo Linkedin o valutare altre opportunità lavorative.

Coltivare le buone relazioni e staccare (davvero) la spina

Al rientro, è fondamentale continuare a curare la propria presenza online e allargare il proprio network, così da aumentare le opportunità di sviluppo di carriera.
Coltivare buone relazioni con i colleghi, anche fuori dall’ufficio: cercare occasioni di incontro informali o di svago può aiutare a ridurre lo stress da rientro.

Durante le ferie regalarsi del tempo per attività che la routine quotidiana impedisce di fare ricarica poi le energie. Spostare la mente, anche solo temporaneamente, dagli impegni lavorativi, consente di tornare con maggiore carica e lucidità.
Ultimo consiglio, come riporta Adnkronos: fare in modo che ogni giorno contenga una piccola vacanza (anche metaforica). Una piccola occasione di relax quotidiana contribuisce infatti a rendere il ritorno alla routine meno stressante.

Boom di attacchi ransomware nel 2023: come difendersi?  

Nella prima metà del 2023, in tutto il mondo si è registrato un notevole incremento degli attacchi ransomware, con una crescita addirittura del 27%. Questi fenomeni hanno avuto costi pesanti: si stima che abbiano provocato una perdita media di 365.000 dollari per le aziende coinvolte.
Christian Maggioni, executive managing director & equity partner di Altea 365 e chief information security officer di Altea Federation, ha indicato alcune raccomandazioni  per limitare il rischio sempre più frequente di subire un attacco ransomware.

Abilitare l’autenticazione a più fattori (MFA)

Un passo essenziale nella difesa contro gli attacchi ransomware è l’implementazione dell’autenticazione a più fattori (MFA). Questa misura di sicurezza aggiuntiva rende più difficile per i malintenzionati accedere ai sistemi, richiedendo una seconda forma di verifica oltre alle credenziali di accesso.

Creare copie di backup in formati diversi

È fondamentale avere un solido piano di backup. L’esperto consiglia di creare almeno tre copie di backup dei dati aziendali in due formati di file diversi. Questo approccio garantisce che, in caso di attacco ransomware, i dati possano essere ripristinati senza dover cedere al riscatto.

Effettuare gli aggiornamenti  

Mantenere sistemi operativi e software costantemente aggiornati è un’ottima pratica per mitigare i rischi di sicurezza. Gli aggiornamenti spesso contengono patch per vulnerabilità note e migliorano la sicurezza complessiva dei sistemi.

Verificare le email prima di aprirle

Le email sono spesso veicoli per gli attacchi di phishing. È fondamentale istruire i dipendenti a verificare attentamente le email prima di aprirle o fare clic su link o allegati. L’attività di verifica può prevenire l’apertura di email dannose o fraudolente.

Come gestire un attacco informatico 

In caso di richiesta di riscatto dopo un attacco ransomware, è importante mantenere la calma. La presenza di un sistema di backup affidabile consente un rapido ripristino dei dati senza dover pagare un riscatto.

Quali sono i 5 principali pericoli nel 2024?

Un nuovo report riportato da Infosecurity Magazine evidenzia i principali pericoli che le aziende dovranno affrontare nel 2024 in relazione agli attacchi informatici. Gli attacchi ransomware rappresentano una delle principali minacce. I malintenzionati bloccano i file aziendali con chiavi criptografiche complesse e chiedono un riscatto in criptovaluta per il ripristino.
Gli attacchi di phishing sono comuni, ma ancor più pericoloso è il BEC, dove i criminali assumono il controllo di caselle di posta elettronica per condurre truffe finanziarie. Il Denial of Service (DoS)è un tipo di attacco che impedisce alle aziende di erogare i propri servizi ai clienti ed è temuto, in particolare, da istituzioni e organi di informazione. Spesso trascurato, l’atto di esfiltrare dati comporta rischi significativi. I dati rubati possono essere utilizzati per frodi ulteriori e portare a violazioni della privacy con conseguenti ammende fino al 4% del fatturato.

Le aziende dovrebbero essere vigili e attente a questa minaccia sottostimata. Infine, il quinto pericolo per le aziende è quello di non disporre internamente di professionisti della sicurezza informatica.

Carte elettroniche: i consigli per usarle in vacanza

In dodici mesi più di 3,2 milioni di italiani hanno subito una truffa o un tentativo di truffa connesso alla propria carta di credito/debito. Ma durante il periodo estivo aumenta l’utilizzo delle carte, e con esso il rischio frodi, soprattutto per quanti trascorreranno le vacanze all’estero. Per aiutare i viaggiatori a riconoscere i pericoli ed evitare brutte sorprese, Facile.it ha stilato un vademecum.
Innanzitutto, le carte elettroniche possono non essere accettate in tutto il mondo. Quindi, meglio dotarsi di una seconda carta. Inoltre, in caso di prelievo di denaro contante, ricordarsi che la carta di credito solitamente ha commissioni più elevate rispetto al bancomat.

Meglio pagare con bancomat o carta?

Attenzione ai limiti di spesa giornalieri: spesso le carte di debito e le prepagate hanno massimali più contenuti. Dal punto di vista dei costi, se l’operazione avviene in uno dei Paesi appartenenti all’area Sepa (UE e alcuni Stati extra UE ma aderenti), non ci sono commissioni, se invece ci si trova in uno Stato diverso da questi, potrebbero essere applicati costi aggiuntivi legati al cambio valuta. In caso di pagamento o prelievo in area extra-euro, se viene richiesto, è consigliato scegliere la valuta locale anziché la propria moneta. Così si ottengono migliori condizioni di cambio valuta, evitando addebiti onerosi.

Furto o smarrimento carta, cosa fare?

Nel caso di furto o smarrimento, ma anche spese addebitate e non effettuate, bisogna bloccare immediatamente la carta. È possibile farlo telefonicamente contattando il proprio istituto di credito o, in alcuni casi, direttamente dall’app di Home Banking. Ricordarsi poi che pin e carte non ‘vanno’ mai insieme. Per evitare che una volta sottratta la carta venga usata liberamente, è fondamentale non tenere mai il codice di sicurezza nel portafoglio insieme alla carta. Oggi la maggior parte delle banche offre conti correnti e carte elettroniche monitorabili in tempo reale tramite app. Questo permette di tenere sotto controllo movimenti e spese, e intervenire tempestivamente in caso di necessità. Inoltre, meglio attivare un servizio di alert, che in caso di utilizzo della carta avviserà tramite SMS.

Quale carta per i figli che viaggiano da soli?

Affidare una carta di credito a un ragazzo, magari al suo primo viaggio da solo, potrebbe essere pericoloso. Come fare per limitare i rischi? La soluzione potrebbe essere una carta prepagata. Si tratta di uno strumento di pagamento sempre più diffuso perché garantisce la stessa praticità del bancomat con il vantaggio di avere un plafond limitato, così da tutelare i giovani, e soprattutto i genitori, da eventuali smarrimenti o spese folli. Il consiglio, però, è verificare prima di partire che la carta sia abilitata e accettate nel paese di destinazione.

Furto di dati personali: anche attraverso i distributori smart di cibo per pet

I pet feeder, i distributori di cibo per animali, distribuiscono il cibo seguendo un programma, e consentono di monitorare e comunicare a distanza grazie a strumenti come microfoni, altoparlanti e telecamere. Controllati attraverso un’app, questi dispositivi sono semplici da gestire e aggiornare. Insomma, grazie alla connessione a Internet ora anche i pet feeder stanno diventando sempre più ‘smart’. I ricercatori di Kaspersky hanno analizzato diversi pet feeder smart e hanno scoperto che alcuni presentano vulnerabilità che permettono agli aggressori di spiare segretamente le proprie vittime, rubare dati, come le registrazioni di telecamera e microfono, accedere ad altri dispositivi connessi alla stessa rete e avere il pieno controllo del dispositivo.
In particolare, Kaspersky ha analizzato la sicurezza di un popolare dispositivo smart di cibo per animali disponibile nei negozi online, rivelando alcuni importanti problemi, incluso l’utilizzo di credenziali hard-coded e un processo di aggiornamento del firmware non sicuro.

Da pet feeder a strumento di sorveglianza che compromette la privacy

Queste vulnerabilità, se sfruttate da remoto, permettono l’esecuzione di codici, la modifica delle impostazioni del dispositivo e il furto di informazioni sensibili, come i feed video inviati al server in cloud. Simili criticità trasformano il pet feeder in uno strumento di sorveglianza che può compromettere la privacy e la sicurezza dell’utente. Il distributore smart di cibo preso in esame è anche accessibile attraverso gli assistenti vocali, consentendo il controllo del dispositivo attraverso comandi vocali. Tuttavia, c’è una falla di sicurezza nella configurazione.

Una falla di sicurezza nella configurazione

Nome utente e password del broker MQTT sono codificati nel file eseguibile, risultando identici per tutti i dispositivi dello stesso modello. Questa vulnerabilità rappresenta un rischio importante: un aggressore, ottenendo il controllo del dispositivo, può sfruttarlo per sferrare ulteriori attacchi ai dispositivi connessi alla stessa rete.
Una volta compromesso, il cyber criminale può interferire e modificare i comandi, assumendo, potenzialmente, il pieno controllo del dispositivo. Inoltre, la violazione dei programmi di somministrazione del cibo potrebbe mettere in pericolo la salute dell’animale e incrementare l’impegno, sia finanziario sia emotivo, da parte del proprietario.

“Sfruttare gli anelli più deboli del nostro ecosistema interconnesso”

“Man mano che le nostre vite si intrecciano con i dispositivi smart, gli aggressori colgono l’opportunità di sfruttare gli anelli più deboli del nostro ecosistema interconnesso – dichiara Roland Sako, Security Expert di Kaspersky -. È fondamentale riconoscere i potenziali rischi rappresentati da dispositivi inaspettati ed essere sempre attenti. Restando informati, mettendo in atto abitudini corrette di cybersicurezza, e promuovendo una responsabilità collettiva, possiamo contrastare i progressi degli aggressori e preservare l’integrità del nostro mondo”. 

Pari opportunità di genere: un’opportunità anche di business

Le pari opportunità di genere potrebbero fornire un contributo significativo al PIL europeo, con una stima che arriva a 3,15 trilioni di euro entro il 2050. Questo dato, elaborato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), evidenzia l’importanza della parità di genere in termini di fattori ESG. Pertanto, l’obiettivo di raggiungere la parità di opportunità si presenta come una delle priorità da affrontare nel breve termine.

Non solo per le posizioni manageriali

Le pari opportunità non riguardano solo le posizioni manageriali, in cui le donne sono ancora sottorappresentate, ma devono iniziare garantendo l’accesso alla formazione e alla qualificazione professionale. Queste urgenze sono state evidenziate anche dalle imprenditrici europee provenienti da 24 nazioni, intervistate nell’ambito della Eurochambers Women Network Survey 2023. L’indagine ha analizzato lo stato attuale dell’imprenditoria femminile in Europa, con particolare attenzione alle aziende guidate da donne, al fine di sviluppare iniziative mirate a sostegno delle imprenditrici in tutto il continente. L’indagine ha raccolto oltre 800 risposte che hanno evidenziato la resilienza delle imprenditrici nel fronteggiare le difficoltà, la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti e di affrontare sfide in modo tempestivo e lungimirante. I dati raccolti riguardanti la transizione digitale e sostenibile delle imprese guidate da donne ne sono una dimostrazione.

Burocrazia e accesso ai finanziamenti i principali ostacoli 

Dalle risposte delle donne intervistate emerge che i principali ostacoli che devono affrontare riguardano la burocrazia e l’accesso ai finanziamenti, in cui ancora troppo spesso non godono delle stesse opportunità dei loro colleghi. Altri ostacoli riguardano la possibilità di carriera e la parità di retribuzione, per i quali sono necessari modelli di ruolo nei settori a predominanza maschile, maggiore attenzione all’istruzione e concrete opportunità di accesso alle posizioni manageriali.

La direttiva UE

Il tema della parità di genere in relazione ai fattori ESG è stato affrontato anche in una tavola rotonda organizzata da Eurochambers Women Network in collaborazione con Unioncamere presso la sede di Si.Camera, Agenzia delle Camere di Commercio d’Italia. Durante l’incontro sono emersi spunti importanti, in particolare riguardo alle implicazioni della direttiva sulla parità di genere nei consigli di amministrazione delle imprese, approvata dal Parlamento europeo alla fine del 2022. Tale direttiva prevede che entro luglio 2026 le grandi società dell’UE quotate in borsa debbano adottare misure adeguate per garantire una maggiore presenza femminile nei consigli di amministrazione. Questa direttiva rappresenta un passo importante verso la parità di genere, considerando che nel 2021 solo poco più del 30% dei membri dei consigli di amministrazione delle grandi aziende quotate era costituito da donne,

La presenza femminile ha un impatto positivo sui risultati finanziari

I numeri dimostrano che una maggiore presenza femminile nei vertici aziendali ha un impatto positivo: quando la quota di donne nei consigli di amministrazione si colloca tra il 30% e il 40%, le imprese hanno maggiori possibilità di ottenere risultati finanziari migliori, rendimenti più elevati e performance ESG superiori. La parità di genere, infatti, è un elemento essenziale nella dimensione sociale di una società e rappresenta un fattore fondamentale per valutare la responsabilità sociale di un’azienda e raggiungere livelli di business sostenibili.

Equilibrio tra lavoro in presenza e flessibilità: una missione (im)possibile?

L’evoluzione del mondo del lavoro genera una serie di nuove preoccupazioni tra le aziende, tra cui la più urgente sembra riguardare la definizione del limite entro cui è possibile richiedere il lavoro in presenza. È quanto emerge dalla quinta edizione del l’European employer survey, il report annuale di Littler, che mostra una spaccatura tra il desiderio di aumentare il lavoro in presenza e la garanzia di flessibilità necessaria per attrarre e trattenere i talenti. Per il 30% dei direttori hr e in-house lawyer europei l’azienda per cui lavorano ha effettuato un completo ritorno alla presenza, e per il 27% ha optato per una forma ibrida, con più giorni di lavoro in presenza e meno da remoto. Solo per l’11% prevale un orario con più giorni da remoto e meno in presenza, mentre per il 5% i dipendenti lavorano completamente da remoto.

Le aziende preferiscono il lavoro in presenza?

Sembra quindi che le aziende preferiscano il lavoro in presenza. Così ha dichiarato il 73% dei datori di lavoro, che stanno valutando la possibilità di ridurre il lavoro a distanza. Questo però si scontra con la riluttanza dei dipendenti a rinunciare alla flessibilità acquisita. Cresce comunque l’importanza di valutare i vantaggi generati da modalità di lavoro da remoto, che il 79% vuole aumentare per attrarre e trattenere i talenti. I motivi principali che spingono le aziende a richiedere un maggior numero di ore di lavoro in presenza riguardano il lavoro di squadra, in particolare, il mantenimento della cultura aziendale e del coinvolgimento dei dipendenti (53%).

Resta alta l’attenzione a salute mentale e benessere dei dipendenti

Indipendentemente dal modello di lavoro, resta alta l’attenzione a salute mentale e benessere delle risorse umane. Sebbene 9 intervistati su 10 abbiano adottato iniziative in questa direzione, solo il 28% lo ha fatto in maniera strutturata. Inoltre, quando si tratta di offrire una soluzione al burnout, la flessibilità oraria è stata l’unica misura adottata (54%), mentre meno di un terzo degli intervistati indica il lavoro individuale con i dipendenti per gestire i carichi di lavoro. La gestione del nomadismo digitale, poi, rappresenta un’altra nuova sfida. Un fenomeno in aumento, con il 73% delle aziende che dichiara di avere dipendenti ‘nomadi digitali’. Tra queste, l’89% è preoccupata per i rischi legali, le implicazioni fiscali e altri problemi occupazionali.

AI efficace per attrarre talenti, ma c’è cautela ad assumere

Per supportare le attività di recruiting e assunzione il 47% degli intervistati sta utilizzando o pianificando di utilizzare soluzioni tecnologiche o strumenti di AI. Inoltre, il 61% di coloro che già utilizzano tali strumenti ne ha incrementato l’utilizzo, sottolineando l’efficacia dell’AI e della tecnologia per attrarre nuovi talenti. Ma in un contesto di crescente incertezza economica, l’indagine rileva anche segnali di cautela da parte dei datori di lavoro europei, che tuttavia non sembrano ancora adottare misure drastiche. Circa un quarto (27%) esita nell’assunzione di nuove risorse, mentre il 37% sta valutando o attuando riduzioni di personale.

Condizionatore, quanto mi costi?

Amico indispensabile delle giornate bollenti di questa estate 2022, il condizionatore è un “mai più senza” per moltissimi italiani. Ma a quale prezzo? Caro, purtroppo. A fronte dell’innegabile beneficio, quest’anno il condizionatore ci costerà per la stagione fino a 216 euro, vale a dire l’81% in più rispetto allo scorso anno. Lo rivela l’analisi l’analisi di Facile.it, anticipata a Sportello Italia di Radio Rai. La “stangata” in bolletta riguarda una vasta platea di nostri connazionali, secondo l’indagine commissionata agli istituti mUp Research e Norstat, ad aprile erano già oltre 29 milioni gli italiani che possedevano un climatizzatore. Platea che potrebbe ulteriormente ampliarsi considerando le temperature raggiunte nelle ultime settimane e la conferma da parte del Governo del Bonus Condizionatore.

Come contenere i costi

Il costo in bolletta di questi apparecchi, però, potrebbe diventare ancora più alto se ai rincari del prezzo dell’energia aggiungiamo un uso scorretto dell’apparecchio. Proprio per questo Facile.it ha realizzato un breve vademecum con 6 consigli pratici per ridurre le spese e risparmiare sul conto finale. La prima regola è occhio all’etichetta.  La scelta della classe energetica del condizionatore è fondamentale per cercare di contenere il più possibile i consumi; chi è alle prese con l’acquisto di questo apparecchio, farebbe bene ad optare per un modello di classe A o superiore. Attenzione però alle etichette energetiche; se è vero che a partire dal 2022 è entrata in vigore la nuova classificazione, è altrettanto vero che sul mercato sono ancora disponibili prodotti con la vecchia classificazione. Per fare una scelta consapevole è bene verificare quale etichettatura riporta il condizionatore che stiamo acquistando. In ogni caso, scegliere un dispositivo a basso consumo consente di ridurre notevolmente la bolletta; ad esempio, guardando alla vecchia etichettatura, passare da un condizionatore di classe B ad uno di classe A++ significa ridurre il costo in bolletta di circa il 30-40% annuo.  La seconda regola è scegliere la tecnologa inverter al posto di quella tradizionale. Questa tipologia di climatizzatore, una volta che ha raggiunto la temperatura impostata, anziché spegnersi, rallenta la velocità del motore e funziona al minimo, evitando il consumo di energia necessario per fermarsi e poi ripartire. Scegliere questo tipo di apparecchio permette un risparmio energetico del 30% rispetto ad un climatizzatore tradizionale.

I trucchi per usarlo bene

Oltre alla scelta iniziale, è importante anche gestire in modo corretto l’impianto di condizionamento. La terza regola è perciò No alle temperature polari: meglio impostare la temperatura a circa 6-8 gradi in meno rispetto all’esterno e, se l’apparecchio ne è dotato, possiamo usare la funzione di deumidificazione anziché quella di raffrescamento; questo renderà l’aria più salubre e alleggerirà la bolletta fino al 13%. Quarta regola, attenzione alla pulizia dell’impianto, che se non ben tenuto può arrivare a consumare fino all’8% in più, mentre la quinta regola è usare il buon senso. Significa ad esempio tenere chiuse le finestre quando l’apparecchio è in funzione, così da non disperdere preziosa energia. Infine, l’ultima regola dice di attivare la funzione sleep per la notte: in questo modo la riduzione dei consumi arriva al 10%.