C’è un’Italia che lavora sodo, e quando si scoprono queste eccellenze si rimane davvero sorpresi. Il rapporto “Competitivi perché sostenibili”, realizzato da Fondazione Symbola insieme a Unioncamere, racconta proprio questa storia: il nostro Paese è tra i primi tre in Europa per numero di brevetti green e terzo per quota di imprese che ne possiedono almeno uno, 16,5 ogni mille aziende.
Davanti restano la Germania e l’Austria, mentre la Francia è alle spalle.
L’industria inventa il futuro
Sbaglia che pensa che l’innovazione nasca solo tra microscopi e provette. Il vero motore dei brevetti ambientali è il manifatturiero, che vale da solo il 59% delle domande. Dietro arrivano ricerca scientifica, tecnologie digitali, commercio all’ingrosso e costruzioni.
Tradotto: sono soprattutto le imprese a trasformare idee brillanti in soluzioni concrete, spesso senza clamore ma con grande continuità.
La mappa dell’ingegno
Anche la geografia conferma ciò che molti immaginano. Le regioni più forti sul fronte dei brevetti sono Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte. Qui la tradizione industriale incontra università, centri di ricerca e filiere produttive compatte. Un ecosistema di eccellenze.
I settori dove siamo più virtuosi
Ci sono ambiti in cui il contributo italiano conta più della media europea: mobilità sostenibile, edilizia efficiente dal punto di vista energetico, gestione di rifiuti e acque, tecnologie digitali applicate al clima. In quest’ultimo caso la crescita è stata impressionante, con un aumento del 270% in dieci anni.
Segno che siamo bravissimi a intercettare e cavalcare le traiettorie tecnologiche giuste.
Sostenibilità fa rima con competitività
Le imprese che investono in brevetti verdi non lo fanno solo per coscienza ambientale. I dati mostrano che sono mediamente più produttive, esportano di più e attirano maggiori capitali esteri. In breve: sostenibilità e competitività, più che alleate, sembrano due facce della stessa medaglia.
Per il presidente di Symbola, Ermete Realacci, l’Italia ha tutte le carte per guidare l’innovazione verde europea, ma serve uno scatto negli investimenti e nel trasferimento tecnologico. Gli fa eco il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli, ricordando che un brevetto non è solo un’idea registrata: è un asset che può aprire porte anche nel credito e nella finanza.