Autore: andreaj89

Transizione energetica: un mondo a tre velocità 

La transizione energetica è sempre più segnata da un assetto tripolare. L’UE continua a ridurre le emissioni, USA e Cina privilegiano sicurezza energetica e sviluppo industriale.

Come emerge dal Rapporto annuale CER, il 2025 segna un punto critico per l’Italia. Le emissioni italiane tornerebbero a salire fino a 371,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente (+0,2%), con un calo della quota rinnovabile al 21,7% e un aumento dell’uso di gas (+2,1%).
Nel 2026 le emissioni potrebbero però tornare a ridursi, e nel 2027 il calo (-1,6%) raggiungerebbe 363,9 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente. A condizione però che si sblocchino gli iter autorizzativi.

USA, UE, Asia

Negli USA, nel 2025 il cambio di amministrazione ha chiuso la stagione “verde” aperta con l’Inflation Reduction Act, riorientando le politiche verso il mantenimento delle quote di mercato dei combustibili fossili, revisione degli incentivi e introduzione di dazi sulle tecnologie pulite. Un “whiplash climatico” che evidenzia il rischio di una frenata degli investimenti green.

L’UE, pur mantenendo una traiettoria coerente con il Green Deal, si confronta con costi energetici più elevati rispetto a USA e Asia e una crescente pressione competitiva sulle filiere industriali. Nel fotovoltaico produrre moduli costa oggi dal 35% al 65% in più rispetto alla Cina.
La Cina continua a guidare la crescita delle rinnovabili (oltre 260 GW di nuova capacità), ma non rinuncia ancora al carbone, approvando 25 GW di nuove centrali nei primo semestre dell’anno. Le emissioni cinesi, sospinte dalla rapidità della crescita economica, continuano così a crescere raggiungendo il massimo storico.

La situazione in Italia

In Italia il biennio 2023-2024 ha segnato un’accelerazione senza precedenti: le emissioni sono diminuite in media di oltre il 5%, l’efficienza energetica è migliorata del 3,4%, e sono stati installati 13,4 GW di nuova capacità rinnovabile, portando il totale nazionale oltre 74,5 GW. La dipendenza dal gas russo è crollata dal 40% del 2021 al 9,5% nel 2024, con nuovi contratti con l’Azerbaigian (+43%) e il forte aumento dell’import di GNL (+49,8%), oltre all’attivazione del rigassificatore di Piombino. La diversificazione ha ridotto anche la concentrazione geografica delle forniture di combustibili fossili.

La domanda energetica complessiva cala dell’1%. Il rallentamento si concentra soprattutto nei settori ETS, dove le emissioni della generazione elettrica tornano a salire a 62,2 MtCO₂eq (+3,9%).

Per le Pmi l’opzione green non è più solo reputazionale

Nei settori ESR, la riduzione prosegue ma a ritmi troppo lenti. I trasporti scendono dell’1,3%, mentre il settore civile torna a crescere (+2,2%) per un maggior utilizzo del gas per il riscaldamento.
Secondo le previsioni, il ritorno su una traiettoria più solida sarebbe favorito dall’aumento della produzione da rinnovabili elettriche, che nel 2027 potrebbe raggiungere 149 TWh, con un fotovoltaico in espansione fino a 63,5 TWh.

L’accesso ai finanziamenti tende a favorire imprese con progetti di riduzione dei consumi, efficientamento o riconversione energetica. Per molte Pmi significa che la transizione non è più un’opzione reputazionale, ma una condizione necessaria per mantenere competitività sui mercati.

Black Friday 2025: un’ottima annata sia per i canali digitali sia per i negozi fisici 

Quest’anno il Black Friday è da record. Le stime di Confcommercio parlano di circa 5 miliardi di euro di acquisti, un incremento vicino al 20% rispetto al 2024 e più che raddoppiato rispetto al lontano 2018.

Un dato che racconta più di una fotografia dei consumi: descrive un momento in cui gli italiani, nonostante incertezze e cautela, hanno scelto di concedersi qualche spesa in più, magari approfittando del periodo giusto.

Il consumatore si muove in libertà tra web e punto vendita

Il web continua a essere la corsia preferenziale, inutile girarci attorno. È lì che molti trovano le offerte più aggressive e la comodità di comprare senza fare file. Ma non è una fuga dai negozi: anzi, la tendenza a combinare lo shopping online con quello in presenza sembra rafforzarsi. Alla fine, per molti, resta il piacere di toccare con mano, chiedere un consiglio, confrontare davvero. Sta nascendo un modo di acquistare misto, più fluido, in cui ognuno si muove come gli è più comodo.

In questo clima, il Black Friday è diventato una sorta di “preludio di Natale”. Oltre due terzi degli intervistati (66,7%) approfitta delle offerte per iniziare a mettere via i regali, una quota che cresce leggermente rispetto al 2024. E, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, una parte di questi acquisti – fra il 10 e il 15% – non sostituisce quelli di dicembre, ma si aggiunge. Un segnale positivo per il commercio, anche se novembre ormai sottrae un po’ di peso allo storico “mese dei regali”.

Occhio alle truffe

Il rovescio della medaglia è la sicurezza. Con così tante transazioni, non sorprende che aumentino anche i tentativi di frode. La società Qonto segnala che l’Europa riceve il 44% degli attacchi globali legati al Black Friday, con tentativi di truffa cinque volte più frequenti rispetto al resto dell’anno.

Un motivo in più per muoversi con prudenza: controllare le piattaforme, diffidare dei prezzi “troppo belli” e tenere gli occhi aperti.

Cosa comprano gli italiani

Secondo Format-Confcommercio, tra il 52% e il 70,2% degli italiani tra i 18 e i 70 anni pensa di fare almeno un acquisto in questo periodo. E i desideri sono quelli di sempre: elettronica, abbigliamento, giocattoli, prodotti per la cura personale. Cose utili, cose che servono, ma anche piccoli piaceri.

Il Black Friday, insomma, non è più una corsa allo sconto. È un momento che i consumatori preparano con anticipo, confrontando prezzi e caratteristiche, aiutati da strumenti digitali che rendono tutto più semplice. Un appuntamento che, anno dopo anno, sta cambiando il modo di fare shopping e che ormai segna l’inizio non ufficiale della stagione delle feste.

Relazioni e prossemica nella realtà virtuale: cosa cambia rispetto al mondo reale? 

Negli ultimi anni abbiamo iniziato a convivere con un’idea molto semplice ma rivoluzionaria: il digitale non è più soltanto un aiuto in più, ma un vero spazio di vita. Un luogo in cui ci muoviamo, ci confrontiamo, costruiamo relazioni che, per intensità ed emozioni, non hanno nulla da invidiare a quelle del mondo fisico.

È dentro questo cambiamento che arriva una nuova ricerca firmata da EY Italia insieme all’Istituto Italiano di Tecnologia e all’Università La Sapienza. Un lavoro che prova a capire come cambiano le nostre distanze di “comfort” quando l’incontro avviene in un ambiente immersivo, anziché faccia a faccia.

Dal Padiglione Italia Virtuale una nuova lente sulle relazioni

Tutto nasce dall’esperienza del Padiglione Italia Virtuale dell’Expo 2025 Osaka, una ricostruzione digitale in 3D che ha accolto oltre sette milioni di visitatori. Un numero impressionante, che racconta quanto ormai siamo pronti a esplorare mondi paralleli, dove la fisicità lascia spazio alla curiosità.

Proprio lì, in quello spazio sospeso tra innovazione e curiosità, i ricercatori hanno coinvolto circa duecento persone – metà italiane e metà giapponesi – chiedendo loro di interagire con avatar di gruppi culturali diversi. L’obiettivo era osservare come ognuno modulasse la distanza interpersonale e quanto a influenzarla fossero fattori come fiducia, attrattività e appartenenza culturale.

Italiani e giapponesi: due stili diversissimi

I risultati sono una fotografia curiosa e prevedibile allo stesso tempo. I partecipanti giapponesi tendono a mantenere in media 161 centimetri di distanza dagli avatar, mentre gli italiani si fermano a 129.
Non è un dettaglio: quei 32 centimetri di differenza ricordano che ognuno di noi arriva nel digitale con il proprio bagaglio culturale, e che certe abitudini resistono anche quando la realtà diventa virtuale.

Gli ambienti immersivi facilitano il dialogo

C’è però un dato che fa riflettere. Più un avatar appare affidabile o piacevole, più le persone tendono ad avvicinarsi. Ogni punto in più di “gradimento” riduce leggermente la distanza, un po’ come se il mondo virtuale ci concedesse la libertà di sperimentare nuove forme di apertura verso l’altro.

Come ha spiegato Giuseppe Perrone di EY Italia, questi micro-cambiamenti dimostrano che gli ambienti immersivi possono favorire inclusione e dialogo, molto più di quanto immaginiamo.

La tecnologia come punto d’incontro

In fondo, è questo il cuore della ricerca: il digitale può diventare un ponte. Un laboratorio dove le barriere culturali si affievoliscono e dove si possono costruire nuovi modi di convivere.
Un’occasione preziosa, soprattutto in vista di grandi appuntamenti globali come Expo 2030 Riad, in cui tecnologia e incontri tra culture potranno andare davvero a braccetto.

Lo shopping di Natale? Lo si fa con l’aiuto dell’IA

Le feste sono ormai vicinissime e, ovviamente, è già partita la corsa ai regali di Natale. Però questo’anno, per una serie di motivi, gli italiani sembrano essere non solo più prudenti, ma anche più confusi del solito.

Lo rivela la 19ª edizione dell’Annual Holiday Shopping Survey di Accenture, che fotografa un’Italia che ha voglia di fare acquisti, ma allo stesso tempo è stufa di rincorrere offerte, notifiche e promozioni provenienti da ogni parte.

Spese sotto controllo, ma non si rinuncia ai regali

Tutto sommato, il quadro generale è positivo:l’85 per cento degli italiani prevede di spendere quanto o più del Natale scorso. Per molti, però, l’aumento del budget è figlio dell’inflazione, come ammette un terzo degli intervistati. La maggioranza rimarrà sotto i 460 euro, mentre solo il 23 per cento supererà questa soglia, ma senza andare oltre i 1150 euro.

Ma quali regali si sceglieranno? Si punta su abbigliamento, elettronica e qualche classico intramontabile come prodotti beauty, food e giocattoli. E se un tempo si aspettavano le ultime settimane di dicembre, ora il calendario si è spostato più indietro: quasi otto italiani su dieci faranno acquisti entro novembre, sfruttando Black Friday, sconti anticipati e strategie di risparmio ben studiate.

Un eccesso di scelta genera stress

Quello che un tempo era un momento piacevole oggi, per molti, somiglia a una maratona. Tra pubblicità insistenti, migliaia di opzioni e anche un po’ la paura di sbagliare, gli italiani si sentono frastornati: il 46 per cento vive un vero bombordamento informativo, il 39 per cento si perde nel confronto ossessivo tra alternative, e oltre l’80 per cento confessa di aver abbandonato almeno una volta un carrello pieno per pura frustrazione.

Non stupisce allora la riscoperta del negozio fisico, vissuto come un rifugio più semplice e concreto. Quasi metà degli italiani tornerà in boutique e centri commerciali per toccare con mano i prodotti, respirare l’atmosfera natalizia e lasciarsi ispirare senza l’ansia dei banner che inseguono il cliente.

L’intelligenza artificiale può essere un calmante digitale

In questo labirinto di offerte, entra in scena un alleato inaspettato: l’intelligenza artificiale generativa. Non più tema astratto da addetti ai lavori, ma un vero assistente personale per semplificare scelte e confronti. Nel 2024 l’ha già usata il 51 per cento degli italiani; nel 2025 la percentuale salirà al 64 per cento.

Chi la utilizza chiede aiuto per monitorare i prezzi, filtrare recensioni, confrontare prodotti in modo rapido e persino farsi suggerire idee regalo quando l’ispirazione scarseggia.
Come osserva Andrea Ruzzi di Accenture Italia, l’AI sta trasformando la stagione degli acquisti: meno corse impulsive, più decisioni ragionate, un filo di serenità in più. Forse, finalmente, si torna a scegliere con la testa e non solo con il timer degli sconti.

Giovani e impresa: così sta cambiando il volto dell’Italia

Il mondo dell’imprenditoria italiana sta vivendo una nuova stagione. A guidarla sono i giovani, che con idee fresche e un approccio diverso stanno ridisegnando il modo di fare impresa.
Gli under 36 alla guida di piccole e medie aziende puntano su tecnologia, apertura ai mercati esteri e un rapporto più diretto e pragmatico con le banche.

È quanto emerge dal Next Gen SMB Italy Report, una ricerca di Visa presentata al Salone dei Pagamenti, che fotografa abitudini e priorità della nuova generazione di imprenditori italiani.

Meno legati alle banche tradizionali, più fiducia nel digitale

I giovani imprenditori non si sentono più vincolati alle banche tradizionali. La maggior parte continua ad avere almeno un conto in una banca classica, ma pochi la considerano la loro “banca principale”.

Cresce invece l’interesse per il mondo FinTech, con soluzioni digitali più flessibili e personalizzate. E la fiducia nei canali online è in aumento: oggi molti li considerano affidabili quanto le banche di sempre.

La tecnologia al centro dell’impresa

Per chi ha meno di 36 anni, la tecnologia è ormai parte integrante della gestione aziendale. I giovani imprenditori usano app, software e piattaforme digitali per ogni aspetto aziendale: contabilità, pagamenti, controllo delle spese, analisi dei dati.

Un simile approccio consente decisioni più rapide e precise, con una visione chiara e in tempo reale dell’andamento dell’attività.
Non è solo questione di strumenti: è una mentalità più dinamica, aperta al cambiamento e orientata ai risultati.

Giovani PMI, il mercato è il mondo 

Le imprese guidate da giovani non si accontentano del mercato interno. Sempre più spesso guardano all’estero per crescere: una parte significativa del loro fatturato arriva da vendite oltre confine, e una quota importante del budget marketing è dedicata proprio alla promozione internazionale.
È un segnale chiaro di una generazione che non teme di misurarsi con la concorrenza globale.

Social network e nuovi pagamenti: l’impresa si fa anche online

I social non sono più solo vetrine: sono strumenti di lavoro.
Quasi tutti i giovani imprenditori li usano per farsi conoscere, dialogare con i clienti e restare aggiornati su novità e tendenze del mercato.

Anche il modo di pagare sta cambiando: accanto ai bonifici tradizionali, crescono i pagamenti via smartphone, le carte virtuali e i sistemi peer-to-peer.
Eppure, nonostante la spinta digitale, molti continuano a fare un salto in filiale: il contatto umano conta ancora.

Cosa chiedono i giovani alle banche

Per i nuovi imprenditori, la banca ideale è semplice, digitale e trasparente.
Contano la qualità dei servizi online, la possibilità di integrare strumenti gestionali, ma anche costi chiari e la presenza di una filiale fisica a cui rivolgersi quando serve.

Come sottolinea Stefano M. Stoppani, Country Manager di Visa Italia: “I giovani imprenditori sono il motore di un cambiamento che unisce innovazione e crescita. Capire le loro esigenze è essenziale per costruire servizi bancari davvero in sintonia con il loro modo di fare impresa”.

Innovazione e futuro: l’Italia dell’AI diventa “grande”

Un’Italia che punta decisa sull’innovazione digitale: questo il messaggio chiave di Gabriele Ferrieri, presidente dell’ANGI, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, durante il suo intervento ad “Agorà”, il programma di Rai Tre. 

L’occasione è stata l’eco del successo della quarta edizione dell’AI & VR Festival – Multiverse World, svoltasi recentemente a Torino, evento ormai cruciale per esperti di intelligenza artificiale, realtà virtuale e nuove tecnologie.

“Un’edizione top”: l’innovazione al servizio di tutti

Durante l’intervista, Ferrieri ha voluto sottolineare l’importanza del percorso intrapreso negli ultimi anni dall’ANGI. “Un’edizione davvero notevole, con una grande partecipazione”, ha affermato. “Il nostro obiettivo era dimostrare come innovazione e digitale possano concretamente servire la comunità, il benessere dei cittadini, delle aziende e dei territori”. 

Un approccio, quello dell’associazione, che pone sempre l’uomo al centro della tecnologia: non solo progresso tecnico, ma anche progresso sociale e inclusione.

Il dialogo tra pubblico e privato come motore di crescita

Ferrieri ha poi ricordato quanto sia cruciale la sinergia tra istituzioni e imprese. “La collaborazione pubblico-privato è stata fondamentale”, ha spiegato, “perché ha favorito un confronto costruttivo tra aziende, enti locali e territori. Torino e la Regione Piemonte, da sempre attente all’innovazione, sono un esempio da seguire”. 

Secondo il presidente ANGI, i giovani talenti italiani rappresentano una risorsa preziosa su cui investire per rendere il Paese protagonista della transizione digitale.

L’intelligenza artificiale nella sanità e nella vita di tutti i giorni

Tra gli argomenti trattati, anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla salute. Ferrieri ha spiegato come gli algoritmi possano aiutare a prevedere l’evoluzione delle condizioni di un paziente, migliorare le terapie e prevenire malattie, con vantaggi tangibili anche per lo sport e il benessere. 

Allo stesso tempo, ha invitato a superare le paure verso l’AI, spesso alimentate da visioni negative: “Oggi, a chi ha paura, è fondamentale far comprendere le applicazioni positive dell’intelligenza artificiale: un sentimento di diffidenza è naturale, alimentato anche da rappresentazioni negative come Terminator o I, Robot, ma è importante guardare anche alla visione propositiva, quella che mette al centro l’uomo e il progresso condiviso”.

Franchising: nel futuro il piacere sarà il driver principale degli acquisti

Nell’immediato futuro i consumatori italiani continueranno a essere guidati da un approccio all’acquisto sempre più pragmatico e consapevole, caratterizzato dalla ricerca di risparmio, benessere e sostenibilità.
In uno scenario caratterizzato da molteplici fattori di incertezza, i consumi degli italiani, pur in lieve crescita, restano orientati a un ‘low profile’ e dettati dalle spese obbligate, che assorbono il 51% del totale delle spese delle famiglie.

Al contempo, gli italiani lasceranno spazio anche alla ricerca di gratificazione. Già oggi 25 milioni di italiani fanno acquisti spinti da piacere e gratificazione, mentre 5,2 milioni considerano il piacere come il driver principale dei propri acquisti.
In questo contesto, il franchising si conferma un settore in grado di creare valore e generare occupazione. Emerge dallo studio condotto da Nomisma in occasione del Salone del franchising di Milano.

GDO al primo posto per giro d’affari

Lo studio di Nomisma offre una fotografia aggiornata del settore del franchising nonché una riflessione sui principali trend in atto e sulle opportunità di ulteriore sviluppo.
A oggi, le insegne in franchising operative in Italia sono 931, con 67.275 punti vendita in franchising (+2,2%), che occupano 293.791 addetti nelle reti (+2,1%) e generano un giro d’affari pari a 35,8 miliardi di euro (+5,4%).

Relativamente al giro d’affari, nel 2024 al primo posto si conferma la GDO , con una incidenza del 35% sul totale, seguita dall’abbigliamento, con il 21%, dai servizi (19%) e dalla ristorazione (+12%).
La crescita più consistente è stata registrata dai servizi (+13,5%) che precede il beauty (+11%), e la ristorazione (+10%).

Il phygital ridisegna i punti vendita

Relativamente alle previsioni per il prossimo futuro, l’indagine di Nomisma rileva una generalizzata aspettativa di crescita.
Tra i fattori di sviluppo del settore, la relazione presentata da Nomisma segnala la crescente diffusione dell’esperienza phygital, destinata a ridisegnare il retail e trasformando i punti vendita in touchpoint ibridi come estensioni di un ecosistema.

Del resto, il franchising non è un modello rigido, per cui chi saprà equilibrare standard e personalizzazione, digitale e umano, globale e locale, avrà maggiori e migliori opportunità di crescere.

Il retail come palcoscenico valoriale

Al contempo, il retail sta diventando un palcoscenico valoriale, legato anche alla responsabilità sociale. Il 79% degli italiani considera la sostenibilità del packaging un fattore di spinta all’acquisto e oltre il 50% chiede materiali completamente riciclabili.

Inoltre, più del 20% dei consumatori italiani preferisce prodotti provvisti di green pack, nonostante non siano più economici.
Tra gli altri valori segnalati dal campione di intervistati da Nomisma, i consumatori italiani affermano di essere sempre più attenti a trasparenza, inclusività e tracciabilità.

Pagamenti digitali, cresce l’Italia cashless

In Italia i pagamenti digitali stanno diventando una realtà quotidiana. E nel corso del 2024 questa tendenza si è ulteriormente consolidata, Sempre più consumatori scelgono carte e strumenti cashless anche per le piccole spese, a riprova di un cambiamento culturale ormai evidente. È quanto emerge dalla XXIII edizione dell’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments, realizzato da Assofin, Ipsos e Nomisma con il supporto di CRIF.

A livello nazionale le transazioni senza contante sono aumentate del 12,3% rispetto al 2023, mentre il valore complessivo è salito del 4,1%. Numeri che mostrano come i pagamenti digitali stiano diventando centrali nella vita quotidiana degli italiani.

Carte di credito e debito

Nel 2024 le carte di credito attive sono state 13,8 milioni, leggermente in calo, ma con un uso più intenso: 1,7 miliardi di operazioni e 109 miliardi di euro spesi. L’importo medio delle singole transazioni è sceso a 63 euro, segno che la carta viene utilizzata sempre più spesso anche per acquisti di piccolo valore.

Le carte di debito restano il motore principale dei pagamenti elettronici: le operazioni ai POS sono cresciute del 16,4% e rappresentano ormai quasi due terzi del totale cashless.

La corsa delle prepagate

Continuano a crescere anche le carte prepagate, arrivate a quota 33,6 milioni. Le transazioni sono aumentate del 13% in un anno e l’importo medio per singola operazione è sceso a 32 euro. Uno strumento che trova particolare successo negli acquisti online, complice l’integrazione con wallet e app di pagamento.

Pagamenti a rate e nuove soluzioni

Sempre più italiani scelgono formule flessibili: oltre la metà delle carte di credito consente di optare tra pagamento a saldo o rateale. La modalità rateizzata rappresenta il 14% del totale movimentato, con una crescita dei finanziamenti “tradizionali” a rate (+15,9% nel primo semestre 2025), mentre calano le operazioni revolving.

In aumento anche i servizi “Buy Now Pay Later”, che a livello mondiale coprono già il 5% della spesa eCommerce. In Italia il loro utilizzo cresce nei negozi e online, anche se l’imminente entrata in vigore della nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, prevista per il 2026, potrebbe rallentarne lo sviluppo.

I nuovi trend 

Secondo l’Osservatorio, nel 2025 i pagamenti digitali hanno raggiunto il 55% del totale delle transazioni dichiarate dai decisori italiani, con una penetrazione più alta al Nord. Le nuove generazioni sono i principali fan di queste modalità di pagamento, ma anche i senior hanno superato le barriere psicologiche, usando sempre più spesso le carte anche per piccoli importi.

Un focus è stato dedicato al tema delle frodi. L’incidenza resta contenuta, ma cresce l’attenzione verso l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di protezione. Oltre la metà degli italiani ritiene che l’AI porterà benefici concreti, soprattutto sul fronte della sicurezza nei pagamenti digitali.

Produzione industriale: incremento congiunturale del +0,4% a luglio 2025

Lo rivelano gli ultimi dati rilasciati dall’Istat: nel mese di luglio 2025 la produzione industriale italiana cresce del +0,4%. L’indice destagionalizzato registra un incremento congiunturale e si osserva una crescita anche su base trimestrale.

L’incremento congiunturale mensile si estende a tutti i principali raggruppamenti di industrie, a esclusione dell’energia, unico aggregato in diminuzione, anche in termini tendenziali, al netto degli effetti di calendario, l’indice generale a luglio è in aumento. 
Anche in questo caso, l’incremento su base annua riguarda tutti i principali raggruppamenti di industrie salvo l’energia.

La produzione aumenta anche a livello trimestrale: +0,2%

Più in particolare, nella media del periodo da maggio a luglio, rispetto ai tre mesi precedenti del 2025, si registra un aumento del livello della produzione dello 0,2%.

L’indice destagionalizzato mostra un calo congiunturale solo per l’energia, pari al -7,8%. Viceversa, si osserva un aumento del +2,1% per i beni di consumo, del +1,6% per i beni strumentali e del +0,7% per i beni intermedi.

In un anno crescono beni di consumo, strumentali e intermedi. Calo tendenziale per l’energia: -5,2%

In termini tendenziali a luglio 2025 l’indice generale corretto per gli effetti di calendario aumenta dello 0,9%. I giorni lavorativi di calendario sono stati 23, come a luglio dell’anno precedente. 

Anche a livello tendenziale si registrano incrementi per i beni di consumo, che segno il 3,0% in più rispetto all’anno precedente, per i beni strumentali, in aumento del +2,8% e per i beni intermedi, in crescita del +0,3%.
A diminuire è ancora una volta l’energia, che registra un -5,2% anche rispetto a luglio 2024.

Segno più per prodotti petroliferi, elettronica, alimentari. In diminuzione ancora energia, oltre a chimica, plastica e gomma

I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fabbricazione di coke e i prodotti petroliferi raffinati, che registra un aumento del +10,8%, la fabbricazione di computer e prodotti di elettronica, che segna un +6,4%, e le industrie alimentari, bevande e tabacco, in crescita de3 +5,7%.

Al contrario, le flessioni più rilevanti si riscontrano nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria, in calo del -9,4%, nella produzione di prodotti chimici, in calo del -2,7%, e nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche, che rispetto allo stesso periodo del 2024 registrano l’1,6% in meno.

Quando va aggiornato il DVR?

Il Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) è uno strumento essenziale per la sicurezza nei luoghi di lavoro, previsto dal Decreto Legislativo 81/08. Si tratta di un documento obbligatorio per tutte le aziende che hanno almeno un dipendente.

Il suo scopo principale è identificare, analizzare e valutare tutti i rischi presenti in un’attività lavorativa, per poi definire le misure preventive e protettive da adottare.

Molti si chiedono quando sia necessario aggiornare questo documento, e per rispondere diciamo che un DVR non è un documento statico, ma dinamico, e deve essere periodicamente rivisto per riflettere i cambiamenti che avvengono in azienda e mantenere un alto livello di protezione per i lavoratori.

Modifiche nei processi produttivi

Ogni volta che si introducono nuovi macchinari, attrezzature o metodologie di lavoro, è doveroso aggiornare il DVR. Questi cambiamenti possono infatti portare a nuovi rischi non precedentemente considerati.

Ad esempio, l’introduzione di una nuova linea di produzione automatizzata potrebbe creare rischi legati all’interazione tra uomo e macchina o alla movimentazione di carichi in maniera diversa.

L’aggiornamento deve valutare questi nuovi pericoli e stabilire le necessarie misure di prevenzione. Questo aggiornamento garantisce che il documento rifletta l’attuale situazione aziendale e che la sicurezza sia sempre al passo con le evoluzioni del lavoro.

Cambiamenti nell’organizzazione del lavoro

Anche le modifiche strutturali nell’organizzazione del lavoro richiedono un’attenta revisione del DVR. Se si cambia l’orario di lavoro, si introducono turni notturni o si adottano nuove modalità come il lavoro agile (smart working) per diverse mansioni, è necessario valutare gli impatti sulla salute e sicurezza dei lavoratori.

Per esempio, il lavoro notturno può portare a rischi legati alla fatica e a un aumento della probabilità di infortuni. Tali cambiamenti richiedono una nuova analisi per assicurare che le protezioni esistenti siano ancora adeguate o che se ne debbano aggiungere di nuove.

Nuove nomine nell’organigramma della sicurezza

Se l’organigramma della sicurezza subisce delle variazioni, come la nomina di un nuovo Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione (RSPP), di un nuovo Medico Competente o di altri figure chiave, il DVR deve essere aggiornato.

Questo aggiornamento non si limita alla semplice variazione del nome, ma serve a registrare il nuovo assetto organizzativo e a garantire che le responsabilità e i compiti assegnati siano chiari e definiti. Mantenere il documento allineato con la reale struttura aziendale è un presupposto per una gestione efficace della sicurezza sul lavoro.

Aggiornamenti normativi

Il quadro normativo in materia di salute e sicurezza sul lavoro è in continua evoluzione. Nuove leggi, decreti o circolari possono introdurre obblighi diversi o specifici per determinati settori. Quando una nuova disposizione normativa viene emanata, è imperativo adeguare il DVR.

Questo è un aspetto essenziale per garantire la conformità dell’azienda e per proteggere i lavoratori secondo le direttive più recenti. Gli aggiornamenti normativi possono riguardare, ad esempio, i limiti di esposizione a sostanze chimiche o le attrezzature di protezione individuale.

Trasferimento della sede di lavoro

Il trasferimento dell’azienda in una nuova sede comporta la necessità di aggiornare il DVR. I rischi presenti in un nuovo edificio possono essere diversi da quelli della sede precedente. Si deve valutare la nuova conformazione degli spazi, la presenza di attrezzature diverse, le vie di fuga e le uscite di emergenza.

La valutazione dei rischi deve considerare l’ambiente fisico e strutturale del nuovo luogo di lavoro per individuare eventuali pericoli e predisporre le adeguate misure di sicurezza.

Quando e come effettuare l’aggiornamento

L’aggiornamento DVR è un’azione che va effettuata entro 30 giorni dal verificarsi di una delle situazioni sopra descritte. Per effettuare l’aggiornamento si deve seguire una procedura simile alla stesura originale.

Il datore di lavoro, in collaborazione con il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione, il Medico Competente e il Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza, deve analizzare le modifiche avvenute e valutare come queste influenzino i rischi esistenti o ne creino di nuovi.

Questo processo fa in modo che il documento sia sempre uno strumento vivo ed efficace per la tutela della salute e sicurezza in azienda.

Dunque il DVR è un documento dinamico che deve essere aggiornato ogni volta che ci sono dei cambiamenti nell’organizzazione del lavoro, nel processo produttivo o nell’organigramma della sicurezza. Mantenerlo sempre aggiornato è fondamentale per proteggere la salute dei lavoratori.