Autore: andreaj89

Consumi degli italiani: in trent’anni più tecnologia e tempo libero, meno cibo ed energia

Come sono cambiate le abitudini di spesa degli italiani negli ultimi trent’anni? Lo rivela l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane nel periodo 1995-2025.

Nel 2025 ogni italiano ha speso in media 22.114 euro, contro i 19.322 del 1995. Rispetto al 2024 l’aumento è stato di 239 euro a persona, segno di una buona ripresa: ma siamo ancora sotto di circa 220 euro rispetto al massimo registrato nel 2007. 

La rivoluzione digitale cambia le abitudini

Tra i dati più sorprendenti c’è l’exploit della tecnologia: computer e telefoni hanno visto una crescita di spesa del 3.000% in trent’anni. Un boom che racconta come smartphone e connessioni abbiano modificato non solo i consumi, ma anche stili di vita e relazioni sociali. A trainare la crescita ci sono poi i servizi legati al tempo libero, con un balzo del 120% per attività culturali e ricreative.

Molto più contenuti, invece, gli aumenti in altri settori. I viaggi segnano un +18% e la ristorazione un +25,7%: numeri positivi, ma ancora lontani dal pieno recupero dopo la crisi dovuta alla pandemia.

In calo i beni tradizionali 

Calano invece i consumi di beni un tempo centrali nel budget delle famiglie. Alimentari e bevande scendono del 5,1% rispetto al 1995, mentre l’abbigliamento segna un lieve arretramento (-0,5%). Mobili ed elettrodomestici restano sostanzialmente stabili.

La contrazione più netta riguarda l’energia per la casa, con un crollo del 35%, frutto di tecnologie più efficienti e di una maggiore sensibilità al risparmio, nonostante l’aumento dei prezzi.

Fiducia e percezione del reddito

Sul piano macroeconomico, l’Italia mostra fondamentali solidi: redditi reali in crescita, inflazione intorno al 2% e spread sotto i 90 punti base. Eppure le famiglie continuano a percepirsi più fragili di quanto non siano realmente, spendendo meno del loro potenziale. Una percezione che frena i consumi, seppur in un contesto di redditi e occupazione ai massimi storici.

Secondo gli analisti, un clima di fiducia più stabile potrebbe spingere la spesa delle famiglie di circa l’1% già entro l’anno, con un impatto positivo anche sul PIL, stimato in crescita dello 0,7% nel 2025.

I consumi che raccontano il futuro

L’evoluzione della spesa delle famiglie fotografa un’Italia che cambia: meno beni materiali, più esperienze, servizi e connessioni digitali. Se la tendenza proseguirà, i consumi potranno tornare ai livelli record del 2007 già nel 2026.
Tecnologia e tempo libero restano i veri attrattori, mentre abitazione ed energia sono spese inevitabili sul bilancio familiare.

Bambini influencer a casa propria? Sono i piccoli a orientare gli acquisti della famiglia 

E’ abbastanza evidente, anche a un occhio non esperto, che i brand sempre più spesso si rivolgono al target delle famiglie e dei bambini in particolare. Il perchè è presto spiegato: i più piccoli hanno un peso importantissimo nelle decisioni di acquisto familiari, in Italia e oltre confine.

Oggi i bambini non si limitano a desiderare un nuovo giocattolo. Sempre più spesso partecipano, con un ruolo tutt’altro che marginale, alle scelte di consumo delle famiglie. È quanto emerge da un’indagine condotta da Eumetra su 1.843 nuclei familiari italiani, affiancata da un confronto con dati di Germania e Regno Unito. La ricerca si concentra su famiglie con figli fino agli 11 anni e mette al centro il fenomeno del cosiddetto pester power – l’influenza esercitata dai figli sulle decisioni dei genitori.

La famiglia italiana è più “orizzontale e condivisa”

In Italia, il coinvolgimento dei bambini è ampio e ben radicato. Non si tratta solo di scegliere un videogioco o decidere un’attività del weekend: i più piccoli incidono anche su scelte che riguardano la spesa alimentare, i dispositivi tecnologici, l’arredamento e persino i viaggi. Secondo Matteo Lucchi, amministratore delegato di Eumetra, questo è il segno di una famiglia “più orizzontale e condivisa”, dove i figli partecipano attivamente, anche quando si tratta di decisioni che una volta erano esclusiva degli adulti.

Germania e Regno Unito: altri modelli educativi

Nel panorama europeo, l’Italia si distingue per una componente affettiva molto forte nel rapporto genitori-figli. In Germania, invece, i bambini partecipano in modo più pragmatico. Qui la loro opinione conta soprattutto su spese funzionali: alimentazione, tecnologia e vacanze. Il coinvolgimento avviene in un’ottica educativa che punta a responsabilizzare i più giovani fin da subito.

Diversa la situazione nel Regno Unito, dove il peso dei bambini è più legato al tempo libero: giochi, attività ricreative e momenti speciali. L’influenza è quindi meno diffusa, ma molto forte in contesti specifici.

Brand che parlano alle famiglie: gli aspetti da considerare 

Per le aziende che si rivolgono al target famiglia, i dati offrono una serie di spunti interessanti. I bambini oggi sono consumatori attivi e consapevoli, capaci di orientare le scelte dei genitori. Soprattutto in Italia, una strategia efficace si compone di contenuti visivi, influencer adatti alla loro fascia d’età, storie familiari e linguaggi emozionali.

Con l’arrivo del periodo “back to school”, il peso decisionale dei figli torna sotto i riflettori. Comprendere come si muove questa dinamica può rappresentare un vantaggio competitivo per chi sa parlare davvero alle nuove famiglie.

Parchi divertimento: politiche di pricing più inclusive spingono la crescita

Nel 2024 il settore dei parchi divertimento ha segnato una crescita significativa in termini di offerta e di visitatori.
Sul lato offerta, rispetto al 2023, l’incremento dei giorni di apertura è stato del 4,9%. Complice l’estensione della stagionalità, i parchi a tema hanno saputo creare nuovi concept per valorizzare diversi periodi dell’anno, come Carnevale, Halloween e Natale.

Quanto ai visitatori, con 21.104.651 ingressi, in crescita di circa il 7,4%, il fatturato della biglietteria sfonda la barriera dei 300 milioni, attestandosi a 306.640.128 euro (+1% sul 2023).
Proprio il differenziale di incremento tra visitatori e fatturato, accompagnato da un calo del 6% del valore medio unitario per visitatore, indica come le politiche di pricing più inclusive adottate negli ultimi anni hanno favorito l’ampliamento del bacino di utenza. Lo confermano i dati ufficiali presentati dal Rapporto Annuale SIAE.

Un’esperienza sempre più coinvolgente

A trainare l’andamento sono gli investimenti in nuove attrazioni, aree tematiche, tecnologie immersive e soluzioni green, che hanno reso l’esperienza sempre più coinvolgente. Solo per la stagione estiva 2025 sono già stati stanziati 220 milioni di euro, con una previsione di 500 milioni nel triennio 25/27.
Il trimestre estivo si conferma centrale: nel 2024 il 64% dei visitatori si è concentrato nei mesi di giugno, luglio e agosto, periodo che ha generato anche il 66% della spesa totale.

Il dato è influenzato dall’apertura dei parchi acquatici, la cui attività è fortemente stagionale.
Ma è da segnalare la performance di dicembre: a fronte di un’offerta più contenuta ha registrato il tasso medio di affluenza giornaliera più alta dell’anno. Con 1.514 visitatori al giorno supera perfino agosto (1.164).

Il Veneto si conferma la locomotiva del settore

Il Piemonte, ricco di parchi faunistici come Zoom Torino e di parchi avventura, è la regione a maggiore concentrazione di strutture censite e con più giorni di apertura.
La locomotiva del settore si conferma tuttavia ancora una volta il Veneto, che raccoglie il 34% della spesa complessiva italiana per parchi e attrazioni e il 23% degli ingressi totali nazionali (4,8 milioni di visitatori).

Sul fronte ingressi seguono Lombardia (19%), Emilia-Romagna (19%) e Lazio (15%).
Migliorano in generale le performance di Centro e Sud Italia, mentre nel Nord-Ovest si osserva una crescita del numero di visitatori nonostante una riduzione delle giornate di apertura.

“Una strategia coordinata di sviluppo e investimento”

“I dati SIAE 2024 rafforzano la centralità dell’industria dei parchi divertimento nel panorama turistico nazionale – commenta Luciano Pareschi, presidente AssoParchi –. La crescita non è un dato estemporaneo, ma dipende da una strategia coordinata di sviluppo e investimento che punta su innovazione, destagionalizzazione e qualità dell’esperienza. Abbiamo creduto e continuiamo a credere nel valore culturale, sociale ed economico dei parchi come luoghi capaci di generare indotto, occupazione e attrattività internazionale”.

Le città italiane diventano più green, ma la qualità dell’aria non migliora

Gli sforzi per rendere le città più sostenibili e green si vedono tutti, ma forse non è ancora abbastanza per un reale cambio di passo. Aumentano gli spazi verdi, si estendono le piste ciclabili, cresce il numero di stazioni per la ricarica elettrica.

Però, nonostante questi segnali positivi, la qualità dell’aria continua a preoccupare. Lo confermano i più recenti dati Istat, riferiti al 2023, che analizzano l’impatto ambientale nei 109 Comuni capoluogo di provincia o città metropolitana.

Ozono e polveri sottili ancora sopra i limiti

Nonostante una generale tendenza al miglioramento, i livelli di inquinamento atmosferico restano critici. In particolare, le concentrazioni di ozono e polveri sottili superano spesso le soglie considerate sicure per la salute pubblica. Questo accade proprio nei centri urbani, dove si concentrano popolazione, traffico e attività economiche.

Aumentano le piste ciclabili, ma diminuiscono i servizi di  mobilità condivisa 

Sul fronte della mobilità sostenibile, l’Istat registra un’espansione significativa delle piste ciclabili: +27,4% negli ultimi cinque anni. Anche il car sharing mostra segnali di ripresa. Tuttavia, l’offerta complessiva dei servizi di mobilità condivisa (come scooter e bici elettriche) è in lieve calo.

Positiva invece la ripresa dell’uso del trasporto pubblico, tornato ai livelli pre-Covid, anche se oltre il 40% degli autobus in circolazione ha più di dieci anni.

Passi aventi nel verde urbano e forestazione

Le aree verdi accessibili nei centri urbani sono aumentate lentamente ma costantemente (+0,4% annuo dal 2011).

Più significativo l’ampliamento delle zone dedicate alla forestazione urbana, cresciute del 6,7% in un solo anno, con l’obiettivo di ridurre l’effetto isola di calore e migliorare la vivibilità.

Cresce il ricorso a energie rinnovabili ed elettrico

Tra gli elementi più dinamici, spiccano le energie rinnovabili. La potenza installata da impianti fotovoltaici è aumentata del 17,5% rispetto all’anno precedente.

A questo si affianca un forte incremento delle colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici: +34,5% in un anno.

Le città come laboratori di sostenibilità

Circa un terzo degli italiani vive nei capoluoghi, dove l’impatto ambientale è massimo. Le amministrazioni comunali, dunque, si trovano in prima linea nel progettare soluzioni innovative per conciliare qualità della vita, tutela ambientale e sviluppo urbano.

Secondo l’Istat, le città sono oggi veri e propri laboratori di sostenibilità, chiamati ad accelerare la transizione ecologica con azioni concrete e misurabili.

Turismo internazionale: boom di spesa in Italia nel 2024

Si è svolta di recente a Roma  la presentazione della prima edizione del rapporto “Tourism and Incoming Watch”, un’iniziativa congiunta di Nexi e Osservatorio Nazionale del Turismo, promosso dal Ministero del Turismo. Un’analisi approfondita che getta luce sulle abitudini dei viaggiatori stranieri in Italia attraverso i dati dei pagamenti elettronici.

I risultati sono incoraggianti: nel 2024 la spesa con carta dei turisti esteri ha raggiunto quota 20,9 miliardi di euro, con un aumento del 37,9% rispetto al 2022, segnando un momento positivo per l’intero comparto turistico.

Nuovi flussi turistici: sorprese da Australia e Brasile

Un dato significativo riguarda l’espansione dei mercati di provenienza: Australia e Brasile guidano la classifica dei Paesi con la crescita più marcata nella spesa turistica, rispettivamente con un +100% e un +155%. Questo ampliamento geografico apre a nuove opportunità per il sistema turistico italiano, sempre più globale.

Gli Stati Uniti restano il primo bacino di riferimento per volume complessivo, con oltre 3,8 miliardi di euro spesi. Ma i visitatori con la maggiore spesa media provengono dal Golfo Arabico: i sauditi superano i 913 euro a transazione, seguiti dagli Emiratini con 822 euro, più del doppio rispetto alla media generale.

Le città d’arte trainano l’economia

Il rapporto evidenzia che il 75% del valore economico generato dal turismo estero si concentra in 20 province italiane, con le grandi città culturali – Roma, Milano, Venezia, Firenze, Napoli – che restano i principali poli di attrazione turistica.

Tra gli itinerari più redditizi, spicca la rotta Roma-Napoli-Costiera Amalfitana, che mantiene il primato in valore assoluto, ma è il triangolo Roma-Firenze-Venezia a registrare il maggiore incremento percentuale, con un +69,2% in soli due anni.

Dove spendono i turisti stranieri

Quasi la metà della spesa dei viaggiatori stranieri è destinata a ristoranti e strutture ricettive (49,6%). Subito dopo viene il settore della moda e accessori, con un 12,2% di quota.

In particolare, i turisti del Medio Oriente e del Sud-Est Asiatico mostrano una forte predilezione per il luxury shopping, spendendo oltre il 30% del loro budget in abbigliamento, gioielli e grandi magazzini – cifre molto superiori alla media degli altri turisti.

Politiche e strategie mirate

Sulla stessa linea anche Marcello Sala, presidente di Nexi, che ha ribadito l’importanza dei dati per sostenere la crescita del settore: “Questo rapporto fornisce uno strumento utile e innovativo per guidare politiche e strategie mirate.”
Secondo Magda Antonioli, presidente dell’Osservatorio Nazionale del Turismo, “la conoscenza puntuale dei comportamenti di spesa dei turisti esteri è fondamentale per costruire una governance efficace e adattiva del comparto”.

Lavoro, estate 2025: le 10 professioni più ricercate in Italia

Pronti a impegnarsi per l’estate, ameno sotto il profilo professionale? Le occasioni non mancano: sono tante le opportunità di impiego per coloro che cercano un’occupazione, sia a termine sia continuativa. A confermarlo è l’ultimo report di Openjobmetis – una delle principali agenzie per il lavoro in Italia, con oltre 160 filiali – che conta più di 2.500 posizioni attive dal Nord al Sud della Penisola.

Commercio, ristorazione, agricoltura, logistica e turismo sono i settori che concentrano la maggior parte delle offerte di impiego per questa stagione.

Addetti alle vendite al top delle richieste 

 Al vertice delle offerte troviamo gli addetti alle vendite, con oltre 500 posizioni a bando, specialmente in Veneto, Lombardia, Campania, Puglia, Calabria, Liguria, Lazio e Sicilia. La situazione è particolarmente vivace all’interno dei centri commerciali del Sud, come a Marcianise, Salerno e Cosenza.
A Verona, Mantova e in Trentino si contano oltre 50 posizioni, 30 nel Veneto Orientale, altre 30 a Roma e Latina, 20 a Genova e 15 a Ragusa e Siracusa.

Seguono camerieri e cuochi

Al secondo e terzo posto si posizionano camerieri e cuochi, con più di 200 ricerche, soprattutto in Trentino-Alto Adige per hotel, ristoranti e bar. Le offerte si estendono anche ad altre località turistiche come Ostuni, Lecce, Catania, Siracusa, Palermo, Roma, La Spezia, Jesolo, Lignano, Trieste e Versilia.
Al quarto posto, con 150 posizioni, troviamo gli addetti alla cernita e lavorazione di frutta e verdura a Faenza, Ferrara, Castel Bolognese e Bagnacavallo, oltre che in Puglia (50) per la raccolta d’uva da tavola a Barletta e Bisceglie, e in Sicilia (50) per le attività a Mazzarrone e Carlentini.

Completano la classifica i baristi (5º), receptionist (6º) e bagnini (7º), che insieme totalizzano oltre 200 posizioni; le badanti (8º) e gli infermieri (9º), quasi 200; e, infine, i magazzinieri (10º) – un centinaio – concentrati principalmente in Lombardia e in Emilia-Romagna, in particolare a Mantova e Verona.

“L’estate è un’opportunità per entrare nel mondo del lavoro”

“L’estate – afferma Rosario Rasizza, AD di Openjobmetis e Presidente di Assosomm – rappresenta da sempre un momento cruciale per l’occupazione. La stagionalità, come quella invernale, può aprire nuove strade, sia per coloro che cercano un’occupazione a termine sia per quanti vogliono inserirsi stabilmente in contesti lavorativi vivaci e formativi. Spesso, infatti, un’esperienza estiva può transformarsi in un rapporto continuativo a partire dai mesi autunnali”.

Mobilità Second Hand: le auto usate sorpassano quelle nuove

Oggi l’usato è la prima scelta quando si parla di mobilità.
In un contesto segnato da inflazione, aumento dei costi energetici e incertezze economiche, l’auto usata per molti rappresenta una soluzione non solo conveniente, ma anche più consapevole e sostenibile.
Permette infatti di evitare i lunghi tempi di attesa del ‘nuovo’, contenere i costi e accedere a marchi premium con un budget ridotto. O, semplicemente, consente di trovare un’auto storica e particolare.

Di fatto, nel mercato Second Hand il segmento delle auto domina per valore, rappresentando circa il 70% del totale, seguito da Moto/Scooter e Veicoli Commerciali.
Ma considerando il numero di compravendite, sono gli Accessori Auto a registrare il maggior volume. Lo rivela l’Osservatorio Second Hand Economy di BVA Doxa e Subito.it.

Volumi maggiori registrati dagli accessori

Dai dati raccolti su oltre 2.000 interviste emerge che il 15% degli italiani ha comprato un’auto usata negli ultimi tre anni, mentre un ulteriore 7% sta valutando di farlo.

I risultati confermano infatti la crescita costante del mercato delle auto usate, che nel 2024 ha generato un valore record di 10,8 miliardi di euro, rappresentando oltre il 40% del mercato Second Hand in Italia. Di questo, il 57%, pari a 5,9 miliardi di euro, è stato generato online, dimostrando come le piattaforme digitali siano diventate il punto di partenza, e spesso anche di arrivo, nel processo di acquisto. È lì che gli utenti cercano, confrontano e scelgono l’auto, prima di concludere l’acquisto in concessionaria o da privati.

Carburanti, la transizione ecologica procede a rilento

Questo quadro riflette un cambiamento più ampio nei comportamenti di consumo. Gli italiani sono sempre più pragmatici, attenti alla gestione del bilancio familiare e orientati verso scelte responsabili, anche quando si tratta di mobilità.

Nonostante la crescente attenzione alla transizione ecologica e lo sviluppo di nuove tecnologie, i dati dell’Osservatorio mostrano come le alimentazioni preferite rimangano diesel (33%) e benzina (29%), con il GPL (19%) che mantiene un buon livello di preferenza.
Le ibride si attestano al 15%, mentre le full electric restano ancora marginali (4%), segnale di una transizione più lenta, e forse meno prioritaria di quanto previsto.

Un percorso d’acquisto ibrido

Il percorso che porta all’acquisto di un’auto usata oggi si costruisce attraverso una combinazione di canali, dove l’online rappresenta il primo passo fondamentale
Il 38% degli italiani utilizza siti e app specializzate per l’esplorazione iniziale, la selezione dei modelli preferiti e il contatto con il venditore che precede l’indispensabile incontro.

Nella ricerca, le concessionarie restano centrali (35%), soprattutto nella fase finale, per ‘toccare con mano’ il veicolo e completare l’acquisto.
Non manca il passaparola, considerato utile dal 15% degli acquirenti. Non solo per trovare opportunità interessanti, ma anche per raccogliere esperienze, consigli e rassicurazioni da chi ha già affrontato lo stesso percorso.
I diversi canali non sono alternativi, ma spesso vengono utilizzati in parallelo. Un approccio ibrido che unisce razionalità, fiducia e concretezza.

Cresce l’occupazione, ma l’Italia rischia di restare senza lavoratori

Il 2024 si chiude con numeri occupazionali da record: sono oltre 800 mila le persone in più al lavoro rispetto al 2019. Un risultato ottenuto grazie a una serie di riforme che hanno trasformato l’approccio alle politiche del lavoro. Da misure passive si è passati a strumenti dinamici, mirati a migliorare l’incontro tra chi cerca lavoro e chi assume.

È quanto emerge da una recente analisi della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, come riporta Adnkronos, che sottolinea come questi meccanismi abbiano contribuito a rafforzare la struttura del mercato del lavoro italiano. Ma il quadro non è del tutto rassicurante.

Demografia in caduta libera: cala la fascia d’età lavorativa

A minacciare la sostenibilità del sistema occupazionale è l’evoluzione demografica. Secondo le proiezioni basate su dati Istat, entro il 2030 l’Italia perderà oltre 1,1 milioni di persone in età compresa tra i 15 e i 64 anni. Il calo sarà ancora più marcato nel decennio successivo: più di 5 milioni di lavoratori potenziali in meno al 2040.

Questa tendenza rischia di generare un divario crescente tra il numero di persone disponibili a lavorare e la domanda occupazionale, destinata a restare alta anche nei prossimi anni, soprattutto per effetto dei pensionamenti.

Le regioni del Sud in maggiore difficoltà

Se a livello nazionale la flessione è significativa, nelle regioni del Mezzogiorno l’impatto sarà ancora più pesante. La Basilicata perderà l’8,1% della sua popolazione attiva entro il 2030, seguita da Sardegna (-7,8%), Calabria (-6,6%), Puglia (-6,4%), Campania e Sicilia (entrambe con -6%).

A livello provinciale, si segnalano riduzioni preoccupanti in territori come Nuoro, Potenza, Enna, Caltanissetta e Oristano, con flessioni vicine o superiori al 9,5% entro il 2040.

Il paradosso dell’Italia che vuole assumere, ma non trova

La vera sfida sarà conciliare la necessità delle imprese di reperire personale con un’offerta sempre più scarsa. Se non verranno attuate politiche di lungo periodo su natalità, formazione e immigrazione, il rischio concreto è che l’Italia possa avere posti di lavoro da offrire… ma nessuno da assumere.

Made in Italy alimentare: un export da quasi 23 miliardi, +11% in un anno

Da gennaio a dicembre 2024 il settore alimentare italiano nel suo complesso ha esportato beni per circa 57 miliardi di euro.
In occasione della seconda Giornata Nazionale del Made in Italy del 15 aprile, Unione Italiana Food ha reso noti i dati dell’export 2024 dei comparti alimentari italiani rappresentati dall’associazione. Nel 2024 i settori rappresentati da Unione Italiana Food hanno sfiorato 23 miliardi di euro di esportazioni, per una crescita superiore all’11% in valore.

Insomma, nel Made in Italy che piace al mondo volano le eccellenze dell’alimentare italiano.
I principali mercati di destinazione, attratti dalla qualità e autenticità della tradizione gastronomica italiana, si confermano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Spagna e Polonia. 

Brillano pasta, caffè, prodotti da forno, cioccolato

Più in dettaglio, il 2024 ha visto crescere soprattutto l’export di pasta, cresciuto del +4,8%, per un valore di 4,02 miliardi di euro, il caffè (+ 8,9%, per un valore di 2,66 miliardi di euro), i prodotti da forno (+ 13,3%, 4,3 miliardi), oltre a cacao e cioccolato (+17,2%, 2,88 miliardi).

Performance particolarmente brillanti anche per altri comparti, come brodi, minestre, salse e sughi (+13,4%), cereali da prima colazione (+18,4%), chips e snack (+44,6%), confetteria (+20,5%), gelati (+10,8%) e integratori (+12,4%). Prodotti che raccontano quel mix di tradizione, innovazione, sicurezza alimentare, qualità e alto contenuto di servizio che rappresenta la cifra stilistica del Made in Italy.

Non è solo una questione di qualità

Secondo Unione Italiana Food, il successo del Made in Italy alimentare non si basa solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sull’esperienza emotiva che genera.
Il ricordo di un piatto gustato in Italia crea un legame con il prodotto che spinge il consumatore internazionale a ricercarlo anche nel proprio Paese.

Secondo le stime di Istat, sono oltre 250 milioni i turisti stranieri che nel 2024 hanno visitato l’Italia, e un’indagine del Touring Club Italia rivela che 7 ristoratori italiani su 10 hanno riscontrato una crescita nella cultura enogastronomica degli ospiti internazionali, particolarmente interessati a conoscere la provenienza degli ingredienti (28%), la storia (25%) e le tecniche di preparazione dei piatti che consumano (14%).

Sul futuro pesa l’incertezza dei dazi USA

Sul futuro del Made in Italy pesa l’incertezza determinata dalle misure daziarie stabilite dall’Amministrazione americana.

“Si confida quindi non solo nell’azione diplomatica della UE per una positiva composizione della vicenda, ma anche nel ruolo incisivo che sta svolgendo la nostra Premier per scongiurare contromisure UE che potrebbero rivelarsi per le nostre imprese tanto dannose quanto le misure stesse – spiega Unione Italiana Food -. La preoccupazione maggiore è quella legata alle variazioni dei mercati finanziari mondiali, che rischia di travasarsi sull’economia reale, imprese e consumatori, rallentando i consumi a livello globale, in un contesto in cui il nostro mercato interno ha iniziato a flettere da inizio anno”.

Bibite analcoliche: un comfort food per il 46% degli italiani

Il 46% dei consumatori italiani considera le bibite analcoliche veri e propri comfort food, collocandole accanto a classici intramontabili come pizza, lasagne e cioccolato.
Le nuove generazioni, in particolare i giovani tra 18 e 30 anni, sembrano apprezzare sempre più i cibi e le attività che evocano sensazioni di benessere e familiarità.

Non sorprende, quindi, che la Gen Z stia trasformando il brunch, o meglio, il brinner, parola nata dall’unione di brunch e dinner, nel nuovo momento social per eccellenza.
È quanto emerge da un’indagine condotta da Euromedia Research e diffusa da Tinder, che conferma come le menzioni in ‘bio’ degli utenti della piattaforma ai ‘brunch’ dal 2024 al 2025 sia aumentata del 7%.

Un momento slow in una vita fast

Inoltre, secondo Tinder, “nel 2025, le menzioni in bio alla ‘colazione’ sono aumentate del 4,5% , mentre quelle relative ‘all’aperitivo’ sono diminuite del 16,5%”.
Sempre più appartenenti alla Gen Z, infatti, preferisce la colazione fuori al classico aperitivo, perché è più economica, più varia e più ‘sincera’.

In particolare, sono convinti che ‘dietro un caffè si parli meglio che davanti a un Negroni’.
Quanto al brunch, la Gen Z lo ama perché è un momento slow in una vita fast: niente sveglie all’alba, né attese infinite per la cena.
Insomma, il brunch è considerato la coccola del weekend, ma anche il nuovo rituale per chi lavora o studia ‘in smart’.

Nasce il mocktail per un dating senza alcol

Una altro trend in voga è quello dei mocktail, abbreviazione inglese delle parole ‘mock’ e ‘cocktail’, che significa ‘finto cocktail’. I  mocktail sono ormai una certezza per la Gen Z, che preferisce ridurre, o eliminare, l’alcol durante le proprie uscite.

Come confermato dai dati di Tinder in Italia, le menzioni in bio ai ‘drink’ sono diminuite del 25% rispetto allo scorso anno.
Anche per questo, l’aperitivo tradizionale sta perdendo appeal, confermando la tendenza già rilevata nel report Future of Dating del 2023. Ovvero, la diffusione del ‘dry dating’, fatto di connessioni più autentiche e senza alcol.

Dalle colazioni condivise ai brunch matchati nascono nuovi format

Nasce così lo ‘zebra striping’, una nuova frontiera del beverage che alterna cocktail e mocktail in un’unica esperienza gustativa. Si tratta di un nuovo modo di vivere la socialità, più consapevole e attento alla salute.

Nel frattempo nascono anche nuovi format, riporta Ristorazionenews, dalle colazioni condivise ai brunch matchati fino alle community food events, luoghi in cui ci si incontra davvero, mescolando cibo e connessioni umane.