Autore: andreaj89

Italia prima in Europa per imprenditoria femminile 

Sembra un dato sorprendente, eppure è proprio così: l’Italia vince la sfida europea dell’imprenditoria femminile. Pur registrando il tasso di occupazione femminile più basso dell’Ue, il nostro Paese detiene un primato particolare: il numero più alto di donne imprenditrici. Nel 2023, infatti, le lavoratrici indipendenti italiane – incluse artigiane, commercianti e libere professioniste – sono state 1.610.000.

La cifra italiana supera di gran lunga quella della Francia (1.433.100) e della Germania (1.294.100), sottolineando la predisposizione degli italiani, a prescindere dal genere, verso l’autonomia professionale.

Quali sono i settori chiave dell’imprenditoria femminile?

Oltre la metà delle imprenditrici italiane – circa il 56% – opera nei servizi alla persona e alle imprese. Questi includono attività come parrucchieria, estetica, tatuaggi, massaggi, agenzie di viaggio, noleggio veicoli, pubblicità, e consulenze professionali.

Il commercio rappresenta invece il 20% delle loro attività, mentre il 10% si dedica al settore Horeca (hotel, ristoranti e catering). Minori, ma comunque significative, le percentuali nell’industria e nell’agricoltura, ciascuna al 6%.

Il divario occupazionale va colmato 

Le ragioni del perchè in Italia ancora poche donne abbiano un’occupazione professionale vanno ricercate nel passato, anche in sovrastrutture culturali. Le donne si trovano ancora a gestire la maggior parte del lavoro domestico, una responsabilità che ostacola l’accesso al mondo del lavoro.

Inoltre, la carenza di investimenti nei servizi per l’infanzia e nel welfare sociale ha aggravato la situazione, privando molte donne delle condizioni necessarie per conciliare lavoro e famiglia. Un simile contesto ha anche ridotto la creazione di posti di lavoro in “rosa”, limitando ulteriormente le opportunità.

Le imprenditrici preferiscono assumere altre donne  

Uno degli aspetti più positivi dell’imprenditoria femminile è la sua capacità di generare occupazione per altre donne. Le imprenditrici tendono, più degli uomini, ad assumere personale femminile.

Questo comportamento virtuoso evidenzia come incentivare le donne a intraprendere attività imprenditoriali possa contribuire a ridurre il divario occupazionale e migliorare le prospettive di lavoro per molte.

Servono politiche adeguate per sostenere le lavoratrici

La crescita dell’imprenditoria femminile rappresenta una risorsa preziosa per l’Italia. Tuttavia, per sfruttarne appieno il potenziale, è essenziale investire in politiche che sostengano sia le imprenditrici sia le lavoratrici. Garantire un accesso migliore ai servizi sociali e promuovere pari opportunità nel lavoro potrebbe dare una svolta significativa, trasformando questo primato in un motore di crescita e innovazione per il Paese.

Sostegno allo sviluppo: arriva il decreto per l’innovazione industriale

Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha varato un decreto che segna un passo importante nel sostegno alla ricerca industriale e allo sviluppo sperimentale. L’iniziativa, che si inserisce nel Programma Nazionale Ricerca, Innovazione e Competitività 2021-27, ha l’obiettivo di promuovere lo sviluppo di tecnologie critiche ed emergenti, contribuendo a rafforzare l’autonomia strategica dell’Unione Europea e a preservare l’equilibrio del mercato interno.

400 milioni per il Sud Italia

L’intervento prevede un fondo di 400 milioni di euro, destinato a sostenere programmi di ricerca e sviluppo da realizzare nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Le iniziative finanziate dovranno rispettare le linee guida definite dal regolamento UE n. 2024/795, che ha istituito la piattaforma STEP (Strategic Technologies for Europe Platform).

Questa misura mira a incentivare la crescita tecnologica nelle regioni del Mezzogiorno, rafforzando le competenze in settori strategici e contribuendo alla competitività delle imprese locali.

Focus sulle piccole e medie imprese

Particolare attenzione è riservata alle piccole e medie imprese (PMI), alle quali è destinato il 60% delle risorse totali. L’intento è promuovere una partecipazione più inclusiva, favorendo collaborazioni tra PMI e reti di imprese. Gli organismi di ricerca, invece, potranno partecipare ai progetti esclusivamente come collaboratori, senza accesso diretto ai fondi.

Le agevolazioni sono aperte a tutte le aziende, indipendentemente dalla loro dimensione, purché abbiano almeno due bilanci approvati al momento della richiesta. I contributi saranno erogati sotto forma di finanziamenti agevolati, coprendo fino al 50% delle spese ammissibili. L’entità del sostegno diretto varierà in base alla dimensione dell’impresa, con percentuali che vanno dal 35% per le piccole imprese al 25% per quelle di grandi dimensioni.

Modalità di accesso e gestione dei fondi

I dettagli relativi alle modalità di accesso alle agevolazioni saranno definiti attraverso successivi provvedimenti direttoriali. Saranno forniti specifici schemi per la presentazione delle domande e chiarite le scadenze per accedere al fondo.
La gestione operativa dell’investimento sarà affidata a Mediocredito Centrale S.p.A., consolidando il ruolo strategico di questo ente nella promozione dell’innovazione e nella crescita sostenibile.

Questo decreto rappresenta un passo concreto verso il rafforzamento delle capacità produttive del Sud Italia, sottolineando l’impegno del Ministero nel supportare la ricerca e l’innovazione come leve fondamentali per lo sviluppo economico del Paese.

Startup: nel 2024 i finanziamenti sfiorano 1,5 miliardi

Sebbene ancora inferiori rispetto al consuntivo record del 2022 (2.160 milioni di euro), nel 2024 gli investimenti totali in Equity di startup hi-tech in Italia ammontano a circa 1.493 milioni di euro, +32% rispetto al valore totale in consuntivo del 2023.

Gli investimenti da parte di attori formali presentano un’ottima dinamica (+42%) rispetto a dodici mesi fa, mentre i finanziamenti da attori informali mostrano una ripresa più contenuta (+10%), strettamente collegata alla situazione contestuale. L’aumento dei tassi di interesse ha infatti penalizzato il profilo rischio-rendimento delle startup come asset class.
Emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Startup & Scaleup Hi-Tech del Politecnico di Milano in collaborazione con InnovUp – Italian Innovation & Startup Ecosystem.

Un dato in controtendenza con lo scenario internazionale

Nonostante la fase di transizione del mercato europeo, con un calo generalizzato dei round late-stage e delle exit, anche i finanziamenti internazionali mostrano una ripresa (+30%) dopo il crollo dello scorso anno.
Il dato italiano sugli investimenti risulta in controtendenza con lo scenario internazionale, che vede, ad esempio, il valore del mercato del Venture Capital europeo diminuire del 9,7% nei primi 9 mesi del 2024.

Tuttavia, l’ecosistema italiano necessita ancora di un vero e proprio balzo per raggiungere una scala paragonabile a quello dei principali Paesi europei. Gli ecosistemi startup di tutto il mondo, compresi quelli più maturi, come USA e UK, negli ultimi due anni sono stati influenzati negativamente dalla forte instabilità geopolitica e macroeconomica.

Il mercato del Venture Capital è in ripresa

“Il 2024 si sta rivelando un buon anno per l’Italia: nonostante il rallentamento generalizzato che ha caratterizzato il mercato europeo, in Italia il mercato del Venture Capital è in ripresa, e la distanza con altri Paesi europei si è assottigliata. Questo significa che più investitori stanno puntando sulle startup italiane, in particolare, su quelle che si trovano nella fase di ‘scaleup’, cioè di crescita e consolidamento – afferma Giorgio Ciron, Direttore di InnovUp -. Le startup italiane sono più solide grazie agli investimenti degli anni scorsi e sono quindi più preparate ad affrontare il mercato. Si osserva anche la nascita di ‘second time founders’: imprenditori di successo che avviano nuove aziende, portando esperienza e competenze, e un maggior dinamismo delle Corporate, con le grandi aziende che investono e collaborano con imprese innovative”.

“Una linea politica chiara è essenziale per garantire credibilità di fronte agli investitori”

“In un contesto in cui l’ecosistema italiano delle startup dovrebbe puntare a incentivare l’ingresso di capitali esteri, una linea politica chiara e lungimirante è essenziale per garantire credibilità e appeal di fronte agli investitori tradizionali. Quanto discusso attorno al DDL concorrenza, di recente approvazione, con proposte che sembravano introdurre dazi e vincoli, anziché incentivi, rischiava invece di mostrare un certo grado di ‘schizofrenia istituzionale’ sul tema startup e scaleup – commenta Antonio Ghezzi, Direttore dell’Osservatorio -. Affinché le startup italiane possano crescere è essenziale un impegno coordinato, che non può prescindere dalla creazione di condizioni di contorno favorevoli per spingere l’innovazione”.

Violenza sulle donne: nel 2024 in Italia è sul lavoro 

Il report ‘Non staremo al nostro posto’, realizzato da WeWorld in collaborazione con Ipsos in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne (25 novembre), offre un quadro dettagliato delle diverse forme di violenza presenti nei luoghi di lavoro. 

Intanto, il 60% di lavoratori/lavoratrici è a conoscenza di episodi di violenza avvenuti nel proprio ambiente di lavoro e il 71% di micro-aggressioni. Le forme più diffuse di abuso riguardano violenza verbale (56%), mobbing (53%), abuso di potere (37%), oltre a violenza fisica (10%), stalking (6%) e violenza online (2%).

Le conseguenze: dallo stress al licenziamento

Per quanto riguarda la percezione della gravità, le molestie sessuali sono considerate la forma più seria di violenza (52%). Al contempo, il 62% delle donne non segnala gli abusi per paura di perdere il posto.
In merito all’esperienza della violenza sul luogo di lavoro, il 22% l’ha subita almeno una volta nella vita (donne 28%). Principali responsabili, soprattutto capi (42%) o colleghi uomini (35%), seguiti da colleghe (22%) e cape donne (13%).

Stress e ansia burnout sono le conseguenze più comuni della violenza sul lavoro, segnalate dal 56% delle persone intervistate, seguite da burnout (33%, 37% donne), diminuzione dell’autostima (30%), dimissioni (25%) e depressione (21%).
In particolare, il 25% degli uomini ha avvertito un calo della produttività, e il 14% in seguito è stata licenziata/o.

La mancata denuncia degli abusi

Tra le ragioni per cui chi subisce violenza non denuncia l’accaduto è la paura di perdere il lavoro (59%). Per il 26% delle donne, il motivo principale per non denunciare è il timore di non essere creduta, e per quasi due operaie su tre (65%) è di perdere il posto.

Inoltre, il 67% di chi ha assistito o subito violenza sul lavoro non si è sentito tutelato dall’azienda (donne 80%).
Il report mette in luce anche il fenomeno delle micro-aggressioni. Il 71% delle persone intervistate ha assistito/subito almeno una micro-aggressione sul posto di lavoro. Di queste, il 58% ha dichiarato di esserne stata vittima diretta.

Il fenomeno delle micro-aggressioni

Più in particolare, il 37% delle donne ha subito episodi di mansplaining sul luogo di lavoro e il 27% ha subito sguardi o avances inappropriate. I principali responsabili delle micro-aggressioni sono colleghi (38%) e capi uomini (37%), estranei (17%), clienti uomini (14%) e colleghe donne (12%).

Tra il 21% che ha subito micro-aggressioni da parte della clientela, sono soprattutto giovani lavoratori e lavoratrici a riportare una maggiore esposizione a micro-aggressioni da parte di clienti (34%) ed estranei (33%).
Cosa si può fare per migliorare la situazione? Lavoratori e lavoratrici suggeriscono, ad esempio, istituire sanzioni per comportamenti violenti (37%), gestione più efficace delle segnalazioni (37%) e possibilità di denunciare in modo anonimo (32%).

Crisi d’impresa e composizione negoziata: +926 istanze nel 2024

A tre anni dall’avvio della composizione negoziata, la procedura stragiudiziale introdotta per consentire il risanamento delle aziende in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, il totale delle istanze ammonta a 1.963, +926 rispetto a quelle censite a novembre 2023, +60% nei primi 9 mesi del 2024.
Sul totale delle istanze presentate, 1.097 risultano concluse, di cui il 19% con esito favorevole, mentre 104 sono state rifiutate.

Il numero dei casi archiviati con esito favorevole è aumentato, da 83 nel 2023 a 210, con una crescita anche del tasso di successo medio trimestrale, che a partire dal 1° gennaio 2023 è pari al 20,5%.
Cresce anche il numero dei lavoratori salvati dal possibile licenziamento, che salgono a oltre 10mila. Emerge dai dati elaborati dell’Osservatorio di Unioncamere sulla crisi di impresa.

L’85,7% sono Società di capitali

Quanto alla dimensione delle imprese che ricorrono a questo strumento, nell’85,7% dei casi sono società di capitali, hanno mediamente 64 addetti e registrano 13 milioni di euro di valore della produzione.

Le istanze attualmente in gestione presso gli esperti incaricati sul territorio nazionale sono 762.
La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di istanze (436) seguita da Lazio (208) Emilia-Romagna (193) e Veneto (168).

Tempistiche più rapide e contenute

Uno dei principali elementi di forza della composizione negoziata è rappresentato dalle tempistiche di svolgimento della procedura, che per espressa previsione normativa, sono più rapide e contenute rispetto a quelle giudiziali delle procedure concorsuali.
La durata delle composizioni negoziate concluse è in media di 224 giorni e il 64% delle imprese si avvale della proroga di ulteriori 180 giorni prevista dalle norme.

Le tempistiche necessarie per giungere a una chiusura favorevole della composizione negoziata sono mediamente di 325 giorni. Quasi la totalità delle imprese, infatti, necessita di più di 6 mesi per concludere il procedimento (90%).
Quanto agli esiti sfavorevoli, la durata media è 200 giorni, con il 59% di imprese che nonostante le trattative non vadano a buon fine, ricorre alla proroga.

“In più di un caso su 5 si riesce a risanare l’azienda”

Tra i settori interessati, prevalgono le attività manifatturiere (21,5%), il commercio all’ingrosso e al dettaglio (19%) e le costruzioni (15%).
Si tratta in prevalenza di società di capitali (85,4%), mentre il restante 15% è costituito da società di persone, imprese individuali e altre forme giuridiche.

“Solo negli ultimi 15 giorni sono giunte altre 100 istanze, anche grazie alla recente possibilità di accordi con l’Agenzia delle entrate e riscossione, e si sono chiusi altri 5 casi di risanamento che interessano circa mille lavoratori -sottolinea Andrea Prete, presidente Unioncamere -. La convenienza di questa procedura è dimostrata anche dal fatto che quando è possibile utilizzare lo strumento della composizione negoziata, si risparmia tempo e in più di un caso su 5 si riesce a risanare l’impresa”.

Marketplace, le opportunità per le aziende italiane

Secondo il Netcomm NetRetail 2024 durante l’anno in corso, il 76,6% dei prodotti acquistati online passa attraverso un eRetailer o un Marketplace. Nel caso dei servizi digitali, la percentuale si attesta al 21,5%.  
In oltre 7 casi su 10 gli acquisti presso gli eRetailer e Marketplace sono riacquisti, un dato superiore rispetto ad altre tipologie di merchant, come produttori, retailer tradizionali, comparatori.

In Italia, eRetailer e Marketplace presentano una quota di acquisti maggiore nella categoria merceologica Accessori e Gadget, seguita da Elettronica, Gioielli e Orologi, prodotti per la Salute e il Benessere. Il Netcomm NetRetail 2024 rileva, invece, una quota minore snelle categorie Servizi, Food & Grocery e Attrezzature Sportive.

Customer journey: i trend di acquisto

I touchpoint che guidano all’acquisto sui Marketplace sono ricerca sul web (55,7%), recensioni dei prodotti (52%), visita su siti e applicazioni che vendono il prodotto selezionato (45,2%) e ricerca dei prezzi su un comparatore (38,3%).
I touchpoint che caratterizzano il customer journey sui Marketplace non si discostano da quelli che accompagnano l’acquisto su altri tipi di canali. La differenza, però, risiede nel fatto che l’acquirente presso un eRetailer necessita maggiormente di essere guidato nella scelta di acquisto.

Per questo, guadagnano rilevanza consulenze online e chatbot (32,5%), informazioni push su prodotti (32,3%), e contenuti promozionali su social network e riviste.
Il metodo di consegna più utilizzato nell’acquisto tramite Marketplace è la spedizione a casa o nel luogo di lavoro (81,7%), seguito dal ritiro in ufficio postale, edicola o bar (9,1%) e locker (5,5%).

Un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza

Per i consumatori i Marketplace rappresentano un canale caratterizzato da rapidità ed efficienza. Secondo la ricerca Netcomm NetRetail Focus Marketplace 2024, i driver di acquisto sono principalmente i prezzi dei prodotti (37,9%), ridotte spese di consegna (31,8%), assortimento e ampia scelta (29,9%). Sono però cruciali anche la consuetudine (26,6%), l’esperienza di acquisto efficiente e veloce (22,2%) e il reso facilitato e gratuito (19,8%).

eRetailer e Marketplace sono inoltre i touchpoint digitali più consultati prima degli acquisti in negozio, con l’online che orienta 4 decisioni di acquisto tradizionale su 10, in particolare nelle categorie Smartphone, Elettronica e Attrezzatura Sportiva.

La soluzione per soddisfare la crescente domanda di consumo veloce ed efficace

“I Marketplace hanno ormai guadagnato un peso determinante all’interno dell’economia digitale del nostro Paese – commenta Roberto Liscia, presidente Netcomm -. L’Italia, dove 3 acquisti su 4 sono condotti tramite Marketplace ed eRetailer, è uno dei Paesi con la più alta quota di mercato detenuta da questi canali. Nel 2023, il valore della quota di mercato dei Marketplace si attesta al 57%, contro la media europea del 36%. In un contesto di commercio frammentato come quello italiano, dove le Piccole e medie imprese faticano a convertirsi al digitale a causa dei costi elevati e delle normative complesse, queste piattaforme si presentano come la soluzione per avvicinarsi al commercio online, incontrando di conseguenza la domanda sempre crescente di un consumo veloce ed efficace da parte degli utenti”.

Export alimentare, +9,3% in sette mesi. Obiettivo, 57 miliardi a fine anno

Se sarà confermato il trend dei primi sette mesi dell’anno, che hanno visto una crescita del +9,3%, l’export dell’industria alimentare italiana a fine 2024 raggiungerà un nuovo record assoluto. Dopo un 2023 in cui l’export di settore ha raggiunto quota 52,2 miliardi, raddoppiando in dieci anni il suo valore, oggi conferma la sua spinta vigorosa per l’intera economia nazionale. E alla fine dell’anno, con una quota aggiuntiva di 4,8 miliardi, potrebbe  toccare 57,0 miliardi di euro.

Un risultato straordinario in un contesto internazionale debole, in cui il commercio esprime un modesto +1,6% sull’anno precedente.

Alla conquista dei palati di tutto il mondo

Se le stime saranno confermate dall’andamento di fine anno, sommando ai 57,0 miliardi dell’industria alimentare gli 11 miliardi prevedibili per il settore primario, l’export agroalimentare 2024 potrebbe raggiungere la quota complessiva di 68 miliardi, avvicinando il grande traguardo di 70 miliardi.
Insomma, dai formaggi ai dolci, dal vino ai salumi, il nostro Paese continua a conquistare i palati di tutto il mondo. 

Nel periodo da gennaio a luglio 2024, fra i prodotti più ricercati all’estero emergono quelli enologici, con 5,0 miliardi di euro di export, dolciari (4,3 miliardi), lattiero-caseari (3,4 miliardi), oleari (2,6 miliardi), pastai (2,5 miliardi), e trasformazione degli ortaggi (2,5 miliardi).  

A chi non piace mangiare bene?

Mangiare italiano è sinonimo di qualità, raffinatezza, gusto. E tra i Paesi esteri  che amano in modo speciale i nostri prodotti, svettano su tutti gli Stati Uniti.

La crescita di questo mercato nei primi sette mesi dell’anno è molto significativa, e raggiunge un valore di prodotti agroalimentari esportati che supera i 4,4 miliardi di euro, per una crescita del +19,7% sullo stesso periodo 2023.
Gli USA si aggiudicano quindi una quota di mercato pari al 13,5 %. 

“Non è un risultato casuale, ma il premio a un settore che riunisce in sé cultura, qualità, bontà”

A primeggiare è comunque ancora la Germania, che continua a guidare la classifica, con 4,6 miliardi (+5,3% sui primi sette mesi 2023) e una quota di mercato del 14,2%.
Le esportazioni di settore 2024 si consolidano anche nei Paesi a ridosso dei primi due, e cioè in Spagna (+9,2%), nel Regno Unito (+7,0%), e in Francia (+4,0%).  

“Non è un risultato casuale – sottolinea in una nota Federalimentare – ma premia un settore che salvaguarda e riunisce in sé i valori iconici di un patrimonio inestimabile di cultura, qualità e bontà del Made in Italy”.

Turismo: 70% mercato trasporti e 56% ospitalità nel 2024 è online

Nel 2024 l’e-commerce rappresenta il 56% del valore totale del mercato dell’ospitalità, pari a 21 miliardi di euro su 37,5 complessivi, e il 70% in quello dei trasporti (18,4 miliardi su 26,3 totali).
Secondo i risultati dell’undicesima edizione della ricerca condotta dall’Osservatorio Travel Innovation del Politecnico di Milano, il mercato del Travel (e-commerce e altri canali) cresce a ritmi diversi. Il transato del settore ricettivo segna +4%, quello dei trasporti, +10%. Tour operating (crociere escluse) e agenzie di viaggio, +8%.

Il mercato dell’ospitalità è trainato dalla componente extra-alberghiera, ma soprattutto dal generale incremento dei prezzi. Per i trasporti (incoming, domestica, outgoing), la componente e-commerce cresce del +12% a fronte del +10% totale, e la sua incidenza raggiunge livelli superiori rispetto al pre-pandemia, passando dal 55% del 2019 al 70%.

L’e-commerce non spinge più l’accoglienza

Nel 2024 il turismo in Italia continua a crescere, ma a tassi più contenuti rispetto a quelli post pandemici. 
“Contrariamente a quanto osservato negli ultimi anni, non è l’e-commerce a spingere il mercato dell’ospitalità: la crescita della componente ‘online’, infatti, si assesta sul 4%, pari a quella del mercato nel suo complesso –  dichiara Eleonora Lorenzini, direttrice dell’Osservatorio -. Nei trasporti, invece, si registra ancora una crescita a due cifre, trainata in particolare dal comparto aereo, che ha beneficiato di un aumento dei passeggeri (+12%)”.

Italiani e stranieri scelgono in base alle “esperienze”

Una delle evidenze emerse dalla ricerca è che la motivazione principale nella scelta della destinazione varia fortemente in base alla provenienza del turista. Ma sia italiani sia stranieri scelgono la meta soprattutto in base alle attività esperienziali che possono svolgere in loco.
Quasi un italiano su due (49%) e circa due stranieri su tre scelgono in base alle attività culturali, enogastronomiche, outdoor, sportive e non.

Ma, in particolare, è lo shopping la prima attività svolta da tutti i viaggiatori, mentre le attività outdoor attraggono soprattutto i turisti stranieri.
Il vero primato, tuttavia, se lo aggiudicano le attività enogastronomiche. Oltre i due terzi di tedeschi e svizzeri, e quasi tre turisti italiani e statunitensi su quattro, ne scelgono almeno una.

Negli ultimi 2 anni aumenta il ricorso alla tariffa flessibile

Gli italiani che prenotano un alloggio con possibilità di modifica/cancellazione fino all’ultimo passano dal 34% del 2022 al 51% nel 2024.
Inoltre, il pagamento rateizzato e il Buy Now Pay Later (BNPL) in molti casi rappresentano una leva decisionale. Il 18% degli italiani e addirittura il 36% degli statunitensi acquistano soluzioni di viaggio solo da operatori che offrono questa modalità di pagamento flessibile.

Elevata anche l’attenzione alla sostenibilità. Il 37% degli americani cerca informazioni sulla sostenibilità ambientale dei servizi prima della prenotazione (14% italiani, 15% tedeschi).
L’holiday working, invece, è una pratica consolidata soprattutto tra statunitensi e svizzeri. In tutti i Paesi considerati è alta la propensione a condividere i dati biometrici per velocizzare il check-in all’aeroporto.

Immobiliare logistico, da barriera a cerniera per il territorio

In linea con i primi sei mesi del 2023, nel primo semestre 2024 il comparto logistico registra investimenti pari a 500 milioni di euro, il 15,2% del volume totale del Commercial Real Estate, 
Secondo la trentasettesima edizione del Borsino Immobiliare della Logistica – H1 2024, realizzato dal Dipartimento di Ricerca di WCG-World Capital Group, in collaborazione con Nomisma, i canoni di locazione aumentano del 10% per gli immobili nuovi, mentre per l’usato i valori sono in crescita soltanto nelle principali piazze con percentuali più contenute.

“L’immobiliare logistico continua il suo processo di affermazione di asset strutturale – dichiara Marco Clerici, Head Of Advisory & Research di WCG -. L’immobile logistico si proietta a diventare cerniera tra ambiti lavorativi e contesti urbani e non più barriera. Questo sta generando una spinta a livello legislativo per ridefinire una normativa urbanistica uniforme per la costruzione degli immobili logistici”.

Prime net yield e rendimenti

A Milano l’aumento dei canoni di locazione (73 euro/mq/anno) ha determinato una lieve riduzione dei prime net yield (5,3%).
Per quanto riguarda i prime rent, oltre a Milano, i valori sono aumentati in tutto il Nord Italia e nell’area partenopea. Roma si conferma a 68 euro/mq/anno e viene raggiunta da Bologna e Napoli. Firenze rimane stabile a 86 euro/mq/anno, mentre Verona sale a 64 euro/mq/anno. 

Sul versante rendimenti, si registra una sostanziale stabilità con lievi incrementi in alcune location: Milano e Roma (5,3%), Verona, Bologna, Firenze e Napoli (5,5%).

In pipeline oltre 4,4 milioni di metri quadrati

Nell’H12024 il take up è stato di poco superiore al milione di metri quadrati. Si conferma la necessità di spazi efficienti e sostenibili da parte degli operatori logistici.
Per quanto riguarda i nuovi sviluppi immobiliari logistici, si prospettano oltre 4,4 milioni di metri quadrati in pipeline, di cui 1,3 milioni in Lombardia, in particolare, a Milano (30%).

Dal punto di vista della durata delle trattative, nel 55% dei casi si collocano nel range di 0-8 mesi, in diminuzione rispetto al semestre precedente, mentre per il tasso di sconto i valori si stabilizzano tra il 10% e il 20%.
Più del 50% dei casi afferma che i tagli più richiesti si confermano quelli tra 5.000 mq e 15.000 mq. 

Primary e Secondary location

Gli sviluppatori e gli operatori logistici hanno descritto il primo semestre dell’anno come periodo instabile per la logistica.

Per quanto riguarda il sentiment dei prossimi mesi, l’83% degli sviluppatori e il 67% degli operatori prevede un periodo di stabilità. Il 25% degli operatori, tuttavia, è fiducioso che il mercato logistico crescerà nella seconda metà dell’anno.

Milano si conferma la provincia con il maggior numero di unità locali nel settore logistico tra le Prime Location, con 11.304 imprese. 
Tra le Secondary Location, invece, Verona e Bologna si confermano le province con una logistica più sviluppata, con rispettivamente 3.529 e 3.241 unità locali.

World Payments Report: nel 2025 exploit dei pagamenti istantanei

Il World Payments Report 2025 pubblicato da Capeggino Research Institute mette in luce una trasformazione profonda nel settore dei pagamenti globali. In particolare, il report evidenzia una rapida crescita dei pagamenti istantanei e delle soluzioni account-to-account (A2A), che stanno modificando il panorama tradizionale dei pagamenti non-cash.

I pagamenti istantanei saranno il 22% del totale

Secondo le previsioni, entro il 2028 i pagamenti istantanei costituiranno il 22% delle transazioni globali senza contanti. Questa tendenza è alimentata dalla crescente richiesta di soluzioni di pagamento rapide e senza attriti da parte dei consumatori. Inoltre, l’espansione dell’e-commerce ha reso indispensabili sistemi di transazione più efficienti e immediati.

Un ruolo chiave in questa trasformazione è stato giocato dalla direttiva europea sui servizi di pagamento (PSD2), introdotta nel 2018, che ha favorito l’emergere dell’open banking e, più recentemente, dell’open finance. Questo nuovo paradigma promuove una maggiore trasparenza e competitività tra gli operatori finanziari, creando un ambiente più aperto e dinamico.

Open finance e soluzioni A2A

L’adozione dell’open finance è ancora nelle fasi iniziali, ma sta rapidamente acquisendo importanza come una forza di cambiamento nel settore finanziario globale. Le soluzioni A2A, in particolare, stanno sfidando i sistemi di pagamento tradizionali, riducendo la quota di mercato delle transazioni effettuate con carte di credito.

Questo cambiamento richiede una risposta strategica da parte delle istituzioni finanziarie, che dovranno adattarsi per evitare di perdere ricavi significativi derivanti dalle commissioni interbancarie.

Sfide per le banche

Nonostante l’entusiasmo per l’innovazione, molti istituti bancari esprimono preoccupazione per i rischi associati ai pagamenti istantanei, tra cui frodi e vulnerabilità operative. Il report evidenzia che solo una minoranza delle banche è attualmente pronta a gestire completamente questi sistemi, sottolineando un divario infrastrutturale e tecnologico significativo.

Non c’è tempo per l’adattamento

Il World Payments Report 2025 sottolinea l’urgenza per le banche di adattarsi rapidamente ai cambiamenti in atto. Con scadenze imminenti, come il regolamento sui pagamenti istantanei dell’UE del 2025, le istituzioni finanziarie dovranno garantire la piena operatività dei pagamenti istantanei e integrare l’open finance nei loro modelli operativi.
Solo così potranno mantenere competitività e affrontare con successo le sfide del nuovo panorama digitale.