Autore: andreaj89

Nuovo anno scolastico: anche l’IA sale in cattedra

L’inizio del nuovo anno scolastico porta con sé una serie di novità significative che promettono di trasformare l’approccio educativo nel nostro paese. Una delle principali innovazioni di quest’anno è l’introduzione dell’intelligenza artificiale (IA) come strumento di supporto nella didattica. Questo progetto pilota coinvolgerà inizialmente 15 classi in quattro regioni: Calabria, Lazio, Toscana e Lombardia. 

Il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha sottolineato che se l’IA, guidata adeguatamente dai docenti, dimostrerà la sua efficacia, ci sarà un’estensione del progetto. L’obiettivo è migliorare le performance degli studenti e ridurre il carico amministrativo per gli insegnanti, permettendo loro di concentrarsi maggiormente sull’insegnamento e sulla relazione con gli studenti. Inoltre, l’IA mira a favorire una maggiore inclusione per gli studenti con bisogni educativi speciali, mantenendo comunque il docente al centro del processo educativo.

Nuove linee guida per l’Educazione Civica

Un’altra importante novità, riferisce Ansa, riguarda l’insegnamento dell’educazione civica. Le nuove linee guida, recentemente firmate, metteranno al centro della materia i valori e i principi della Costituzione italiana, con l’intento di rafforzare la consapevolezza dei diritti e dei doveri democratici tra gli studenti.

Il debutto del Liceo del Made in Italy e il 4+2

Quest’anno segna anche l’introduzione del nuovo liceo dedicato al Made in Italy e della riforma 4+2 per i tecnici professionali. Questa riforma ha l’obiettivo di migliorare il collegamento tra la scuola e il mondo del lavoro, rendendo l’istruzione più pertinente e orientata verso le esigenze professionali.

Per i più giovani, invece, scatta qualche restrizione. Ad esempio viene introdotto il divieto di utilizzare il cellulare fino alla terza media, anche per scopi didattici, e tornerà l’uso del diario cartaceo, simbolo di una tradizione educativa che affianca le moderne tecnologie.

Ulteriori novità in arrivo

Il ministro Valditara ha annunciato che il nuovo anno scolastico sarà una “grande occasione per un cambiamento di passo nella nostra scuola”. Oltre alle novità già presentate, si prevede l’introduzione di ulteriori misure come il voto di condotta e giudizi sintetici, che potrebbero essere annunciati nei prossimi mesi. Con oltre 7 milioni di alunni pronti a tornare in aula, il 2024 si prospetta come un anno di importanti trasformazioni per il sistema educativo italiano.

Richiedere le ferie: perchè per i lavoratori non è sempre facile?

Per molti lavoratori italiani, agosto è sinonimo di vacanza, un periodo ideale per staccare dalla routine lavorativa e godersi il meritato riposo estivo. Tuttavia, per una parte di questi lavoratori, la richiesta di ferie può rivelarsi una sfida non indifferente. Secondo un sondaggio condotto da The Adecco Group, il 58% degli intervistati ha sperimentato almeno una volta il fenomeno del “Vacation Shaming”.

Questo termine descrive la condizione di chi si sente colpevolizzato o scoraggiato nel richiedere giorni di vacanza, una situazione che colpisce in particolare le generazioni più giovani, come Millennials e GenZ, spesso preoccupate dalle possibili ripercussioni sul lavoro e dalle reazioni di colleghi e superiori.

Vacation Shaming: cos’è e come si manifesta

Il Vacation Shaming può avere diverse cause, riferisce Adnkronos. Tra le principali, il 28% degli intervistati individua il “carico di lavoro”, che spesso rende difficile staccare dal lavoro. Un altro 17% teme di essere giudicato negativamente dal proprio capo, il che scoraggia molti dal chiedere ferie. Inoltre, il 13% dei lavoratori rinuncia alle vacanze a causa del senso di colpa nei confronti dei colleghi. Questi dati mettono in luce un problema diffuso, soprattutto tra le nuove generazioni, che faticano a trovare un equilibrio tra vita personale e impegni lavorativi.

Monica Magri, direttore delle risorse umane di The Adecco Group Italia, sottolinea l’importanza di creare un ambiente di lavoro aperto al dialogo e orientato al benessere psicofisico dei dipendenti. “È essenziale promuovere una cultura aziendale che sostenga la collaborazione e una gestione organizzata del lavoro, in modo da superare dinamiche tossiche e favorire un sano equilibrio tra vita lavorativa e personale,” afferma Magri.

Stress lavorativo: un problema sempre più diffuso 

Il fenomeno del Vacation Shaming si inserisce in un contesto più ampio di stress lavorativo. Il Global Workforce of the Future, uno studio condotto da The Adecco Group nel 2023, ha rilevato che oltre un terzo dei lavoratori italiani ha sperimentato livelli estremi di stress sul lavoro. Le cause principali sono legate a un eccessivo carico di lavoro e a responsabilità non adeguate al ruolo ricoperto.

Il ruolo dei manager e delle aziende

Per affrontare queste problematiche e proteggere la propria salute mentale, i lavoratori ritengono fondamentali il rispetto dei periodi di ferie (18%), il riconoscimento degli obiettivi personali e di team (34%) e una gestione realistica delle aspettative lavorative (20%).

Il 48% degli intervistati attribuisce ai manager e ai leader aziendali la responsabilità principale del benessere dei dipendenti, seguiti da chi ritiene che ognuno debba prendersi cura di sé stesso (27%), il Governo (14%) e i sindacati (9%).

Prezzi dell’energia in calo per le PMI

Secondo l’ultima rilevazione di Unioncamere e la Camera di Commercio di Milano, in collaborazione con Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI) e REF Ricerche, nel secondo trimestre del 2024 si sono registrate riduzioni nei prezzi variabili dei contratti a 12 mesi dell’energia elettrica per le PMI. Al contrario, i prezzi del gas naturale hanno visto un lieve aumento. I contratti a prezzo fisso e a 24 mesi continuano a essere assenti a causa delle incertezze riguardanti i possibili andamenti futuri del mercato.

Diminuiscono i costi dei contratti multiorari

L’analisi mostra una riduzione dei prezzi della materia prima energia nei contratti a prezzo variabile, mentre non sono disponibili contratti a prezzo fisso e a 24 mesi. Questo riflette le forti incertezze che caratterizzano le previsioni sui mercati elettrici e del gas. In dettaglio, i contratti multiorari, che prevedono prezzi differenti a seconda delle tre fasce orarie, per imprese con consumi fino a 50 MWh/anno e durata annuale a prezzo variabile con avvio ad aprile 2024, presentano i seguenti livelli dei corrispettivi: Fascia oraria diurna (F1): 115,11 euro/MWh, con una variazione del -18% rispetto al trimestre precedente; Fascia serale (F2): 130,83 euro/MWh, con una variazione del -3%; Fascia oraria notturna (F3): 108,41 euro/MWh.

Lieve aumento dei prezzi del gas naturale

Per il gas naturale, nel secondo trimestre del 2024, il prezzo dei contratti annuali a corrispettivo variabile è aumentato del 4,5% rispetto al trimestre precedente, arrivando a 49,25 eurocent/smc per un profilo di consumo fino a 50.000 mc all’anno. Questo indica una lieve ripresa dei prezzi dopo un periodo di forte oscillazione.

Rientro dei prezzi dell’energia

I prezzi dell’energia e del gas stanno vivendo una fase di rientro dopo le importanti oscillazioni al rialzo del 2022, causate dalle tensioni sui mercati all’ingrosso seguite al crollo della domanda durante il periodo pandemico. La riduzione delle tensioni nelle catene di fornitura ha contribuito a questo rientro, nonostante l’aumento del costo del lavoro abbia influenzato i prezzi dei servizi.

Soft landing del 2024

Il primo semestre del 2024 ha visto un rallentamento economico globale, ma con alcuni sviluppi positivi. In particolare, l’inflazione è rientrata grazie alla riduzione delle tensioni nelle catene di fornitura. In Italia, il 2024 segna il primo anno di crescita dei salari reali dopo tre anni di contrazione, e l’occupazione si è mantenuta resiliente. Questo ha sostenuto i redditi familiari, creando le condizioni per una ripresa graduale dei consumi, prevista per la seconda metà dell’anno e il 2025.

Perchè i giovani si fidano del Servizio Sanitario Nazionale?

Un recente sondaggio ha rivelato che il 41% dei giovani italiani tra i 18 e i 30 anni confida nel Servizio Sanitario Nazionale (SSN) per ricevere le cure migliori e le innovazioni scientifiche più avanzate. Questo dato emerge dalla ricerca ‘Giovani e sanità: il futuro che vogliamo’, promossa da Novartis, che ha raccolto le opinioni dei giovani sul futuro della sanità. La maggior parte di loro evidenzia l’importanza di superare le differenze socioeconomiche come principale causa di disuguaglianze nell’accesso alla sanità, menzionata dal 69,6% degli intervistati.

Inoltre, il 45,9% sottolinea le disparità geografiche nella qualità dei servizi sanitari, mentre il 30,4% ritiene rilevanti anche le differenze etniche, seguite dalle differenze intergenerazionali (25,3%) e di genere (24,2%).

Come è percepita la disuguaglianza sanitaria

La ricerca di Novartis, presentata durante un incontro a porte chiuse con esperti del settore, ha messo in luce come i giovani vedano le disuguaglianze nell’accesso ai servizi sanitari. Attraverso sei tavoli di lavoro e un Board di ascolto con vari interlocutori sanitari, l’indagine ha cercato di delineare la visione dei giovani sulla sanità del futuro.

Secondo Valentino Confalone, Country President di Novartis Italia, l’innovazione deve essere sostenuta da un impegno collettivo per garantire un accesso equo alle cure. Confalone ha sottolineato l’importanza del dialogo con le nuove generazioni per affrontare le sfide sanitarie future.

Investimenti e risorse per il futuro

Per migliorare la sanità, i giovani tra i 18 e i 29 anni considerano prioritari gli investimenti in ricerca scientifica (26,8%) e l’aumento delle risorse economiche (19,1%). In confronto, gli over 30 danno maggiore importanza alle nuove assunzioni di medici e infermieri (25,5% rispetto al 13,9% degli under 30).

Le differenze socioeconomiche sono considerate la priorità principale su cui intervenire per oltre la metà dei giovani (55,7%), con una particolare attenzione alle differenze etniche (13,9% under 30 contro 3,7% over 30).

Sensibilità e prevenzione

I giovani italiani mostrano una maggiore sensibilità rispetto alle generazioni precedenti riguardo alle disuguaglianze sanitarie legate a etnia e genere. Secondo Cosimo Finzi, direttore di AstraRicerche, i giovani sono anche più ottimisti riguardo all’accessibilità dei servizi del SSN, con il 37,6% che ritiene i servizi accessibili, contro il 30,3% degli over 30.
Inoltre, quasi l’80% dei giovani riconosce l’importanza della prevenzione, e il 58,2% si sottopone a visite preventive regolari. La prevenzione oncologica è considerata fondamentale dal 74,7%, mentre la prevenzione della salute mentale e delle malattie infettive è più rilevante per i giovani rispetto alle generazioni precedenti.

e-commerce B2B: in Europa arriverà a 1,67 miliardi nel 2024, +11%

È quanto emerge dal Netcomm Focus B2B Digital Commerce, dal titolo ‘La trasformazione omnicanale delle filiere e delle relazioni tra imprese’: con un ritmo di crescita del +12% all’anno, a oggi l’e-commerce B2B vale 23,4 miliardi di dollari a livello mondiale. E a livello europeo, si stima un valore di circa 1,67 miliardi di dollari entro la fine dell’anno (+11% vs 2023) e oltre 1,8 miliardi entro il 2025.

Il commercio digitale B2B è un canale sempre più determinante per lo sviluppo delle imprese internazionali e italiane. Nel 2024 l’Europa detiene il 6% del valore globale del commercio digitale B2B, di cui il 79% in mano ai paesi APAC.
Ma la digitalizzazione del comparto B2B coinvolge anche il nostro Paese, dove nel 2022 incideva del 21% sul totale del transato B2B 

La sfida per le aziende italiane: incontrare le esigenze di seller e buyer

La trasformazione digitale del commercio B2B risponde alla necessità di soddisfare le esigenze dei buyer di nuova generazione, sempre più interessati alla proposta di progetti tailored, sia in ottica di personalizzazione del processo di acquisto, sia nell’offerta di servizi di pagamento e di customer care orientati al B2B.

La sfida per le aziende italiane del settore consiste oggi nell’incontrare le esigenze di seller e buyer includendo i processi di digitalizzazione e l’utilizzo delle nuove tecnologie all’interno di un’ampia strategia, con l’obiettivo di integrare i sistemi aziendali già esistenti e di rispondere prontamente alle nuove esigenze del mercato.

Dall’Headless Commerce al Composable Commerce

“La flessibilità garantita dalla digitalizzazione gioca un ruolo determinante per lo sviluppo del settore, consentendo agli attori della filiera di gestire le vendite in modo efficiente e di raccogliere dati e informazioni utili all’analisi operativa e alla pianificazione di future strategie finalizzate alla creazione di relazioni a lungo termine con i clienti”, commenta Roberto Liscia, Presidente Netcomm.

Il settore del B2B in Italia si affaccia oggi all’introduzione e al dominio di tecnologie quali il Machine Learning e l’AI, lo sviluppo di sistemi come l’Headless Commerce, che consiste nella separazione tra front-end e back-end di applicazioni e siti di e-commerce, e il Composable Commerce, un’architettura basata sulla selezione delle migliori soluzioni commerciali per creare una ‘composizione’ di servizi ad hoc.

Ripensare la struttura organizzativa in ottica omnicanale e ibrida

Queste soluzioni consentono di gestire in modo più efficiente e disintermediato i processi di vendita, dove autonomia e agilità si presentano come elementi imprescindibili.
Le aziende del nostro Paese dovranno quindi andare incontro a un ripensamento della struttura organizzativa, sempre più orientata alla costruzione di un e-commerce omnicanale e ibrido.

Anche la figura del venditore subirà una trasformazione. Grazie all’acquisizione di nuove competenze finalizzate alle vendite ibride, il venditore passerà dal ruolo di Order Manager a quello di Brand Ambassador.

Estate 2024: gli italiani hanno ancora voglia di viaggiare?

La risposta è sì. Nonostante inflazione, aumenti tariffari e conflitti, la voglia di viaggiare degli italiani non si è fermata. Tra giugno e agosto, circa 4 milioni di italiani si metteranno in viaggio grazie ai servizi delle agenzie di viaggi, con un aumento delle prenotazioni del 3,5% rispetto all’estate 2023. Questo risultato, anche se inferiore rispetto ai primi quattro mesi dell’anno (+9,5% rispetto al 2023), rappresenta un segnale positivo per il turismo organizzato.

Volumi di affari in crescita soprattutto al Nord Est

Secondo l’indagine di Assoviaggi Confesercenti, realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze su un campione di 671 agenzie di viaggio, il volume di affari della prima parte dell’anno ha registrato una crescita del 9,5%, con il Nord Est e il Centro in testa. Tuttavia, dopo una forte domanda iniziale, c’è stata una decelerazione nei mesi di maggio e giugno. I viaggi leisure costituiscono circa il 60% del totale del volume di affari, seguiti dai servizi di trasporto (18%), il business travel (14%) e le polizze assicurative (8%).

Per l’estate, si prevede un aumento moderato delle richieste, ma non ai livelli sperati dalle imprese del settore. Molte prenotazioni estive sono state fatte con l’advanced booking nei primi quattro mesi dell’anno, mentre nei mesi di maggio e giugno si è visto un calo di interesse, soprattutto verso il prodotto “Mare Italia”. Le richieste si sono orientate maggiormente verso destinazioni a breve raggio per contenere i costi del trasporto e verso mete con un’offerta competitiva.

Le tipologie di viaggio 

Circa il 70% delle prenotazioni estive riguardano destinazioni estere, con un aumento del 6,7% rispetto all’estate 2023. Al contrario, le richieste per destinazioni italiane sono calate del 3,1%. Questo trend è influenzato dalla concorrenza di destinazioni estere, dalla riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e dall’aumento dei prezzi in Italia. In totale, 2,8 milioni di italiani viaggeranno all’estero, mentre 1,2 milioni resteranno nel Belpaese.

Le crociere mantengono il loro fascino tra i viaggiatori anche nel 2024. Crescono le richieste per i viaggi tailor made, creati su misura, e per i viaggi intercontinentali e verso località di mare nei Paesi Mediterranei. Aumenta l’interesse per i viaggi di gruppo, che permettono a chi viaggia da solo, in particolare donne, di unirsi a piccoli gruppi accompagnati da esperti. Le Capitali europee, le Città d’arte italiane e la formula Fly & Drive sono altre opzioni amate dai viaggiatori.

Le destinazioni preferite 

Per i viaggi a corto raggio, Grecia e Spagna sono in cima alle preferenze, seguite da Portogallo, Francia, Marocco, Tunisia e Albania. Per i viaggi a medio raggio, guida la lista delle preferenze l’Egitto, compensando il calo di domanda con prezzi accessibili. Per il lungo raggio, gli USA, Giappone, Caraibi, Thailandia e Madagascar sono tra le destinazioni preferite. Altre mete includono Tanzania, Malesia, Polinesia, Vietnam, India, Australia, Perù e Namibia.

In Italia, nonostante il calo del “Mare Italia”, Sardegna, Puglia, Sicilia, Calabria, Toscana, Campania, Trentino-Alto Adige ed Emilia-Romagna rimangono le destinazioni più richieste.

Conclusioni

“Siamo fiduciosi che il 2024 possa rappresentare un punto di svolta decisivo per le imprese del turismo organizzato”, commenta Gianni Rebecchi, Presidente di Assoviaggi Confesercenti. Dopo anni di sfide, l’obiettivo è il ritorno ai livelli pre-pandemia, migliorando l’offerta e l’esperienza del viaggiatore e rafforzando le collaborazioni con i fornitori. Tuttavia, il rallentamento delle prenotazioni degli ultimi mesi è un segnale preoccupante che va monitorato attentamente.

Vendita express: in tre mesi 6% di case vendute in meno di una settimana

Secondo un’analisi di idealista.it, nel mese di aprile il 6% delle proprietà immobiliari vendute tramite il portale di compravendita sono state tolte dal mercato in meno di una settimana. Trieste, con il 27% di vendite ‘lampo’, è il capoluogo italiano con la percentuale più alta di vendite in meno di una settimana, seguita da Venezia (21%), Benevento (18%), Cremona (17%) e Milano (16%). In altri 37 capoluoghi italiani la percentuale di vendite in meno di 7 giorni supera la media nazionale con variazioni che vanno dal 14% di Firenze al 7% di altri 10 capoluoghi.

Il 18% delle case, invece, è stato venduto in un periodo compreso tra una settimana e un mese, il 35% tra uno e tre mesi, e il 29% tra 90 giorni e un anno. E il restante 13% delle abitazioni in oltre un anno.

Andamento nei capoluoghi

La percentuale media di vendite ‘express’, però, negli ultimi 12 mesi è calata: nel primo trimestre 2023 era al 9%.
Se Roma si attesta sulla media nazionale del 6%, più della metà dei capoluoghi italiani (56) registra percentuali di vendite express inferiori alla media nazionale, e Brindisi, Enna, Nuoro, Oristano non rilevano vendite in meno di una settimana.

In 55 capoluoghi su 105, invece, il tasso di vendite in meno di una settimana è diminuito (in 10 con cali a doppia cifra). Ravenna, ad esempio, è passata dal 35% al 7%, e Latina dal 23% al 4%. Anche alcuni grandi mercati hanno subito un rallentamento consistente delle vendite express: Cagliari -12%, Roma -11%, Palermo -10%. Al contrario, Venezia è passata dal 4% al 21%, Cremona dal 2% al 17%, Benevento dal 6% al 18%, e Frosinone dallo 0% all’11%. Milano è stabile al 16%, 

e nelle province

Come per i capoluoghi, Trieste risulta la provincia il maggior numero di ‘vendite express’ raggiungendo il 26% di abitazioni tolte dal mercato in meno di una settimana. La seguono Venezia e Milano (11%), e altri 22 mercati provinciali che presentano percentuali più elevate della media nazionale, con variazioni comprese tra il 10% di Bologna, Cremona e Oristano e il 7% di Torino, Salerno, Barletta-Andria-Trani, Cosenza, Enna e Biella.

Anche a livello provinciale, Roma presenta una percentuale in media con quella italiana, mentre tutte le altre 58 province hanno percentuali sotto la media nazionale comprese tra il 5% e l’1%.  

I tempi di vendita

La maggior parte delle abitazioni italiane viene venduta in un periodo compreso tra 1 e 3 mesi (35%). Ascoli Piceno (61%), Potenza (56%), Barletta e Nuoro (53%) sono i capoluoghi con le percentuali più elevate in questo intervallo di tempo.

Per le vendite che superano l’anno, si distinguono Isernia, Verbania e Vibo Valentia, rispettivamente con il 43%, 37% e 30%, mentre, all’opposto Roma, Napoli (entrambe 8%) e Milano (3%) registrano variazioni tra le più basse. Di fatto, sono tra i mercati più veloci d’Italia.

In Italia il mercato della mobilità connessa vale 2,9 miliardi: quali sono gli scenari futuri?

Lo attestano i risultati della ricerca dell’Osservatorio Connected Car & Mobility della School of Management del Politecnico di Milano: nel 2023 il mercato italiano delle auto connesse e della mobilità smart ha raggiunto un valore di 2,9 miliardi di euro, +17% rispetto al 2022.
Un risultato di tutto rispetto, se messo in relazione a quello dei principali Paesi occidentali, che presentano una crescita tra il +10% e il +20%.

A fine 2023 in Italia si contavano 16,9 milioni di auto connesse, poco meno della metà del parco circolante (42%), una ogni 4 abitanti. 
Inoltre, le soluzioni per l’auto connessa valgono 1,56 miliardi di euro (+11%), e i sistemi di Advanced Driver Assistance Systems (ADAS) integrati nei nuovi modelli, come la frenata automatica d’emergenza o il mantenimento del veicolo in corsia, raggiungono 950 milioni (+28%). 

Smart Road e Smart Mobility 

A crescere è anche la sperimentazione della Smart Road, con 258 progetti avviati a livello mondiale dal 2015 e 141 nel biennio 2022-23. In Italia, negli ultimi tre anni, sono state avviate 19 iniziative.
Nel nostro Paese le soluzioni Smart Mobility nelle città, soprattutto per la gestione dei parcheggi e la sharing mobility, nel 2023 valgono 400 milioni (+18%).

Sette italiani su 10 sono interessati a utilizzare nuovi servizi di Smart Mobility in futuro. Le soluzioni più desiderate riguardano il trasporto pubblico locale (23%) e la gestione dei parcheggi (20%). Solo il 15%, invece, utilizzerebbe un’auto a guida autonoma nei prossimi anni, il 19% è contrario a un possibile utilizzo, e 2 consumatori su 3 (66%) hanno ancora forti dubbi.

Una fase di profonda trasformazione per l’Automotive

“Il settore Automotive sta attraversando una fase di profonda trasformazione, alimentata dalle pressioni legate alla necessità di ridurre le emissioni inquinanti, dai cambiamenti nelle aspettative dei consumatori e dalle innovazioni tecnologiche. Tra queste spicca l’Intelligenza Artificiale – spiega Giovanni Miragliotta, Responsabile scientifico dell’Osservatorio -. In sostanza, l’AI potrà generare scenari simulati per testare le proprie capacità, e i dati ricavati potranno essere successivamente utilizzati per ottimizzare continuamente questi ambienti di prova, in un processo ciclico che contribuirà a migliorare sicurezza e diffusione dei veicoli a guida autonoma”.

Il ruolo della connettività sul fronte normativo

“Il settore della mobilità connessa continua a crescere, spinto da innovazioni tecnologiche e novità normative – afferma Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio -. Sempre più aziende sono in grado di raccogliere grandi quantità di dati da veicoli e infrastrutture connesse, utilizzabili per offrire nuovi servizi di valore. E i risultati si vedono: nel 2023 il fatturato della vendita di servizi è cresciuto del 29%, toccando 620 milioni di euro. Sul fronte normativo, incide sia l’obbligo a partire dal 2024 di integrare specifici ADAS all’interno di tutte le vetture di nuova immatricolazione, che quello dal 2035 di immatricolare solo veicoli a zero emissioni. La connettività avrà un ruolo molto importante nella gestione dei nuovi modelli elettrici e ibridi, e nel garantire scambi di informazioni tra veicolo e infrastruttura”.

Medici di base: per gli italiani non sono solo prescrittori di farmaci

In un momento storico in cui il Sistema Sanitario Nazionale si trova ad affrontare numerose sfide, il medico di base si conferma un punto di riferimento fondamentale per la salute degli italiani.

Il 19 maggio si è celebrata la Giornata Mondiale del Medico di Famiglia, con molteplici iniziative di informazione organizzate dalla FIMMG (Federazione Italiana dei Medici di Medicina Generale), tra cui la presentazione di un sondaggio Ipsos, curato dal team di Public Affairs, dedicato alle opinioni degli italiani sulla medicina di base.

E secondo i dati Ipsos, il 70% degli italiani è soddisfatto del proprio medico di base, con il 38% che esprime addirittura un giudizio ottimo. 

Il valore della sanità pubblica non si discute

Una fiducia, quella per il medico di famiglia, diffusa su tutto il territorio nazionale, e trasversale alle diverse fasce di età e i livelli di reddito. Quanto al Servizio Sanitario Nazionale, non viene altrettanto promosso a pieni voti dai cittadini: soltanto il 45% giudica positivamente le prestazioni offerte dal SSN, e solo il 19% ne dà una valutazione buona o ottima. 

Nonostante ciò, due persone su tre, il 64%, crede ancora in un modello di assistenza sanitaria completamente pubblico. Infatti, il valore della sanità pubblica è riconosciuto e difeso dagli italiani, molti dei quali accetterebbero anche un aumento delle tasse se finalizzato a sostenere il SSN. 

Medico di famiglia: punto di riferimento per la gestione della salute

In questo contesto emerge un aspetto positivo. Il ruolo fondamentale dei medici di base, valutato positivamente nel 70% dei casi. 
Oggi, circa metà degli italiani (48%) sceglie di affidarsi al proprio medico e di considerarlo il punto di riferimento essenziale per la gestione della propria salute.

Quote minori, invece, percepiscono il medico di base come una figura amministrativa che svolge prevalentemente una funzione burocratica (26%). Oppure, un consulente utile soprattutto a individuare esami di approfondimento e specialisti (25%).

Un ruolo che andrebbe ulteriormente rafforzato

I dati Ipsos mostrano, comunque, una chiara visione dei cittadini, che si rafforza ulteriormente quando si passa dalle valutazioni sulla realtà attuale alla situazione considerata ottimale.
Infatti, in un’ipotetica situazione ideale sono oltre tre su quattro (77%) le persone che vorrebbero instaurare un rapporto di fiducia con il proprio medico. Una tendenza espressa soprattutto dagli over 60, e meno dai Millennials. 

Ed emerge il desiderio diffuso che questo ruolo si rafforzi ulteriormente, permettendo a queste figure professionali di operare nelle migliori condizioni possibili.

Made in Italy, un ambasciatore dell’italianità nel mondo

A quanto emerge dalla ricerca realizzata da Federalimentare-Censis, dal titolo ‘L’industria alimentare tra Unione europea e nuove configurazioni globali’, per il 93% degli italiani l’industria alimentare è sinonimo di sviluppo sociale ed economico. E per il 94% il Made in Italy è uno dei principali ambasciatori dell’italianità nel mondo.

Ma per l’89% un aiuto al comparto potrà arrivare dalle scelte future della Ue. In particolare, da azioni più incisive a supporto della competitività delle imprese europee nei confronti di quelle extra europee. Questo perché, grazie a un export pari a 53 miliardi di valore nel 2023, l’industria italiana alimentare è un traino dell’economia. E per i consumatori del Bel Paese è sinonimo di sviluppo sociale ed economico.

I numeri dell’industria alimentare italiana

In Italia la spesa delle famiglie per prodotti alimentari e bevande vale 195 miliardi di euro, il 15,2% del totale spesa delle famiglie per consumi. Una quota più alta di Paesi omologhi come Francia, Spagna, Germania e Paesi Bassi. L’industria alimentare è oggi al primo posto dei settori manifatturieri per valore del fatturato, e al secondo per numero di imprese e addetti, con un valore pari a 193 miliardi di euro, il 15,6% del totale del fatturato dei settori industriali.

Nel periodo 2013-2023 il fatturato del settore alimentari/bevande è aumentato del 31,3%. Il settore conta 60,4 mila imprese, +1,5% nel decennio, per un totale di quasi 464 mila addetti (+12%).

Export: in dieci anni +148,5%

Nel 2023 il valore delle esportazioni dell’industria alimentare e delle bevande è pari a 53,4 miliardi di euro, +57,3% nel decennio e del 148,5% nel periodo 2003-2013. Una crescita impetuosa, che connota l’industria alimentare come uno dei best performer della nostra economia.

Nel 2023 il valore totale dell’export di prodotti alimentari/bevande è distribuito per il 56,2% nei mercati dei 27 Paesi Ue e il 14,9% nei Paesi europei non Ue. Anche nell’export si manifesta la possenza del Made in Italy: nel 2023 il valore è stato pari a oltre 380 miliardi di euro, più di due terzi del totale del valore dell’export italiano.

I marchi nostrani vanno tutelati

Quasi il 91% dei cittadini definisce i prodotti Made in Italy espressione dell’orgoglio italiano. L’87% esprime apprezzamento per le iniziative di tutela di marchi e imprese per evitare che finiscano sotto il controllo straniero.
Gli italiani si aspettano molto anche dall’UE. Per l’84,9% occorre innalzare barriere alle merci che arrivano da Paesi con regole sanitarie, sociali e di sicurezza inadeguate rispetto a quelle imposte alle imprese UE.

Per una consistente maggioranza di italiani l’Europa è un valore, anche se molto deve cambiare, a cominciare dalla sua azione in rapporto con le industrie, che troppo spesso sono costrette a percorsi accidentati.