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Turismo in Italia: ottime previsioni per il 2026, con i grandi eventi a fare da traino

Il mercato del turismo inizia il 2026 con ottime aspettative. Tra gennaio e aprile risulta già prenotata quasi la metà delle camere disponibili in hotel e strutture extralberghiere. Un segnale che rivela che la domanda c’è, ed è vivace. A dirlo è l’ultima indagine condotta da ISNART per Unioncamere ed ENIT, nell’ambito dell’Osservatorio sull’Economia del Turismo.

Dopo un 2025 di consolidamento – con una media di sei camere occupate su dieci – il nuovo anno si apre con prospettive in crescita, sostenute soprattutto dai flussi provenienti da Germania, Francia e Svizzera.

Grandi eventi, grande visibilità

A fare da acceleratore sono anche gli appuntamenti internazionali. Il Giubileo ha portato un incremento di clientela nel Lazio: la metà degli operatori ne riconosce l’impatto positivo. L’effetto si è esteso anche a Marche e Umbria, dove circa un terzo delle strutture parla di risultati soddisfacenti.

Per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 le prime stime indicano un’occupazione tra il 70% e l’85% per febbraio, con prenotazioni già intorno al 60% per i mesi successivi. Numeri che raccontano la “coda lunga” dei grandi eventi: chi arriva per un appuntamento spesso torna, magari con più calma, a scoprire il resto del Paese. Tanto che nei primi quattro mesi del 2026 si potrebbero superare i 100 milioni di presenze, sulla base del modello previsionale del ministero del Turismo.

Un 2025 da 108 miliardi

Il 2025, intanto, si chiude con quasi 891 milioni di presenze complessive, tra strutture ufficiali e mercato delle abitazioni private. L’impatto economico stimato per la filiera turistica allargata è di 108,8 miliardi di euro: alloggi, ristorazione, trasporti, shopping, cultura, divertimento.

La domanda straniera rappresenta il 48% dei flussi, pari a circa 431 milioni di presenze. E spende di più: 60 miliardi di euro lasciati sul territorio, un dato in crescita rispetto agli anni precedenti. In media, il turista internazionale investe 72 euro al giorno per l’alloggio e 105 euro per il resto del soggiorno.

Cultura, gusto e tecnologia

Per il quarto anno consecutivo la cultura resta la prima motivazione di viaggio per gli stranieri (45%), seguita dall’enogastronomia (20%) e dall’outdoor. Un turista straniero su cinque dichiara di aver utilizzato l’intelligenza artificiale per organizzare la propria vacanza in Italia.

Tra Natale ed Epifania si sono mossi 5,9 milioni di visitatori, di cui 2,3 milioni di stranieri, con una crescita importante nel Lazio, in Umbria e nelle località montane di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige. Sul fronte delle case private, le prenotazioni su Airbnb parlano di 6,7 milioni di notti tra marzo e giugno e altre 4 milioni già programmate per l’estate.

Crypto-asset, punto di accesso agli investimenti per 2,8 milioni di italiani

Il settore finanziario sta entrando in una fase di maturità favorita dall’evoluzione normativa internazionale nonché dalle prospettive di crescita delle tecnologie blockchain e Web3.
In Italia 2,8 milioni di consumatori possiede crypto-asset. Oltre metà non investe in altri strumenti finanziari, segnalando come nel nostro Paese queste tecnologie possano essere per molti un primo punto di accesso al mondo degli investimenti.

Secondo la ricerca dell’Osservatorio Blockchain & Web3 del Politecnico di Milano, i nuovi progetti blockchain censiti a livello globale nel 2025 sono 378. Il dato evidenzia una crescita del 27% rispetto al 2024, trainata soprattutto dallo sviluppo delle stablecoin, che a fine 2025 hanno raggiunto una capitalizzazione complessiva di 310 miliardi di dollari (+50%), ma anche dalle tante iniziative di tokenizzazione di asset finanziari, ancora prevalentemente in fase sperimentale.
Non a caso, il 73% dei progetti riguarda il settore finanziario, che si conferma motore di sviluppo. 

Sono 194 le aziende Fortune Global 500 che adottano soluzioni blockchain

Nel dettaglio, tra le diverse categorie aumentano i progetti di Internet of Value, arriva ti a 125 nel 2025, +44% rispetto al 2024, grazie a tante iniziative di emissione o adozione di stablecoin.

Aumentano anche i progetti di Blockchain for Business, con 202 progetti, tra cui la tokenizzazione di asset in vari settori, +36%. Diminuiscono invece i progetti Decentralized Web (51, -18%), per un ulteriore calo di interesse per gli NFT e assenza di nuovi progetti aziendali in ambiti come la DeFi. Complessivamente, sono 194 le aziende Fortune Global 500 che hanno adottato soluzioni blockchain, per un totale di 540 progetti negli ultimi anni, di cui 90 avviati nel solo 2025.

In Italia cala il fatturato di servizi e progetti blockchain B2B, -5%

In Italia però, il mercato delle soluzioni blockchain mostra una leggera decrescita. Nel 2025, il fatturato generato dalla vendita di servizi e dalla realizzazione di progetti blockchain B2B nel nostro Paese è di 38 milioni di euro, in calo del 5% rispetto al 2024.
In linea con la tendenza internazionale, il settore finanziario è il principale ambito di investimento, in cui si concentra circa il 62% della spesa, mentre altri comparti faticano a sviluppare progetti di scala significativa.

Il 7% dei consumatori italiani possiede crypto-asset (2,8 milioni di persone), dato inferiore rispetto ad altri Paesi europei come Francia (9%), Germania (11%) e Spagna (14%).
L’11% dei consumatori italiani dichiara di essere interessato ad acquistare crypto-asset in futuro.

Web3, un ecosistema più maturo e affidabile

“Nel 2025 il Web3 ha continuato a crescere in modo graduale ma solido, mostrando segnali concreti di consolidamento sul piano delle infrastrutture, degli strumenti di pagamento e del quadro normativo – spiega Valeria Portale, direttrice dell’Osservatorio Blockchain & Web3 -. Gli sviluppi oggi si concentrano nel settore finanziario, ma non bisogna considerare l’innovazione blockchain rilevante solo in questo settore: sono le fondamenta per futuri casi d’uso oggi solo in parte immaginabili, che contribuiscono a creare un ecosistema più maturo e affidabile, di qui potranno beneficiare anche altri comparti”.

Libri scolastici, perché costano così tanto?

Puntuale ogni anno, milioni di famiglie italiane si trovano ad affrontare un momento clou: la lista dei libri da acquistare prima dell’inizio della scuola. Un rito che coinvolge quasi 8 milioni di studenti e oltre un milione di insegnanti e che, puntualmente, riaccende il dibattito sui costi dell’editoria scolastica.

Secondo i dati più recenti, la spesa media per famiglia arriva a circa 580 euro per l’intero ciclo della scuola secondaria di primo grado e supera i 1.250 euro per quello di secondo grado. Numeri che, soprattutto in un periodo di inflazione alle stelle e costo della vita sempre più alto, pesano parecchio sui budget familiari.

L’indagine dell’Antitrust

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato è intervenuta sulla situazione per fare il punto. Il Garante ha concluso un’indagine conoscitiva sull’editoria scolastica.

Il lavoro, condotto con il contributo del Ministero dell’Istruzione e del Merito, degli editori e dell’Associazione Italiana Editori, si è chiuso con una segnalazione formale alle istituzioni competenti. L’Autorità ha indicato una serie di possibili interventi e ha annunciato che continuerà a monitorare il settore.

Il mercato dei libri nuovi vale 800 milioni l’anno

Il mercato dei libri scolastici nuovi vale circa 800 milioni di euro l’anno, mentre quello dell’usato si aggira intorno ai 150 milioni. I prezzi dei testi nuovi crescono in linea con l’inflazione. Il vero problema, e lo sappiamo tutti, è che i redditi non seguono lo stesso andamento. Inoltre, gli strumenti di sostegno alle famiglie sono disomogenei e cambiano da regione a regione. A pesare è anche la forte concentrazione del mercato: quattro grandi gruppi editoriali detengono complessivamente oltre l’80% delle vendite.

Un altro nodo riguarda gli sconti. La legge fissa un tetto massimo del 15% sul prezzo di copertina, un limite che, secondo l’Autorità, riduce la concorrenza e penalizza i consumatori. Allo stesso tempo, l’Antitrust non esclude che accordi collettivi tra editori e rivenditori possano, se ben regolati, favorire condizioni più vantaggiose per le famiglie.

Digitale e open source: perché sono occasioni mancate

Purtroppo, sui banchi di scuola il digitale non decolla, nonostante le riforme avviate oltre dieci anni fa. Oltre il 95% delle classi adotta libri misti, cartacei e digitali, ma solo una piccola parte delle licenze digitali viene effettivamente attivata. Tra gli ostacoli ci sono condizioni di licenza rigide e piattaforme poco interoperabili, che penalizzano anche il mercato dell’usato e il comodato d’uso.

L’Antitrust guarda con interesse anche alle risorse educative open source e alle autoproduzioni scolastiche, che potrebbero ridurre i costi e stimolare l’innovazione, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Senza incentivi e senza una revisione delle regole, però, queste soluzioni restano marginali.

Buoni propositi per il futuro

Negli ultimi mesi, editori e istituzioni hanno aperto a possibili correttivi: licenze più flessibili, maggiore trasparenza tra edizioni, sistemi di accesso unificati e soluzioni modulari per alleggerire zaini e spesa. Resta da capire se dalle buone intenzioni si passerà ai fatti.

Taxi e oggetti dimenticati: lo smartphone resta sul sedile 

A volte basta guardare cosa dimentichiamo per capire come viviamo. Il report Lost & Found di Freenow by Lyft, che raccoglie le segnalazioni degli oggetti lasciati nei taxi, è una piccola radiografia delle nostre giornate: frenetiche, affollate, spesso distratte.
Un anno intero raccontato dal sedile posteriore, tra una corsa e l’altra.

Italia tra fretta e distrazione

Nel confronto europeo, l’Italia si colloca al quinto posto per numero di oggetti dimenticati, con 1.040 segnalazioni in dodici mesi. Meglio (o peggio) di noi fanno Grecia, Spagna, Germania e Irlanda.

Non è solo una classifica: è il segno di città che corrono, di appuntamenti che si accavallano, di telefoni che squillano proprio mentre si scende dal taxi.

Lo smartphone rappresenta il 20% delle “dimenticanze” 

In cima alla lista c’è lo smartphone, che da solo supera il 20% delle dimenticanze. Lo usiamo per tutto, lo teniamo sempre in mano, eppure è il primo a essere appoggiato e poi scordato.

Subito dopo arrivano le borse, con oltre l’11% delle segnalazioni, seguite da occhiali da sole e documenti. Cuffie e portafogli restano lì a poca distanza, mentre più indietro compaiono occhiali da vista, cappelli e, in chiusura, le chiavi. Piccoli oggetti, ma capaci di rovinare una giornata.

Quando i numeri fanno sorridere

Non tutto, però, è prevedibile. Tra gli oggetti più curiosi dimenticati in taxi spuntano un ventilatore elettrico nero, un frullatore e persino un pezzo di mobile fai-da-te. Scene che fanno immaginare traslochi improvvisati, spese last minute, vite che si muovono con più cose del previsto e meno attenzione del dovuto.

Recuperare non è una missione impossibile

Per chi si accorge di aver lasciato qualcosa a bordo, Freenow mette a disposizione un sistema semplice: dall’app è possibile contattare il tassista fino a sette giorni dopo la corsa, tramite una linea protetta con numero criptato.
Come spiega Paolo Ceccarelli, Country Lead di Freenow Italia, la sicurezza è garantita e il recupero può avvenire in pochi passaggi, grazie anche alla cronologia delle corse.

Un promemoria utile

C’è poi un dettaglio che può fare la differenza: una notifica push, attivabile dall’utente, che invita a controllare di non aver dimenticato nulla prima di scendere.
Un gesto semplice, quasi banale, ma prezioso nei momenti in cui la testa è già al prossimo impegno.

Black Friday 2025: un’ottima annata sia per i canali digitali sia per i negozi fisici 

Quest’anno il Black Friday è da record. Le stime di Confcommercio parlano di circa 5 miliardi di euro di acquisti, un incremento vicino al 20% rispetto al 2024 e più che raddoppiato rispetto al lontano 2018.

Un dato che racconta più di una fotografia dei consumi: descrive un momento in cui gli italiani, nonostante incertezze e cautela, hanno scelto di concedersi qualche spesa in più, magari approfittando del periodo giusto.

Il consumatore si muove in libertà tra web e punto vendita

Il web continua a essere la corsia preferenziale, inutile girarci attorno. È lì che molti trovano le offerte più aggressive e la comodità di comprare senza fare file. Ma non è una fuga dai negozi: anzi, la tendenza a combinare lo shopping online con quello in presenza sembra rafforzarsi. Alla fine, per molti, resta il piacere di toccare con mano, chiedere un consiglio, confrontare davvero. Sta nascendo un modo di acquistare misto, più fluido, in cui ognuno si muove come gli è più comodo.

In questo clima, il Black Friday è diventato una sorta di “preludio di Natale”. Oltre due terzi degli intervistati (66,7%) approfitta delle offerte per iniziare a mettere via i regali, una quota che cresce leggermente rispetto al 2024. E, secondo l’Ufficio Studi Confcommercio, una parte di questi acquisti – fra il 10 e il 15% – non sostituisce quelli di dicembre, ma si aggiunge. Un segnale positivo per il commercio, anche se novembre ormai sottrae un po’ di peso allo storico “mese dei regali”.

Occhio alle truffe

Il rovescio della medaglia è la sicurezza. Con così tante transazioni, non sorprende che aumentino anche i tentativi di frode. La società Qonto segnala che l’Europa riceve il 44% degli attacchi globali legati al Black Friday, con tentativi di truffa cinque volte più frequenti rispetto al resto dell’anno.

Un motivo in più per muoversi con prudenza: controllare le piattaforme, diffidare dei prezzi “troppo belli” e tenere gli occhi aperti.

Cosa comprano gli italiani

Secondo Format-Confcommercio, tra il 52% e il 70,2% degli italiani tra i 18 e i 70 anni pensa di fare almeno un acquisto in questo periodo. E i desideri sono quelli di sempre: elettronica, abbigliamento, giocattoli, prodotti per la cura personale. Cose utili, cose che servono, ma anche piccoli piaceri.

Il Black Friday, insomma, non è più una corsa allo sconto. È un momento che i consumatori preparano con anticipo, confrontando prezzi e caratteristiche, aiutati da strumenti digitali che rendono tutto più semplice. Un appuntamento che, anno dopo anno, sta cambiando il modo di fare shopping e che ormai segna l’inizio non ufficiale della stagione delle feste.

Relazioni e prossemica nella realtà virtuale: cosa cambia rispetto al mondo reale? 

Negli ultimi anni abbiamo iniziato a convivere con un’idea molto semplice ma rivoluzionaria: il digitale non è più soltanto un aiuto in più, ma un vero spazio di vita. Un luogo in cui ci muoviamo, ci confrontiamo, costruiamo relazioni che, per intensità ed emozioni, non hanno nulla da invidiare a quelle del mondo fisico.

È dentro questo cambiamento che arriva una nuova ricerca firmata da EY Italia insieme all’Istituto Italiano di Tecnologia e all’Università La Sapienza. Un lavoro che prova a capire come cambiano le nostre distanze di “comfort” quando l’incontro avviene in un ambiente immersivo, anziché faccia a faccia.

Dal Padiglione Italia Virtuale una nuova lente sulle relazioni

Tutto nasce dall’esperienza del Padiglione Italia Virtuale dell’Expo 2025 Osaka, una ricostruzione digitale in 3D che ha accolto oltre sette milioni di visitatori. Un numero impressionante, che racconta quanto ormai siamo pronti a esplorare mondi paralleli, dove la fisicità lascia spazio alla curiosità.

Proprio lì, in quello spazio sospeso tra innovazione e curiosità, i ricercatori hanno coinvolto circa duecento persone – metà italiane e metà giapponesi – chiedendo loro di interagire con avatar di gruppi culturali diversi. L’obiettivo era osservare come ognuno modulasse la distanza interpersonale e quanto a influenzarla fossero fattori come fiducia, attrattività e appartenenza culturale.

Italiani e giapponesi: due stili diversissimi

I risultati sono una fotografia curiosa e prevedibile allo stesso tempo. I partecipanti giapponesi tendono a mantenere in media 161 centimetri di distanza dagli avatar, mentre gli italiani si fermano a 129.
Non è un dettaglio: quei 32 centimetri di differenza ricordano che ognuno di noi arriva nel digitale con il proprio bagaglio culturale, e che certe abitudini resistono anche quando la realtà diventa virtuale.

Gli ambienti immersivi facilitano il dialogo

C’è però un dato che fa riflettere. Più un avatar appare affidabile o piacevole, più le persone tendono ad avvicinarsi. Ogni punto in più di “gradimento” riduce leggermente la distanza, un po’ come se il mondo virtuale ci concedesse la libertà di sperimentare nuove forme di apertura verso l’altro.

Come ha spiegato Giuseppe Perrone di EY Italia, questi micro-cambiamenti dimostrano che gli ambienti immersivi possono favorire inclusione e dialogo, molto più di quanto immaginiamo.

La tecnologia come punto d’incontro

In fondo, è questo il cuore della ricerca: il digitale può diventare un ponte. Un laboratorio dove le barriere culturali si affievoliscono e dove si possono costruire nuovi modi di convivere.
Un’occasione preziosa, soprattutto in vista di grandi appuntamenti globali come Expo 2030 Riad, in cui tecnologia e incontri tra culture potranno andare davvero a braccetto.

Lo shopping di Natale? Lo si fa con l’aiuto dell’IA

Le feste sono ormai vicinissime e, ovviamente, è già partita la corsa ai regali di Natale. Però questo’anno, per una serie di motivi, gli italiani sembrano essere non solo più prudenti, ma anche più confusi del solito.

Lo rivela la 19ª edizione dell’Annual Holiday Shopping Survey di Accenture, che fotografa un’Italia che ha voglia di fare acquisti, ma allo stesso tempo è stufa di rincorrere offerte, notifiche e promozioni provenienti da ogni parte.

Spese sotto controllo, ma non si rinuncia ai regali

Tutto sommato, il quadro generale è positivo:l’85 per cento degli italiani prevede di spendere quanto o più del Natale scorso. Per molti, però, l’aumento del budget è figlio dell’inflazione, come ammette un terzo degli intervistati. La maggioranza rimarrà sotto i 460 euro, mentre solo il 23 per cento supererà questa soglia, ma senza andare oltre i 1150 euro.

Ma quali regali si sceglieranno? Si punta su abbigliamento, elettronica e qualche classico intramontabile come prodotti beauty, food e giocattoli. E se un tempo si aspettavano le ultime settimane di dicembre, ora il calendario si è spostato più indietro: quasi otto italiani su dieci faranno acquisti entro novembre, sfruttando Black Friday, sconti anticipati e strategie di risparmio ben studiate.

Un eccesso di scelta genera stress

Quello che un tempo era un momento piacevole oggi, per molti, somiglia a una maratona. Tra pubblicità insistenti, migliaia di opzioni e anche un po’ la paura di sbagliare, gli italiani si sentono frastornati: il 46 per cento vive un vero bombordamento informativo, il 39 per cento si perde nel confronto ossessivo tra alternative, e oltre l’80 per cento confessa di aver abbandonato almeno una volta un carrello pieno per pura frustrazione.

Non stupisce allora la riscoperta del negozio fisico, vissuto come un rifugio più semplice e concreto. Quasi metà degli italiani tornerà in boutique e centri commerciali per toccare con mano i prodotti, respirare l’atmosfera natalizia e lasciarsi ispirare senza l’ansia dei banner che inseguono il cliente.

L’intelligenza artificiale può essere un calmante digitale

In questo labirinto di offerte, entra in scena un alleato inaspettato: l’intelligenza artificiale generativa. Non più tema astratto da addetti ai lavori, ma un vero assistente personale per semplificare scelte e confronti. Nel 2024 l’ha già usata il 51 per cento degli italiani; nel 2025 la percentuale salirà al 64 per cento.

Chi la utilizza chiede aiuto per monitorare i prezzi, filtrare recensioni, confrontare prodotti in modo rapido e persino farsi suggerire idee regalo quando l’ispirazione scarseggia.
Come osserva Andrea Ruzzi di Accenture Italia, l’AI sta trasformando la stagione degli acquisti: meno corse impulsive, più decisioni ragionate, un filo di serenità in più. Forse, finalmente, si torna a scegliere con la testa e non solo con il timer degli sconti.

Innovazione e futuro: l’Italia dell’AI diventa “grande”

Un’Italia che punta decisa sull’innovazione digitale: questo il messaggio chiave di Gabriele Ferrieri, presidente dell’ANGI, l’Associazione Nazionale Giovani Innovatori, durante il suo intervento ad “Agorà”, il programma di Rai Tre. 

L’occasione è stata l’eco del successo della quarta edizione dell’AI & VR Festival – Multiverse World, svoltasi recentemente a Torino, evento ormai cruciale per esperti di intelligenza artificiale, realtà virtuale e nuove tecnologie.

“Un’edizione top”: l’innovazione al servizio di tutti

Durante l’intervista, Ferrieri ha voluto sottolineare l’importanza del percorso intrapreso negli ultimi anni dall’ANGI. “Un’edizione davvero notevole, con una grande partecipazione”, ha affermato. “Il nostro obiettivo era dimostrare come innovazione e digitale possano concretamente servire la comunità, il benessere dei cittadini, delle aziende e dei territori”. 

Un approccio, quello dell’associazione, che pone sempre l’uomo al centro della tecnologia: non solo progresso tecnico, ma anche progresso sociale e inclusione.

Il dialogo tra pubblico e privato come motore di crescita

Ferrieri ha poi ricordato quanto sia cruciale la sinergia tra istituzioni e imprese. “La collaborazione pubblico-privato è stata fondamentale”, ha spiegato, “perché ha favorito un confronto costruttivo tra aziende, enti locali e territori. Torino e la Regione Piemonte, da sempre attente all’innovazione, sono un esempio da seguire”. 

Secondo il presidente ANGI, i giovani talenti italiani rappresentano una risorsa preziosa su cui investire per rendere il Paese protagonista della transizione digitale.

L’intelligenza artificiale nella sanità e nella vita di tutti i giorni

Tra gli argomenti trattati, anche l’impatto dell’intelligenza artificiale sulla salute. Ferrieri ha spiegato come gli algoritmi possano aiutare a prevedere l’evoluzione delle condizioni di un paziente, migliorare le terapie e prevenire malattie, con vantaggi tangibili anche per lo sport e il benessere. 

Allo stesso tempo, ha invitato a superare le paure verso l’AI, spesso alimentate da visioni negative: “Oggi, a chi ha paura, è fondamentale far comprendere le applicazioni positive dell’intelligenza artificiale: un sentimento di diffidenza è naturale, alimentato anche da rappresentazioni negative come Terminator o I, Robot, ma è importante guardare anche alla visione propositiva, quella che mette al centro l’uomo e il progresso condiviso”.

Pagamenti digitali, cresce l’Italia cashless

In Italia i pagamenti digitali stanno diventando una realtà quotidiana. E nel corso del 2024 questa tendenza si è ulteriormente consolidata, Sempre più consumatori scelgono carte e strumenti cashless anche per le piccole spese, a riprova di un cambiamento culturale ormai evidente. È quanto emerge dalla XXIII edizione dell’Osservatorio Carte di Credito e Digital Payments, realizzato da Assofin, Ipsos e Nomisma con il supporto di CRIF.

A livello nazionale le transazioni senza contante sono aumentate del 12,3% rispetto al 2023, mentre il valore complessivo è salito del 4,1%. Numeri che mostrano come i pagamenti digitali stiano diventando centrali nella vita quotidiana degli italiani.

Carte di credito e debito

Nel 2024 le carte di credito attive sono state 13,8 milioni, leggermente in calo, ma con un uso più intenso: 1,7 miliardi di operazioni e 109 miliardi di euro spesi. L’importo medio delle singole transazioni è sceso a 63 euro, segno che la carta viene utilizzata sempre più spesso anche per acquisti di piccolo valore.

Le carte di debito restano il motore principale dei pagamenti elettronici: le operazioni ai POS sono cresciute del 16,4% e rappresentano ormai quasi due terzi del totale cashless.

La corsa delle prepagate

Continuano a crescere anche le carte prepagate, arrivate a quota 33,6 milioni. Le transazioni sono aumentate del 13% in un anno e l’importo medio per singola operazione è sceso a 32 euro. Uno strumento che trova particolare successo negli acquisti online, complice l’integrazione con wallet e app di pagamento.

Pagamenti a rate e nuove soluzioni

Sempre più italiani scelgono formule flessibili: oltre la metà delle carte di credito consente di optare tra pagamento a saldo o rateale. La modalità rateizzata rappresenta il 14% del totale movimentato, con una crescita dei finanziamenti “tradizionali” a rate (+15,9% nel primo semestre 2025), mentre calano le operazioni revolving.

In aumento anche i servizi “Buy Now Pay Later”, che a livello mondiale coprono già il 5% della spesa eCommerce. In Italia il loro utilizzo cresce nei negozi e online, anche se l’imminente entrata in vigore della nuova direttiva europea sul credito ai consumatori, prevista per il 2026, potrebbe rallentarne lo sviluppo.

I nuovi trend 

Secondo l’Osservatorio, nel 2025 i pagamenti digitali hanno raggiunto il 55% del totale delle transazioni dichiarate dai decisori italiani, con una penetrazione più alta al Nord. Le nuove generazioni sono i principali fan di queste modalità di pagamento, ma anche i senior hanno superato le barriere psicologiche, usando sempre più spesso le carte anche per piccoli importi.

Un focus è stato dedicato al tema delle frodi. L’incidenza resta contenuta, ma cresce l’attenzione verso l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento di protezione. Oltre la metà degli italiani ritiene che l’AI porterà benefici concreti, soprattutto sul fronte della sicurezza nei pagamenti digitali.

Consumi degli italiani: in trent’anni più tecnologia e tempo libero, meno cibo ed energia

Come sono cambiate le abitudini di spesa degli italiani negli ultimi trent’anni? Lo rivela l’analisi dell’Ufficio Studi di Confcommercio sui consumi delle famiglie italiane nel periodo 1995-2025.

Nel 2025 ogni italiano ha speso in media 22.114 euro, contro i 19.322 del 1995. Rispetto al 2024 l’aumento è stato di 239 euro a persona, segno di una buona ripresa: ma siamo ancora sotto di circa 220 euro rispetto al massimo registrato nel 2007. 

La rivoluzione digitale cambia le abitudini

Tra i dati più sorprendenti c’è l’exploit della tecnologia: computer e telefoni hanno visto una crescita di spesa del 3.000% in trent’anni. Un boom che racconta come smartphone e connessioni abbiano modificato non solo i consumi, ma anche stili di vita e relazioni sociali. A trainare la crescita ci sono poi i servizi legati al tempo libero, con un balzo del 120% per attività culturali e ricreative.

Molto più contenuti, invece, gli aumenti in altri settori. I viaggi segnano un +18% e la ristorazione un +25,7%: numeri positivi, ma ancora lontani dal pieno recupero dopo la crisi dovuta alla pandemia.

In calo i beni tradizionali 

Calano invece i consumi di beni un tempo centrali nel budget delle famiglie. Alimentari e bevande scendono del 5,1% rispetto al 1995, mentre l’abbigliamento segna un lieve arretramento (-0,5%). Mobili ed elettrodomestici restano sostanzialmente stabili.

La contrazione più netta riguarda l’energia per la casa, con un crollo del 35%, frutto di tecnologie più efficienti e di una maggiore sensibilità al risparmio, nonostante l’aumento dei prezzi.

Fiducia e percezione del reddito

Sul piano macroeconomico, l’Italia mostra fondamentali solidi: redditi reali in crescita, inflazione intorno al 2% e spread sotto i 90 punti base. Eppure le famiglie continuano a percepirsi più fragili di quanto non siano realmente, spendendo meno del loro potenziale. Una percezione che frena i consumi, seppur in un contesto di redditi e occupazione ai massimi storici.

Secondo gli analisti, un clima di fiducia più stabile potrebbe spingere la spesa delle famiglie di circa l’1% già entro l’anno, con un impatto positivo anche sul PIL, stimato in crescita dello 0,7% nel 2025.

I consumi che raccontano il futuro

L’evoluzione della spesa delle famiglie fotografa un’Italia che cambia: meno beni materiali, più esperienze, servizi e connessioni digitali. Se la tendenza proseguirà, i consumi potranno tornare ai livelli record del 2007 già nel 2026.
Tecnologia e tempo libero restano i veri attrattori, mentre abitazione ed energia sono spese inevitabili sul bilancio familiare.